Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trans > Ginevra e Aurora, l’ermafrodita – Cap. 1
trans

Ginevra e Aurora, l’ermafrodita – Cap. 1


di Aquarius
16.03.2026    |    1.334    |    5 9.8
"Tu e tua sorella siete certo creature fuori dall’ordinario, ma non uno scherzo della natura..."
INTRODUZIONE: questo racconto di fantasia ha come co-protagonista un’ermafrodita. L’argomento è trattato ai soli fini narrativi e senza entrare nel merito delle reali valenze medico-scientifiche.
E’ inserito nella sezione “trans” per analogia di tipologia.
In questa storia ritorna il personaggio di Ginevra, già protagonista della serie a lei dedicata, con racconti generi trio, orge, incesto.
In questo primo episodio viene introdotta la vicenda e le relazioni tra i personaggi, che poi si sviluppano nei successivi capitoli.
* * * * *

Nell’azienda in cui Ginevra era da poco divenuta dirigente di settore, fu indetto un concorso per neo-laureati. I partecipanti erano parecchi, ma già dallo scritto ne furono falcidiati in gran parte e così ne rimasero pochi per la prova orale di fronte alla commissione, presieduta da Ginevra.
Pur se quasi tutti risposero abbastanza bene alle domande e parevano candidati validi, la presidente non era del tutto soddisfatta, dato che nessuno le aveva fatto scattare la scintilla come candidato/a ideale.

Finché, buon ultima tra i convocati, entrò una bella ragazza: alta, snella, capelli biondi a mezza spalla con frangetta, occhi azzurri e viso sorridente pur con un’ombra di malinconia, ma vestita per l’occasione in modo formale con un tailleur giacca-pantalone.
Nella presentazione disse, con voce suadente ma leggermente roca, che si chiamava Aurora, aveva compiuto da poco 24 anni e viveva con la sorella, ed era laureata in giurisprudenza con il massimo dei voti. Rispose in modo brillante alle domande sulle materie d’esame e alla simulazione di un ipotetico cliente “difficile” a cui la dirigente la sottopose.

Alla fine Ginevra ne rimase colpita: era davvero una ragazza preparata, spigliata nella conversazione, di aspetto solare e, non ultimo, di bella presenza. E così, al termine della prova, pensò: “Ecco, è lei la persona giusta!”, e la congedò con tono cordiale e sorridente.
Quindi Ginevra espresse il suo parere, che aveva un peso determinante, agli altri membri della commissione, i quali concordarono con lei e valutarono tutti positivamente la prova della ragazza.
Così alla fine Aurora risultò prima nella graduatoria del concorso e alcuni giorni dopo fu chiamata in azienda per l’assunzione.

Il primo colloquio fu nell’ufficio di Ginevra. La neo-assunta era un po’ intimorita di fronte al ruolo ed alla targa con i titoli del suo superiore “Dott.sa Ing. Ginevra Pallavicini Sforza”, e sapeva della sua fama di dirigente “tutta d’un pezzo”, capace ed esperta e altrettanto esigente.
Ginevra, dopo i saluti, cercò di tranquillizzarla e metterla a suo agio, dicendo:
“Accomodati Aurora, sono molto contenta di averti con noi... nel concorso sei stata la migliore e sono sicura che lavoreremo bene insieme.”
“Ehm... grazie dottoressa, anch’io sono contenta di poter lavorare qui e la ringrazio di questa opportunità.” rispose con timidezza la ragazza, rimanendo sulle sue.

“Dammi pure del tu e chiamami Ginevra, come fanno tutti... qui è un ambiente informale, tra colleghi e anche verso i superiori... vedrai che ti troverai bene. Per la fase di apprendimento affiancherai Mauro, un collega esperto che ti spiegherà i programmi e le procedure ma poi lavorerai sempre più a stretto contatto con me. Adesso devo farti firmare alcuni documenti per il contratto di lavoro.”
“Va bene dot... ehm, Ginevra... grazie per la disponibilità.”

