Lui & Lei
Il bicchiere della staffa
16.02.2026 |
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"È una sensazione intima, da amici di lunga data, il suo braccio attorno ai fianchi mi fa stare bene..."
„Che delusione! “conclude Anita, dopo averci raccontato l‘ennesima disastrosa avventura con una delle sue conquiste. Ha la capacità di attrarre uomini tamarri dentro, uomini che pare sappiano ciò che vogliono, ma che in generale non includono chi hanno di fronte. Quest’ultimo, con cui era uscita già un paio di volte, le sembrava davvero giusto. Così dopo una romantica cenetta, gli propone di bere l’amaro a casa propria. La risposta:” Preferisco andare in albergo, almeno sono sicuro che tutto sia pulito. E poi si sa che voi donne siete un investimento.”Brindiamo con i nostri gin tonic a questa affermazione e ordiniamo subito un altro giro.
Mi guardo intorno e vedo il solito panorama di uomini impegnati a bere e a bearsi del loro fascino. Sono gli stessi che sui siti di incontri sono delle pantere dalle lingue roteanti a letto, ma dal vivo, non avendo la certezza della disponibilità della preda, si guardano bene dal mettersi in mostra.
“Almeno non te lo sei portato a casa come quello prima” commenta Susanna ridendo. Quello precedente era un classico bravo ragazzo palestrato dal sorriso smagliante. Si erano visti un paio di volte e poi via a casa sua. Avrebbe dovuto insospettirsi nel momento in cui lui ormai nudo si era rifiutato di levarsi i calzini perché coi piedi freddi gli passava tutto. Ma capisco che su certe cose si possa anche soprassedere, ma poi salta fuori che meglio rimanere sul divano che il letto è troppo intimo. Anita, che non è certo una santa, sperava di venire premiata con una bella appoggiata allo schienale, visto il vigore del cazzo che si era ritrovata in bocca. Invece lui la sdraia per una missionaria dicendo: „Scusa, se non te la lecco, ma non lo faccio mai con le estranee.” Colpita da un’istantanea desertificazione della fica, Anita lo aveva buttato fuori.
Ascolto e continuo a studiare il materiale umano presente, sia mai che ci sia un maschio da letto, di quelli che ti scopano con gli occhi prima che col cazzo.
“Ma il migliore è stato quello…” inizia a raccontare Viola appena il cameriere si allontana dal nostro tavolo. Già, quello che aveva sedotto Anita in una discoteca, limonandola come un pazzo in ogni angolo del locale. Lei era fuori di sé. Straparlava di colpo di fulmine, l’uomo dei suoi sogni, alchimia pazzesca e questo dopo un’oretta di pomiciamenti. Bisogna ammettere che il tizio era dotato di una pregevole architettura muscolare, madre natura in collaborazione con la palestra aveva dato il meglio, ed oltre ad un culo strepitoso era dotato anche di occhi di un verde magnetico e di una parlantina notevole. Un vero imbonitore del cazzo. Così in preda a un’euforia da fica in fibrillazione, Anita ci annuncia: “Mi rapisce, perché vuole farmi sua.” Peccato che a casa del tizio c’erano i suoi amici pronti per una gang bang, alcuni col cazzo di già in mano. La fortuna vuole che non fossero stupratori e non l’hanno trattenuta quando lei ha girato i tacchi per andarsene. Con la delusione che le bruciava gli occhi.
Anita è specializzata in storie di questo genere, è un animo romantico in cui alberga un’infinita voglia di scopare condita con una certa sfortuna.
Susanna e Viola invece avevano chiuso con le conquiste al volo, si erano sistemate: una fidanzata e l’altra sposata. Monogame convinte alle quali non rimane altro che seguire le avventure di Anita.
Avanzo io che nel quartetto conto un po’ come il due di picche nelle questioni di uomini. Divorziata, figli grandi, single e con la fama di gelida sfigata, posso solo offrire qualche parola di consolazione ad Anita.
“E tu Roberta hai qualche novità all’orizzonte?”
Più che all’orizzonte vedo qualcosa di molto interessante seduto al bancone del bar. Un uomo che si guarda attorno, specie nella nostra direzione, con una certa sicurezza. Mi sembrava che prima gravitasse attorno al nostro tavolo, ma mi devo essere sbagliata. Ormai da tempo ho rinunciato ai flirt dal vivo, preferisco il filtro di una app dove con poche battute si capisce con chi si ha a che fare, anche se per questo esemplare farei un’eccezione. Ha un che di magnetico che mi farebbe rizzare i peli della fica, se ancora ne avessi.
“No, a parte il lavoro, non c’è niente all’orizzonte.”
