Lui & Lei
Bollicine e....
13.11.2025 |
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"Ma io vengo trascinata via da un fiume in piena, sono pronta ad implorare di essere scopata, qualsiasi cosa purché quella bocca non smetta di fare ciò che sta facendo..."
Giornata di riposo, giornata strana.La terrazza vista lago senza ospiti sembra più grande del solito, passo da un divanetto all’altro nello spazio aperitivo. Sistemo i cuscini scaldati da questo sole autunnale e mi rendo conto di essere inquieta.
Tutta colpa di un rappresentante enogastronomico che dovrebbe essere qui a minuti. Voleva a tutti costi affibbiarmi una fornitura delle sue bollicine millesimate “Perla” sostenendo che una volta assaggiate non avrei più alcun dubbio.
Ma non era questo che mi infastidiva, era la voce.
Aveva preso contatto telefonicamente, si era proposto e lo volevo passare al nostro maître, dato che era compito suo valutare tutti i vini.
Ma no, aveva insistito questo, lui no, voleva proprio parlare con la titolare. E ci voleva parlare con questa voce che pareva accarezzasse il bordo delle mie mutandine. Ci avrebbe fatto visita in un giorno di nostro gradimento, preferibilmente di chiusura, per assaporare meglio il suo prodotto senza alcuna distrazione. Ho acconsentito senza nemmeno rendermene conto, distratta da immagini sensuali e da una certa voglia.
Insomma, questa voce circuiva il mio clitoride, mi rendeva languida e disponibile.
Non sono certo una santa, ma farmi sedurre così come effetto collaterale di una vendita da parte un rappresentante mai visto, mi irritava non poco.
Ma era innegabile, quella voce accendeva tutto in me.
Qualche altra telefonata ed arriviamo ad oggi.
Il secchiello col ghiaccio è pronto ad accogliere la famosa bottiglia, i calici giusti aspettano affiancati. Dallo chef mi sono fatta preparare un po’ di finger food, qualche oliva. Guardo la composizione sul tavolo e mi rendo conto che ho preparato tutto come per accogliere un amante.
Non c’era stato alcun segnale, nemmeno una parola fuori posto, eppure mi aspettavo un uomo colmo di desiderio pronto a scoparmi seduta stante. O forse era quella voce ad accendermi tanto. In ogni caso non mi piace avere queste aspettative per uno sconosciuto, ciò nonostante, mi sono preparata bene. Un abito ampio e lungo con uno spacco profondo a scoprire le gambe al momento opportuno, sandali dal tacco a spillo e poi semplicemente reggiseno e mutandine velate.
Dalla vetrina che dà sulla strada vedo una macchina che parcheggia. Un uomo scende.
Nella mano sinistra tiene una bottiglia ricoperta di condensa.
Il passo è deciso, entra senza esitazione appena apro la porta del ristorante. Non mi perde di vista un istante, nemmeno mentre richiudo a chiave la porta.
Mi stringe la mano “Piacere Roberto. È lei la titolare?”
“Piacere, Sabina. Si, sono io. Mi segua, la prego.”
Gli parlo con tono professionale mentre mi faccio seguire come se fosse uno dei clienti che accompagno al tavolo.
“Prego si accomodi.” Lo invito con un gesto della mano.
La bottiglia finisce subito nel secchiello mentre si accomoda su uno degli sgabelli.
Mi ringrazia dell’accoglienza e di ciò che ho preparato.
Sono ipnotizzata, comprerei qualsiasi cosa da quell’uomo, pur di rimanere nel suo cono di attenzione. Sarei in grado di acquistare una fornitura di acqua zuccherata, ma in qualche modo mi ripeto di non ordinare nulla senza il feedback del mio maître.
Mi parla di uvaggi e cantine, botti e lavorazioni e del perlage, ma io sento solo la mia pelle calda che ha bisogno di essere toccata.
“Dopo questa presentazione dettagliata, credo che non rimanga altro che assaggiare. Che ne dice?”
Prende la bottiglia dal secchiello e due gocce di acqua gelida cadono sulle mie cosce scoperte e roventi. Due gocce che catturano l’attenzione di entrambe.
Scandisce un “Mi perdoni, Sabina” più sensuale di un bacio sulla nuca.
Le asciuga con un tovagliolino: ma perché non ha usato la lingua più consona allo stato della mia fica?
Con calma spoglia il tappo dalla capsula fissandomi negli occhi ed è come se mi levasse le mutandine fradice.
Tiene la bottiglia inclinata il giusto mentre con pollice e indice allenta delicatamente la gabbietta. Vorrei tanto lo facesse con i miei capezzoli duri.
