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Mia moglie Valeria - Capitolo 18


di Membro VIP di Annunci69.it Marta-trav
18.06.2026    |    1.214    |    1 9.3
"La sua lingua saettò fuori e si infilò, con prepotenza, nella bocca di mia moglie, che non fece resistenza a quell’intrusione ed anzi, la accolse con avidità..."
Filippo l’aveva chiamata imbarcazione.
Nella mia ignoranza in campo nautico, quello che mi apparve davanti agli occhi, lo definii, più correttamente, a mio avviso, uno yacht.
Di quelli che la domenica pomeriggio si vanno ad osservare con i bambini, nei porti delle località marine.
Quelli che suscitano fantasie da mille e una notte.
Il Gloria era un panfilo di almeno 25 metri di lunghezza, in lega di alluminio.
Ormeggiato in mezzo ad altre imbarcazioni altrettanto eleganti, ma non quanto quella di Filippo.
La passerella in legno conduceva al main deck.
Sulla splendida terrazza, che occupava tutta la parte posteriore del ponte principale, c’erano divani e tavolini.
“Si può?”, disse Valeria, ad alta voce.
“Prego, accomodatevi pure”, le rispose la donna bionda, affacciandosi dal ponte superiore rispetto a quello di ingresso. La stessa donna che, molto probabilmente, aveva incrociato lo sguardo con mia moglie durante la cena ed alla quale Valeria aveva abbozzato più di un sorriso.
“Vi chiedo soltanto di togliervi le scarpe. Io, intanto, avviso Filippo che siete arrivati. Vi stava aspettando”, ci disse ancora quella donna che, poi, avremmo scoperto chiamarsi Dana.
Dunque quel Filippo era certo che avremmo accettato la sua proposta. Chissà come aveva fatto.
Dana sparì dentro quell’albergo a cinque stelle che era il Gloria.
“Benvenuti a bordo”, ci disse un uomo, molto probabilmente un membro dell’equipaggio di quella villa galleggiante, sbucato all’improvviso da chissà dove.
“Prego, da quella parte”, ci disse ancora, indicandoci la vetrata che separava la zona esterna del ponte da quello che aveva tutta l’aria di essere un salone enorme.
Ci togliemmo le scarpe, le lasciammo nei pressi della passerella e seguimmo la direzione che ci aveva indicato il marinaio.
Non mi sfuggì che l’uomo non ci seguì e che, invece, si affrettò a togliere la passerella. Come a dire che chi doveva arrivare era arrivato e nessun altro sarebbe stato accolto a bordo.
Valeria non fece assolutamente caso a questi dettagli, troppo occupata a gestire la sua riconoscibile eccitazione, con la mente proiettata a quanto, molto probabilmente, le sarebbe successo di lì a poco.
Valeria era tornata ad essere la femmina che avevo accompagnato da Tony, la troia che si era fatta scopare da tutti al Twist, la zoccola che si era fatta sfondare il culo da Veronica e che aveva fatto godere Luca, il marito di quella donna.
E lo aveva fatto talmente velocemente che sorprese anche me.
Io che, intendiamoci, desideravo che mia moglie non smettesse di essere quella donna sessualmente spregiudicata che mi aveva dimostrato di saper essere nei giorni precedenti.
Pensavo di dover trascorrere un fine settimana a rassicurarla, a farle sentire la mia vicinanza, a dirle quanto la amassi, a ricoprirla di attenzioni, a coccolarla.
Ed invece eravamo nuovamente in pista.
Perché, e di questo ne ero convinto, su quella barca avremmo fatto sesso.
Ancora una volta.
Entrammo nel salone principale dell’imbarcazione.
Una scala, in fondo, scendeva al piano inferiore dove, molto probabilmente, c’erano le cabine per gli ospiti.
Un’altra scala, invece, conduceva al ponte superiore.
Dalla prima scala stava risalendo Filippo. Dietro di lui si intravedeva la sagoma di Dana.
Filippo si era cambiato rispetto a come era vestito durante la cena.
Ora indossava una polo blu.
L’immagine che vedevamo di lui era quella di un uomo affascinante che, in tenuta sportiva, stava risalendo dalle cabine per accogliere i suoi nuovi ospiti.
Quando la visuale ci permise di vedere la parte inferiore del corpo di Filippo, che risaliva le scale, piuttosto ripide, rimanemmo, tuttavia, a bocca aperta, entrambi.
Filippo non indossava i pantaloni. E neppure le mutande.
