trans
Occasioni mancata: La Cam Girl
02.02.2026 |
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"«Ciao bella,
Ecco il video per ammirarti, qua sei ancora più troia! Se torni a Roma, avvisaci: altra diretta e magari qualche registrata..."
Adoro raccontare le mie avventure piccanti, come potete notare dalla quantità di storie che ho condiviso. Per me è un modo non solo di aprirmi, di sentirmi osservata e desiderata, ma anche di rivivere quei momenti di lussuria pura, spesso senza freni. Però la vita non è solo rose e fiori: ci sono state occasioni che non sono andate come speravo, altre in cui mi sono tirata indietro e poi me ne sono pentita, e alcune in cui, per la mia natura, è stato il partner a fare un passo indietro. Questa che vi racconto è proprio una di quelle, e ogni tanto ci ripenso con un pizzico di rammarico.Era la fine del periodo COVID, che per me fu un incubo. Lo passai completamente sola, in una casa nuova presa pochi mesi prima che scoppiasse tutto, con il mio compagno di allora che mi lasciò proprio all’inizio del lockdown. Avevo una voglia matta di sesso che i pochi spiragli estivi non bastavano a soddisfare. Ma quando finalmente si intravide la luce in fondo al tunnel, decisi di rimettermi in gioco: mi iscrissi qui (il mio vecchio sito di riferimento era morto per sempre) e ripresi a divertirmi come quando ero più giovane, complice anche uno spazio tutto mio dove poter ospitare. Poi arrivò un viaggio di lavoro a Roma, con una camera d’albergo tutta per me, e pensai di provare la funzione “viaggi” per avvisare i potenziali partner della capitale del mio arrivo. Fu un successone: messaggi a raffica, alcuni interessanti, altri da ignorare, ma uno in particolare mi colpì come un fulmine, perché prometteva un’esperienza completamente nuova.
Il mittente era misterioso: poche foto, quasi tutte di un cazzo venoso e spesso, tranne quella del profilo – lui seduto su un divano, con solo infradito ai piedi e una bandana a coprirgli il volto mentre si masturbava quel giocattolo imponente.
Il messaggio diceva più o meno così:
Proposta Hot!
Ciao cara,
ho visto che sarai a Roma tra qualche settimana e le tue foto mi ispirano tantissimo. Io realizzo video amatoriali hard con ragazze che sembrano “della porta accanto” come te – niente di pubblico online, solo su invito tramite canali Telegram.
Puoi restare mascherata se preferisci e, per tenere tutto sotto controllo, possiamo seguire un copione che decidiamo insieme. OVVIAMENTE A PAGAMENTO!
Base: 250 € per una ripresa con copione e maschera; poi si sale se vuoi una diretta con richieste del pubblico, senza maschera o con eventuale partecipazione del mio cameraman per doppie.
Fammi sapere se ti interessa.
Ultima cosa: richiediamo esami del sangue e tampone recenti (anche noi li facciamo, ovviamente), perché giriamo senza preservativo.
Riguardai il profilo, lasciai che l’istinto facesse il suo lavoro. Mi colpirono i feedback: quasi cinquanta, tutti positivi, da coppie e singole. Ne lessi alcuni e dicevano più o meno tutti la stessa cosa:
«All’inizio eravamo scettici, ma dopo qualche chiacchiera abbiamo deciso di provare. Esperienza strabiliante! I ragazzi sono gentiluomini che, quando serve, diventano porci veri. Consigliatissima a chi ama essere guardata.»
Risposi. L’idea di fare la cam girl, anche solo per una sera, mi aveva sempre stuzzicata. Dal primo contatto capii i feedback: Robby, il protagonista, era gentile, spiritoso, rassicurante. In poco tempo chiudemmo l’accordo e fissammo la data.
Mi mandò un accesso gratuito di 24 ore al loro archivio. Lo esplorai per ore: video eccitanti, alcuni più soft, altri crudi e senza filtri; alcune ragazze a volto scoperto, altre con mascherina. L’unico elemento comune erano i sorrisi enormi, soddisfatti, alla fine. Volevo essere ridotta così: sfatta, felice, usata.