Nel porgerle i fogli da firmare, Ginevra si era chinata in avanti e Aurora notò che dal vestito piuttosto scollato della dirigente si intravedevano i capezzoli in rilievo e le rotondità dei seni, di dimensione contenuta ma di perfetta forma a goccia e liberi di muoversi, procurando un leggero fremito alla ragazza.
Ginevra si accorse che la neo-assunta si era soffermata con lo sguardo sul suo décolleté che per lei era la normalità, non usando il reggiseno, e fu contenta di quella sua attenzione.
Così, a sua volta, osservò la ragazza con sguardo attento per ammirare la sua graziosa femminilità che l’aveva colpita fin dal primo momento al concorso e per immaginare come fosse sotto l’abito serioso da ufficio.

Quindi, si avvicinò a lei sorridendo, la prese per mano per farla alzare dalla sedia, dicendo:
“Vieni, andiamo nel tuo nuovo ufficio!”
Attraversarono il reparto fino alla stanza dove Mauro accolse la ragazza, porgendole il benvenuto. Ginevra fece le presentazioni:
“Ecco, lui è Mauro.. il tuo nuovo collega e tutor... ti spiegherà tutto quello che è necessario per poi procedere in autonomia, ma per qualunque cosa vieni pure da me.”
“Piacere Aurora, io sono Mauro... sono contento che lavoreremo insieme... vedrai che ti troverai bene.”

Quindi, rivolta all’uomo: “Mauro, mi raccomando, procedi come abbiamo stabilito con il programma di formazione.”
Poi mentre Aurora era distratta, Ginevra sussurrò all’uomo:
“E non ti fare venire strane idee!... Lei è così giovane e sotto la mia tutela!”
Mauro annuì, sorridendo sotto i baffi, da vecchio marpione. Infatti, oltre che essere un valido collaboratore di Ginevra, lui ne era diventato il suo amante abituale [come narrato nell’episodio-pilota “La nuova capoufficio” e nei successivi racconti della serie di Ginevra, N.d.A.] e già immaginava quali pensieri lei avesse in prospettiva sulla ragazza.

Rientrando a casa a fine giornata, Aurora incontrò la sorella gemella Alba che l’attendeva trepidante; l’abbracciò e le chiese “Allora? Come è andato il primo giorno di lavoro?”
“Oh, molto bene. Ero un po’ emozionata ma la dirigente che si chiama Ginevra e il collega d’ufficio sono stati molto gentili e disponibili verso di me... E poi Ginevra è una donna affascinante... pensa, non aveva neanche il reggiseno!” rispose Aurora, stringendo la sorella nell’abbraccio.
“Dì, non è che sei già attratta da lei?” chiese incuriosita Alba.
“Ma no... cosa dici, sciocchina... lo sai che noi due non possiamo avere un approccio normale con altre persone.” replicò Aurora con un velo di tristezza.
“Eh già, la nostra diversità ci rende così particolari... Vorrei rimanere qui con te a farci le coccole da brave sorelline, ma adesso devo uscire che ho il corso serale in facoltà per la specializzazione in endocrinologia... farò da caso reale per lo studio della nostra natura... tornerò tardi, non mi aspettare sveglia.”
E su queste parole le due sorelle, che sapevano bene cosa significassero, si baciarono teneramente prima di salutarsi.

Poi, dopo aver fatto la doccia, Aurora si soffermò con lo sguardo sull’ombra della propria silhouette che la luce del bagno proiettava sul muro, rivelando il suo profilo anatomico così particolare già in uno stato di semi-eccitazione.
Quindi, si distese nuda sul letto e con la mente che vagava chiedendosi, senza risposta, se mai un giorno avesse potuto avere una vita di relazione come tutti gli altri.
Nel contempo, con la mano cominciò ad “accarezzare la sua solitudine”, perché “ognuno ha il suo corpo a cui sa cosa chiedere”, pensando davvero “a quanta fantasia ci vuole per sentirsi in due”, finché “forte sempre più forte” raggiunse il suo piacere così peculiare [versi della canzone “America” di Gianna Nannini (1979), inno all’autoerotismo sempre attuale, Nota dell’Autore].

