Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trans > Sorpresa in nave
trans

Sorpresa in nave


di Stefy_Mant
11.03.2026    |    3.938    |    11 9.9
"«Occhio che finisce che mi metto in ginocchio e facciamo il vero danno» scherzò facendomi un po’ arrossire..."
Un viaggio di lavoro in Grecia non mi era mai dispiaciuto del tutto: di solito riuscivo a ritagliarmi qualche ora libera nella mia seconda casa lì, per lasciar uscire Stefania e troieggiare in tranquillità, senza attirare troppi sguardi. Stavolta, però, c’era un “ma” enorme. Dovevamo trasportare materiale ingombrante, quindi niente aereo: solo la nave. In inverno un traghetto è un incubo – rollio incessante, odore di nafta, mal di mare garantito. L’unica nota positiva furono le cabine matrimoniali a uso singolo, prenotate a prezzi ridicoli fuori stagione: almeno non avrei dovuto condividere uno sgabuzzino con due o quattro colleghi.
Il viaggio iniziò nel peggiore dei modi. Pioggia battente e vento forte per tutta la Bologna-Ancona. Arrivati al porto, la sorpresa: partenza rinviata di tre ore per mare in burrasca. La nave era già ormeggiata, l’imbarco avvenne in orario, ma anche ferma rollava furiosamente. I miei colleghi impallidirono subito; io, abituato fin da ragazzo a quel tragitto con la famiglia, reggevo piuttosto bene.
Una volta a bordo, tutti si barricarono in cabina: chi a letto, chi con la testa nel water a vomitare l’anima. Io gironzolavo annoiata, cercando di ammazzare il tempo. Dopo un’ora aprirono il self-service – niente ristorante, solo noi e una marea di camionisti – chiesi se qualcuno voleva mangiare, ma ricevetti solo grugniti. La fila era infinita; rinunciai e presi un panino surgelato e tiepido al bar. Tornai in cabina: niente Wi-Fi, niente TV, stavo impazzendo.
Alle 21 finalmente salpammo, ma il mare non dava tregua. Decisi di spendere il resto del budget cena al bar, per stordirmi e crollare fino al mattino.
Presi un Coca-Rum – un goccio di rum e una lattina intera di Coca – e mi accasciai su una poltrona vicino a un oblò. Fuori era nero pesto. Per noia cominciai a guardarmi intorno e, tra i tavoli di camionisti, lo vidi: Vitaly. Quello stallone che anni prima mi aveva punita come meritavo, lasciandomi segni sulla pelle e nella mente per giorni.
Lo fissai senza ritegno. Lui se ne accorse, lasciò i colleghi e venne dritto da me. Un saluto rude, virile, e si sedette davanti.
«Beh ecco una nota positiva in sto viaggio di merda» disse con un gran sorriso mentre sorseggiava la sua birra.
«In effetti, mi ci voleva... poi dopo tutto questo tempo che non ci vedevamo» ribattei.
«Ci manca solo una camera...»
«Che io ho, tutta per me.»
I suoi occhi si illuminarono ancora di più.
«Ci vorrebbe un poker di buone notizie con te che mi dici che hai anche un bel cambio.»
Sorseggiai il mio drink trattenendo la risposta, ma lui proseguì: «Ma onestamente eri così femmina dentro che solo nuda andresti comunque bene, ci ho pensato parecchio dopo averti vista da ragazzo di sfuggita al nostro addio.»
Sorrisi, senza dirgli che qualcosa ce l’avevo, e finii il drink in un sorso.
«Cabina 709, fatti un’altra birra e raggiungimi.» Mi alzai e andai via, già sculettando appena, con Stefania che fremeva di uscire.
In cabina mi spogliai in fretta, gettando i vestiti a caso nell’armadio. Dal trolley presi tutto e lo indossai velocemente: completino reggiseno, perizoma e reggicalze, calze a rete nere con strass, tacchi a spillo e parrucca bionda lunga. Mi truccai in pochi minuti e, mentre davo gli ultimi colpi di rossetto, sentii bussare.
