trans
In vacanza con la zia: Prima parte
02.11.2025 |
9.253 |
9
"Risero, ribadendo gli epiteti che ci avevano rivolto durante i pompini, prima di salutarci e lasciarci i loro numeri, per ripetere e approfondire prima di tornare alla nostra quotidianità..."
Per quanto abbia condiviso con i miei genitori e i loro nuovi compagni il mio sentirmi donna, avevo però escluso mia zia. Non so perché: forse per il non essere mai stati troppo vicini o per l'impressione che avevo di lei, un po' bacchettona. Non so, fatto sta che quando si presentò il momento di farlo provai un po' di imbarazzo. Per arrotondare, lei dava una mano a studenti di psicologia a prepararsi per gli esami e, tra questi, capitò un ragazzo con cui ebbi una breve frequentazione, cosa che poteva portare a qualche incontro imbarazzante.La confessione andò meglio del previsto: lei fece qualche battuta di approvazione sulla mia scelta. Del resto lui era un bel ragazzo, seppur un po' impacciato. Ma tutto finì lì: lei non approfondì la cosa e nemmeno io sentii il bisogno di condividere chissà cosa con lei; del resto avevo già una mamma e una matrigna a farmi da spalla e consigliera nel mondo dell'eros al femminile.
Le cose però presero una piega diversa qualche mese fa, circa a Pasqua, quando venni a sapere da mio padre che lei stava per divorziare dopo aver scoperto anni di corna dal marito. Al mio ritorno, le offrii il mio supporto, quasi per circostanza a dire il vero, e lei poco dopo mi chiese se mi andava di prendere un caffè insieme. Accettai, e fu un pomeriggio in cui si sfogò, amareggiata per la situazione e per la sua solitudine attuale. I miei cugini, del resto, se n'erano andati in vacanza con gli amici; le amiche l'avevano un po' tagliata fuori dalle loro vacanze per risparmiarsi la sua negatività e anche mio padre e la mia matrigna se n'erano già andati in ferie.
Anch'io ero in procinto di farmi una vacanza da "puttanella" su un'isola, ma istintivamente mi sentii di invitarla a seguirmi... ricordandole la mia natura e assicurandola che, al massimo, avrei cercato di non sbatterle la cosa in faccia. Lei ringraziò e mi disse che ci avrebbe pensato su. Sapeva tanto di no, e io mi sentivo in pace per la buona intenzione; ma poi la sera mi chiamò, dicendomi che ci aveva pensato su e che forse le avrebbe fatto bene cambiare aria per una settimana.
Mi pentii della mia proposta, ma accettai fingendo entusiasmo. Ci incontrammo qualche giorno dopo in aeroporto: io da uomo, per semplificare i controlli di sicurezza, e lei con un caftano lungo che, pur nascondendo la sua abbondanza, ne annullava ogni forma, rinforzando la mia visione di lei come bacchettona.
«Sarà lunga», pensai, pentendomi sempre di più di quella buona azione. Il breve volo non migliorò la mia sensazione: parlammo poco e di nulla mentre lei sfogliava un libretto sulle bellezze dell'isola... non proprio quello che cercavo io lì.
Arrivammo in albergo e subito l'intenzione fu quella di andare in spiaggia, perciò buttammo le valigie sul letto per tirar fuori i costumi. Ero un po' in apprensione nel farmi vedere per la prima volta da lei come Stefania, ma il tempo di tirar fuori bikini e parrucca, che lei era già nuda e pronta a indossare il suo costume: un bikini striminzito che a malapena conteneva le sue giunoniche forme e a tratti la faceva sembrare nuda. Restai un po' a bocca aperta e lei se ne accorse.
— Beh, non sono scema — disse ridacchiando. — So perché sei qui e non ci tengo a rovinarti la festa. Poi chissà... magari mi farà bene seguire il tuo esempio.
Sorrisi e iniziai la mia trasformazione, ricevendo alla fine i suoi complimenti. Indossammo dei pareo per non dare troppo nell'occhio durante il breve tratto di strada verso la spiaggia e, una volta lì, gettammo i teli e mettemmo le nostre forme in mostra.
Evitai di dire che era una spiaggia nota per essere popolare tra single in cerca, visti i numerosi punti dove appartarsi, ma cominciai a pensare che lei ne fosse già al corrente. Non passò molto prima che un primo paio di maschi si avvicinasse.
— Salve signorine... spero.
Stavo per intervenire con già in testa una storia di copertura per entrambe, tipo due colleghe da poco single in vacanza, ma mia zia partì in quarta.
— Lei sì, io no... ahimè.
— Ah peccato — rispose lui con finto rammarico. — Siete amiche? Sorelle? — continuò con fare adulatorio.
— Madre e... figlia — continuò lei, sorprendendomi. — Che strano dirlo, ma anche che bello!
— Più che bello, direi bella — si intromise l'altro sconosciuto, facendomi arrossire.
— Eh già, ne vado molto fiera — continuò lei, dandomi una carezza sulla coscia.
— E il papà vi raggiungerà?
— No — subentrai io. — Ha preferito il lavoro.