Nei giorni e nelle settimane successive, andò avanti la fase di apprendimento, in cui Aurora bruciò le tappe e ben presto imparò tutte le fasi principali del suo lavoro e le procedure aziendali del settore, interfacciandosi anche con gli altri dipendenti. Ma se i colleghi maschi erano sempre disponibili benevolmente verso di lei, alcune delle colleghe femmine si mostrarono invidiose e gelose della sua bravura e della sua bellezza.

Di questo Aurora un po’ ne risentii e rimase chiusa in sé stessa; dava poca confidenza alle altre, non parlava mai della sua vita privata e anche quando Mauro, con il quale aveva comunque un buon rapporto, cercava di aprire un dialogo con lei anche su argomenti non lavorativi, lei rimaneva abbottonata restando sul vago nel rispondere a normali domande, come cosa facesse nel tempo libero, se fosse fidanzata, ecc.
Inoltre Aurora aveva un fisico d’effetto ma lo nascondeva sotto abiti troppo castigati, pur essendo oramai quasi all’inizio dell’estate mentre altre colleghe, compresa la stessa Ginevra, vestivano molto più disinvolte.
Così, Mauro da esperto conoscitore di donne e dalla lunga carriera di scopatore e puttaniere, cominciò a pensare che la sua giovane collega, da cui era inevitabilmente attratto, nascondesse qualcosa. Forse non si trovava bene in azienda o chissà aveva blocchi psicologici? Oppure era lesbica e non si confidava con gli uomini o all’opposto aveva fatto voto di castità?

Ma Aurora, che era un’attenta osservatrice, aveva notato che tra il suo collega Mauro e la sua dirigente Ginevra ci fossero dei movimenti anomali: sguardi d’intesa particolari anche durante i briefing lavorativi, conversazioni personali a bassa voce, e poi spesso entrambi uscivano quasi contemporaneamente per la pausa pranzo e rientravano ugualmente a breve distanza (quando in effetti andavano nel loro posto segreto per una sveltina, come narrato del racconto “La nuova capoufficio”, N.d.A.), con lui che tornava al posto di lavoro un po’ euforico e accaldato, come dopo un’attività fisica di un certo tipo.

Così un giorno, mentre Mauro le chiedeva di lei, Aurora si fece coraggio e ribaltò la domanda: “Scusa Mauro, vorrei chiederti una cosa io: ma tu e Ginevra avete una relazione?”
Lui non se lo aspettava, anche perché finora dagli altri colleghi non erano emersi sospetti ed era sempre stato attento a non destarli. Così, dopo un attimo di riflessione, le sorrise da esperto viveur e rispose evasivamente:
“Una bella domandina, ma essendo sul lavoro, da gentiluomo non confermo e non smentisco. Però posso dire che quando conoscerai meglio Ginevra e le sue tante attitudini non ti stupirai di nulla e anzi l’ammirerai ancor di più!”
L’ingresso in ufficio di un cliente interruppe la conversazione, ma Aurora rimase perplessa e a sua volta si chiese come fosse in realtà Ginevra come donna intrigante, sotto l’aspetto apparentemente altero di dirigente seria e determinata.

Qualche giorno dopo, mentre Mauro era nell’ufficio di Ginevra per delle pratiche di lavoro, lei gli chiese: “E con Aurora come procede?”
Mauro le espose il suo pensiero: “Oh, Aurora sul lavoro è bravissima: in breve tempo ha imparato tutto quelle che serve ed è già autonoma e velocissima nel gestire le pratiche... anzi, alle volte è lei che mi dà dei suggerimenti o mi ricorda delle cose... è veramente un ottimo elemento e una risorsa preziosa per l’azienda... Solo che è ancora un po’ chiusa in sé stessa... c’è qualcosa in lei che non dice.”