Peccato che arrivò la domanda che fece crollare tutto.
«Mascherina o senza?» chiese.
«Senza, tanto da trav sono già mascherata» risposi, convinta.
«Ah, scusa, non me n’ero accorto, che idiota!» scrisse lui. «Purtroppo non facciamo contenuti con trav o trans. Non sappiamo se il nostro pubblico sarebbe pronto. Peccato, dalle foto eri bellissima!»
Accettai la cosa con garbo, gli dissi che se avesse cambiato idea poteva scrivermi di nuovo, perché l’interesse restava… ma non accadde nulla.
Non ricordo nemmeno più il profilo; all’epoca ne avevo uno diverso, iscritta come gay per filtrare i messaggi. Non saprei nemmeno come recuperarlo.
Però ci penso spesso, a come sarebbe potuto andare. Ed eccovi la mia versione dei fatti, quella che sogno.
Il giorno arrivò. Shooting a mezzanotte. Ero in hotel dalle 20, a prepararmi con cura: doccia lunga, depilazione perfetta, scelta degli outfit. Alle 22 ero già pronta. Il loro spazio era a pochi isolati, così decisi di andare già en femme, ma in versione casual – leggings neri, felpa oversize – per passare inosservata. Mezz’ora prima uscii. Nessuno mi fissò particolarmente, arrivai senza problemi.
Mi aprirono due ragazzi dall’aria rilassata: Robby, bassino, riccioluto, già in tuta come nei video; Jack, un colosso con la faccia da gigante buono. Più che produttori di porno amatoriale sembravano clienti abituali. Parlammo qualche minuto, confermarono di essere persone alla mano, poi mi cambiai per la breve intervista: maglioncino bianco con scollatura profonda, minigonna di camoscio marrone scuro, collant velati, stivaletti col tacco. Sexy ma naturale.
Notai i loro sguardi di approvazione mentre mi sedevo sul divanetto.
Robby, già con la bandana sul volto, si sedette vicinissimo, microfono in mano.
«Allora, cara, come ti chiami e cosa ti ha portato nella nostra alcova del peccato?» chiese con tono giocoso.
«Stefania, piacere» risposi, cercando di fare la vamp, poi scoppiai a ridere. «Scusate… comunque, sono qui per i soldi? No, scherzo. Sono sempre stata un po’ esibizionista e l’idea di essere presa in diretta, con il pubblico che decide cosa farmi, mi fa impazzire.»
Robby annuì soddisfatto. «Mi sembra lo spirito giusto. Che ne dici, Jack?»
«Secondo me farete scintille. Sembra proprio porca» disse Jack da dietro la camera.
«Esatto. A proposito, Stefania… qual è la tua fantasia più sporca?»
Fissai l’obiettivo con sguardo provocante. «Essere portata in un posto isolato da un gruppo di maschi forti e dotati, usata senza pietà come una troia: doppie, triple, bukkake, pissing… tutto quello che vogliono. E poi lasciata lì, consumata.»
«Cazzo, sei davvero malata» commentò Robby, eccitato. «Dovrò dare il massimo per asfaltarti.»
«Amico, questa ti farà sudare» aggiunse Jack.
Mi diede una pacca decisa sul culo e mi accompagnò in camera da letto.
Mi cambiai di nuovo: body rosso fuoco, scollato fino all’ombelico, il mio cazzo stretto nel pizzo decorato, il culo completamente esposto, parrucca bionda che mi accarezzava le spalle, sandali rossi alti da spogliarellista.
«Cazzo, spero mi chiedano di entrare, sei una bomba» disse Jack mentre sistemava luci e computer.
Robby si buttò sul letto accanto a me, mi diede una sonora sculacciata sul culo in bella vista. Indossava solo i pantaloni della tuta e la bandana – un criminale di periferia pronto a violentarmi.
«150 spettatori in attesa. Pronti?» annunciò Jack.
«Partiamo forte o soft?» mi chiese Robby.
«Sono la prima trav qui, meglio sfondare la porta» risposi.
