Lui & Lei
Adelematura
20.01.2026 |
3.406 |
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"Il sorso della staffa?”
Lo dice in modo così garbato che rispondo di sì ridendo e per un momento mi distraggo..."
Sandrina mi ha consigliato di iscrivermi a questo sito.Le sue testuali parole erano state: „Tanto divertimento senza calzini e mutande da lavare!”
Così sono andata a guardare.
Aperta la pagina sono stata assalita da una profusione di tette, culi, fighe e cazzi. Passato il primo trauma mi rendo conto che sono persone vere, con la loro ciccetta e i loro difetti. In qualche modo questo mi tranquillizza, ma francamente non mi eccita.
“Non fermarti al primo approccio. Iscriviti e scoprirai un mondo nuovo!” Obbedisco alla voce interiore di Sandrina e vado sulla pagina dell’iscrizione.
Sono necessarie quattro foto dove si vede il corpo.
Mi piazzo nuda davanti allo specchio della camera da letto. Vedo un’immagine che non mi aggrada.
Ho superato da un pezzo i cinquanta. La pancia fa un rimborsino come un maglione anni 80. I seni, grazie al peso, devono essere calati ancora di qualche centimetro, meno male che almeno i capezzoli guardano in su. Studio il mio culo e, a parte che è grosso, non ho molto da rilevare. Dimenticavo la fica cespugliosa e brizzolata incastonata fra le cosce.
Sono davvero sicura di voler documentare, e poi anche condividere, questo decadimento?
Ricontrollo il sito e mi chiedo se ne valga la pena di metterci il culo per conoscere uomini, che poi chissà, nemmeno si sa come va a finire.
Vedo anche che molti profili hanno foto ammiccanti non completamente nude.
Scappo in bagno, mi depilo completamente, infilo una sottoveste che nasconde il peggio e mi ripiazzo davanti allo specchio.
Decisa mi faccio uno scatto a corpo intero, uno dritto nella scollatura, un altro per mostrare un accenno di natiche e infine due dita che strizzano un capezzolo.
Senza pensarci compilo tutti i moduli, carico le foto, mento sulla città perché non si sa mai e mi manca il nickname.
Figapolverosa sarebbe realistico ma non molto invitante, Maturaignorata un po’ vittimistico e Vogliadicazzo scontato. Alla fine, scelgo Adelematura, un nome che mi piace abbinato alla verità.
Invio.
“Il tuo profilo sarà pubblico dopo l’approvazione.” Mi toccherà aspettare.
Sono le sette di un sabato sera, non ci sarà nessuno ad approvare, ma almeno io posso prepararmi la cena.
Stasera ho previsto una tartara, pane tostato, burro e un bicchiere di vino bianco.
Ammetto di sentirmi sexy a mischiare gli ingredienti solo con la sottoveste e null’altro.
Porto tutto in salotto e mi accomodo sul divano pronta a guardare la solita serie.
Sedendomi uno sbuffo di aria fresca raggiunge la mia fica ricordandomi che è viva, bisognosa di attenzioni da troppo tempo e che forse non sono pronta ad affrontare una storia di solo sesso con un estraneo conosciuto online. Nonostante la voglia di mani e labbra sul mio corpo si faccia sentire, non riesco a pensare oltre.
Fine della puntata.
Sbircio il cellulare: il mio profilo è approvato.
52 messaggi in un’ora scarsa.
- Da quanto non scopi? Scrivimi che ti faccio recuperare il tempo perduto!
- Quanta voglia di cazzo hai?
- Ma la figa? Fammi vedere la figa!
- Sono un giovane porco, ti piace il mio cazzo?
Leggo e bevo.
Ormai ho vuotato la bottiglia, e mi prende una sbronza triste.
Nei fumi dell’alcol mi rendo conto che vorrei, sì, essere scopata, ma anche sedotta.
Mentre leggo si aggiungono altre decine di messaggi.
- Sei online, perché non mi rispondi? Non sono abbastanza per te? Chi ti credi di essere?
- Guarda che se anche ho la panza, tu non sei meglio e per scopare va bene lo stesso.
- A me piace il culo e te lo farei sfondare da un mio amico, perché io ce l’ho piccolo.
- Stasera ci troviamo in 4 o 5 di noi, vuoi essere la regina dei nostri cazzi.
Vorrei non rispondere, non so che parole scegliere. Come si ribatte alla banale foto di un cazzo in tiro con scritto sotto “ciao” oppure “Vuoi?”
Opto per un “Molto gentile, no grazie” che copioincollo mentre vado ad aprire una nuova bottiglia con cui annaffiare il pandoro avanzato dalle feste.
