Lui & Lei
C'è un ragazzo e mi guarda
stimolantecp
10.08.2025 |
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"Solo che poi, anche per lui, fare l’amore fu solo scopare, scopare, scopare, lingua e bocca andarono in soffitta..."
C’è un ragazzo che vive nella stessa palazzina in cui abitava anche mia suocera Carmela.Anzi la mia ex suocera, visto che mio marito ed io siamo ormai divorziati.
David, a dire il vero, non si può definire un “ragazzo”, stamattina ho ragionato un po’ riguardo alla sua età e dovrei considerarlo più giustamente un uomo, dato che ha compiuto 44 anni il mese scorso, esattamente lo stesso giorno in cui anche mio figlio Nicola ne ha festeggiati 41.
Solo che per me, loro sono ancora ragazzi, li ho visti crescere e li vedo ancora un po’ immaturi, ambedue. Nati sotto il potente segno zodiacale del Leone, nella mia testa non sono che cuccioli.
Nicola ormai vive quasi sempre a Berlino, è andato in Germania appena laureato, si è sempre arrangiato nell’organizzarsi la vita ma il fatto che sia ancora single alla sua età e che non abbia mai avuto relazioni durature, per me, che sono piuttosto “all’antica”, è un segnale di fragilità, so benissimo che sbaglio, ma…
Di conseguenza, penso la stessa cosa di David, o forse, nel suo caso, ho quasi la certezza che non sia ancora “diventato grande”; alto, sicuramente no, i geni ereditati da entrambi i suoi genitori non lo hanno aiutato.
Abbiamo scherzato su questa sua caratteristica fisica, consolandoci a vicenda in più occasioni visto che anch’io non sono una stangona.
“Adele, per voi donne è diverso, tu sei piccola e fai tenerezza, io invece faccio pena…” mi disse qualche anno fa e potei solo fargli una carezza, allora me lo potevo permettere, era davvero un giovane uomo.
Ieri però l’ho sorpreso mentre mi guardava in un modo che mi ha turbato.
Stavo preparando l’ennesimo sacco da portare in cantina in attesa di decidere cosa fare del contenuto: un'altra decisione, tutta sulle mie spalle, i “miei uomini”, ossia mio marito Aldo, ex marito, e mio figlio se ne stanno lavando le mani.
“Adele, pensaci tu, per favore, la mamma ormai di tutte quelle cose non se ne fa più nulla, nemmeno sa di averle, credo, ed in casa di riposo son certo che non le occorrano. Se vuoi tenere qualcosa che ti piace, serviti pure, magari un ricordo della mamma ti farebbe piacere, malgrado tutto per lei sei stata una figlia.”.
Carmela, mia suocera, non vive più qui da un mese, ormai, ho dovuto (sempre a me è toccato decidere) ricoverarla in una struttura che le offrisse maggior attenzione e dignità ed ora l’appartamento deve essere svuotato prima di metterlo in vendita.
“Cosa pensate di farne?” mi ha chiesto David, comparso improvvisamente al mio fianco mentre guardavo desolata i locali ormai inanimati, stando sulla porta d’ingresso spalancata.
“Non sappiamo, anzi devo dire che non so, che fare. Aldo e Nicola…beh, li conosci, non mi sono molto utili nel prendere decisioni..”.
Guardai David provando un sorriso ed ottenendo invece una smorfia patetica; mi resi conto che stava sorridendo anche lui ma notai i suoi occhi fissi nella scollatura della mia camicetta che, presa dal lavoro di sgombero, non avevo notato si fosse sbottonata rendendo il mio seno ben visibile. Sinceramente provai imbarazzo ma sentii un brivido di soddisfazione salirmi dal basso ventre.
Io sono sempre stata prosperosa, più tendente al tondeggiante che ad una figura snella.
Ho il sospetto che anche questo abbia portato mio marito ad andarsene definitivamente con l’ultima delle sue conquiste, la cui età e peso diminuivano, da sempre, con l’aumentare dei suoi anni: la sua nuova moglie (che impressione dirlo) credo non superi i trent’anni ed i quaranta chili, tanti auguri di felicità, ad ambedue!