Ginevra disse: “Bene, sono molto contenta che sul lavoro vada per il meglio... anche i compiti che io le ho assegnato li ha svolti alla perfezione... ma anch’io ho notato che Aurora non dà molto confidenza, ed è un peccato che una ragazza così giovane e bella non si trovi a suo agio con le altre persone... proverò a parlarci per conoscerla più a fondo.”
“Bene, Ginevra. Sono sicuro che come sai fare tu, tra donne vi intenderete.” fece Mauro con tono sornione e aggiunse:
“Un’altra cosa: lei, che è molto intelligente e attenta, ha capito che io e te abbiamo, per così dire, un rapporto speciale!... Io sono rimasto sul vago, ma prima o poi per lei sarà evidente!”
Ginevra guardò il suo amante e sussurrò:
“Beh, di questo non mi preoccupo, io con Aurora non voglio nascondermi... anzi, può essere un argomento di conversazione con lei per passare ad aspetti più personali e magari può tornare utile negli sviluppi extra-lavorativi che ho in mente!”

Così il giorno successivo, Ginevra chiamò la ragazza nel suo ufficio, verso la fine dell’orario lavorativo. Lei entrò sempre con un po’ di timore reverenziale verso il suo superiore.
“Prego Aurora accomodati. Prima di tutto vorrei farti i complimenti per come in poco tempo sei già arrivata a regime nelle tue mansioni, svolte in modo preciso, attento e veloce. Brava!”
A quelle parole, la giovane si rasserenò e rispose:
“Oh, molte grazie Ginevra, mi fa molto piacere che sei contenta di me... Ma è grazie a te come guida e punto di riferimento e a Mauro come collega esperto che sono riuscita a imparare bene le cose.”
“Bene, cara... sei già una valida collaboratrice e con le tue qualità farai una brillante carriera in azienda. Il lavoro è importante ma vorrei solo che ti rilassarsi un po’ e partecipassi di più nei momenti conviviali con gli altri colleghi e colleghe... Non essere troppo seriosa, hai un viso così solare quando sorridi. Sei così giovane e bella che puoi anzi devi divertirti come i tuoi coetanei... e se te lo dico io che sono seria e decisa sul lavoro ma so gustare i piaceri della vita, devi crederci!”

Nel rivolgersi a lei in questo modo, Ginevra, che indossava una gonna corta e un toppino scollato, si alzò dalla sua poltrona e si sedette sulla scrivania di fronte ad Aurora.
La ragazza non si aspettava un discorso del genere da Ginevra; cercò di comprendere il suo messaggio e rispose:
“Ehm, grazie di queste parole Ginevra, ne farò tesoro... ma vedi, io tendo a rimanere riservata verso chi conosco poco.”
“Allora conosciamoci meglio!... Vorrei invitarti a cena a casa mia domani sera, che è sabato, così noi parliamo un po’, tra donne e non solo come colleghe!... Che ne dici?”

Nel dire questo, Ginevra allargò le gambe per accavallarle lentamente all’altezza degli occhi di Aurora, la quale non poté non notare che la sua capoufficio era senza mutandine e le metteva in bella mostra la sua vulva depilata con le labbra carnose e lucide in evidenza!
La ragazza sgranò gli occhi ed ebbe come una scossa, era presa alla sprovvista e rimase qualche attimo in silenzio; non sapeva cosa pensare: una sua semplice abitudine o un atteggiamento esplicito verso di lei?

Ginevra si accorse che l’ostentazione della sua intimità aveva colto nel segno e, con un sorriso invitante, ripeté la domanda porgendole la mano: “Allora, per domani va bene per te?”
Aurora si scosse, pensò che da neoassunta non poteva certo rifiutare un invito amichevole della sua dirigente, che peraltro era una donna così carismatica; quindi rispose:
“Oh sì, grazie per l’invito... verrò con piacere da te!” e si alzò per stringerle la mano.
“Benissimo, sono contenta, ti scrivo l’indirizzo... vedrai, sarà una serata piacevole in libertà! A presto, cara!”