La sottoveste che mi pareva vezzosa ormai mi sembra solo una trasandatezza da semialcolizzata.
“Ciao, come stai? Sei nuova?”
Ecco un messaggio normale che mi ispira anche una risposta diversa.
“Bene, grazie. Si, sono nuova.”
“Come ti trovi?”
“Non lo so, una via di mezzo fra un oggetto e un pezzo di carne.”
“In che senso?”
“Sono stata inondata di messaggi scopatori, immagini di cazzi e proposte di vie alternative per il paradiso, che se non passano per il mia fica prendono la via del mio culo.”
“Hahahaha… capisco. In effetti anch’io avrei voglia di portarti a letto, sei piuttosto invitante con quella sottoveste nelle tue foto.”
Non capisco cosa ci sia di diverso, ma queste parole mi illanguidiscono.
“La indosso ancora, ho fatto le foto poche ore fa.”
“Non me lo dovevi dire. Sei simpatica e divertente, cosa che ti rende desiderabile, ma sapere della tua sottoveste mi fa desiderare di parlare di persona con te. Sei a Piacenza?”
“No, Cremona.”
“Anch’io”
Siamo nella stessa città.
Scorro le sue foto di profilo, non c’è il volto, ma quello che vedo mi piace. Un corpo normale, una volta da vestito e una volta nudo e qualche immagine di paesaggio.
Rileggo il suo ultimo messaggio e non so cosa replicare a quell’anch’io.
Mi piacerebbe essere così disinvolta, da rivolgergli un invito a raggiungermi, ma qualcosa mi frena.
Passa un quarto d’ora e mi scrive proponendomi un gioco:
“Hai mai provato un appuntamento al buio? Facciamo che ti infili il cappotto così come sei e bussi alla mia porta. Ti accolgo con un bicchiere di vino e vediamo che succede. Che ne dici?”
Di seguito nome, cognome, indirizzo e numero di telefono.
Abita a cinque minuti di macchina.
Così come sono non funziona, ma io voglio andarci.
Sarà l’alcol, sarà il dialogo normale, ma secondo me vale la pena incontrare quest’uomo.
A dire il vero sono anche le mani curate che si vedono in foto.
Digito “Di me non vuoi sapere niente?”
Mentre mi butto in doccia superveloce.
“No.” è la risposta mentre mi passo la crema da corpo.
“E se fossi un orrendo mostro e serial killer?”
Trucco leggero, due spruzzate di profumo.
“Me ne faccio una ragione.”
Scarpe, cappotto, chiavi.
Meno di 5 minuti e sono all’indirizzo che mi ha dato. Una palazzina carina, le luci del terzo piano sono accese. Saranno le sue?
“Ci sei? Che dici?” mi scrive.
“La mia risposta è questa…” invio e allo stesso tempo premo sul citofono il tasto con il suo nome.
“Adelematura?”
“Si.”
“Terzo piano”
È un ascensore lento. Ho il cuore in gola. Lo specchio mi mostra una signora dallo sguardo spaventato, tutto tranne che sexy. Voglio tornare indietro. E se fosse gentile, ma brutto con l’alito pesante oppure un ragazzino brufoloso che ha messo delle foto a caso sul sito. E se fosse un sadico o semplicemente sgarbato?
Che faccio io in cappotto e sottoveste?
Allo stesso tempo quel cuore pompa anche sangue alla mia fica eccitata dal coraggio e dall’incoscienza.
Con un sobbalzo l’ascensore si ferma. Ho già il dito sul tasto del pianterreno.
Ma ci ho pensato un momento di troppo e le porte dell’ascensore si aprono.
Fuori un giovane uomo, nemmeno quarantenne, mi prende per mano.
“Piacere, Giulio.”
Incespico quasi cadendogli addosso, non sono in grado di dire niente, troppo concentrata a mettere un piede dietro l’altro mentre ci avviamo al suo appartamento.
“Oltre che bella e simpatica, sei anche coraggiosa e decisa.”
Appena si chiude la porta alle mie spalle dichiaro “Scusa, è stato un errore. Beviamo un bicchiere e me ne vado.”
A piedi nudi nei suoi jeans larghi è troppo giovane e carino.
“Si, certo, immagino.” risponde tranquillo.
Mi viene alle spalle e mi leva il cappotto.
Cazzo, sono praticamente nuda. Che cretina, me ne ero dimenticata.
Senza fare una piega mi accompagna verso la cucina, dove in effetti ci sono due calici di vino.
Per fortuna nessun gesto per farmi accomodare, almeno così la sottoveste rimane a mezza coscia. Ma io so, e lui anche, di non avere addosso altro.