Annuì, lo sguardo che tradiva un sorriso sotto la stoffa.
3… 2… 1… diretta.
Robby mi cinse il collo con il braccio, possessivo. «Daje, ragazzi! Oggi puntata speciale con la mia amica Stefania. Nasconde sorprese interessanti, soprattutto tra le gambe… quindi il suo culo farà gli straordinari.»
Io sorridevo mentre mi strattonava. Era forte, si sentiva.
«Basta chiacchiere, diamoci dentro.» Si tirò fuori il cazzo in un gesto rapido e mi spinse la testa giù. Aprii la bocca appena in tempo: lo presi fino in gola, il riflesso mi fece quasi vomitare, ma respirai col naso e ressi. Iniziò a scoparmi la bocca con forza, sculacciandomi ritmicamente. Dalla mia gola uscivano mugolii strozzati, la saliva colava sul mento.
«Ragazzi, non avrà la fica, ma questa bocca è meglio di tante!» disse, spingendo più a fondo. Lo guardai dal basso, occhi lucidi, per dirgli senza parole: non fermarti.
Si sfilò di colpo, saltò dietro di me, due pacche violente sul culo e poi il lubrificante freddo che colava generoso sul mio buco. La cappella grossa premette, sfregò, poi entrò con un colpo secco. Urlai – dolore puro – ma subito dopo lo guardai con sfida. Lui capì e iniziò a pompare forte, profondo, senza pietà. Le sue palle sbattevano contro le mie, il letto cigolava, il mio corpo si inarcava a ogni affondo.
«Sentite questa troia! La sto sfondando e lei gode come una matta!» esultò, accelerando.
«Richiesta con bonus!» gridò Jack. «Posso entrare anch’io e scoparle la gola?»
Feci cenno di sì. In un attimo me lo ritrovai davanti: Robby si spostò leggermente per inquadrare la doppia, Jack tirò fuori un cazzo enorme quanto quello dell’amico e me lo ficcò in bocca senza preavviso. Iniziò a spingere in sincrono con Robby – uno nel culo, uno in gola. Sentivo i loro cazzi pulsare dentro di me, il sudore che colava, il mio corpo scosso da brividi di dolore e piacere violento. La saliva mi colava sul petto, il trucco sbavato, il respiro corto.
Dopo qualche minuto Jack si sfilò, tornò al computer. «Cazzo, che bocca. Sembra una fica vera. Comunque… richiesta: mettetela cowgirl, voglio vedere bene anche il suo cazzo.»
Robby uscì dal mio culo – sentii il vuoto, il buco pulsante – e mentre si togliava del tutto i pantaloni, io mi sfilai il body con movimenti lenti, sensuali, mettendo tutto in mostra. Il mio cazzo era semi-duro, lucido di pre-eiaculato.
«Stefy, ti adorano. Ti chiamano troia perché ti sei eccitata con quella cavalcata brutale» disse Jack.
Scoppiai a ridere, ma Robby mi fece cenno di risalire. Mi posizionai sopra di lui, i tacchi alti che affondavano appena nel materasso rigido. Mi abbassai piano: il suo cazzo entrò senza resistenza, caldo, pulsante. Mi afferrò i fianchi e iniziò a guidarmi con forza, facendomi rimbalzare. Ogni discesa era un colpo profondo che mi strappava gemiti rochi; il mio cazzo ballonzolava tra le gambe, schizzando gocce trasparenti intorno.
Jack risalì sul letto, mi porse il cazzo. Stavolta lo presi io il controllo: lo succhiai avidamente, lingua che girava intorno alla cappella, mano che lo segava, gola che lo accoglieva fino in fondo. Lui gemette forte verso la camera: «Scusate, ragazzi, questa bocca me la sognerò per mesi.»
Tornò al pc, lesse ad alta voce gli insulti più sporchi del pubblico, facendomi eccitare ancora di più. Non ressi a lungo la posizione: crollai in avanti, ma Robby mi girò subito a cucchiaio, riprendendo a spingere con la stessa violenza. Accennammo un bacio – lingua contro stoffa – e il pubblico impazzì.
