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Lui & Lei

L'avvocato


di Eulalia
18.05.2026    |    2.357    |    12 9.5
"L’avvocato è ipnotizzato dalle dita dei miei piedi che si stropicciano un pochino, perché, diciamolo, i tacchi possono essere una vera tortura..."
A gambe divaricate distribuisco bene la schiuma.
Prendo il rasoio e lo passo delicatamente sul pube, poi a scendere costeggio le grandi labbra. In risalita passo il perineo. Divarico le natiche, che alle volte qualche pelo cresce anche li.
Con le dita controllo che sia tutto glabro, che non spunti niente lì dove non deve essere.
Con l’asciugamano tampono fino ad asciugare tutto e spalmo l’olio.
Ecco questo è il momento critico.
Spalmo bene, dall’ano fino al pube. Sento la mia fica liscia e carnosa e mi scappa un pensiero al momento in cui i miei uomini infilano le loro dita nelle mie mutandine.
Chissà cosa amano nel toccarmi lì?
Forse il fatto che io mi bagni quasi istantaneamente, soprattutto se allo stesso tempo mi sfiorano il collo?
Oppure è proprio lei, così calda e piena di promesse, ad eccitarli? Come una seconda bocca che saliva all’idea che qualcosa la possa violare?
Cerco di mettermi nei panni di un maschio mentre mi tocco con la mano piatta.
Salgo e scendo ad occhi chiusi e penso a cosa farei se fossi un uomo.
Di sicuro ci infilerei un dito, anzi, per andare sul sicuro ne aggiungo un altro. Affondano in questa fessura rovente. Spingo a fondo finché il palmo massaggia il clitoride. Lo scopro con l’altra mano. Lascio colare un po’ di saliva e inizio un movimento rotatorio.
Non riesco più a pensare come un uomo, voglio venire o morire. A occhi chiusi ripasso gli ultimi amplessi mentre la mia mano accelera. Il piacere sale, mi contraggo e con un sospiro vengo a occhi chiusi immaginandomi di baciare qualcuno che abbia il mio sapore sulle labbra.

In teoria dopo la doccia sarei pronta per andare in ufficio. Ma il refolo d’aria che mi accarezza la fica mentre mi vesto, mi dice che sì, è vero che mi sono presa la mia soddisfazione, ma i capezzoli che mal interpretano il tessuto del reggiseno tendendosi, mi fanno notare che invece non è abbastanza: qui ci vuole cazzo.
Bloccata nel traffico scrivo qualche messaggio, sperando di trovare qualcuno che mi dia sollievo.
Ai tempi di mia nonna si diceva che un pel di fica tirasse più di cinquanta buoi, ma a quanto pare questa regola non vale nei giorni feriali di maggio.
Tutti dispiaciuti che hanno da fare e a me non va nemmeno di insistere, come a tirargliela con l’elastico delle mutande.
Arrivata in ufficio mi dedico a studiare le novità, ormai rassegnata a passare una giornata di massima castità, rinviando a domani qualsiasi piacere carnale.

Il destino però riserva sempre qualche sorpresa e trovo un messaggio fatto apposta per me.
“Adoro i piedi e sarei felicissimo se tu fossi libera come me, oggi dalle 15.00 in poi, ma…”
Quel ma mi rende incerta. Sfilo le scarpe sotto alla scrivania e controllo lo smalto. È perfetto sulle unghie a mandorla, la pelle è morbida e ben idratata. Direi: tutto a posto.
Rispondo che potrei avere del tempo libero, tuttavia quel ma mi preoccupa.
La risposta è immediata “Ma non incontro senza il mio assistente.” Mi allega alcune immagini di un giovanotto dal fisico decisamente sportivo, sorriso smagliante, dotazione notevole e sguardo molto, molto malizioso. Una tentazione insomma.
E sotto aggiunge “Assistente che metto a disposizione per qualsiasi tua esigenza.” E di seguito l’immagine di un uomo distinto, dallo sguardo abbastanza severo, ma nel complesso molto, molto gradevole.
“Vieni?”
Seguito dall’indirizzo di uno studio legale in centro.
Mi sento un po’ “sesso da asporto”, ma allo stesso tempo mi eccita questa cosa.
Fino ad oggi avevo sempre evitato due estranei, mi ero data come regola di conoscerne almeno uno benissimo, perché non si sa mai. Adesso però la tentazione era troppo forte.
Confermo l’appuntamento e mando alla mia amica l’indirizzo dello studio, dicendole che qualora entro le sette non mi avesse sentito, di venirmi a cercare. La sua risposta secca mi strappa una risata:” Una delle tue solite consulenze del cazzo…! Ok”

Trovo parcheggio davanti al palazzo signorile. Sulla targa leggo che si trovano al terzo piano. Giroscale liberty con ascensore antico. Mi faccio coraggio ed entro in ascensore che tre piani con i tacchi anche no.
Il campanello d’ottone quasi mi abbaglia, ho un dubbio, ma il dito indice già schiaccia il pulsante.
La porta si apre con un lieve ronzio. Il tappeto assorbe subito i miei primi passi in questo corridoio.
Si affaccia il giovane adone in giacca e cravatta.
“Benvenuta, signora. Mi segua le prego.”

Mi sembra di essere nel sogno erotico di una casalinga disturbata. Davanti a me la classica scrivania in mogano con l’apparecchiatura d’ufficio pure questa di ottone scintillante, in un angolo un laptop chiuso, davanti a lui il piano vuoto.
L’ufficio è abbastanza grande da contenere una libreria, sempre in mogano, piena di volumi rilegati, due poltrone di cuoio davanti alla scrivania e un divano, sempre di cuoio messo di traverso. Un tappeto persiano protegge il parquet dai miei tacchi.
Lo sguardo dell’avvocato è magnetico. Non mi ha persa di vista un attimo. Sul mio ultimo passo lo apostrofo: “Manca la lampada ministeriale.”
Il guizzo di un sorriso gli attraversa il volto.
“Per la prossima volta ci sarà. Consegni le sue mutandine al mio assistente prima di accomodarsi.”
I nostri sguardi rimangono agganciati. È un uomo maturo, brizzolato, abbastanza in forma. Siede rilassato mentre osserva il mio gioco di anche per far cadere le mutandine. Sfilo un piede, alzo l’altro porgendo il tacco, da cui pende la mia brasiliana, all’assistente. Compito se ne impossessa, e, mentre mi siedo, l’avvocato ci tuffa il naso. Proprio feticista.
“Permette?” e incrocio i piedi sulla sua scrivania.
Lascio pendere una scarpa prima che cada, seguita subito dall’altra. L’avvocato è ipnotizzato dalle dita dei miei piedi che si stropicciano un pochino, perché, diciamolo, i tacchi possono essere una vera tortura.
Allungo un piede verso di lui, per farlo guardare meglio.
“Fabio, avvicina la signora in una posizione più consona.”
Detto fatto, adesso sono a portata dell’avvocato, solo un po’ di scrivania a separarci.
Accarezza i miei piedini come fossero un’opera d’arte. Depone dei lievi baci su ogni dito, li annusa e li strofina sul viso.
“Mi scusi, sono stato precipitoso.”
“Proceda pure.” Lo autorizzo.
Di per sé l’adorazione dei piedi non mi dice un granché, quello però che mi piace molto è il rigonfio nei pantaloni di Fabio che osserva assorto la scena.
L’avvocato si libera di giacca e cravatta per massaggiarmi con più agio e mi salta agli occhi anche il suo di pacco.
La gonna risale le mie cosce, non manca niente alla mia fica umida e pulsante. Però Fabio rimane lì in piedi a guardare la scena.
Secondo me tutti e due riescono a vedermi sotto l’orlo, così divarico un tantino le gambe, quel tanto che basta per lasciar vedere la fessura.
L’avvocato intanto è a torso nudo e armeggia con la cintura fino a depositarmi il suo cazzo fra i piedi.
Con gli alluci gli massaggio la cappella, è una sensazione bellissima accompagnata da un suo sospiro di soddisfazione.
Fabio è ancora lì in piedi, ma le mani incrociate si muovono su e giù lungo la cerniera dei pantaloni.
Finalmente l’avvocato si porta un piede alla bocca. Alluce e poi tutte le altre dita. Succhia, lecca, sbava, doppia la scrivania e ne approfitto per bussare alle sue labbra anche con l’altro piede.
“Fabio, sto scivolando dalla poltrona!”
Presa al volo mi depone sulla scrivania.
Mi sussurra un “Al suo servizio.” che si concentra nella mia fica. Assaggio le sue labbra morbide, la lingua vivace mi invade e sento sulle guance la carezza della barba un po’ ispida.
Una lieve pressione sulla spalla è sufficiente per farlo calare fra le mie cosce.
La mia mano di stamane non è niente paragonata a questa lingua: precede la bocca che si assesta a succhiarmi il clitoride. La barba è un capitolo a parte. Ogni setola sulle mie grandi labbra contribuisce a sprofondarmi in un vorticoso piacere. Infine, il colpo di grazia me lo danno due dita che mi penetrano senza alcun riguardo.
Questo virtuoso della fica mi porta ad un orgasmo stratosferico. Non mi importa di niente, voglio solo venire con questo volto incollato alla mia gnocca.