Il suo cazzo, inoltre, era in completa erezione.
La maglietta era infilata tra la pancia ed il suo cazzo che, quindi, rimaneva perfettamente visibile e tremendamente eretto.
Gli sguardi mio e di mia moglie furono attratti da quel bastone in tiro, nodoso e con le scanalature e le vene in rilievo.
Filippo che, ovviamente, era anche scalzo, si muoveva come se girare nudo e visibilmente eccitato e presentarsi a due persone sconosciute con il cazzo in tiro fosse la cosa più naturale del mondo.
“Benvenuti a bordo della mia umile imbarcazione”, ci disse.
Entrambi alzammo gli occhi dal suo pisello, guardandolo in faccia.
Filippo ci sorrideva.
“G-grazie”, gli rispose Valeria.
“Dana, accompagna la nostra amica di sotto, così si può mettere più comoda”, disse Filippo rivolto alla donna bionda che era rimasta sulle scale.
“Certo, con piacere. Vieni pure con me”, disse Dana rivolta a mia moglie.
“Ah, scusatemi. Non ci siamo neppure presentati. Io sono Filippo. E questo lo sapevate già. Lei è Dana”, ci disse indicandoci la bionda, che ci sorrise, senza specificarci il tipo di rapporto che intercorreva tra lui e quella donna.
“Tra poco conoscerete anche Daniela. Si sta facendo una doccia”. Immaginammo che Daniela fosse la donna mora che era seduta con Filippo e Dana al ristorante.
“Poi ci sono tre membri dell’equipaggio. Ma non li vedrete. Sono silenziosi e discreti”, concluse Filippo, invitandoci a concludere il giro di presentazioni.
“Io sono Stefano e lei è mia moglie Valeria”, dissi ai due, molto semplicemente.
“Bene, ora ci conosciamo”, disse Filippo.
“Vieni Valeria, andiamo di sotto”, disse Dana, rivolta a mia moglie.
Dana e Valeria sparirono al piano di sotto.
“Accomodati”, mi disse poi Filippo, che si comportava da perfetto padrone di casa. Con la particolarità che stava parlando con me con il suo cazzo ancora in completa erezione.
“Spero che non ti dia fastidio il mio abbigliamento. Qui in barca puntiamo sulla comodità. Pochi fronzoli e tanta semplicità”, mi disse.
“No, figurati”, gli risposi.
Parlammo del più e del meno.
Mi offrì da bere. Rifiutai.
Mi parlò della barca. Mi disse di essere di Genova. Di essere un imprenditore. Di non essere sposato.
Fummo interrotti dalla comparsa improvvisa di una donna mora, in accappatoio bianco.
“Lei è Daniela”, disse Filippo, rivolto a me.
“Piacere, Stefano”, dissi rivolto a quella donna, alzandomi ed allungando una mano in segno di saluto.
“Piacere, Daniela”, mi rispose.
Dana e Daniela erano due bellissime donne. Avranno avuto non più di trent’anni.
Immaginavo il corpo nudo di quella donna sotto l’accappatoio.
E mi venne duro.
“Raggiungi pure Dana e Valeria di sotto. Si staranno sicuramente preparando”, disse Filippo, rivolto a Daniela.
La ragazza si voltò e tornò di sotto.
“Ecco, ora conosci tutti”, mi disse Filippo.
Che mi stupì un’altra volta.
Si sfilò la maglietta, improvvisamente.
Ora era completamente nudo, a meno di un metro da me.
E con il cazzo ancora duro.
Mi chiedevo come facesse a mantenere quell’erezione in assenza di situazioni che generassero eccitazione.
Almeno secondo me.
Eppure quel cazzo, peraltro di dimensioni importanti, era lì, svettante e fiero.
Si poggiò con la schiena sul divano, allargò le braccia poggiandole sullo schienale.
Filippo aveva un fisico curato.
Dedussi che quell’uomo avesse molto tempo da dedicare alla cura del suo corpo.
Pettorali scolpiti, dorsali avvolgenti e tartaruga addominale.
“Se vuoi, mettiti comodo anche tu. Non ti creare nessun problema”, mi disse.
Quella situazione iniziava a crearmi un po’ di imbarazzo.
Tuttavia decisi di stare al gioco.
Mi sfilai la maglietta e rimasi a torso nudo.
Il confronto con il corpo di Filippo fu inclemente.
Non che non portassi bene i miei quarantacinque anni, intendiamoci.