Aprii senza preoccuparmi. Era Vitaly, con un sorriso enorme e due bottiglie di birra in mano. Entrò, posò le birre sul tavolino, mi afferrò il culo con le mani enormi e mi sollevò da terra. Lo baciai gettandogli le braccia al collo e stringendo le gambe intorno alla sua vita. Sotto la sua prorompente virilità, la mia mascolinità svanì del tutto.
Baciandomi, mi portò a letto e mi posò delicatamente, mettendosi sopra senza mai staccare le labbra. Passammo minuti interi così, lui che mi accarezzava le tempie e i capelli, io che gli massaggiavo la nuca rasata e il collo possente. Mi sentivo la fidanzata del porto di casa, ritrovata dopo mesi di viaggio.
Era piacevole, diverso, ma l’ormone stava salendo.
«Passeremo tutta la notte a fare i fidanzatini?» scherzai con malizia.
Lui rise, si alzò e iniziò a spogliarsi. Io mi sdraiai sul letto ad ammirarlo come un’adolescente. Via la maglietta: pettorali scolpiti, pancia da birra, braccia possenti, tatuaggi da galeotto. Via pantaloni e boxer in un colpo solo: cosce grosse e un cazzone lungo, nodoso, con una cappella grossa a fungo in testa.
Si avvicinò. Eccitata, mi misi in posizione per adorarlo con labbra e bocca, succhiandolo con avidità febbrile, la lingua che tracciava ogni vena gonfia e pulsante, il calore della pelle tesa che mi bruciava la bocca, il sapore salato e muschiato che mi inondava i sensi mentre ingoiavo sempre più a fondo, la gola che si contraeva intorno alla cappella larga, la saliva che colava copiosa e il suo cazzo che pulsava ritmico, indurendosi fino a diventare ferro rovente tra le mie labbra tremanti.
«Meglio di come ricordavo» commentò accarezzandomi la testa mentre mi concentravo sul suo piacere.
Dopo svariati minuti sotto le mie cure, si sfilò, mi sollevò dolcemente e mi baciò con passione, prima di sdraiarmi e bagnare il mio buchetto con il gel sul comodino. Entrò dolcemente ma deciso, la cappella che forzava l’anello stretto con un bruciore delizioso, dilatandomi piano mentre spingeva dentro centimetro dopo centimetro, il calore spesso che mi invadeva fino a riempirmi completamente, una pienezza travolgente che mi faceva contrarre istintivamente intorno a lui, il suo peso che mi schiacciava sul materasso mentre i nostri corpi sudati si fondevano.
La prima scopata fu dolce: movimenti lenti e profondi che mi facevano sentire ogni sfregamento interno, il suo petto peloso che strofinava contro i miei capezzoli duri sotto il reggiseno, le mani che stringevano i fianchi con possessività gentile, il sudore che ci imperlava la pelle e colava tra noi, i tacchi che affondavano nella sua carne mentre le spinte ritmate mi portavano a un orgasmo lento e devastante, ondate di calore che mi attraversavano il ventre fino a sentirlo gonfiarsi e pulsare dentro, venire caldo e abbondante in fiotti densi e liquidi che mi inondavano l’interno con un calore vischioso e possessivo, facendomi tremare e contrarre per minuti interi in estasi assoluta.
La seconda fu più hard: mi girò a pecora con forza, afferrandomi i fianchi lasciando impronte rosse, entrando di nuovo con una spinta brutale che mi strappò un gemito roco, il suo cazzo che sfregava violentemente contro le pareti sensibili e gonfie, posizioni che lo facevano arrivare sempre più in fondo fino a toccare punti che mi facevano vedere stelle, schiaffi secchi e brucianti sul culo che lasciavano segni rossi e pulsanti, graffi profondi sulle cosce e sulla schiena mentre pompava con ritmo selvaggio, il suono bagnato dei corpi che sbattevano e il mio buchetto che si contraeva spasmodico intorno a lui fino a una sborrata potente in faccia, fiotti caldi, densi e viscosi che mi colpivano con violenza guance, labbra, mento, colando lenti e appiccicosi mentre io li raccoglievo con la lingua avida, assaporando il gusto forte, salato e animalesco che mi mandava in estasi totale.
