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Il porno pescatore
26.01.2026 |
3.300 |
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"La scopata in bocca dura poco: si sfila, si tocca appena un paio di volte e mi riempie il viso della sua crema densa e gustosa..."
Dopo un periodo intenso di lavoro e una vacanza più estenuante che rilassante con mia moglie, mi sono presa un paio di settimane di ferie extra tutte per me. Con il misero budget che avevo, riuscii comunque a trovare un’offerta per quasi due settimane su una piccola isola greca poco frequentata dai turisti che, dopo qualche ricerca, scoprii essere perfetta per una come me.Arrivai in hotel dopo un viaggio lunghissimo tra voli e traghetti: una camera semplice ma essenziale, con la spiaggia vicinissima. Mi trasformai subito in Stefania e andai a fare un giro nel centro del paese, scoprendo con sollievo che non ero né l’unica né oggetto di sguardi strani.
Presto presi un ritmo fisso per le giornate: sveglia all’alba per qualche ora di sole in spiaggia, pranzo precoce, pennichella, di nuovo spiaggia, cena e poi festa o ricerca di avventure fino al mattino dopo.
La spiaggia lì vicino era poco frequentata; a parte i weekend, ero spesso l’unica, eccetto un pescatore che rientrava proprio quando io raccoglievo le mie cose per tornare in camera. Era un tipo simpatico, di età indefinibile: volto bello e rugoso, fisico massiccio da chi fa lavoro pesante ogni giorno, qualche tatuaggio ormai completamente sbiadito. Molto amichevole, attaccava sempre bottone, cosa che non mi dispiaceva: reggeva perfettamente il mio gioco ed era pure spiritoso. All’inizio chiedeva di me, mi dava dritte sul posto, ma col passare dei giorni si apriva sempre di più, raccontandosi come uno che si era divertito parecchio, soprattutto durante il boom cosmopolita dell’isola a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. A volte sembrava provarci, accennando che non disdegnava certi maschi effemminati e convinti del ruolo femminile, e che aveva fatto divertire tante turiste proprio lì. Ma non affondava mai il colpo, come se fosse consapevole della sua età. Era un gioco, per rivivere il brivido del cacciatore. Io non gli davo troppa corda e forse questo lo frenava; eppure lo trovavo sia simpatico che attraente per la sua età.
Mancavano pochi giorni al ritorno e una mattina, dopo essere crollata tardi, arrivai in spiaggia in ritardo. Lui rientrò dalla pesca mentre ero ancora in topless a prendere il sole. Lo notai ma non dissi nulla; lui però presto si fece sentire.
«Ah, se avessi trent’anni di meno non avresti scampo!»
Sollevai lo sguardo e lo guardai ridendo.
«Come siamo sicuri oggi,» risposi divertita.
Si sedette accanto a me, rimarcando le sue vecchie conquiste e tirando fuori un aneddoto: negli anni Ottanta aveva persino recitato in un film porno grazie alle sue doti di seduttore.
Mi raccontò di aver conosciuto in un bar del paese un regista che stava girando un film sull’isola e cercava location appartate per scene all’aperto. Con lui c’era una delle attrici. Il nostro eroe si offrì come guida, sfruttò l’occasione per sedurre la ragazza e la invitò a cena; la serata finì a letto. Evidentemente la sua performance e la sua dotazione convinsero l’attrice a proporlo come sostituto di un attore che si era tirato indietro all’ultimo, e così lui finì per fare la scena anche davanti alla telecamera, proprio su quella spiaggia.
Sorrisi, fingendo di non crederci del tutto, e lui mi propose di andare a casa sua a vedere il film. Accettai. Mi diede una mano a raccogliere le mie cose mentre mi rimettevo il reggiseno e il pareo. Abitava a pochi passi dal mio albergo e, lungo il tragitto, scherzai sulla sua tecnica.
«Inviti tutte a casa con la scusa di mostrare il tuo porno?»
«Solo quelle che so che abboccano,» rispose divertito. E sotto sotto aveva ragione.
Entrammo in casa sua, sorprendentemente moderna e raffinata per un pescatore anziano. Accese la tv, infilò un DVD masterizzato e avviò un video chiaramente vintage.
«Divertiti pure, io vado a farmi una doccia altrimenti puzzo di pesce tutto il giorno,» disse, lasciandomi accomodare sul divano.
Il film era esattamente ciò che ci si aspetta da un porno d’epoca: recitazione pessima, trama minima. Una coppia parte per una vacanza di solo sesso, ma si aggrega l’amica di lei appena lasciata dal fidanzato. Lui non è felice della terza incomoda, ma si adegua. Prima scena: i due piccioncini si abbandonano appena l’amica esce a esplorare l’isola. Poi tocca a lei: in una spiaggia affollata chiede a un tipo del posto se c’è una spiaggia più tranquillo. Quel tipo è proprio il mio pescatore. La porta sulla spiaggia isolata – la mia spiaggia – e, dopo qualche battuta trash, tira fuori un cazzone impressionante che lei accoglie molto volentieri.
