trans
Al distributore
06.02.2026 |
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"Sale sopra di me, impugna il mio cazzo, lo guida dentro di sé con un sospiro profondo..."
Stavo tornando da una serata in un privé della zona, una serata deludente, aggiungerei. Era a tema trav, e speravo di uscirne almeno un po’ sfatta, ma si rivelò un vero flop: pochi singoli, tutti a inseguire l’unica coppia etero presente in un noioso trenino per noi “ragazze” lì riunite. Qualcuna si rassegnò a lesbicare, ma io non ero in vena. Mi avviai verso casa, prendendo la provinciale visto che sia il casello più vicino al locale che quello di casa mia erano chiusi per lavori.
Non avevo fatto neanche un chilometro che mi si accese la spia della riserva: mi ero dimenticata di fare benzina tornando dal lavoro.
In lontananza vedo un distributore e mi preparo a entrare. Ovviamente c’è un camper fermo a fare rifornimento. Parcheggio vicino all’ingresso e aspetto, ma la cosa si prospetta lunga. È una coppia di anziani – settantenni, calcolai dopo – che non riescono a far accettare alla pompa la banconota da cinquanta che stringono in mano. Aspetto cinque, dieci, quindici minuti. Mi rassegno: meglio beccarsi qualche sguardo schifato e qualche insulto piuttosto che passare la notte lì, rischiando pure che passi una pattuglia e mi prenda per una puttana in attesa di clienti.
Accendo l’auto, mi posiziono alla pompa accanto, scendo. Loro mi fissano. Lei quasi impietrita, lui con un lampo divertito negli occhi, forse già eccitato. Indosso un miniabito che a malapena mi copre il culo, autoreggenti in bella vista, parrucca nera corta, trucco pesante un po’ sfatto e… scarpe da ginnastica – coi tacchi da zoccola che avevo prima avrei rischiato di finire fuori strada.
Faccio benzina. Loro sono ancora lì, meno agitati di prima: la mia presenza li ha distratti.
«Se volete, pago io con la carta e voi mi date i cinquanta?» dico, con il tono più gentile che riesco a tirar fuori.
«Ci salveresti la vita, altrimenti passiamo la notte qui» risponde lui, sorridendo.
Attivo la pompa, prendo i soldi.
«Grazie, cara. E scusa mia moglie… ha un debole per quelle come te.»
La vedo arrossire, ma non distoglie lo sguardo da me. Io mi metto un po’ in posa, lei sembra gradire.
«Peccato che voi “ragazze” vi abbiano sdoganate nei locali dopo che noi abbiamo smesso di frequentarli. E su internet becchi più mostri che altro» continua lui mentre il pieno si completa.
Rido, confermo che è una lamentela comune. Lui prende lo scontrino e me lo porge per correttezza.
«Ora siamo in debito. Anche se non so proprio come sdebitarci, qui, a quest’ora» dice con tono paterno.
«Beh, una mezz’oretta con tua moglie non mi dispiacerebbe» butto lì, forse per l’alcol ancora in circolo.
Ridono entrambi, di gusto.
«La valuto un po’ di più, la mia signora. Ma se posso guardare, abbiamo un accordo» ribatte lui.
Faccio per salire in auto e lui aggiunge: «Ci spostiamo dietro il distributore? Lì siamo tranquilli, e poi c’è questo camper nuovo da inaugurare.»
Il mio scherzo è stato preso sul serio. E, sotto sotto, l’idea mi stuzzica. Accetto.
Spostiamo i mezzi. Scendo dall’auto, loro sono già davanti alla porta del camper. Mi fanno cenno di entrare. Lui tira la tendina che separa la cabina dalla zona living, già trasformata in letto king-size.
«Prego, signore. Vi lascio iniziare. Appena sento che la temperatura sale, arrivo» dice con un ghigno complice.
Prendo la moglie per mano, passo oltre la tendina. Lei mi abbraccia subito, forte, le mani che mi palpano il culo, le cosce, i fianchi. Io azzardo un bacio: lei risponde con fame, lingua profonda, respiro già accelerato. Le mie mani scivolano sulle sue curve abbondanti, morbide, calde.
Ci stacchiamo un attimo. Lei mi sfila il vestito con mani tremanti di desiderio. Si spoglia a sua volta: camicetta floreale, jeans al ginocchio larghi, sandali bassi. Sotto, reggiseno e mutande di cotone comodo, niente di sexy.
«Scusa se sono così sciatta» sussurra, imbarazzata. «La serata era solo per ritirare il camper, al massimo una piadina al chiosco.»
Sorrido, la faccio sedere sul letto, mi inginocchio tra le sue gambe. La figa è sorprendentemente rasata a zero, già umida. Inizio a leccarla piano, poi sempre più deciso, lingua che scivola tra le labbra gonfie, dita che entrano e escono lente. È larga, morbida, vissuta – età, gravidanze, o una vita di scopate intense, chissà. Si bagna in fretta, il sapore acre e dolce mi riempie la bocca.
Lei ansima, una mano tra i miei capelli mi preme contro di lei, l’altra si strizza le tette pesanti. Il materasso sotto di lei si inzuppa. Sfrutto il momento: un dito, lubrificato dai suoi umori, scivola nel suo culo. Lei geme forte, inarca la schiena.
«Continua… mettine un altro» ordina con voce roca.
Urla più forti. La tendina si apre: il marito entra, si siede su uno sgabello ai piedi del letto, pantaloni già slacciati, mano sul cazzo semi-eretto.
Io non mi fermo. Lei si contorce, mi guida, mi supplica con i movimenti dei fianchi.