Ma non bene come Filippo portava i suoi...già, quanti anni poteva avere quell’uomo. Cinquanta? Cinquantacinque? Sessanta? Boh…
“Togliti anche i bermuda, se vuoi”, disse quell’uomo.
Perché era così insistente? Me lo diceva solo per cortesia? O c’era dell’altro?
Pur senza convinzione, lo feci.
Mi alzai, slacciai il bottone e abbassai i bermuda, rimanendo in boxer.
L’eccitazione che mi aveva suscitato la vista di Daniela, pochi istanti prima, era già sparita. Meno male, mi dissi.
Mentre quella di Filippo continuava ad essere lì, imperturbabile e straordinaria.
“Anche i boxer, se ti fa piacere. Non crearti problemi, assolutamente”.
In realtà me ne stavo creando, eccome.
Non volevo toglierli. Proprio no.
Avrei indubbiamente preferito che lo avesse fatto Valeria. Anche Dana o Daniela.
Ma non io e non in quelle circostanze.
“Vedrai, starai più comodo”, disse ancora Filippo.
Pensai rapidamente, mi feci mille domande, mi diedi alcune risposte.
E poi lo feci.
Mi rialzai e mi sfilai anche i boxer.
Gli occhi di Filippo si incollarono sul mio cazzo.
“Bello, complimenti”, mi disse.
“Grazie”, gli risposi, turbato.
Per la prima volta in vita mia mi trovavo completamente nudo a pochi centimetri da un uomo, anche lui completamente nudo. L’ennesima prima volta del mio recente passato.
Mi sedetti sul divano, accanto a Filippo.
Accidentalmente le nostre ginocchia si toccarono.
Un brivido scosse il mio corpo.
Quell’inaspettato contatto, tanto improvviso quanto non voluto, determinò un fremito in me. Sussultai a quel contatto.
Filippo era poggiato allo schienale del divano, a gambe divaricate.
Io ero seduto sul bordo dello stesso divano, a gambe serrate. Nervoso.
“Rilassati, amico mio. Godiamoci questo lieve movimento del mare. Chiudi gli occhi e lasciati andare. Fidati”, mi disse.
Ci provai.
Mi poggiai anche io allo schienale.
Ma non riuscii a chiudere gli occhi.
Ero all’erta.
Poi Filippo si mosse.
Si sollevò dallo schienale, pur rimanendo seduto.
Si avvicinò ulteriormente a me ed allungò una mano.
E mi afferrò il cazzo.
Lo cinse con la sua mano.
La sentivo calda. La sentivo esperta.
Tanto esperta che il mio cazzo non rimase indifferente. Lo sentivo crescere tra le dita di Filippo. Lui muoveva dolcemente la sua mano, su e giù. Scoprì il glande, che iniziava ad indurirsi sotto i suoi sapienti movimenti.
Nessuno di noi due disse niente.
Io, peraltro, iniziai a fare ciò che Filippo mi aveva invitato a fare poco prima.
Iniziai, cioè, a rilassarmi.
Mi abbandonai all’indietro, allargai le gambe e cessai ogni forma di resistenza, sia fisica, sia mentale.
Filippo mi stava masturbando.
Ed io iniziavo ad eccitarmi.
Lui non aveva mai smesso di esserlo. Il suo cazzo, ancora durissimo, era lì, a pochi centimetri da me.
Immaginavo che quell’uomo avrebbe voluto ricevere lo stesso trattamento che lui stava regalando a me.
Ma non ne ebbi il coraggio, né la forza.
Mi venne in soccorso lui.
Afferrò una mia mano e se la mise sul suo cazzo.
Tombola!
Un uomo mi stava facendo una sega ed il mio cazzo mostrava evidentemente di gradire quel trattamento, tanto si stava indurendo. E la mia mano era serrata intorno al cazzo di quell’uomo, peraltro già durissimo, ed iniziava a fare gli stessi movimenti, su e giù, su e giù.
“Che cavolo sto facendo?”, mi dicevo.
“Che cavolo state facendo voi due?”, udii invece.
La voce di donna, per nulla alterata, anzi, quasi allegra, proveniva dalla scala che conduceva al piano inferiore.
Dana la stava risalendo.
Dietro di lei intravedevo Valeria.
E, ancora più dietro, Daniela.
Tutte e tre erano a tette scoperte.
Tutte e tre indossavano un semplice foulard legato a triangolo intorno alla vita. Una gamba, pertanto, era completamente scoperta, eccezion fatta per il nodo di chiusura del foulard.
Tutte e tre erano senza mutandine.