La sera, a casa, ripensai a David, provando un senso di colpa.
Che cavolo mi stava succedendo?
Lui mi è sempre stato caro perché è educato e spontaneo, veniva a trovare i suoi nonni che vivevano sullo stesso pianerottolo dei miei suoceri: gli uomini, originari del Sud, erano ambedue militari, impiegati nella stessa caserma, le due famiglie erano quasi un tutt’uno.
“Adele, datti una calmata” pensai quella sera e scacciai ogni retropensiero su lui e me stessa.
“Non hai considerato di venire a vivere qui, Adele?”
David ha questo vizio di comparire improvvisamente mentre sono assorta nei miei ragionamenti e nel riempimento dell’ennesimo sacco di spazzatura.
“A me piace questo quartiere, è tranquillo, malgrado quello che si potrebbe ricavare dagli articoli sul giornale. Poi, la vista sull’Adige, è così bella, di fronte non potranno mai costruire, non c’è posto per un altro palazzo, speriamo solo che non pensino di tagliare anche gli alberi qui sotto”.
Lo guardo mentre mi parla, si tiene il mento con le dita della mano destra, pensieroso, valuta per mio conto le possibilità dell’appartamento: ha un bel viso, la barba curata che va di moda e mi piace, oggi indossa un paio di pantaloncini che gli nascondono ben poco, l’occhio mi cade sul suo torace appena coperto da una peluria ben distribuita.
Mi riconcentro sulla sua domanda e gli rispondo, ma con una certa difficoltà: “Tu dici? Una volta questo era un quartiere elegante, ora i palazzi sono un po’ vecchi, è già tanto che questo abbia l’ascensore…”
“Pensaci, davvero” ribatte “ a me farebbe piacere vedere ancora un viso familiare. Io lavoro perlopiù in smart, ormai, potremmo farci compagnia, mi prepareresti un caffè ogni tanto!”
Lo guardo sorridere con un aria fintamente innocente e sono consapevole che nella sua mente si è già fatto un bel film: l’amica matura, servizievole e bisognosa di affetto, da sfruttare all’occasione.
Mi sorprendo perché invece di esserne offesa, scopro di sentirmi lusingata, continuo a pensare a quegli occhi curiosi che ho notato essere interessati al mio seno anche oggi pomeriggio.
Stasera mi sono messa a letto con due cuscini a sostenermi e ho terminato un romanzo scacciapensieri, niente di che.
Si è fatta mezzanotte, ho tolto gli occhiali da presbite e li ho appoggiati sul comodino prima di spegnere l’abat jour.
Ma il sonno non arriva, penso a lui e alla sua proposta di vivere i nostri prossimi giorni porta a porta, vederlo spesso, far parte della sua vita.
Ripenso a quello sguardo diretto alle mie tette e al brivido provato nel vederlo spiarmi.
A dire il vero non so nulla della sua vita sentimentale, solo un vago ricordo di un accenno ad una morosa dei tempi del liceo. Forse è un tipo tranquillo, visto che non l’ho mai sentito parlare di ragazze. “Magari mi assomiglia”, rifletto sdraiata nel buio.
Io non sono una donna passionale, almeno così mi hanno sempre detto Aldo, mio marito, ex marito, ed il paio di colleghi con cui sono stata a letto.
“Tu fai l’amore, Adele, non fai sesso” mi precisò, ben dieci anni fa, l’ultimo amante, infastidito dalle mie coccole e dal fatto che non ero incline a succhiarglielo ancora una volta.
Osvaldo, avevo scoperto, era ossessionato dal suo uccello, me ne decantava la bellezza mentre mi scopava, in un mantra che variava poco: “Sentilo, è duro, so che ti piace. Guardalo, succhialo, non è un bel cazzo?”
“E basta” avrei voluto dirgli “ho capito, hai il pene più splendido al mondo, ma usi solo quello”.
Almeno Aldo, il mio ex marito (ecco) all’inizio, quando ancora, giovanissima, visto che non gli avevo concesso le mie grazie, mi sfiniva con lunghe leccate, donandomi orgasmi che non ho dimenticato.