Oltre che ricambiare la stretta di mano, Ginevra abbracciò strettamente la ragazza e le diede anche un bacio prolungato sulla guancia, prima di congedarla.
Quella stretta tra le braccia di Ginevra, sentendo il calore del suo corpo e inebriata dal suo profumo, procurarono un sussulto alla ragazza. Ginevra per un attimo ne sentì il corpo fremere e come qualcosa di consistente premere su di lei all’altezza dell’inguine.
Ne rimase un po’ sorpresa e pensò tra sé e sé: “Aurora non sarà mica una trans? Non che mi dispiacerebbe, ma spiegherebbe il suo atteggiamento schivo e la voce un po’ roca. Ma i suoi documenti sono normali come sesso femminile, mah! Comunque lo scoprirò presto!”

Rientrando a casa, Aurora incrociò la sorella che stava uscendo per il corso serale e le raccontò quanto successo:
“Sai Alba, Ginevra mi ha fatto i complimenti per il mio lavoro e mi ha invitata a cena da lei domani sera. Mi ha anche abbracciata e lì mi sono emozionata e anche un po’ eccitata!”
“Ah, sono contenta che la tua capoufficio ti cura e ti vuole bene... forse ha dell’interesse per te anche extra-lavorativo... Fai attenzione, potrebbe scoprire il tuo segreto!”
“Sì, ci ho pensato... e anche se fosse? Sento che con lei, che è una persona molto intelligente e comprensiva, potrei finalmente aprirmi e relazionarmi liberamente... E poi come donna mi intriga molto... pensa, oggi si è messa sulla scrivania di fronte a me e non aveva neanche le mutandine!”
ammise Aurora.
“Ah, però!... è proprio un invito evidente a volerti conoscere a fondo, molto a fondo!” concluse Alba, prima di uscire, salutando la sorella.

Il pomeriggio del giorno dopo, Aurora si preparò per far visita a Ginevra. Per una volta abbandonò gli abiti seriosi da ufficio e indossò un tubino estivo corto, che valorizzava le sue forme facendo intravedere il bordo superiore del seno e la schiena nuda.
Durante il tragitto in auto era un po’ pensierosa, meditando sulle possibili implicazioni che comportasse un’ occasione del genere, certo importante per le sue prospettive di lavoro ma anche a livello personale.

Arrivò all’indirizzo indicato, una bella villetta con vista mare e quando Ginevra le aprì restò senza fiato: la sua capoufficio indossava solo un toppino aperto a metà sul davanti fino alla cintura che lasciavano vedere chiaramente il profilo del seno e, ovviamente, i capezzoli e l’areola prominenti dal tessuto; inoltre una gonna piuttosto corta con un lungo spacco laterale che risaliva sul fianco, e sandali estivi che lasciavano in bella mostra i piedini curati.

Dopo un attimo di silenzio, Ginevra, che ovviamente aveva capito la sorpresa della sua ospite, cercò di scuoterla dicendo:
“Buonasera Aurora... benvenuta, entra pure!” dandogli addirittura un bacio inatteso sulla guancia. Aurora cercò di riprendersi da quella inaspettata visione e disse:
“Grazie Ginevra... permesso... ecco, questo è un piccolo pensiero per te.” porgendole il mazzo di fiori che aveva portato, poi aggiunse:
“Se posso dirlo... sei proprio uno splendore!... Quel... ehm... vestitino ti dona molto e risalta la tua abbronzatura!”

“Grazie, cara. Cerco di rimanere in forma... facendo attività sportiva e anche molto sesso!” rispose sibillina la padrona di casa, che fece accomodare la sua ospite in salotto.
“Che bella casa, complimenti!” fece la ragazza guardandosi intorno nell’ambiente lussuosamente arredato, poi vedendo il grande scudo con un emblema sopra il caminetto, chiese:
“E quello cos’è?”

“La casa e l’arredo sono opera di mio marito che è architetto. E quello è lo stemma nobiliare della mia famiglia... Sai, io sono marchesa, e rappresenta tre bisanti, che sono palle, con una spada che fuoriesce da un calice dorato.
Devi sapere che la spada e il calice in araldica sono simboli sessuali, l’uno maschile l’altro femminile, e la frase in latino ‘Ad officium et voluptatem’ è il motto di famiglia che significa ‘Per il dovere e per il piacere’.

