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Troia Total


di AntonellaTrav6
11.02.2024    |    6.449    |    15 9.9
"Dopo tre o quattro colpi bene assestati e la bocca piena di cazzo mi sentii svenire, stavo eiaculando..."
La mia vita universitaria procedeva a rilento per colpa di questi incontri che mi procurava Franco e mi riempivano le giornate. Dovevo laurearmi e la famiglia faceva pressione, per cui fui costretta a darci un taglio e recuperare il tempo perduto in fretta. Dopo mesi e mesi di castità riuscii a mettermi in pari. Un anno dopo, senza aver mai toccato cazzo, accade il punto di caduta. La colpa da attribuire a Claudio, un mio collega di corso, coetaneo. Eravamo in un negozio di gioielli nei giorni che precedono San Valentino e lui doveva acquistare un regalo per la sua fidanzata. Senza accorgermene mi ero messo china sul bancone della cassa, poggiato sui gomiti, la schiena inarcata e il culo inevitabilmente all'aria. Non era la prima volta che mi sorprendevo in queste posizioni, ma non destavano in me molta preoccupazione. Ad un certo punto sentii una forte pressione contro di me da dietro e allo stesso tempo sentii una punta più dura che premeva tra le mie natiche. Il mio amico in maniera molto disinvolta e intelligentemente equivoca me lo stava poggiando sul culo. La sensazione fu sconvolgente, sembrava che il mio buco si stesse bagnando, lubrificando per permettere al cazzo di entrare. Ero a pecorina e sentivo che avrei potuto godere se fossi stato impalato come una troia. L’immaginazione non ebbe seguito reale subito. Al di là di questo, per me fu la scintilla e cominciai sempre più a sviluppare fantasie nella maniera in cui la mia indole mi dettava. Ero estasiata dall'immaginare il cazzo che mi riempiva, dall'immaginare che il mio orifizio era allo stremo della sua dilatazione. Mesi dopo l'episodio del gioielliere, ero in sala studio e a un certo punto della mattinata andai in bagno. Avevo preso l'abitudine di mettere intimo e calze da troia sotto i jeans. Avevo appena tirato su la culotte quando Claudio entrò nel bagno senza accertarsi che fosse libero. La visione che gli si presentò fu quella del mio culo addobbato da cagna, infatti nel rivestirmi avevo dato le spalle alla porta. Fu un attimo, lui richiuse la porta in un istante. Ero in preda alla disperazione, mi vergognavo, avevo paura delle conseguenze. Il mio timore era di passare per il travestito della facoltà. Rimasi in bagno per molti minuti. Tornata in sala studio trovai un biglietto sul mio libro di fisiologia –  hai un culo da favola, ti ho vista nel bagno che indossavi intimo da troia… mi intrighi fino al punto da farti una proposta. Abito in un appartamento che dà su piazza Santo Stefano, insieme ad altri tre compagni, tutti desiderosi di conoscerti. Una con un culo e con non può non sognare di essere sfondata giorno e notte. Riflettici... passa una sera... ti lascio indirizzo e numero di cellulare... -
Immaginate voi le mie sensazioni. La troia aveva fatto centro. Ero eccitata e desiderosa di dire si. Il solo pensiero che quel maschio mi desidera mi faceva inumidire il culo e sbavare dalla voglia. Poi sarebbero stati quattro. Mamma mia quattro cazzi tutti per me in un appartamento, dopo tanto tempo...mai avrei osato immaginare tanto. Al pensiero di cosa avrei potuto fare in quelle stanze la vista mi si offuscò. Al di là del sesso, c’era l’aspetto di tornare a vestirmi, truccarmi, camminare in mezzo a persone vere in tacchi a spillo.
C’era un indirizzo e un appuntamento e un: – non mancare puttana - L’appuntamento era per la sera seguente, sabato sera. Trascorsi le ore facendo acquisti. Rossetto, phard, smalto, una parrucca bionda. Per il resto possedevo già tutto. Uscii di casa e cinque minuti prima delle 9 suonavo al portone dei quattro.
Il bello fu che non ci fu nessuna sorpresa. Erano davvero quattro ragazzi in un appartamento. Claudio era il più grande e fu lui a mettermi a mio agio. I toni e le parole erano dure : – vuoi cambiarti puttana?- -come dobbiamo chiamarti, troia?- -ti basta troia?- feci cenno loro di si. Tremavo dal piacere, dalla situazione, ero una cagna in calore che non riusciva manco a parlare. Andai in bagno e mi vestii in modo eccitante. Quando mi videro rimasero di stucco letteralmente. Cominciammo col parlare del più e del meno. Come in un comune gioco di ruolo dove ognuno faceva la propria parte alla perfezione.