Poi pausa: sfruttammo la vasca della cabina per rilassarci insieme. Ero un po’ a disagio – nuda, trucco sfatto, priva di parrucca per non bagnarla – ma lui non se ne curò.
«Anche così sei la mia figa» disse abbracciandomi. «Poi le donne pelate mi hanno sempre fatto un po’ sesso.»
Ridemmo. Io puntualizzai che mi vedevo poco donna senza parrucca; lui mi baciò e si sollevò mostrando il cazzo già quasi duro. D’istinto lo presi in bocca di nuovo, facendolo indurire del tutto con movimenti lenti e bagnati.
«Visto? Se non eri donna non lo prendevi così, senza pensarci due volte.»
Sorrisi, apprezzando come vedesse la mia natura a prescindere da tutto.
Uscì dalla vasca, si asciugò e andò verso la zona notte.
«Sistemati se ti senti più a tuo agio e torna lì che non abbiamo finito.»
Qualche minuto dopo ero di nuovo truccata, con parrucca e intimo. Aprii la porta del bagno e la sua manona mi prese per il collo, trascinandomi fuori.
Iniziò il momento più hard della notte: mi bendò con una federa, legò i polsi stretti con l’altra, il buio totale che amplificava ogni respiro, ogni tocco, poi mi prese di forza, entrando senza preavviso nel buchetto ancora aperto, gonfio e ipersensibile, spinte potenti e profonde che mi facevano sobbalzare sul materasso con violenza, il suo peso che mi schiacciava completamente, le mani legate che mi rendevano impotente mentre lui variava ritmo e angolazione con crudeltà deliziosa, sfregando contro punti che mi facevano contrarre spasmodicamente, orgasmi multipli e violenti che mi travolgevano in ondate devastanti, il corpo che si inarcava e tremava incontrollabilmente fino a lasciarmi svuotata, esausta, persa in un piacere crudo e assoluto.
Mi liberò. Rimasi a letto estasiata, con una risatina isterica e le gambe che ancora tremavano. Lui si mise al mio fianco e mi abbracciò.
«Una sorpresina, ma tanto sapevo che apprezzavi le cose un po’ estreme.»
Gli saltai addosso, pronta a farmi prendere di nuovo, ma lui mi frenò: gli serviva un’altra pausa.
Rimanemmo lì a baciarci, io con le natiche rosse dagli schiaffi e il trucco colato dalle lacrime di piacere.
«Dai sistemati che ci concediamo un altro round!» mi incitò.
Ubbidii. Lo trovai seduto a bordo letto, con la sua instancabile nerchia dura e pronta. Gattonai verso di lui e iniziai un lungo, bagnato pompino, partendo dalla lingua lenta sulle palle pesanti e tese, leccando ogni piega calda e sudata, succhiando piano prima una poi l’altra con avidità, salendo lungo l’asta venosa e pulsante fino alla cappella gonfia, prendendola tutta in bocca con movimenti rotatori profondi e ritmici, la saliva che colava abbondante lungo l’asta mentre lui riprendeva tutto. Verso la fine mi tolse la parrucca. Mi lasciai andare, salii sopra di lui lasciando che il suo cazzo tornasse dentro di me con una discesa lenta e completa, il peso del mio corpo che lo infilava fino in fondo con un bruciore delizioso, poi cavalcai con movimenti ondulatori e frenetici, sentendo ogni sfregamento interno che mi mandava scariche di piacere, cambiando a reverse per far rimbalzare il culo sudato mentre lui afferrava i fianchi con forza brutale; passammo a missionario profondo con le gambe spalancate, poi di lato con una gamba alzata al massimo, poi di nuovo a pecora contro la parete con il viso schiacciato sul cuscino, sudati, i corpi che scivolavano viscidi, il ritmo sempre più selvaggio e animalesco per quasi un’ora fino al limite assoluto. Mi invitò a tornare in vasca. Ci andai sapendo di essere filmata: nuda, pelata, sculettante. Mi misi in attesa, bocca aperta, lingua fuori. Un paio di succhiate lente e profonde al funghetto pulsante e mi esplose in faccia con una quantità incredibile, fiotti potenti, densi e caldi che mi colpivano con violenza viso, bocca, collo, colando lenti, appiccicosi e abbondanti mentre io li accoglievo con la lingua avida, il sapore forte che mi invadeva completamente.
«Visto che era meglio senza parrucca» scherzò con la sua sborra che mi colava da tutta la testa.
Non potei che annuire, ridendo come una matta dall’estasi.
«Sai che qui ho anche altro vero? E tu lo vuoi vero?» disse indicando il cazzo, memore di come era finita l’ultima volta con i suoi colleghi.
Annuii vogliosa. Lui si posizionò sopra di me, il cazzo ancora semi-duro tra le mie mani tremanti. Il primo getto mi colpì il viso come una carezza bollente, salata, intima: un calore liquido abbondante e potente che si diffuse lento sulla pelle ipersensibile e arrossata, scivolando giù per le guance gonfie, il collo sudato, il petto nudo con una sensualità proibita e travolgente che mi fece gemere forte e profondo, il corpo percorso da brividi violenti di piacere umiliante mentre l’odore forte, muschiato, virile e animalesco mi invadeva completamente i sensi come una nebbia densa. Ogni fiotto successivo era più potente e copioso, mi bagnava la nuca liscia scaldando fronte e alle tempie, colava sugli occhi chiusi in estasi totale, riempiva la bocca aperta che accoglievo avidamente con la lingua fuori, deglutendo piano e ripetutamente per assaporare quel sapore acre, caldo, proibito che mi marchiava dall’interno e mi faceva contrarre il buchetto ancora gonfio e sensibile in spasmi di eccitazione. Il liquido scorreva sul corpo come una seconda pelle sensuale, viscosa e calda, scendendo sui seni con rivoli lenti che gocciolavano sui capezzoli duri e ipersensibili, sulle cosce aperte e tremanti, impregnandomi completamente in un sigillo di possesso assoluto e degradante che mi lasciava tremante, sporca, bagnata, desiderata, totalmente sua fino all’ultima goccia.
Una volta finito si scrollò il cazzo su di me; io, con fare insaziabile, lo ripresi in bocca, assaporando dopo la sborra anche il suo piscio, il mix caldo, salato e viscoso che mi mandava in estasi assoluta mentre lui filmava tutto.
«Va che troia vogliosa che sei, va che puttana!» commentò esaltato.
Mi feci una doccia vera, mi diedi una sistemata e tornai da lui, esausto sotto le coperte. Per sua gioia lasciai la parrucca per terra e mi infilai tra le sue braccia, pelle contro pelle.
Altri baci, altre coccole.
«Occhio che finisce che mi metto in ginocchio e facciamo il vero danno» scherzò facendomi un po’ arrossire.
«Guarda che sei te che rischi di trovarmi a tradimento nella cabina del tuo mezzo» ribattei con lo stesso piglio.
«Ah, se a ogni sosta potessi riposare nella cuccetta con te a farmi rilassare sarei l’autista più felice del mondo.»
«E non dimenticare i pompini mentre guidi» scherzai, e poi tornammo a baciarci fino a crollare.
La luce del sole cominciò a fare capolino. Ci alzammo trovando finalmente il mare calmo e un clima sereno. Si rivestì e, dopo un lungo bacio, ci salutammo. Non ci incrociammo più nelle poche ore rimanenti a bordo, nemmeno dopo l’ordine di liberare le cabine, ma ero comunque felice per quella notte di fuoco, il nostro secondo incontro casuale.
Due sere dopo ero a letto in hotel, sfinita da due giorni massacranti di lavoro, quando squillò il telefono. Un messaggio di Vitaly: il video della nostra ultima scopata. Lo guardai toccandomi, vedendo quanto mi aveva fatto sentire donna. Anche senza parrucca non c’era minimamente traccia di Stefano: solo Stefania, molto eccitata, molto desiderosa di quello stallone dell’Est e forse anche un pelo innamorata.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Sorpresa in nave:

Altri Racconti Erotici in trans:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni