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Lui & Lei

Ma chi l'avrebbe detto....


di Eulalia
15.09.2025    |    5.006    |    23 9.8
"” E rimango lì inebetito con il profumo della sua figa sulle dita e la certezza che in ufficio sarò impeccabile..."
Sguardo severo, capelli raccolti, caratteraccio, vestiti larghi che solo la scollatura lasciava intendere che ci fossero anche delle tette di una certa dimensione. La cosa peggiore era la lingua biforcuta che alberga in quella bocca, lei era in grado di farti a pezzi con gentilezza senza nemmeno che te ne accorgessi. A volte ti guardava come una mamma amorevole, se le serviva qualcosa, ma in fondo agli occhi c’era sempre una scintilla che non si sapeva come valutare e quindi era meglio lasciarla perdere.
Addirittura, il direttore, che la usava come portavoce nei momenti peggiore, ne aveva un po’ soggezione. Certo non era aggressiva come persona, ma se le facevi una domanda, ti rispondeva senza mezzi termini.
Il suo punto debole: l’informatica e la tecnica. Questo mi rendeva prezioso ai suoi occhi e godevo di una sorta di immunità diplomatica. Addirittura, al rinfresco che aveva fatto qui in ufficio per i suoi 58, mi aveva nominato personalmente come imprescindibile e irrinunciabile presenza in ufficio. Non che fosse stupida, semplicemente non le interessava, e poi diciamoci la verità che per avere l’età che aveva se la cavava anche bene.

Adesso era cambiato tutto, lei non lo sa ancora, ma è in mio potere.
Ieri non le si accendeva il pc, un problema del cavo d’alimentazione. Lei diffidente, appena il sistema è ripartito, ha voluto entrare nel suo profilo per verificare che non ci fossero altri problemi da farmi risolvere. Ed è questo è il momento in cui è cambiato tutto.
La schermata si è aperta su un testo che diceva: „il cazzo affondava nel culo” lei ha chiuso talmente in fretta che non sono riuscito a leggere altro.
Il primo pensiero è stato che le piacessero i racconti porno, ma la verità è molto peggio di ciò.
Nella speranza che non avesse cambiato password, appena andata in pausa pranzo mi sono fiondato al suo pc. Ho trovato una cartella piena di racconti hard, almeno una quarantina, che mi sono scaricato su una chiavetta, felice di avere materiale per le seghe delle prossime settimane.
Tornato alla mia postazione, mi sono giustamente chiesto da dove li prendesse, magari ce n’erano di più da leggere.
E scopro che è lei l’autrice di quei racconti. Un culo strepitoso nelle foto di profilo di questo sito di incontri, ma la tradisce un piccolo tatuaggio che si intravvede sul polso.
Troia, è una grandissima troia che col miele delle sue parole attira gli uomini con cui scopa.

Oggi è il secondo giorno che la studio e sembra proprio lei.
Mi faccio un bel profilo anch’io, foto del cazzo duro in primo piano, anche lo scatto di una sborrata e poi il corpo intero un di sbieco che si veda che ho un bel culo sodo a cui aggrapparsi mentre sfondo la femmina di turno.
La contatto sulla chat del sito e inizio a fare il marpione. Le faccio i complimenti per i racconti, risponde. Le scrivo cose un po’ hot e lei ci sta e mi manda su di giri.
Rispondo dal corridoio così magari vedo che faccia fa e lei ride mentre mi arriva il messaggio.
Sono stato duepiccato; mi dice che sono figo, ma troppo giovane.
Cazzo!
A 33 anni sono troppo giovane, stronza che non è altro!
Adesso che lo so, me la immagino benissimo mentre scopa, i capelli sciolti da quello chignon da vecchia. Me le vedo le sue mani dalle unghie vermiglie che mi stringono l’uccello per portarselo alla bocca.
Certo che mi racconta che le storie sono inventate, ma di sicuro i pompini li sa fare da come li descrive e quasi mi pare di sentire quelle labbra che superano con una leggera pressione la mia cappella.
Sto impazzendo, sapere di avere una collega zoccolissima e non poterne approfittare. Mi ha anche detto che si è scopata diverse persone sul sito, ma io no, perché con i miei trentatré anni sono troppo giovane. Ma si può?
Tiro dritto davanti al suo ufficio per andare in bagno a farmi una sega, magari mi calmo.
Va male, lei mi chiama, ha un problema col nuovo programma e non riesce a stampare una tabella excel.
Siedo al suo posto, mani sulla tastiera e mi sembra di diventare strabico. Lei si china, come niente fosse, un po’ verso lo schermo e vedo i due grossi seni imprigionati in un reggiseno di pizzo nero. Nella mia testa partono film e il mio cazzo smadonna duro nei pantaloni. Sembra che mi stia urlando di farlo uscire, di sfondarla proprio in quella posizione lì e non pensarci più.
Invece niente, le mie dita scorrono sulla tastiera mentre i miei occhi non sono mai sazi.
“Ma che hai oggi, Luca?”
“Niente” rispondo. Vorrei però aggiungere che ho una nerchia pronta ad inchiodarla quando vuole.
“Sicuro? Sei strano?” Già, come faccio a non essere strano sapendo che le piace prendere due cazzi al colpo, che adora essere al centro dell’attenzione di due uomini, meglio se bisex. Dopo le scrivo e le chiedo cosa pensa delle donne; cosa non deve essere scoparla assieme a un’altra fica.
“Luca, guarda che hai finito. Mi lasci il posto che ho da fare, sono in ritardissimo.”
“Si, scusa. Oggi proprio non ci sono. Hai voglia di staccare prima, ti offro un aperitivo per farmi perdonare?”
Mi studia con attenzione, mi valuta proprio. Per fortuna si è ammosciato mentre parlavo: che cazzo mi è venuto in mente di dire. È una collega, sposata per di più e io la invito a bere, coglione proprio.
“Okay” dice lo sguardo azzurro fisso nel mio. Abbasso lo sguardo sul cellulare, non lo reggo proprio e mi accorgo che ho aperto la pagina del famoso sito e che lei ha visto. Pazienza.

È passata a prendermi alle 17.00 spaccate, in ascensore come se niente fosse mi comunica che andiamo al bar qua sotto che più di mezz’ora non ce l’ha e io come un cretino che infilo un sì dietro l’altro.
Come sarà la fica di una cinquantottenne che scopa regolarmente? Sarà slabbrata oppure bella tonica come se frequentasse una palestra del cazzo?
Certo qualche ruga ce l’ha, ma le tocco un braccio per passarle le patatine ed è morbida e liscia.
Guarda la mano e guarda me, che la ritiro subito.
Stronza, queste dita potrebbero farti godere in men che non si dica.
Non capisco, la odio e mi attizza, vorrei baciarla e riempirle il culo di schiaffi, vorrei che mi guardasse come si guarda un uomo e non un moccioso.
“Allora che fai nel tempo libero?” mi chiede. Pure la conversazione da bar mi propina, e la bocca mi tradisce di nuovo.
“Leggo molto. Leggo racconti erotici scritti da donne.” Che cretino.
“Interessante e noti una differenza rispetto a quelli scritti da uomini?”
“No, però poi fantastico sulle autrici. Mi chiedo se raccontano delle proprie esperienze oppure inventano tutto. Cerco di immaginarle come sono tutti i giorni. Magari ti assomigliano, tutte per bene e invece sono insospettabili rizzacazzi.” Le ultime parole gliele ho praticamente sussurrate all’orecchio.
Aggrotta le sopracciglia, si scosta per guardarmi meglio e specifica “Vogliamo chiamarle profumiere che mi sembra più raffinato.”
Ormai sono in missione suicida o mi denuncia o me la dà. “Se preferisci definirti così, ma da quello che rispondi non ne sono certo.”
“Paga e accompagnami” dire furibonda è poco.
La rincorro sul marciapiede verso il parcheggio dove ha la macchina. Si infila vicino alla sua e appena girata mi schiaccia contro la portiera del mezzo di fianco. Soffia come una gatta col dito che a breve mi spezza due costole talmente mi preme sul petto per tenermi lì. “Tu, piccolo informatico del cazzo, hai frugato nel mio pc, mi hai preso per il culo sul sito e adesso pretendi di sapere tutto? Ma chi ti credi di essere? Nemmeno sai le regole del gioco e ti permetti di fare allusioni e battutine, bimbominkia che non sei altro!”
L’istinto mi dice che sarebbe da scopare adesso, seduta stante. Non è più il dito che preme sul mio torace, ma tutta la mano. Registro che siamo coperti dal furgone contro il quale mi schiaccia e continua a parlare e a insultarmi. Ad ogni parola che esce da quella bocca, il mio cazzo passa da duro a durissimo a “mi scoppia nei pantaloni” a “adesso ti scopo e basta!”
Mi lascio andare di peso e spero di trovare un avvocato che mi difenda dall’accusa di tentato stupro, ma mi fa impazzire, ho perso il controllo.
Sono addosso a lei che ancora non tace.
La bacio.
Mi stacco.
Silenzio.
Le mordicchio un labbro e aspetto che urli chiedendo aiuto.
Ma lei si strofina contro la mia erezione. Troia!
Le nostre lingue si riallacciano, e sotto la gonna trovo un lago. Scostate le mutandine le mie dita sguazzano dentro a questa fica rovente di voglia.
Geme e si aggrappa alle mie spalle.
Non so come faccio, ma libero il mio cazzo di acciaio e glielo sbatto dentro.
Al suo sospiro quasi vengo.
Non ho mai perso il controllo così.
La trattengo per il culo infilandoci un dito e sto fermo in questa fornace da cui probabilmente uscirò incenerito.
Ma lei, zoccola, ah meravigliosa puttana, in equilibrio su una gamba cerca il proprio piacere muovendo il bacino e contraendo la sua fica.
La sto fottendo come un toro, bloccato fra due macchine, con la gente che passa.
Non riesco a fermarmi, anzi mi incattivisco e mi abbasso per darle tutta la nerchia che ho.
“Mi stai facendo venire.” Glielo dico, lo deve sapere che la sto per riempire con tutta la sborra che posso.
Il suo “si” concentra in due lettere tutta la potenza di un orgasmo femmina, di quelli che sconquassano anima e corpo e mi sento risucchiato dentro di lei.
Un respiro.
Al secondo mi spinge via.
“Scopi bene, coglioncello!”
Tranne le guance lievemente arrossate, sembra che non sia successo niente. Si accende una sigaretta e mi fissa.
Io mi sento centrifugato.
Altro che sigaretta e whisky dopo il sesso, avrei bisogno di una flebo. Ho sborrato anche per le prossime 5 o 6 seghe.
Lancia la cicca, chiavi alla mano mi appoggia un bacio lieve sulle labbra.
“Ci possiamo vedere ancora?” l’ho appena fottuta senza un briciolo di pietà, ma mentre apro bocca mi sento un cretino.
“Dipende da come ti comporti domani in ufficio.”
E rimango lì inebetito con il profumo della sua figa sulle dita e la certezza che in ufficio sarò impeccabile.
Ma chi l’avrebbe mai detto.
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