D’altra parte mi insegnò come dargli piacere usando anch’io la bocca, anche se la sua voglia era talmente forte che il semplice vedermi abbassata nei dintorni della cerniera dei suoi jeans gli procurava orgasmi veloci ed accompagnati da versi di soddisfazione che non ho mai più riudito.
Solo che poi, anche per lui, fare l’amore fu solo scopare, scopare, scopare, lingua e bocca andarono in soffitta.
Ora penso a David, a come potrebbe essere fare sesso con lui, con un uomo di un’altra generazione quasi, cresciuto in tempi diversi da quelli della giovinezza mia e di Aldo.
Come fanno l’amore i ragazzi d’oggi? Tutti quei filmati che trovano in rete li aiutano a prendersi cura del piacere di noi donne oppure, al contrario, li rendono ancor più egoisti?
Rivedo il desiderio del suo sguardo, mi illudo che se rimanessimo ancora soli forse avrei il coraggio di provocarlo, prenderei magari la sua mano e me la infilerei nella scollatura, lo lascerei accarezzarmi il seno.
Gli piacerebbe toccarmi il culo con l’altra mano avvicinando così il mio corpo al suo, potrei avvertire una certa rigidità sotto i jeans?
Mentre immagino la scena di un ipotetico incontro, sdraiata nel mio letto mi tocco, mi trovo bagnata sotto le mutandine, come non mi accadeva da tempo.
Inizio a sfiorare il clitoride con un movimento leggero e rotatorio, mi conosco e so che l’immaginazione continuerà a galoppare. Se mi lascerò andare al sogno di essere baciata, leccata e posseduta da David, le dita che mi stanno stuzzicando e quelle che piano entreranno tra le mie labbra cercando i punti più sensibili saranno efficaci come un cazzo per procurarmi il primo orgasmo, ed il secondo e quanti cercherò finché non mi sentirò pronta per dormire.
Passano i giorni ed i sacchi della spazzatura si accumulano in garage ma ancora non ho deciso.
Traslocare o no? Lasciare il mio appartamentino in periferia e propormi come vicina premurosa per David?
Seppur poco convinta dell’utilità di farlo, ho telefonato ai “miei uomini”.
“Ma certo, mamma, che bella idea! Mi farebbe piacere tornare a trovarti e poter essere già in centro in pratica per portarti a teatro e a cena? Per me , è ok!”
“Fai come vuoi, Adele, ti lascio carta bianca. Per me non c’è problema, lo sai! ”
Dopo il divorzio ho scoperto un Aldo ragionevole e conciliante, quasi affettuoso, a volte mi chiedo se gli manco. E se va tutto bene con “Barbie”.
Ora vivo lungo il fiume e mi piace.
Sono stati mesi impegnativi: svuotare l’appartamento dei vecchi mobili e tutte le cianfrusaglie, conciliare i vari artigiani che lo hanno ristrutturato; rimanere tranquilla durante le visite di David, soprattutto.
Quel ragazzo mi fa impazzire: si sta prendendo delle confidenze che non ammetto.
Ora non compare solamente ogni volta che mi sente girare la chiave nella toppa, quando rientro con la spesa o da qualche visita ad amiche, ma mi suona il campanello con mille scuse: “Ho finito il caffè, fammi una tisana perché ho litigato col capo, non mi funziona la wifi, mi serve il tuo cellulare come hot spot, perché io ho esaurito i giga…ecc.”.
Ed arriva in mutande, sempre, ormai conosco tutti i suoi slip, mi è chiaro che tute, magliette e pantaloni non fanno per lui. Mi chiedo se non senta freddo a stare a torso nudo sul pianerottolo, in attesa di entrare in casa mia.
Anche a me piacerebbe stare più “comoda”, ma ho scoperto che ormai attendo con ansia le sue visite e mi tengo molto curata: via le vecchie vestaglie sostituite da kimoni colorati, accantonate le tute grigie, ormai le pantofole di panno sono un ricordo, sono state sostituite da ciabattine col tacco. Che fatica!