Tutte e tre indossavano sabot con il tacco altissimo, aperti davanti.
Tutte e tre erano truccate in modo evidente. Occhi contornati di nero, labbra rosso fuoco e guance colorite.
Erano tre fighe spaziali!
Ci sorpresero seduti sul divano, completamente nudi, ciascuno con il cazzo dell’altro nella propria mano, intenti a masturbarci a vicenda.
Valeria mi guardò negli occhi. E sorrise.
“Eccole le donne, finalmente!”, disse Filippo. “Se tardavate ancora un po’ ci trovavate che avevamo già sborrato”, disse ancora, sorridendo gioiosamente.
Mi sentivo in profondo imbarazzo.
Davanti a me c’aerano tre donne bellissime, disponibili e pronte a fare sesso, tra le quali mia moglie. Ed io stavo masturbando un uomo davanti a loro.
Tolsi la mano da quel cazzo che, nonostante tutto, non aveva perso vigore neppure per un istante.
Lo feci velocemente. Quasi scottasse. Quasi mi vergognassi di quello che stavo facendo fino a un attimo prima.
Filippo, invece, non tolse la sua mano, continuando il suo movimento, su e giù.
Addirittura aveva aumentato il ritmo della masturbazione.
La mia eccitazione cresceva sotto quei colpi.
“Se continui così, vengo”, gli dissi.
“Per carità!”, disse lui, interrompendo repentinamente la masturbazione. “La serata è ancora molto lunga e abbiamo queste tre fanciulle da soddisfare”, continuò.
“Già”, gli dissi.
La prima fu Daniela.
Sciolse il nodo che teneva legato il foulard e si mostrò completamente nuda, con la patatina perfettamente depilata.
Fece lo stesso Dana, la bionda. Anche lei liscia.
Valeria non poté che fare la stessa cosa. Ed anche lei, come le due ragazze, era perfettamente depilata.
In quella mezz’ora nella quale era stata in compagnia delle due ragazze sicuramente aveva ripassato la sua patatina con un rasoio o con qualche crema. Il lieve rossore introno alle grandi labbra di mia moglie me ne diede conferma.
Daniela, la mora, la più intraprendente delle tre, si inginocchiò in mezzo alle mie gambe.
E me lo prese in bocca.
Il suo pompino, nonostante la sua giovane età, denotava esperienza e maestria. Quella ragazza doveva aver fatto pompini in gran quantità.
“Daniela è bravissima con la bocca”, mi disse Filippo.
“Vedo. E sento”, gli risposi, ad occhi chiusi, godendomi il calore di quella bocca e la pressione di quelle labbra intorno al mio cazzo.
Quando riaprii gli occhi vidi che Valeria stava facendo esattamente le stesse cose a Filippo.
“Anche tua moglie è bravissima”, mi disse.
“Si, lo so”, dissi io, orgoglioso.
Le due donne, inginocchiate, stavano gareggiando a chi fosse più brava a far godere il suo uomo.
Dalla bocca di Daniela fuoriusciva saliva in grande quantità.
Un po’ mi faceva un pompino ed un po’ le scopavo la bocca, affondando il mio cazzo nella gola di quella ragazza, particolarmente avida e golosa.
Il mio cazzo era diventato durissimo. Certo, non potevo concorrere né in lunghezza, né in circonferenza con quelli di Tony, Vortex (peraltro ancora da verificare realmente se fosse vero), Luca o Matteo. Ma questo Daniela non poteva saperlo. E mi stava comunque dimostrando che il mio, in quel momento, le bastava.
Anche Valeria, però, ci stava dando dentro.
In quel preciso momento voltai il viso dalla sua parte.
Accucciata tra le gambe di Filippo, mia moglie, completamente nuda, stava pompando e succhiando il cazzo di quell’uomo.
La sua mano sinistra accarezzava i testicoli dell’uomo.
La destra, invece, gli accarezzava il torace, con i muscoli in rilevo.
Era evidente che Valeria stesse apprezzando quella sua prestazione.
Ed era altrettanto evidente che anche Filippo ne stava traendo piacere.
Dana era in piedi, alle spalle delle due donne inginocchiate, a godersi lo spettacolo e ad aspettare che venisse il suo turno.
Un membro dell’equipaggio passò in quel momento lungo le vetrate laterali del salone, dove quelle due donne stavano facendo due deliziosi pompini a due uomini.
Buttò uno sguardo all’interno e non mostrò alcuno stupore per quello che stava osservando, come se i suoi occhi fossero abituati a quelle situazioni.