Con la mano piatta avvolge il tappo e parte della bottiglia e con l’altra ruota la bottiglia fino a sentire un lieve sibilo. Impugnerà il suo cazzo allo stesso modo? Come si accarezzerà guardando una donna?
Un piccolo pop sottovoce e riempie i calici il giusto. Appoggia con cura il tappo dalla classica forma a fungo sul tavolo. Pensieri indecenti mi inducono a stringere le cosce mentre mi allungo per prendere il bicchiere; lui tuffa lo sguardo nella mia scollatura.
“Amo i dettagli perfetti.” È il suo unico commento e non so se parla di me o di quello che ho preparato.
Sono così bagnata e non abbiamo parlato di niente, non mi ha mai toccato. È colpa di quella voce che pareva parlare di altro e quegli occhi, che mi hanno spogliata più e più volte.
Cerco di darmi un contegno mentre assaggio questo vino che scende fresco e delizioso in gola, le bollicine che solleticano il palato.
Probabilmente ho solo bisogno di scopare. Questo ha una bella voce, ma in realtà vuole solo vendermi qualche cassa. Magari punta a una fornitura regolare. Gli dirò che in ogni caso deve avere anche l’approvazione de maître; si, questo lo devo tenere a mente, mentre mi chiedo con quale intensità possa spingere il suo cazzo dentro di me.
Prende un pezzetto di grana, se lo infila in bocca. Mi viene naturale pensare di accompagnarlo con la mia lingua. Mi riprendo subito.
Sono così vogliosa: stasera esco e trovo una soluzione. Sono certa che nella mia rubrica si trovi un uomo, magari anche due, liberi di viziarmi stasera. Cerco di fare rapidamente mente locale sulla mia ultima scopata: solo due giorni fa e sono ridotta in queste condizioni.
“Dovrei lavarmi le mani.”
Gli indico il bagno e mentre si avvia lo vedo: ha il cazzo duro, dritto. Sembra che voglia spingere più su la camicia, ho quasi paura che da un momento all’altro spunti la punta dal bordo dei pantaloni.
Non fa nulla per nascondere la sua erezione, se la porta in giro fiero come se fosse la cosa più normale del mondo
“Torno subito ad occuparmi di lei, permetta.”
“Prego, faccia con comodo.” Rivesto le parole delle ultime briciole di indifferenza a mia disposizione.
Devo pensare, riflettere: cosa voglio?
Il mio corpo parla chiaro, trasuda anzi urla: sesso!
Il mio cervello tira il freno a mano: ma sei matta! Un futuro fornitore che, va bene il cazzo duro, ma non ha fatto un gesto, nemmeno mezza parola.
Il mio istinto mi fa sfilare le mutandine fradicie, fulminea le appendo al collo della bottiglia e me la gioco così.
Torna con i pantaloni ancora tesi.
“Sabina, il suo bicchiere è vuoto.” Mi dice con voce di velluto. Come se niente fosse, versa il vino. Quando ripone la bottiglia le mie mutandine gli rimangono in mano, se le passa sotto il naso e se le mette in tasca.
Mi chiedo cosa devo fare, mentre si china a raccogliere un tovagliolino di carta.
Niente, non devo fare niente.
Le sue labbra sono sulla mia caviglia in risalita lungo il polpaccio.
Tenendomi per i fianchi mi fa alzare e di colpo siamo uno di fronte all’altro con le sue mani a coppa che racchiudono le mie natiche.
“Cambierei tipo di approccio, se non le dispiace.”
Nella mia testa si rincorrono solo parole come fottimi, baciami, scopami, inculami, ti prego fai qualcosa, mentre il mio corpo segue questo ritmo languido di cose non dette.
Deve smetterla di guardarmi negli occhi mentre la sua bocca è a un millimetro da me. Con timing perfetto mi mette a sedere sul bancone, piazzato fra le mie gambe divaricate mi bacia. La sua bocca è velluto, la lingua seta e limonerei così per il resto dei miei giorni. Una piccola me razionale tira fuori argomentazioni come: ottima tecnica, delicato, ma deciso, salivazione perfetta, succhia con garbo, mordicchia il giusto, la giuria tecnica interiore alza tutte le palette con 10.
Ma io vengo trascinata via da un fiume in piena, sono pronta ad implorare di essere scopata, qualsiasi cosa purché quella bocca non smetta di fare ciò che sta facendo.
Sta rivestendo il mio cervello di desiderio e sogni, e sono grata di esser seduta, perché in questo momento non sarei in grado di fare altro che di prendere tanto cazzo.
La sua bocca migra sullo zigomo, dalla bocca orfana mi sfugge un gemito e nemmeno so se è piacere o nostalgia. Una scia di saliva lungo il collo e sento mormorare: “Devo prendere una decisione.”