Brindiamo, chiacchieriamo in piedi come se niente fosse.
Riprendo a respirare e devo ammettere che oltre che carino, è anche simpatico e divertente. Mi sento davvero a mio agio in questa strana situazione e mi dimentico pure di stramaledire Sandrina, che è tutta colpa sua se mi trovo in questa situazione.
Un brivido mi ricorda che sono quasi nuda davanti ad un giovane ed attraente uomo che non ha fatto alcuna avance. Meglio battere in ritirata prima di diventare ridicola.
“Mi sa che devo andare.” Butto lì.
“Si, certo. Il sorso della staffa?”
Lo dice in modo così garbato che rispondo di sì ridendo e per un momento mi distraggo.
Vuota il suo bicchiere in un sorso, un passo e le sue labbra sulle mie.
Sento il vino che passa di bocca in bocca sospinto dalla lingua, un po’ mi cola all’angolo della bocca.
Le sue mani mi fanno sentire bella per come si muovono sulla mia schiena e sui miei fianchi. Spero che questo bacio non finisca mai, non saprei che faccia fare.
E non finisce.
Le nostre labbra si rincorrono, mordicchiano e poi di nuovo avventano e mi ritrovo seduta sul bancone con i suoi baci che scivolano dalla bocca al collo, la clavicola.
Chi si ricordava più di quella fossetta che il suo alito fa rabbrividire. I miei capezzoli sbocciano nella sua bocca e non mi preoccupo della sottoveste che si concentra come una cintura attorno ai miei fianchi.
Ritorna sulle mie labbra e senza staccarsi si leva la camicia, scalcia via i pantaloni.
Riscende lasciando una scia di saliva rovente sul mio corpo.
Non ci posso credere: si appoggia le mie gambe alle spalle, mi apre come un frutto succoso e affonda la lingua nella mia fica.
Mi sono sempre immaginata quel rumore mangiando le ostriche. Questo è l’ultimo pensiero di cui mi ricordo.
Ho perso il controllo nel preciso istante in cui sono venuta nella sua bocca.
“Sei fantastica.” Le prime parole che sento sussurrate all’orecchio mentre il suo cazzo preme alle porte della mia fica.
“Permetti?” mi dice.
Nemmeno rispondo, spingo avanti il bacino per prenderlo tutto in un colpo solo.
Ne ho bisogno.
Ho bisogno di essere sbattuta su questo bancone e lui non si fa certo pregare. Il mio corpo risponde senza esitazione ad ogni affondo, mi perdo nei meandri del piacere. Non importa che sia estraneo, troppo giovane, conta solo che risalgo la scala del piacere fino ad esplodere.
Si sfila. La mia fica orfana di cazzo quasi urla.
Spalanco gli occhi e vedo un sorriso malandrino.
Mi tira giù dal bancone, istintivamente mi giro e piego sporgendo fino all’impossibile il culo.
Una sculacciata potente accompagnata da un “Ancora voglia di cazzo?”
Ma come si permette?
La mia parte razionale viene subito zittita da una me atavica, affamata e avida.
Mi pervade la consapevolezza che sì, ho ancora tanta voglia di cazzo, di essere scopata allo stremo, di godere senza pensieri, concentrata solo sul mio piacere.
Sono riflessioni di un istante, quell’istante che a lui serve per sbattermelo dentro e mettere a tacere qualsiasi concetto che non sia legato al farmi fottere senza sosta.
Nei miei ricordi il groviglio di corpi rimane inspiegabile, so che nel letto ero senza orientamento inarcata alla ricerca dell’ennesimo orgasmo, mentre in doccia pomiciavo come un’adolescente per essere scopata ancora e ancora sotto l’acqua tiepida.
Evidentemente ieri sera non ce l’ho fatta a tornare a casa. Sono sveglia fra le lenzuola e il corpo di lui aderisce alla mia schiena, compreso il suo cazzo turgido.
Chissà se sa ancora di me?
L’unico modo per saperlo è tuffarsi sotto alle lenzuola ed assaggiare.
Ha un sapore dolce salato che mi dà alla testa.
Capisco che un pompino del buongiorno sia una cosa fantastica, ma madre natura deve avermi fatto egoista. Così senza pensarci troppo mi impalo e lo cavalco senza ritegno. Esplodiamo assieme e ricadiamo senza forze uno accanto all’altro.
“Che ne dici di una buona colazione a base di uova? Ho bisogno di riprendermi.”
“Volentieri.”
Devo ricordarmi di ringraziare Sandrina.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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