Tirò dritto e scomparve dalla nostra vista, indaffarato in chissà cosa.
Le luci soffuse del salone non permettevano, almeno così speravo, che dal vicino molo, dove la gente continuava a passeggiare, si potesse vedere cosa stesse succedendo dentro il salone di quella bellissima imbarcazione.
Valeria e Daniela continuavano i loro pompini.
“Se continua così, sborro tra un minuto”, pensai, apprezzando enormemente i movimenti di lingua con i quali Daniela giocava con il mio cazzo nella sua bocca.
Quella ragazza ci sapeva proprio fare.
“Così li fate venire subito, però”. La voce, quasi un rimprovero per l’ardore che Valeria e Daniela ci stavano mettendo, era quella di Dana.
Daniela si fermò e si voltò a guardare…già, che rapporto c’era tra quelle due donne? Amiche? Sorelle? Concubine? Semplici troie a pagamento? Mantenute?
In ogni caso erano due fighe pazzesche.
Ed ora mi importava solo quello.
Che poi avessero la stessa madre o lo stesso cognome, beh, non me ne fregava decisamente nulla.
Anche Valeria smise di succhiare il cazzo di Filippo.
Se lo sfilò dalla bocca, lucido di saliva e, se possibile, ancora più duro di quando aveva iniziato a pomparlo.
Si voltò anche lei verso Dana, come a cercare istruzioni su cosa dovesse fare.
Dana prese l’iniziativa.
Afferrò, dai capelli, le teste delle due donne inginocchiate, una con ciascuna mano, e le avvicinò, fino a far toccare le loro labbra.
Quelle di Daniela si aprirono immediatamente. La sua lingua saettò fuori e si infilò, con prepotenza, nella bocca di mia moglie, che non fece resistenza a quell’intrusione ed anzi, la accolse con avidità.
Valeria e Daniela iniziarono a baciarsi con foga, davanti a me e a Filippo.
Dana, invece, mollando i capelli delle altre due donne, si sputò su due dita e se le infilò nella figa.
Si scopò da sola per qualche istante, lubrificando la sua passerina.
Poi si avvicinò a me e, senza dire una parola, si infilò il mio cazzo nella figa, peraltro completamente zuppa.
Le sue lunghe gambe erano esterne alle mie. Le sue tette ballonzolavano sotto i movimenti che lei stessa imponeva alla scopata.
Le sue braccia erano intrecciate dietro al mio collo.
La sua lingua entrò nella mia bocca.
Dana iniziò a gemere.
Il suo respiro si mescolava con il mio.
Con le mani le afferrai il sedere, cercando di regolare i movimenti di quella ragazza, selvaggi e impetuosi.
Riuscii a rendermi conto che Valeria e Daniela avevano interrotto il loro bacio passionale.
Mia moglie era tornata tra le gambe di Filippo, docile e ubbidiente come un cagnolino.
Ed aveva ripreso il pompino interrotto.
Valeria, invece, era inginocchiata in mezzo alle mie gambe.
E stava leccando il culo dell’amica.
Quella situazione mi stava facendo esplodere. Sentivo che non avrei resistito ancora molto.
Quelle due ragazze, insieme, erano decisamente troppo per me.
E vedere mia moglie, a un metro di distanza da me, succhiare il cazzo di quell’uomo e farlo con passione e dedizione, mi stava portando verso un’imminente e prorompente sborrata.
Dana continuava a muoversi su e giù, gemendo e gridando il suo piacere.
La sua amica Daniela le stava leccando il buchino.
Non potevo vederla, ma ero certo che le stesse infilando dentro anche qualche dito.
Valeria continuava a succhiare, a pompare, a leccare, ad assaporare.
E Filippo era completamente rilassato sul divano, a godersi il lavoro di bocca di mia moglie.
“Sto per venire”, dissi a Dana.
O non mi sentì o non se ne fece un problema, perché continuò il suo movimento sincopato, continuando ad imporre lei il ritmo della penetrazione.
“Vengo…vengo…vengo! Ahhh…ahhh…ahhh!”.
Non fui io, però, né a pronunciare quelle parole, né a sborrare.
Lo fece, invece, Filippo, direttamente nella bocca di Valeria.
Che accolse tutto quello sperma senza alcun tipo di problema, stando anzi attenta a non lasciarsene sfuggire nemmeno una goccia.
Ero basito.