«Regà, qua stanno esplodendo!» urlò Jack. «Richiesta tosta… doppia anale.»
«Diamoci dentro» rantolai, voce spezzata.
Robby si sdraiò supino, io risalii su di lui, il suo cazzo che scivolava di nuovo dentro con facilità. Mi aprì le natiche con le mani, esponendomi completamente. Jack si spogliò del tutto, versò altro lubrificante freddo sul mio buco già dilatato e sul suo cazzo. Iniziò a spingere piano. Avevo già provato doppie, ma era passato tempo e loro erano davvero grossi. Ci mise un po’: sentivo la pressione crescente, il bruciore, il mio corpo che si tendeva. Robby da sotto mi accarezzava, mi sussurrava: «Se vuoi fermarti, dimmelo, non è un problema.»
Ma io volevo. Rimasi lì, respirando profondo, fino a quando la cappella di Jack superò la resistenza e scivolò dentro. Urlai forte – dolore lancinante – ma poi le sue mani enormi mi strinsero le tette finte, i capezzoli duri tra le dita, e il piacere esplose. Due cazzi enormi dentro di me, che si sfregavano l’uno contro l’altro. Iniziarono piano, poi sempre più decisi, trovando un ritmo alternato che mi faceva tremare. Sudore, odore di sesso, gemiti animali, il mio cazzo che schizzava senza controllo.
«Non ce la faccio più» ansimò Jack dopo minuti interminabili. Uscì di colpo, il mio culo che si contraeva vuoto per un istante. Lo afferrai per la mano, lo girai, aprii la bocca. Capì al volo: si masturbò furiosamente e mi schizzò in faccia fiotti densi, caldi, che colavano su guance, labbra, mento.
«Quanto hai sborrato, amico!» rise Robby. «Ora a pecora, troia, rivolta alla camera. Fatti vedere bene mentre finisco.»
Obbedii. Il mio culo era distrutto, non sentivo quasi più dolore, solo un calore pulsante. Robby riprese a pompare con violenza, le mani che mi stringevano i fianchi fino a lasciare segni. Il pubblico apprezzava la sborra che colava sul mio viso.
«Ci siamo!» urlò. Uscì, prese la camera dal cavalletto e la puntò su di me. Mi misi in ginocchio, lo presi in bocca, lo succhiai con avidità, lingua che premeva sotto la cappella, mano che lo segava forte. Pochi secondi e venne: un primo getto potente in gola, poi altri più deboli che raccolsi tutti in bocca. Giocai con lo sperma, lo feci colare sulle labbra, lo sputai sul mio cazzo, lo spalmai sul viso – la troia perfetta – mentre i due mi insultavano con affetto.
Fine diretta.
Jack riprese la camera, Robby mi strinse forte al fianco. «Questa travona è stata una bomba. Ne voglio ancora, e voi? Se lei torna, i nostri cazzi saranno pronti.»
Annuii, sorridendo soddisfatta.
Dopo mi feci una doccia lì, mi rivestii con l’outfit casual dell’andata. Mi aspettavano sul divano dell’intervista, mi consegnarono la busta.
«Cazzo, piccola, all’inizio volevo dire di no, meno male che la curiosità ha vinto. Scopate così ne capitano poche» disse Robby, visibilmente provato.
Lo ringraziai, ci salutammo.
Due giorni dopo, sul treno di ritorno, arrivò una mail: link al video e messaggio breve.
«Ciao bella,
Ecco il video per ammirarti, qua sei ancora più troia! Se torni a Roma, avvisaci: altra diretta e magari qualche registrata.
Baci,
Rob & Jack»
Lo guardai sul telefono, incurante degli sguardi intorno. Cazzo, ero davvero una troia da urlo.
Ecco come sogno quell’incontro che non ci fu. Magari un giorno arriverà un’offerta simile, o magari il vero “Robby” leggerà queste righe, ricorderà quel rifiuto e deciderà di riprovarci. In tal caso, la risposta è ancora: sì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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