Ma che decisione? Di cosa sta parlando?
“Lo senti il mio problema?” sento sulla mia fica bagnata i suoi pantaloni tesi, una nerchia che preme quasi incattivita, che ha bisogno di uscire da lì per avventarsi su di me.
“Non mischio mai lavoro e sesso, capisci?”
Non capisco niente. La stoffa ruvida che si strofina sul mio clitoride mi impedisce di pensare. Le sue mani sulla schiena nuda mi liberano dal reggiseno e dagli ultimi pensieri razionali.
Mentre apro la fibbia della cintura, calo la zip e prendo possesso di questo uccello duro e prepotente, gli sussurro: “Scopami, che non compro niente!”
La cappella è bagnata e mi aumenta la salivazione, lo voglio in bocca.
Ma basta sporgere di poco il bacino e la mia fica si apre come un fiore grondante, pronta ad accogliere questa colonna di carne rovente.
“Davvero non vuoi lavorare con me?” e spinge solo un poco. Contraggo tutti i muscoli come per risucchiarlo, ma lui mi trattiene per i fianchi.
“Nessun business, zero.” Ma la mia voce si spezza.
Entra ancora un po’, ma non mi basta. Serve solo a farmi morire di bisogno di cazzo. Si muove lieve sulla soglia della fica. Un avanti indietro delicato e sguazzante fatto solo per mandarmi in orbita, per spezzare gli ultimi avanzi di volontà.
Allaccio le gambe attorno ai suoi fianchi e lo serro. Affonda dentro di me e riesco solo a pensare che era da una vita che non prendevo una nerchia così grossa e nervosa. Mi spedisce dritto in paradiso, muovo il bacino come un’indemoniata rincorrendo questo orgasmo indispensabile, fondamentale per la mia salute mentale.
“Ah sì?” è la sua reazione, mentre mi stantuffa tenendomi per i fianchi, spezza il mio urlo infilandomi le dita in bocca.
Stop. Si ferma piantato fino alla radice dentro di me.
Potrei piagnucolare dalla disperazione e probabilmente lo sto facendo. Ho perso l’orientamento spazio-temporale, la mia realtà si riduce a cazzo/fica.
Dopo un istante si amplia a mani. Mi rivolta e mi piega.
“Dillo!” mi ordina “Lo voglio sentire!”
Mi sculaccia, questo cazzo di venditore di vini, mi sculaccia e mi piace da morire questo schiocco rovente. Sveglia la troia che alberga in me, quella che vuole pieni tutti i buchi, quella che comanda.
“Fottimi ora!”
Non reagisce, si prende del tempo. Muovo i fianchi alla ricerca di quella nerchia divina portatrice di piacere, ma mi blocca. Due dita fra le chiappe divaricano l’ano, il rumore di uno sputo, la sensazione di bagnato che viene ben distribuito dentro e fuori dalla rosetta. Fremo in attesa, sento la pressione, non è il cazzo: con un sospiro soddisfattomi ha piantato il tappo nel culo.
Adesso mi sfonda come una macchina da guerra e questo orgasmo mi lascia spezzata come una bambola rotta, senza fiato.
Nemmeno me ne rendo conto e sono seduta a terra, schiena al bancone.
Il palo di carne al sapore della mia fica entra ed esce dalla mia bocca, sempre più frenetico, più esigente. Ad ogni movimento il plug improvvisato si sposta generando flutti di piacere che mi fanno succhiare di più. Sento le contrazioni e gli schizzi che mi scendono in gola. Non ne perdo una goccia.
Me lo lascia leccare fino a quando sento solo il sapore di carne e pelle pulita.
Mezza nuda lo guardo come si chiude i pantaloni. Sembra che non sia successo nulla.
Allunga una mano, mi aiuta ad alzarmi e a rivestirmi.
Se mi avesse investito un tornado, sarei in condizioni migliori.
L’unica cosa certa è che ne voglio ancora e di più.
Ricomposta, simulando una disinvoltura che non ho, indicando il bicchiere dichiaro decisa:
“Sa di tappo ed è improponibile. Ma sono disposta a darle un’altra occasione la settimana prossima, se ci tiene.”
“Difficile, vista l’attuale allocazione del tappo. Stasera organizzo una degustazione privata in un luogo riservato. Passo a prenderla alle 19.30 e mi aspetto di trovare tutto come lo sto lasciando ora.”
Se la mia fica ne fosse capace annuirebbe con grazia, invece si limita a bagnarsi invidiando il culo ancora dilatato dal sughero.
“Perfetto.” È la mia risposta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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