Devo ammettere che mi diverto, credo che indossare quegli straccetti orientali, cortissimi, di raso colorato già alle sei del pomeriggio non sia del tutto innocente e casuale.
La mia carta di credito non è mai stata così attiva: i negozietti che vendono biancheria intima ormai li conosco tutti.
Lui, David, guarda, pensando di non essere visto, l’attaccatura del seno o un accenno di coscia, sento quasi il peso del suo sguardo sul culo mentre preparo la moka.
E io del resto, appena posso, sbircio i suoi slip, trovandoli, spesso, più tesi del lecito ma ammiro anche il suo culo così provocante mentre torna verso la porta d’ingresso.
Non so chi dei due farà il primo passo, non vorrei essere io, ma ormai sono al limite.
Oggi pomeriggio sono stata al cineforum e appena sono arrivata sul pianerottolo ho capito che qualcosa non andava: David era lì ad aspettarmi con indosso il cappotto.
“Adele, dove sei stata, ti cerco da ore! Ma tu il cellulare, guardarlo, mai, vero?”
Gli chiarisco da dove vengo, che ho dovuto abbassare la suoneria essendo al cinema e gli chiedo quale sia il problema.
“La mia caldaia è in blocco, sono al freddo da stamattina ed il tecnico sarà disponibile solo lunedì. Ed io ho una montagna di lavoro da fare nel fine settimana” mi spiega affannato e rilancia: “Posso trasferirmi a casa tua? Giuro non ti darò fastidio, non dirmi di andare dai miei, loro non hanno nemmeno il wifi!”
Sono perplessa, ma lui mi fa troppa pena, combatto con la mia solita timidezza, poi annuisco, lui mi salta al collo e mi bacia, nella foga le nostre labbra si sfiorano per un istante, sento la passera contrarsi.
Rieccomi a letto, sfinita, dopo che abbiamo organizzato in casa un angolo per David e le sue cose.
Penso al mio soggiorno, al divano spostato, al tavolo aggiunto per creare una postazione di lavoro, ma soprattutto ripenso a lui ed al suo corpo, ancora esposto: “Dimmi che posso stare nudo, Adele, io vivo così in casa mia, d’estate e d’inverno!”
Non so cosa pensi di me, forse mi vede come una figura assessuata, più o meno come un’amica fidata ed intoccabile che non gli suscita alcunché ma soprattutto che non prova alcuna attrazione verso di lui.
Invece io mi sto di nuovo toccando, pensando al suo corpo, alle sue cosce allenate dagli esercizi che lui esegue al mattino sulla panca che ha trovato posto (doveva!) nel ripostiglio di casa mia..
Immagino che lui sia qui di fronte a me e stia scorrendo lentamente le mani su quel membro che ho cercato di non guardare ma che ho visto per un attimo eretto mentre David era concentrato sullo schermo del cellulare.
Cosa non darei per sapere quale immagine lo stesse eccitando, per capire di che natura sono fatti i suoi sogni.
Le mie dita tracciano cerchi leggeri tra le mie gambe, cercano lente l’origine del mio piacere; mentre vengo una prima volta riapro gli occhi e lo vedo nella penombra, sta masturbandosi con gli occhi sgranati.
Gli dedico il mio secondo orgasmo, forse il più potente della mia vita, ma non lo invito ad avvicinarsi.
Pian piano invece di abbandonarmi al sogno, riprendo il ruolo che mi sono imposta e gli dico con il poco fiato che mi rimane: “No, David, non sono pronta, scusami…”
Lo sento gemere, non voglio guardarlo.
Se non lo guardo, lui non è mai stato qui, non mi ha mai vista lasciarmi andare, fare quello che alla mia età non si fa più: desiderare che un uomo ti coccoli ma anche ti scopi, che ti desideri perché gli piace il tuo seno abbondante, che ti faccia comprare abiti nuovi.
Che ti faccia sorridere.
Dedicato alle mie amiche, loro sanno perché.
Ah, dimenticavo.. nessuna applicazione di Intelligenza Artificiale è stata disturbata per scrivere questo racconto!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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