I due si guardano sodisfatti e io credo che adesso tocchi a me prendere un po’ di cazzo.
Sono proprio sexy tutti e due, mentre li faccio accomodare nudi sul divano.
Finalmente mi posso spogliare anch’io. Lascio cadere la gonna, mi libero di camicetta e reggiseno, e in ginocchio mi dedico a queste due verghe, succhiandole assieme, poi una per volta. Sono belle toste, grosse e nervose, ma non le accolgo nella mia bocca né le coccolo con la lingua per scopi altruistici: le voglio tutte e due.
Sono due pezzi di marmo rovente che svettano per il mio piacere.
Non ce la faccio più, la tentazione è troppo forte.
Scendo lenta sul cazzo di Fabio.
Mentre la sua nerchia occupa tutto lo spazio possibile, i miei capezzoli vengono masticati dalla sua bocca esigente. Mi lascia cavalcare un po’: questo sì che è scopare!
L’impellente voglia di cazzo in culo mi rende timida, ma Fabio pare abbia doti telepatiche e con una gran pacca sul culo mi chiede:” E con questo cosa facciamo?”
Fra una stoccata e l’altra riesco ad articolare:” Apriamolo!”
SI ferma tutto, mi sento nell’occhio del ciclone.
Nel silenzio dei nostri respiri rotti sento lo sputo che atterra sul mio ano, un dito efficiente che lo spalma.
Poi la rosetta si dilata sotto la pressione, lo sfintere cede e la cappella è passata con calma e grazia. Segue tutta l’asta, con lentezza, a stronfinarsi con l’altro cazzo che già alberga in me, fino a sentire il delicato schiocco dei testicoli sul mio corpo.
Si muovono in perfetta sincronia: quattro mani, due bocche, due cazzi solo per me. Concentrati sul mio piacere e benessere.
Decido di prendere l’iniziativa e mi muovo come piace a me
Sento solo: „No, no, non riesco a trattenermi oltre!” “Vengo, vengo, vengo!” le voci spezzate roche.
Si sente la tensione di tutto il corpo prima di essere riempite dagli schizzi caldi, ed è questa la benzina che mi manda definitivamente in orbita con un urlo atavico.
Crollo fra di loro.
Mi adagiano sul divano e mi toccano accarezzano, coccolano, baciano.
L’avvocato ovviamente non perde di vista nemmeno per un istante i miei piedi e Fabio si dedica al resto.
Sto bene, rilassata in mezzo a questi due fantastici uomini.
Nemmeno mi rendo conto che mi stanno rivestendo con garbo.
L’avvocato in ginocchio davanti a me bacia per l’ultima volta i miei piedi prima di infilarli nelle mie scarpe.
In men che non si dica mi trovo in piazza a bere un aperitivo con questi due distinti signori che salutano a destra e manca.
“Signora,” mi dice l’avvocato inclinando lievemente il capo, “dovrà darmi mandato altrimenti come farò ad accoglierla nuovamente.”
“Capisco.” rispondo soprappensiero, mentre scrivo alla mia amica che sto molto, molto, ma molto bene!
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