E nelle famiglie nobili a livello di sesso sin dal medioevo accadeva di tutto: perversioni di ogni tipo, sado-masochismo, torture, orge, incesti... Chissà forse qualcosa è rimasto in famiglia anche al giorno d’oggi!” rispose Ginevra con un sorriso ammiccante.
“Ah ecco, interessante.” fece Aurora, confusa da quella spiegazione e chiedendosi il perché di quei continui riferimenti al sesso e di quell’abbigliamento così provocante che peraltro era motivo di attrazione.

Si sedettero sul divano l’una accanto all’altro per sorseggiare l’aperitivo che Ginevra aveva preparato. Iniziando la conversazione, la ragazza chiese: “Ma tuo marito non c’è?”
“Eh no, il suo lavoro da architetto lo porta per lunghi periodi all’estero... adesso è a Parigi a seguire i lavori di restauro della cattedrale di Notre-Dame, di cui è incaricato [come narrato negli episodi della serie di Ginevra, N.d.A.].
E anche i miei figli, un maschio e una femmina, non ci sono dato che studiano all’università fuori sede. Così io spesso resto da sola, e per consolarmi mi fa piacere avere compagnia, come adesso con te per parlare tra colleghe e conoscerci meglio come donne.”
spiegò Ginevra avvicinandosi sempre di più a lei, tenendo le gambe semiaperte e la gonna tirata su, lasciando così chiaramente intravedere che sotto non aveva nulla.

Aurora aveva capito l’atteggiamento sempre più provocante del suo superiore e non ne era affatto insensibile, anzi stava sentendo una certa stimolazione ma cercava di non darlo a vedere.
“E tu? Dimmi qualcosa di te... sei fidanzata? Una giovane e bella ragazza come te avrà schiere di pretendenti.” chiese Ginevra.
“Ehm... no, non sono fidanzata.” rispose evasivamente Aurora.
“Oh, che peccato! Com’è possibile che una donna così attraente non abbia nessuno al suo fianco?... Ma non hai trovato la persona giusta o è una tua scelta di rimanere libera?” la incalzò Ginevra, cingendola con un braccio, quasi a consolarla.

Quell’abbraccio le parve un segnale di vicinanza e Aurora sentì che forse con Ginevra poteva confidarsi e rivelare il suo segreto. Così, si fece coraggio e disse a bassa voce:
“Ecco... io... ehm... non sono una donna come tutte le altre!”
“Cosa vuoi dire?... Non capisco.” chiese Ginevra, effettivamente sorpresa da quella frase.
“Vedi... io delle caratteristiche fisiche... per così dire particolari!” aggiunse la ragazza tenendo gli occhi bassi.

“Cioè? Forse sei una trans?... Guarda che se anche fosse così non mi scandalizzo... ne ho conosciute di trans, io le apprezzo molto e ne abbiamo avuto una anche in azienda, e per me non ci sono problemi, anzi.” cercò di tranquillizzarla la sua interlocutrice.
“No, molto più di una trans... sai, io sono... ehm... un’ermafrodita!” le sussurrò Aurora, come se finalmente si liberasse di un peso.

“Cosa?!... Non capisco, puoi spiegarti meglio?” esclamò Ginevra incredula.
Aurora si fece forza e con un filo di voce aggiunse:
“Ecco, il termine ermafrodita, che si può usare sia al maschile che al femminile, deriva da Ermafrodito, personaggio della mitologia greca figlio di Ermes e Afrodite che, essendosi fuso con una ninfa, risultava possedere i tratti fisici di entrambi i sessi.
Del resto anche al Louvre c’è una celebre scultura dell’età classica di un ermafrodito dormiente.
E nella scienza moderna una persona ermafrodita presenta contemporaneamente gli organi sessuali maschili e femminili, alle volte con uno dei due organi più sviluppato dell’altro, altre volte entrambi ben definiti, come nel caso mio... e di mia sorella gemella!”
spiegò singhiozzando la ragazza, mentre stringeva la mano a Ginevra.