— Peggio per lui — aggiunse mia zia.
L'incontro proseguì con un po' di conversazione spicciola, senza che nessuno dei due affondasse il colpo. Ne seguirono altri e anche lì nulla di fatto, ma meglio così, dato che noi due nel mentre avevamo affinato la nostra storiella di madre e figlia trav molto disponibili in quella prima vacanza insieme.
A sera tornammo in camera a cambiarci per poi andare a cena. Io come al solito indossai qualcosa che faceva subito capire la mie intenzioni, ma a sorprendermi fu mia zia: abbandonato quell'orribile caftano, scelse un lungo abito nero con una scollatura che a malapena teneva il suo seno prosperoso e uno spacco quasi inguinale. Dopo una cena leggera ci spostammo verso il primo bar sul lungomare e iniziammo una bella chiacchierata "tra ragazze", conoscendo lati nuovi l'una dell'altra.
Proprio mentre un cameriere si decideva a prendere il nostro ordine, ci avvicinò un abbronzato signore di mezza età seduto a un tavolo vicino con alcuni amici.
— Posso disturbarvi, signorine?
Ovviamente acconsentimmo, proseguendo il gioco già svolto in spiaggia nel pomeriggio. Si presentò, dicendo che lui e i suoi due amici ci avevano notato appena entrate e si chiedevano se eravamo già accompagnate. Noi proseguimmo con la nostra storia della madre e della figlia, col padre rimasto in città, dandogli corda con fare civettuolo.
Arrivò il cameriere con i nostri drink e il nostro nuovo amico gli fece cenno di metterlo sul loro conto.
— Beh, se i drink li pagate voi mi sembra giusto che ci spostiamo al vostro tavolo — dissi, e lui con soddisfazione fece cenno di accomodarci.
Notai con piacere i loro sguardi seguire il mio fondoschiena, per poi soffermarsi sul décolleté di mia zia. Passammo una piacevole serata a conoscerci: noi portavamo avanti la nostra storia e loro si presentarono come tre amici in cerca di un po' di brivido, mascherando questa scappatella come un viaggio di lavoro. Dissero che ci avevano notate subito, dato che amavano sia le trav che le donne curvy.
Il tempo volò e il locale si animò, tanto da rendere difficile la conversazione. Uno dei tre andò a pagare e tornò con una bottiglia di vodka, proponendo di proseguire la serata in spiaggia. Ci appartammo e, dopo poche chiacchiere, uno dei tre si alzò calandosi i pantaloni, mettendo in mostra un cazzo di tutto rispetto già quasi duro. Lo guardai con sguardo lascivo, pronta a lavorarmelo, ma la zietta ci si fiondò senza troppi complimenti, con grande soddisfazione di lui.
— Brava mammina, fai vedere alla giovincella come si fa.
Anche se lo avrei preso volentieri, andavo fiera della sua reazione, ma ben presto gli altri due imitarono il loro amico, offrendomi le loro verghe che mi gustai volentieri.
— Anche questa sa come si fa godere un cazzo — commentò uno dei due, con l'altro che annuì ansimando.
Mia zia fece sedere il suo maschio e, liberando le tette dall'abito, iniziò a fargli una spagnola a detta sua da favola.
— Una bocca si è liberata! — esclamò, invitando uno dei miei amici e lasciandomi concentrare sull'altro.
«Che troie».
«Pensa a quel cornuto a casa».
«'Ste qua campano di cazzi, mi sa».
«Chissà che culi sfondati avranno».
...e altre frasi che ci facevano scambiare sguardi di godereccia soddisfazione, mentre ci lavorano quei cazzi ormai di marmo.
Sentii il mio uomo fare un gemito di godimento poco prima di sfilarsi e schizzare una copiosa quantità di sborra sul mio volto. A ruota lo seguì l'altro, quello che si spompinava mia zia. Rimase l'ultimo, che ci invitò entrambe a leccarglielo mentre se lo menava.
Due colpi di lingua ed eccolo anche lui che ci riempie il volto del suo caldo seme, mentre noi ridiamo come delle sceme.
Giusto in tempo: un gruppetto di ragazzi si stava avvicinando alla spiaggia abbastanza da notare la nostra "festa".
— Se volete, poco più in là c'è una fontanella per sciacquarvi — disse uno dei tre.
Ma mia zia, sempre più intraprendente, disse che tanto eravamo vicine all'albergo e ci saremmo lavate lì. Risero, ribadendo gli epiteti che ci avevano rivolto durante i pompini, prima di salutarci e lasciarci i loro numeri, per ripetere e approfondire prima di tornare alla nostra quotidianità.
Ci incamminammo verso l'hotel, un po' sperando di essere notate dai passanti, ma la movida era altrove e ci siamo accontentate dello sguardo sorpreso del receptionist. Una volta in camera ci siamo fatte la doccia e poi ci buttammo nude a letto.
— Allora, questa prima giornata? — chiesi con fare provocatorio.
— Un buon riscaldamento — rispose.
Ne andavo parecchio fiera e capii che questa vacanza era tutt'altro che rovinata.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per In vacanza con la zia: Prima parte:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
