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In vacanza con la zia: quarta parte
19.01.2026 |
2.813 |
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"Una delle due avrebbe fatto il passo decisivo?
Immaginavo come sarebbe stato possederla, godere del suo corpo burroso che era lì, davanti a me, in tutto il suo splendore..."
La vacanza stava ormai per concludersi e io ero ancora incredulo per come fosse andata e per l'inaspettata complicità nata con mia zia. Non eravamo mai stati così uniti; in pochi giorni eravamo diventati complici in tutto e per tutto, interpretando alla perfezione il ruolo di madre e figlia per stuzzicare gli uomini che incontravamo. Il sesso tanto desiderato non era mancato per nessuno dei due e anche lì la nostra intesa si era rafforzata in ogni attimo di intimità condivisa, in ogni incontro vissuto insieme.Eravamo entrambi in camera, alle prese con le valigie. Io mi sentivo sereno e rilassato, lei appariva un po' malinconica. La abbracciai, cercandone lo sguardo per capire come stesse.
"Fa strano tornare alla quotidianità adesso," disse con tono triste. Provai a rincuorarla, dicendole che lì aveva trovato il coraggio di liberarsi di certi pesi e che valeva la pena mantenere quella libertà anche a casa. Del resto, da divorziata e con due figli ormai maggiorenni, cosa avrebbe dovuto frenarla?
Ci abbracciammo e le nostre labbra si sfiorarono, proprio come era già accaduto per la gioia degli uomini con cui avevamo giocato. Scoppiammo a ridere. "Ci siamo andate vicine a esagerare, vero?" chiese lei. Annuii sinceramente. Più di una volta eravamo stati sul punto di infrangere quel tabù incestuoso, travolti dall'eccitazione del momento, persino senza l'incoraggiamento dei partner che ci credevano madre e figlia.
D'istinto, mi scappò un bacio. Lei ricambiò. Labbra e lingue si avvinghiarono per diversi minuti in un contatto profondo. Ci staccammo giusto in tempo; mi alzai dal letto per sedermi sulla poltroncina della camera, fissandola con sguardo languido. Divaricai le gambe iniziando a toccarmi, i nostri occhi incatenati. Lei sollevò una gamba sul letto, mettendo in mostra la sua femminilità, e iniziò a eccitarsi a sua volta, guardandomi con desiderio.
Non riuscivamo a parlare, sentivamo solo i nostri respiri affannati. Chissà cosa immaginava lei? Io pensavo a come sarebbe potuta finire dopo quel bacio. Desideravo toccarla, sentire le sue mani su di me, sentire la sua bocca regalarmi lo stesso piacere che aveva donato a tutti quegli sconosciuti. La tensione era alle stelle. Una delle due avrebbe fatto il passo decisivo?
Immaginavo come sarebbe stato possederla, godere del suo corpo burroso che era lì, davanti a me, in tutto il suo splendore. Immaginavo tutti quei partner che ci avevano incitato a farlo, lì a circondarci, pronti a esplodere su di noi mentre ci perdevamo in quell'oblio di piacere. Mi vedevo con la testa tra le sue cosce a stuzzicare il suo desiderio, mentre la sua mano sulla mia nuca dettava il ritmo.
Stavo per raggiungere il limite. Lei si alzò e venne verso di me con passo sicuro. Il dado era tratto. La tensione era troppa: raggiunsi l'orgasmo, bagnandole appena i piedi. Lei si chinò vicina al mio sesso, osservando le ultime gocce fuoriuscire. Si avvicinò sempre di più, fermandosi a un soffio dal darmela vinta.
Poi, mi alzai e andai in doccia. Quando uscii, lei era già pronta per partire; mi sorrise e ci abbracciammo. Niente commenti, niente parole di troppo. Tornai uomo e iniziammo il viaggio verso casa. Una volta arrivati ci salutammo: lei al primo piano, io verso il sesto. Ci tenemmo per mano, liberando quell'ultimo sguardo languido.
Forse un altro giorno, forse mai. Chissà. Ma il tabù, in fondo, era già stato infranto. Fisicamente non avevamo consumato, ma mentalmente sì... ed è lì che risiede la verità.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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