Non mi sono mai sentita così a mio agio con le mie amiche “finte disinvolte” da poter confidare l’infinita collezione di uomini che era passata per il mio, e io per il loro, letto. Non potevo certo raccontare che prediligevo le situazioni lievemente spinte con più partecipanti, e nemmeno che subivo il fascino di coloro che scopavano per il piacere del sesso senza complicazioni, dato che non avevo alcun interesse a rimettermi in casa una pianta grassa di cui prendermi cura. Meglio ripiegare su un gatto, almeno quelli a un certo punto sono autonomi.
Quindi preferisco passare per quella che ormai l’ha appesa al chiodo: mi risparmia giudizi e giustificazioni.
Però l’uomo al banco continua ad attirare il mio sguardo e un paio di volte i nostri occhi si incrociano. Infine, alza il bicchiere per un brindisi virtuale nella mia direzione. Fossi sola mi lascerei andare a questo flirt analogico, giusto per vedere se funziona ancora come quando ero ragazza. Ma non posso certo guastare la mia immagine di divorziata irreprensibile, solo per quello che sembra essere un uomo molto interessante, troppo. Non è solo il modo in cui guarda, ma anche il modo in cui tocca il bicchiere, lo porta alla bocca, tutta la postura. Sembra una persona consapevole, amante dei dettagli, un uomo che coltiva il proprio benessere, come se un aperitivo non fosse fatto solo del liquido, ma della superficie del bicchiere che lo contiene, dell’atmosfera dell’ambiente dove si consuma, della gradevolezza del servizio. Riesco quasi ad immaginarmi il modo in cui si gusta una donna, senza fretta, preciso ed esigente.
Arriva il giro pipì. A turno vanno tutte in bagno e per un momento mi trovo sola al tavolo a fare la guardia ai posti e alle borse.
“Come ci si avvicina ad una donna riservata che non si lamenta degli uomini, perché probabilmente se li mangia a colazione?” Questo è il messaggio scribacchiato su un tovagliolo che mi porta il cameriere. Alzo gli occhi e lui mi fissa con un sorriso sornione che telepaticamente mi ordina di scrivergli il mio numero di telefono. Ammetto l’approccio creativo, ma non abbocco.
“Non saprei, non sono esperta di indovinelli.” Rimando al mittente.
“Ma avete visto il tizio al bar?” ci chiede Anita.
È un coro di lascia perdere da parte nostra. Mentre iniziano a stracciarsi la bocca sul tizio, tocca a me il giro in bagno.
Quando ho finito lo trovo che mi aspetta nell’antibagno.
“La soluzione all’indovinello è non perderla di vista e avvicinarla appena è sola. Piacere Aldo.”
Mi stringe la mano lasciandomi interdetta soprattutto per colpa del pollice che scivola per una breve carezza sul dorso della mia mano, facendomi pensare al mio clitoride.
“Roberta” rispondo, ritirando in fretta la mano.
La voce è gradevole, lo sguardo diretto.
“Non so perché ho la sensazione che tu sia una donna dalle scelte repentine.”
Non so se è il congiuntivo corretto o l’odore della sua pelle a risvegliare i miei sensi.
“Mmmhh, quindi questo è un buon motivo per importunare una signora nel bagno di un locale?”
“Sedurre.”, precisa lui, “Sedurre per ottenere un numero di telefono, un appuntamento, un bicchiere della staffa.”
Con un gesto misurato mi sfila il cellulare dalla mano, salva il suo numero in rubrica aggiungendo:
“Dato che non ho la natura del molestatore, aspetterò un tuo messaggio per continuare questa conversazione.”
Restituisce il telefono e se ne va.
Rimango sospesa con una diffusa sensazione di attrazione e piacere: è la sfida che mi aggancia.
Nel giro di pochi minuti ha suscitato il mio interesse e coinvolta in un gioco.
Raggiungo le mie amiche pronte per tornarsene a casa, infilo il cappotto a mia volta e mi rendo conto che Aldo non c’è più. Mi infastidisce questa assenza, sono abituata a uomini che aspettano, che ribadiscono il loro interesse con la loro presenza; invece, la prossima mossa tocca a me.
Stiamo strette nella mia utilitaria e man mano che riaccompagno a casa ognuna, si sta meglio.
Per ultima tocca ad Anita.
“Ho visto il tizio figo che ti ha seguito in bagno, che ti ha detto?” mi chiede prima di scendere.
“È libero? Così mi ha detto.”
“Peccato” ribatte lei “Sarebbe stato bello se ti avesse chiesto almeno il numero di telefono. Lo trovo così sexy, animale e rassicurante allo stesso tempo.”
Ha ragione.
La saluto senza aggiungere altro.
All’improvviso ho fretta. Se gli scrivo un messaggio adesso, non ci penso più. Me lo levo dalla testa, ma soprattutto dalle mutandine. Mi scoccia ammetterlo, ma continuo a immaginarmi cosa devono essere le sue mani sulla mia pelle.