«Amore, falle vedere che anche tu di bocca sei una maestra» dice lui, voce bassa.
Mi alzo. Lei si mette in ginocchio: l’altezza è perfetta. Sposta il perizoma, libera il mio cazzo già teso. Lo prende in bocca lentamente, con esperienza consumata. Labbra morbide, lingua esperta, succhia, ruota, stringe alla base. Mi guarda negli occhi, occhi carichi di lussuria. In pochi secondi sono duro come pietra. È bravissima, una pompinarra nata: non trascura un centimetro, alterna ritmi lenti e profondi a succhiate veloci, mi fa impazzire.
«Mettiamoci comode» propongo, prima di venire troppo presto.
Lei ride, consapevole, si sdraia, gambe spalancate, figa lucida e aperta che mi chiama. Prendo un preservativo dalla borsa, mi posiziono sopra di lei, entro con un colpo fluido. È calda, bagnatissima, mi avvolge completamente. Inizio a scoparla con ritmo crescente, fianchi che sbattono contro i suoi. Lei urla di piacere, mi graffia la schiena, mi bacia con lingua vorace, saliva che cola. Mi palpa il culo, le tette finte, mi stringe come se fossi l’amante più desiderato del mondo.
Il marito si avvicina, ci guarda da vicino, si sega lentamente.
«Falle vedere come mi hai conquistato, amore» dice.
Lei mi spinge via dolcemente, mi fa sdraiare. Sale sopra di me, impugna il mio cazzo, lo guida dentro di sé con un sospiro profondo. Cavalca con un controllo impressionante: movimenti lenti e profondi, poi veloci, rotazioni del bacino che mi fanno vedere le stelle. È trasfigurata: la signora comune di poco fa è diventata una dea del sesso, occhi socchiusi, bocca aperta, tette che ballano a ogni affondo. Il corpo, per l’età, è incredibile: fianchi larghi ma sodi, culo tonico, tette pesanti eppure ancora alte.
Sento l’orgasmo avvicinarsi. Glielo comunico con un gemito. Lei si sfila, si sdraia accanto a me, riprende a baciarmi con passione, lingua che danza con la mia.
«Mi dai una mano?» dico al marito, che nel frattempo si è fatto una sega furiosa, cazzo tozzo ma molto spesso, vene gonfie.
«Però dietro ci vai tu, eh. Non quel coso» interviene lei, indicando il mio cazzo.
Faccio spazio. Lei sale sul marito, lo cavalca con la stessa energia di prima. Li guardo: bellissimi, alla loro età ancora così affamati. Poi mi unisco: prendo il gel dalla borsa, lo verso generosamente sul suo culo. Lei mugola di anticipazione. Massaggio, un dito, due, poi infilo il cazzo piano. È stretto, caldo, mi stringe come una morsa. Inizio a spingere, cercando di sincronizzarmi col marito. È strano essere io a dare dietro, ma l’eccitazione è troppa.
Dopo qualche minuto lei chiede pausa, esausta. Ci sdraiamo tutti e tre, sudati, ansimanti.
«Sai» dico al marito, «stasera avevo proprio voglia di cazzo. Se ti va…»
Non finisco la frase: mi afferra, mi gira a pecorina. Mi spalmo altro gel, lui entra nel mio culo con decisione. È spesso, mi riempie, mi scopa con energia insospettabile per l’età. Gemo forte, mi abbandono, spingendo indietro per averlo più a fondo. Lei ci guarda, si tocca la figa, occhi famelici.
Poi si avvicina, mi bacia mentre suo marito mi pompa senza sosta. Un quadretto perfetto.
Mi stacco, torno sopra di lei: riprendiamo a scopare, io dentro la sua figa, lei che urla il mio nome inventato della serata.
«Brave, dateci dentro» incoraggia lui.
Gli faccio capire con lo sguardo che il mio culo è ancora disponibile. Lui capisce al volo: si mette dietro di me, lubrifica, entra deciso. Ora sono io il centro: il marito mi scopa il culo mentre io scopo sua moglie. Ritmo perfetto, sincronizzato, colpi profondi. Lei geme sotto di me, io gemo sopra di lei, lui grugnisce dietro. Un trenino perfetto, sudore, odore di sesso che riempie il camper.
Lui cede per primo: esce, si sega furiosamente. Noi ci sdraiamo fianco a fianco, bocche aperte, lingue che si cercano. Viene copiosamente: schizzi caldi, densi, collosi ci colpiscono viso, labbra, lingue. Continuiamo a baciarci, sperma che cola tra le nostre bocche, sapore salato che ci unisce.
«Ora manchi solo tu, bimba» ansima lui.
La moglie non se lo fa dire due volte: prende il mio cazzo in bocca, riprende a succhiare con maestria rinnovata, trucchi che mi mandano in estasi. In pochi secondi esplodo: le riempio la bocca di sborra calda. Lei trattiene tutto, poi si avvicina, mi guarda maliziosa, lascia colare il mio sperma dalle sue labbra sulle mie, quindi mi bacia profondamente, condividendo ogni goccia.
«Mamma mia, che zoccole siete tutte e due» ride lui, soddisfatto.
Ci puliamo a turno nel minuscolo bagno del camper. Sono quasi le cinque del mattino.
Ci scambiamo i numeri, con la promessa di rivederci presto – noi tre, o magari con qualche altro giocatore.
«Mi raccomando, non sparite. Sono curiosa di vedervi in tiro, eleganti e sexy» dico prima di salire in auto.
Alla fine, dai: anche questa serata non è stata da buttare. Anzi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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