Nonostante tutto quello che ci eravamo detti io e Valeria, anche dopo la serata a casa di Luca e Veronica, sui rischi corsi e sulle precauzioni da prendere, ancora una volta l’eccitazione l’aveva spuntata sulla ragione.
Nessuna protezione e tanti rischi, ancora una volta.
Valeria si passò la lingua sul labbro superiore, dove era finito uno degli schizzi di Filippo.
Un altro, finitole su una guancia, lo raccolse con il dito e se lo infilò in bocca.
Guardò Filippo negli occhi, scintillanti di desiderio.
“Dai, da brava, bevi tutto adesso”, le disse quell’uomo.
Dovevo intervenire subito. Sentivo che era giusto farlo. Dovevo impedire che Valeria esaudisse il desiderio di Filippo, la sua richiesta, il suo ordine.
Tuttavia non ebbi né la forza, né il tempo di farlo.
Quella scena alla quale avevo appena assistito accelerò la galoppata del mio orgasmo.
Che arrivò dirompente, sconquassando la mia mente e la mia ragione.
Eiaculai dentro Dana nel momento esatto in cui Valeria, che stavolta si era voltata verso di me, guardandomi dritto negli occhi, come a cercare un segno di approvazione, decise di bere tutta quella crema calda che Filippo le aveva eruttato nella bocca.
“Apri la bocca. Fammi vedere quanto sei stata brava”, disse Filippo a mia moglie.
Lei lo fece.
“Brava, proprio brava”, le disse, accarezzandole una guancia, dopo aver verificato che Valeria avesse bevuto tutto.
“Vengo! Ahhh…vengo!!! Siii…ahhh”, esplosi io.
Anche Dana, come Valeria, non fece una piega.
Le inondai la figa di sperma.
“Wowww…spero che tu sia protetta”, le dissi, vergognandomi subito di averlo detto.
“Ma per chi mi hai preso? Per una che cerca guai facendosi mettere incinta dal primo che capita?”, mi disse.
Che sciocco.
Poi successe quello che avevo visto fare solo nei filmati porno, in rete.
Dana si alzò, tamponandosi la fuoriuscita del mio sperma dalla sua figa con una mano.
Divaricò le gambe.
Senza che disse una parola, Daniela, che aveva assistito al mio orgasmo ed a quello di Filippo senza prenderne parte attivamente, si posizionò, inginocchiata, in mezzo alle gambe dell’amica bionda.
Dana tolse la mano e Daniela aprì la bocca.
Il mio sperma colò dalla figa di Dana alla bocca di Daniela, che l’accolse con desiderio.
Dana si ripulì le dita sulle labbra dell’amica, che le succhiò avidamente.
Che scena, ragazzi!
Io e Valeria stavamo assistendo a quello spettacolo increduli.
Ma non finì lì.
Daniela, con il mio sperma in bocca, si avvicinò a Valeria.
Mia moglie capì al volo.
E si mostrò subito disponibile.
Anche perché lei (e neppure le altre due ragazze, a dire il vero) aveva ancora goduto. Quindi era ancora eccitatissima. E non fece alcuna resistenza.
Si avvicinò alla bocca di Daniela con la sua e si predispose al bacio.
Il bacio tra Valeria e Daniela fu la cosa più eccitante alla quale avevo assistito in vita mia.
Le due donne si spartirono, più o meno equamente, quello che rimaneva della mia sborrata di poco prima nella figa di Dana.
Si sorrisero.
E poi deglutirono.
Nello stomaco di mia moglie il mio seme si era appena mescolato con quello di Filippo.
Con il quale, in quel momento, mi accomunava una sensazione di appagamento sessuale.
Avevamo goduto entrambi. Delle grazie di quelle donne e delle loro abilità.
Ma loro, le donne, erano ancora eccitate.
E decisero, di comune e silenzioso accordo, di darsi piacere tra di loro, toccandosi a vicenda.

Rientrammo in albergo che erano le quattro di mattina.
Nonostante Filippo ce lo avesse proposto, decidemmo di non farci la doccia sul Gloria.
Recuperammo le nostre cose e ce ne tornammo in hotel.
Ci svegliammo verso le dieci di mattina, oltre l’orario indicato per la consumazione della colazione.
Decidemmo così di andarci a prendere un caffè e una brioche in un bar lì vicino.
Fatta la colazione, ci avviammo verso il porticciolo.
E rimanemmo sorpresi (e forse anche un po’ delusi) quando vedemmo che il Gloria si trovava già a una cinquantina di metri di distanza dal molo dove era ormeggiato la sera prima, diretto verso il mare aperto.
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