Ad un certo punto mi presero e mi portarono in una stanza dove per terra c’era un grande materasso, mi ordinarono di inginocchiarmi senza svestirmi. Loro intanto si erano posizionati attorno a me in piedi, mi trovavo circondata e la mia bocca era a misura di quattro cazzi.
- sbottonaci i pantaloni e ti raccomando, troia, fai in modo che che la tua bocca no rimanga mai senza cazzo -
Cosi feci, quando li tirai fuori uno ad uno erano profumati e già in parte rigonfi. Due sembrarono mastodontici e con una cappella che io avevo solo immaginato. Gli altri due erano normali, ma no li disdegnai nemmeno per un momento.
- come sei brava, allora sei esperta, sei un puttanone di quelli che ti succhiano pure l’anima - era sempre Claudio a parlare.
Davo il meglio di me, due in bocca e due che me li tiravo con le mani, ero estasiata da quello che mi capitava e che mi sarebbe capitato. Non mi fermavo mai, i cazzi diventavano sempre più grossi ed io emettevo quei gemiti strozzati perché la bocca era piena di cazzo. Continuammo per molto. Mi ordinarono di alzarmi e di togliermi la gonna e la camicetta, poi quando lo videro mi dissero di levarmi il perizoma. Rimasi in corpetto che era un tutt'uno col reggicalze, tacchi a spillo, e faccia da troia con la bocca insaporita da alcuni segnali di eiaculazione.
Uno si sdraiò per terra col cazzo all'aria e mi disse di salirgli a cavalcioni sopra.
In altre parole ero inginocchiata sul suo cazzo e tutti e due formavamo due linee perpendicolari. Lo guardavo in faccia mentre si apprestava ad affondare il suo fendente. Gli altri erano un po’ in disparte, quasi come avessero ricevuto l’ordine di stare lontano fino a che non mi avrebbe inculata pensando che sarebbe stato lungo e problematico.
Il mio culo però fece poca resistenza, era come lubrificato, e la sensazione di quel mio primo cazzo in culo fu paradisiaca. Mi sentivo piena come un dolce alla crema, andavo su e giù in un ansimare chiaro e forte.
- ragazzi datevi da fare, questa è più aperta di puttana cinquantenne -disse il maschio inculatore.
Uno mi si mise davanti in piedi (l’altro col cazzo enorme, uno era già nel mio culo) e disse: – fai un bel pompino altrimenti ti sbatto fino a domattina-. Non avete idea che forza ha il ricatto nella mia condizione di troia e schiava.
Altri due me li ritrovai in mano, a menarli con le mani. E’ la condizione più bella che avessi mai provato. Anche a loro piaceva infatti iniziarono un turpiloquio senza precedenti.
- prendile la testa- uno suggeriva all'altro - falle entrare pure le palle - e ancora – vacca meriteresti già una doccia di sborra - Continuammo così finchè ognuno non avesse ricoperto tutte e quattro i ruoli di quella stupenda posizione.
Passammo i cucina.
- ti piace alla pecorina, eh?-
Ero come drogata, in completa balia di quei quattro.
Oramai mi trascinavano per le braccia, mi afferravano i capelli, mi strattonavano come un oggetto.
Uno di loro mi premette forte sulla schiena tanto da farmi cedere sul tavolo. Ero alla pecorina. Quando sentii penetrarmi dietro era la sensazione delle sensazioni. Era la posizione mia naturale, lo prendevo tutto, sembrava che pure i coglioni stessero entrando. Poi quel cazzo in bocca che mi arrivò di schianto fu l’apoteosi, gli altri due guardavano il mio profilo di puttana sottomessa. I tacchi a spillo mi slanciavano in modo perfetto, il reggicalze era la ciliegina sulla torta.
Dopo tre o quattro colpi bene assestati e la bocca piena di cazzo mi sentii svenire, stavo eiaculando.
-guardate la puttana ha sborrato, è ora -
E’ ora? Ora per cosa? Non feci in tempo a pensarlo che mi ritrovai seduta sulla sedia e quei quattro che si sparavano una sega a 10 cm dalla mia faccia.
- ti va così? Eh, ti va?-
Non risposi, aprii la bocca e cacciai fuori la lingua... come raffiche, uno dietro l'altro, presero, con una mira precisa, a centrare la mia lingua. Buttai giù ettolitri ed ettolitri di pura essenza maschile...
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