“Bicchiere della staffa?” scrivo e invio prima di pentirmene. Non è colpa mia se la mia fica pulsa e il suo odore mi è rimasto nelle narici.
Che poi bisogna vedere, magari all’atto pratico è uno di quelli rimbambiti che non sa dove mettere le mani.
Propone un localino in centro.
Entro, la sala è piccola e gremita, i tavolini tutti occupati e lui appoggiato al bancone. Sul palco una cantante dalla voce di velluto.
Deve ammettere: ottima scelta.
Per parlarci dobbiamo stare vicinissimi, il locale si riempie sempre di più. Finisco con la schiena appoggiata al suo torace mentre mi racconta della prima volta in cui ha frequentato questo jazz club. Mi racconta che è chitarrista, e chissà come mi viene in mente qualche arpeggio sul mio clitoride. Ogni parola sembra appoggiata con delicatezza fra spalla e collo prima di raggiungere il mio orecchio.
Si conquista uno sgabello e me ne offre uno spicchio fra le sue gambe divaricate. Mi accomodo appoggiandomi di nuovo a lui.
È una sensazione intima, da amici di lunga data, il suo braccio attorno ai fianchi mi fa stare bene. È il suo pollice che sale e scende con un minimo arco lungo i miei fianchi a ricordarmi che sono femmina fin nel midollo.
“Sei molto rilassata.”
“Si, sto bene.” Rispondo avvolta dall’atmosfera, dalla musica e dal contatto di quel corpo che sento vivo.
Sono accaldata, illanguidita dal fatto che nella folla mi sento anonima ed inosservata.
Ha smesso di parlare, passa le sue labbra sul mio collo, l’alito caldo che supera il colletto della mia camicetta.
“Hai un ottimo profumo.” Inspira vicino alla nuca.
Non rispondo, sono troppo concentrata sulle mie sensazioni, il mio corpo è alla deriva.
“Sei accaldata. Usciamo prima che ti sciolga.”
Mi tiene per mano e assieme fendiamo la folla.
In strada l’aria fresca è come un balsamo, ma non basta ad affievolire il languore che mi pervade.
Passeggiamo senza dire molto, mi piaceva di più prima a contatto con il suo corpo.
Svoltiamo in un vicolo e al primo androne mi incolla al muro.
Ho fretta di sentire le sue labbra sulle mie, ma lui si prende tutto il tempo necessario prima di baciarmi e limonarmi come un sedicenne infoiato e innamorato. Sento il rumore di fibbia di cintura, quel classico movimento, pieno di promesse, di cazzo che esce dai pantaloni. Potrebbero cedermi le gambe dall’eccitazione. Sono fradicia, sento le mutandine imprigionate nella fessura della fica.
Cosa sto facendo con un perfetto estraneo in un vicolo? Questo pensiero si dissolve nel nulla cosmico mentre avvinghio una gamba ai suoi fianchi. Sembriamo due ballerini di vecchia data, ad ogni mio gesto ne corrisponde uno suo.
Sento il collant lacerarsi all’altezza del cavallo, un dito impaziente che scosta gli slip e senza soluzione di continuità il suo cazzo grosso – ah come mi apre! - che risale la mia fica riempiendola come un eroe portatore di sollievo.
A fine corsa si ferma. Non ho il coraggio di muovermi, non voglio rovinare questo momento magico e godermelo con ogni poro del mio corpo.
Inizia a muoversi lento, un colpo per ogni parola che dice:” Abito qui, vuoi salire un momento da me?”
“Non ho capito, ripeti per favore.” Non pensavo di avere la voce per rispondere.
Non riesco ad articolare un pensiero logico mentre questo cazzo mi martella: voglio salire su, ma voglio anche essere scopata qui contro questo muro.
“Quanto volte te lo devo chiedere se vuoi salire da me, ora, per il vero bicchiere della staffa?” I suoi affondi non ritmano più le parole, ma ogni singola sillaba. Il piacere mi esplode nel cervello come liquido incandescente, è un treno in corsa, inarrestabile, diretto verso un big bang nel mio esatto centro.
“Vengo… ora... “
Mi prende per mano, lo seguo con i brandelli di calza attaccati alle cosce fradice del mio primo orgasmo.
Nel suo appartamento non ci sono parole, ma solo sesso torrido nel quale perdersi senza se né ma.
Mi dissolvo fra le sue mani, cavalco il suo cazzo in ogni modo, vado e torno dal paradiso accompagnata dalla sua lingua. Indago ogni angolo di questo appartamento a colpi di uccello duro ed esigente, non mi risparmia nemmeno un pertugio.
Infine, scarmigliata, di traverso sul letto, mi addormento accaldata al suono rassicurante di un lieve e casalingo russare.
Sogno di un’infinità di bicchieri della staffa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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