Guardavo la scena divertita, ma sapendo che lui era a pochi metri da me cominciai a immedesimarmi e a toccarmi, immaginando di essere al posto dell’attrice, sbattuta da quel pescatore grezzo e arrapato. Mi fece sentire di nuovo ragazzina: era così che avevo scoperto la mia natura da adolescente. La scena finisce con lui che le viene sulla figa bella pelosa; io non mi accorsi che lui era tornato, con solo un asciugamano addosso, e mi osservava divertito.
«Allora? Visto che non dicevo stronzate?»
Mi ricompongo un minimo; lui si siede accanto a me. Ammetto di essere stata di poca fede e gli faccio i complimenti per la performance e il fisico dell’epoca. Lui apre l’asciugamano: il cazzone è ancora notevole, e già mezzo duro.
«Eh sì, nonostante gli anni gli piace ancora giocare quando capita.»
Non resisto: lo prendo in mano, poi, incoraggiata da lui, in bocca.
Sembrava davvero preso, facendomi dimenticare quanto fossi sciatta – infradito, bikini, zero trucco, parrucca rovinata da sabbia e salsedine.
Dopo un po’ si alza, si mette in ginocchio davanti a me, mi sfila le mutandine del costume e, dopo avermi aperto bene le gambe, si dedica a una lunga leccata del mio buchetto. Ci sa fare; godo da morire, stritolando i cuscini ogni volta che spinge la lingua dentro.
Poi si alza e mi prende in braccio con una forza che non mi aspettavo. D’istinto lo bacio mentre mi porta in camera da letto, con un sorriso sornione.
In camera mi butta sul letto e mi gira a pecora con la stessa energia. Quell’atteggiamento rude mi eccita, col suo fisico possente.
Prende dal cassetto un tubetto di lubrificante, se lo spalma bene e, senza troppi preamboli, mi entra dentro facendomi urlare di dolore e piacere.
«Grida pure, zoccola, che me lo fai venire duro,» dice. Io sto al gioco: più urlo, più lui spinge, facendo sbattere i suoi coglioni pelosi contro i miei lisci.
Quando è stanco mi gira, blocca i miei polsi sopra la testa con una mano e rientra dentro di me scopandomi da sopra. Con l’altra mano mi slaccia il top, passa a leccarmi i capezzoli mentre mi possiede, poi mi libera le mani e ci abbandoniamo a un lungo bacio appassionato mentre rallenta le spinte.
«Allora, ci so ancora fare?» chiede, già conoscendo la risposta.
«Mah, secondo me altre hanno goduto di più qua dentro,» rispondo, provocandolo apposta.
Prima ride, poi mi prende per un polso, mi fa alzare e mi posiziona in piedi davanti a una cassettiera, mani appoggiate, leggermente piegata. Con i suoi polpacci possenti mi costringe a divaricare le gambe e rientra dentro con forza.
«Ora godi, puttana?» dice, sodomizzandomi con tutta l’energia che ha. Io riesco solo a urlare di piacere; ogni provocazione che avevo in mente svanisce.
Mi gira di nuovo, mi fa sedere sul bordo del letto tenendo sempre le mani bloccate. Il suo cazzo è all’altezza della mia bocca; la apro e lui comincia a scoparmela forte.
«Dovevo iniziare da qui, questa bocca è pure meglio del tuo culo, troia,» biascica, godendo.
La scopata in bocca dura poco: si sfila, si tocca appena un paio di volte e mi riempie il viso della sua crema densa e gustosa.
Esausta, scoppio a ridere, raccogliendo con le dita le gocce e portandomele in bocca.
«Beh, potevi far carriera nel porno, secondo me,» lo complimento, e stavolta lo penso davvero.
«Anche tu, devo dire: non sono tante quelle che ho punito nel culo senza freni e hanno retto il gioco» risponde, aiutandomi ad alzarmi.
Mi faccio una doccia, mi rivesto; lui si cambia. Ci salutiamo con un bacio amichevole e ci diamo appuntamento per la mattina dopo.
Tornando in albergo non facevo che ripensare a quanto mi aveva preso di gusto, nonostante fossi così poco in ordine, e un po’ me ne dispiaceva. Ad accogliermi c’era la proprietaria dell’hotel che, con aria maliziosa, mi fa:
«Anche tu finita nella rete del pescatore, eh?»
Sorrido e annuisco.
«Eh, ne so qualcosa pure io,» ribatte, facendomi l’occhiolino.
Mi butto sul letto continuando a pensare a lui e decido di rimediare.
Sono le otto di sera: busso alla sua porta. Apre, inaspettatamente elegante.
Io sono pronta alla battaglia: tacchi vertiginosi nonostante le strade semi distrutte dell’isola, miniabito che a stento copre le natiche, trucco curato, parrucca bionda di qualità con colpi rosa.
«Ti va di andare a cena?» chiedo, con aria da femme fatale.
«Basta che dopo ci beviamo qualcosa da me,» risponde, prendendomi a braccetto verso il centro del paese.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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