“Oh, incredibile!... Un’ermafrodita! E anche tua sorella?!... Ti ringrazio di questa confidenza che rimarrà riservata... Io sono molto comprensiva e farò tutto il possibile per aiutarti.” rispose Ginevra rimasta meravigliata e incuriosita, che poi aggiunse:
“Quindi, se posso chiederlo, vuol dire che tu e tua sorella avete sia la vagina che il pene?”
“Sì, proprio così... e sono entrambi funzionanti, anche troppo!” le confermò Aurora.
“Proprio da non credere... e come riuscite a vivere questa situazione?” chiese ancora Ginevra.

Aurora fece un sospiro, era emozionata ma in fondo contenta che poteva parlare liberamente e iniziò il suo racconto di vita:
“Ginevra, sento che con te mi posso confidare e non tenere più tutto dentro questo peso che ho sempre avuto. Mio padre era uno scienziato originario di un paese dell’est e lavorava in un laboratorio di ricerca nucleare. Forse a causa delle radiazioni, che infatti ne causarono la prematura scomparsa, i suoi geni furono alterati, e così quando mia madre restò incinta i cromosomi in qualche modo si mischiarono e anziché un maschio e una femmina nascemmo io e mia sorella che possedevamo i caratteri di entrambi i sessi, situazione rarissima nella letteratura scientifica per dei gemelli.

Per chi nasce così, più spesso con la crescita avviene che tendono a prevalere i caratteri preponderanti di un sesso rispetto all’altro anche a livello delle gonadi, oppure vengono effettuati interventi per dare un carattere definitivo e univoco all’aspetto apparente più maschile o femminile.
Ma quando fu il momento di decidere, mia madre non se l’è sentita di farci operare lasciandoci libere di scegliere il nostro percorso. E così sotto questo aspetto femminile, abbiamo sia l’organo maschile che quello femminile, compresi testicoli interni e l’utero.
[Nota dell’Autore: come scritto nell’Introduzione, la presente spiegazione è a soli fini narrativi, a prescindere dalle reali valenze medico-scientifiche]

Ma io e mia sorella in una cosa ci differenziamo: lei produce prevalentemente ovuli e io sperma da testicoli interni, ma entrambe siamo fertili, per questo prendiamo la pillola; lei è più attratta dagli uomini e io dalle donne.
Tutto questo ci ha condizionato la vita, sentendoci così diverse e discriminate da tutti gli altri maschi e femmine della nostra età, che ci escludevano e ghettizzavano considerandoci scherzi della natura, o caricature viventi come nei video irreali futanari giapponesi.
E crescendo non abbiamo mai potuto avviare una qualche forma di relazione: gli uomini erano spaventati dal nostro organo maschile, le donne dalla nostra femminilità deviata.

Così io e mia sorella siamo sempre rimaste da sole, dandoci sostegno l’un l’altra, anche per quanto riguarda il sesso. Non trovando altre persone che ci accettino per come siamo, quando abbiamo certi stimoli, che sono più intensi e frequenti del normale a causa della nostra natura ibrida, possiamo soddisfarli solo facendo l’amore tra noi, io e lei!
Oh Ginevra, scusa se ti ho detto tutto questo di cui mi vergogno, ma così mi sono liberata di un peso perché sento che sei l’unica persona con cui posso parlarne e spero che non mi condannerai e potrai comprendere.”

Dopo questo lungo e sofferto coming out, Aurora scoppiò a piangere e abbracciò ancor più strettamente Ginevra che cercò di consolarla.
“Su cara, calmati... io ti comprendo e ti sostengo... tu e tua sorella siete certo creature fuori dall’ordinario, ma non uno scherzo della natura... piuttosto il vostro è un unicum, una specie di dono della Provvidenza che vi ha elevato sopra le mediocrità generale... e potrete godere dei piaceri della vita con le persone giuste sia come maschi che come femmine.”
Aurora ancora con le lacrime agli occhi espresse la propria gratitudine alla sua confidente:
“Grazie Ginevra, sei così comprensiva... le tue parole mi rincuorano... trovarne di persone come te, vivremmo in un mondo migliore.”

