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La fidanzata del mio amico (parte 37)


di Sicilydoc85
05.06.2026    |    751    |    2 9.6
"Ore 20:00, dopo che Letizia e Fabrizio se n'erano andati, la casa tornò nel silenzio..."

Le ragazze dormirono da me.

La domenica pomeriggio aveva il colore livido dei giorni in cui si regolano i conti.
Il patto siglato la sera prima parlava chiaro: Letizia aveva vinto la sfilata femminile, e il suo premio era il controllo totale sui due maschi del gruppo.

Fabrizio, dopo aver passato la notte precedente da solo a masticare rabbia, era stato convocato a casa mia.
In tarda mattina, lasciai Letizia a casa mia, ed accompagnai la mia ragazza a casa sua.
Prima che uscisse dall'auto, l'avevo guardata: era silenziosa, lo sguardo spento, ancora ferita dall'umiliazione della sconfitta e da una notte passata a fare da contorno al trionfo della sua maestra.

Tornai verso casa mia, ma l'ordine era di salire insieme al mio amico.
Quando girai la chiave nella toppa e aprimmo la porta, la stanza era immersa in una penombra densa.
Letizia era lì, ad attenderci.
Non era in piedi.
Era sprofondata nella grande poltrona di pelle, con le gambe accavallate e un calice di vino rosso tra le dita.
Indossava una vestaglia di seta bordeaux, lunghissima, lasciata completamente aperta sul davanti.
Sotto, come un insulto al nostro autocontrollo, aveva voluto rimettere esattamente il completo bondage di lacci di pelle nera con cui aveva sbaragliato Maria sulla passerella.

Ci guardò dall'alto in basso, con l'insolenza di una regina che accoglie i suoi sudditi.

L — “Siete in ritardo. In ginocchio, tutti e due.”

L'immedesimazione in quel momento era totale, viscerale.
Sentire il proprio corpo cedere il controllo a una donna che sa esattamente come usarti è un brivido che azzera ogni briciolo di orgoglio maschile.
Fabrizio eseguì l'ordine per primo, strisciando verso di lei con gli occhi fissi su quel reticolo di pelle nera
Io lo seguii, lasciando che fosse lei a dettare le regole della mia stessa casa.

Letizia si alzò lentamente, lasciando scivolare la vestaglia di seta a terra.
Si chinò prima su di me, afferrandomi i capelli per tirarmi la testa all'indietro.
Mi diede un bacio violento, profondo, che sapeva di vino e di sfida, infilandomi la lingua in bocca come a voler marchiare il territorio nella mia stessa casa.
Un istante dopo si voltò verso il suo ragazzo: afferrò Fabrizio per il mento e lo baciò con la stessa foga, ma con una nota di puro disprezzo erotico, costringendolo a subire la sua iniziativa.

L — “Adesso spogliatevi. Svelti. Non voglio vedere un solo millimetro di tessuto su di voi.”

Eravamo noi a dover strisciare.
Ci sfilammo i vestiti sotto il suo sguardo giudicante.
Fabrizio era rosso in viso, ansimante, completamente schiavizzato dalla vista della sua donna che dettava legge.

Una volta nudi, Letizia decise chi doveva iniziare. Guardò Fabrizio, poi guardò me, e scelse il suo fidanzato, ma solo per usarlo come strumento di riscaldamento davanti ai miei occhi.

L — “Fabrizio, sul letto. Sdraiato. Marco, tu mettiti comodo sulla poltrona e guarda come si comporta il tuo amico quando decido di farlo felice.”

Si mise a cavalcioni su Fabrizio, posizionandosi sopra di lui con studiata lentezza.
I lacci di pelle nera premevano contro il petto del mio amico mentre lei iniziava a muoversi con un ritmo pigro, quasi annoiato, mantenendo però lo sguardo fisso su di me, che la fissavo dalla poltrona.
Letizia godeva del fatto che io la stessi guardando possedere un altro, e Fabrizio godeva disperatamente del solo fatto di averla, anche se sapeva che la mente della sua donna era sintonizzata sulla mia frequenza.

Dopo pochi minuti di quel tormento visivo, Letizia si staccò da lui con un gemito di insoddisfazione, lasciandolo a metà.
Si voltò verso di me, con il clitoride lucido e bagnato.

L — “Adesso tocca a te... Vieni a farmi vedere se il vincitore di ieri sa farmi divertire come si deve.”

Mi fiondai sul letto.
Mi tenni per i lacci del suo completino bondage mentre la penetravo da dietro, sentendo Fabrizio che, strisciando sul materasso, si posizionava davanti a lei per offrirle la bocca e le mani, implorando un briciolo di attenzione.

Letizia alternava i nostri corpi con una voracità spaventosa, accogliendo me e poi lui, finché la tensione nella stanza non divenne insostenibile.

L - “Mettetevi insieme. Voglio sentirvi entrambi. Ora.”
Fece distendere Fabrizio, montandolo ed infilandosi il cazzo nella figa.
Piegandosi in avanti, mi guardó con aria da troia navigata.

L - "Sfondami il culo!"

Il climax fu una doppia penetrazione brutale, simmetrica, che la distrusse fisicamente.

F - "Sei una puttana! Un cazzo non ti basta più ormai!"

Letizia rispose gemendo - "Sbagliato! Io sono LA puttana! E cazzi ne voglio sempre di più!"

Letizia venne urlando, con il corpo teso all'inverosimile, intrappolata tra i nostri due corpi che si muovevano all'unisono, annullando ogni confine, ogni legame di amicizia o di relazione.
Anche noi le riempimmo I rispettivi canali che ci avevano accolto.

Quando ci staccammo, era sfinita, con i muscoli tremanti e la pelle arrossata dai lacci di pelle, svuotata di ogni energia ma con il sorriso feroce di chi ha preso tutto ciò che la notte le doveva.

Dopo una ripulita in bagno, ci accasciammo sul letto.
Letizia non era però sazia.
Dopo mezz'oretta, ci guardó - "Ricominciamo?"

Fabrizio la guardó quasi sbuffando - "Ma davvero non ne hai abbastanza? Io sono stanco!"

La sua ragazza si rivolse a me, e non fece una piega - "Ho un fidanzato pessimo! Almeno tu non deludermi..."

La mia asta tornò su.

Letizia guardò il suo uomo - "Vedi come si fa? Impara!"
Si fiondó sulla mia possente erezione, leccando e succhiando come se fosse l'ultimo pompino della sua vita, prima di dar vita ad una cavalcata selvaggia di fronte il suo ragazzo.
Fabrizio nel frattempo stava riprendendo vigore.

Letizia se ne accorse - "Stai buono! Ormai finisco quello che ho iniziato!"

Si fece inculare nuovamente, incitandomi a romperla con il mio super cazzone.
Che goduria quella situazione.

Ore 20:00, dopo che Letizia e Fabrizio se n'erano andati, la casa tornò nel silenzio.
Mi sistemai i vestiti e presi il telefono.
Sentivo una strana tensione allo stomaco.
Scrissi a Maria.
Io — "Tutto bene?"

Nessuna risposta per dieci minuti.
Poi, un messaggio.
Era lei.

M — “Tutto ok, sto tornando a casa.”

Io — “Dove sei stata?”

M — “Ero incazzata nera. Ho passato la notte di sabato a fare la terza, e oggi sapevo benissimo cosa stavate facendo voi tre in quella stanza. Sentivo l'odore del vostro triangolo fin da qui. Non sono rimasta a casa a fare la fidanzatina che aspetta il padrone.”

Io — “Cioè?"

M — “Ho preso la macchina e sono andata da Giovanni. Mi sbavava dietro da lunedì... Ha passato tutta la settimana a stuzzicarmi. Sono entrata in casa sua e gli ho detto che poteva farmi tutto quello che voleva. Mi sono fatta scopare tutto il pomeriggio, senza sosta, in tutti i modi, ho usato il suo cazzo per cancellare l'umiliazione che mi avete fatto subire.”

Sentivo il mio cuore battere più forte, non per la gelosia, ma per l'eccitazione perversa di quel contropiede perfetto.
Maria aveva rotto le regole, ridefinendo il gioco a modo suo.

M — “Sto uscendo da casa sua adesso. Sto tornando a casa. Con il suo sapore in bocca e il culo rosso..."
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