A quel punto, Ginevra aggiunse:
“Anch’io ti vorrei confidare una cosa: hai detto che fai l’amore con tua sorella, ma non c’è nulla da nascondere o di cui vergognarsi... sai, il sesso in famiglia è molto più diffuso di quanto non si creda, conosco persone che lo praticano abitualmente... e ti ho detto poco fa che nella storia della mia famiglia sin dal medioevo ci sono stati episodi di incesto e anch’io ho esperienze del genere...
Vedi cara, io e mio marito siamo entrambi bisessuali e facciamo liberamente sesso con i nostri figli, un maschio e una femmina [come raccontato nei capitoli 6 e 7 della serie di Ginevra “Confessioni di una madre”, N.d.A.]. i quali ora lo fanno altrettanto liberamente tra loro e io sono felice che si vogliano così bene!... Non ci si deve vergognare dell’amore verso i propri cari, in qualunque forma lo si esprima, anche attraverso il sesso!”

Al che, Aurora guardò stupita colei che non era più solo il suo superiore, ma era diventata un’amica con cui confidarsi:
“Oh Ginevra, ora sono io a rimanere incredula... Quindi, anche tu fai sesso in famiglia!... Sono contenta di essermi confidata con te e parlare di queste cose... Vorrei baciarti, posso?”
“Ma certo cara, con piacere!... Lo voglio anch’io!” rispose con entusiasmo Ginevra.

Così la donna esperta e la ragazza ermafrodita insicura, che già erano abbracciate, si avvicinarono ancor più, ognuna andando a cercare le labbra dell’altra, finché scoccò il bacio, lungo, sentito, affettuoso, a cui ne seguì una serie di altri sempre più profondi in cui anche le lingue si intrecciarono, mentre le mani di ognuna andavano ad accarezzare il corpo dell’altra.

L’atmosfera si era scaldata, il desiderio stava salendo e per Aurora questa situazione aveva un significato inusuale; infatti sussurrò:
“Mmm, come baci bene Ginevra... sai mi è capitato pochissime volte di baciare qualcuno o qualcuna che non fosse mia sorella... ma con te ho provato un’emozione particolare.”
“Anch’io sento un impulso inedito verso una persona speciale come te!” rispose Ginevra, che baciò nuovamente la ragazza e aggiunse:
“Vorrei chiederti una cosa: hai detto che hai sia l’organo maschile che femminile... me li faresti vedere?”

“Mi aspettavo che prima o poi me lo avresti chiesto... non vorrei spaventarti come è successo con alcuni, e poi... ehm... nel stare qui con te e vederti così attraente mi sono un po’ eccitata!”
“Dai, ti prego... così mi rendo conto meglio della tua natura così unica, che mi attrae assai!”
Aurora fece un sospiro e sollevò la gonna del tubino che indossava, abbassò gli slip umidi che celavano la sua essenza così peculiare, mostrandola a Ginevra: sotto, al posto dello scroto una vulva femminile apparentemente normale, con labbra in rilievo e già umida, ma sopra al posto del clitoride si ergeva un membro di dimensioni consistenti, già semieretto e scappellato!

Ginevra rimase stupita: “Oh... incredibile, davvero una natura unica... ma così attraente!... Vorrei tanto dedicarmi a te per farti provare piacere, sia come maschio che come femmina... Posso?”
Aurora si stava sempre più eccitando e quelle parole le fecero cadere i freni inibitori: e così le rispose dolcemente:
“Mi chiedi se puoi?... Oh, ma certo Ginevra!... Non vedo l’ora di fare l’amore con una donna come te!”


Il seguito nel prossimo episodio, che sarà pubblicato a breve.


1 – CONTINUA


Il racconto è di fantasia; ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.


P.S. Sono graditi commenti, osservazioni e suggerimenti, anche tramite messaggio privato sul profilo. Grazie per l’attenzione.


Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Ginevra e Aurora, l’ermafrodita – Cap. 1:

Altri Racconti Erotici in trans:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni