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Lui & Lei

Vacanza da sola


di Eulalia
02.09.2025    |    5.624    |    19 9.8
"So solo che ho bisogno di cazzo, ho davvero la necessità di essere scopata in maniera prepotente, martellata fino al cervello..."
Vado in vacanza da sola e sono un’artista del dribbling.
Gioco a calcio? Decisamente no.
Ma sono bravissima ad evitare le famiglie compassionevoli che le signore sole le vogliono solo riempire di caponata.
Altra categoria che schivo è il maschio benefattore che considera preda facile qualsiasi femmina non accompagnata. Questo è il genere di uomo convinto di avere la panacea di carne nei pantaloni, vorrebbe distribuirla con generosità, ma non ha ancora capito che alle donne non basta essere sole per desiderare un cazzo qualsiasi.
Ulteriore categoria da scansare, dove è bene eludere anche il contatto visivo, sono le donne sole come te e che pensano che due donne al bancone del bar abbiano più possibilità di accalappiare il cialtrone di turno. Sono quelle che fanno la vacanza per trovare l’amore in riva alla spiaggia illuminata dal tramonto. Quelle che si te la do, perché “tu sei diverso dagli altri e l’ho sentito subito” appena mi hai messo la lingua in bocca. Meno male che i conquistatori da sbarco hanno ben chiaro il concetto che una vacanza difficilmente dura più di due settimane e quindi si lanciano come piranha sui nuovi arrivi.
Si giunge così all’ultima categoria il conquistatore da sbarco, da cui mi sono strenuamente difesa in questi primi tre giorni di vacanza. Per questi soggetti conta la statistica: la quantità di buchi violati, la più giovane, la più vecchia, quella con le tette più grosse o il culo più tondo. Quando non sanno più come vantarsi vale anche la provenienza. Non ho ancora mai sentito di qualcuno che si fosse scopato un’eschimese a pecorina, ma sono certa che sarebbe motivo di grande vanto fra un ghiacciolo e l’altro al bar della spiaggia.
Capisco di trasudare snobismo da tutti i pori, mi rendo anche conto che non risulta incoraggiante, ma è come una selezione naturale. Avanzano i deliziosi paraculi, quelli divertenti che amano le sfide e a letto non si riducono ad un cazzo che stantuffa.

Non è facile abbinare questi aspetti con le mie esigenze, ma per le mie due settimane ho scelto un villaggio turistico che offre bungalow isolati in riva al mare. Tutti i vantaggi dell’albergo, come cibo e letti rifatti e i vantaggi dell’isolamento come avere un pezzo di spiaggia praticamente privata, un cottage a due stanze con veranda dove poter scrivere in santa pace.
Ma soprattutto due passi fino al mare, per nuotare nuda all’alba, quando tutti i festaioli dormono e le famiglie si preparano per il megabuffet della colazione.
Il piacere dell’acqua fresca sulla pelle è impagabile. Rilassarsi, lasciarsi cullare dalle onde, farsi trasportare dalla corrente: tutti piaceri che mi rendono felice e mi fanno stare bene.

Il primo giorno mi capita un piccolo faux pas. Non mi rendo conto del tempo che passa e iniziano ad arrivare i primi sportivi che non hanno niente di meglio da fare che correre lungo il bagnasciuga. Di solito mi godo lo spettacolo dalla veranda con caffè e sigaretta.
Non che io abbia problemi a mostrami nuda, anzi, ma questo non è il luogo adatto, qualcuno potrebbe anche infastidirsi.
Comunque, aspetto che la prima mandria di corridori dell’alba scompaia alla mia vista e mi avvio verso il mio bungalow.
Credo di essere già al sicuro, il pareo a pochi centimetri dalla mano, che sento quel rumore famigliare di piedi sulla sabbia: due corridori molto più giovani di me che non perdono il ritmo pur rimanendo a fissarmi.
Pazienza.
Ricambio lo sguardo, col vantaggio di poterli fissare molto più a lungo e da dietro. Che fantastici culi hanno questi giovani uomini e benedetti loro che corrono a torso nudo che regalandomi proprio una bella vista. Li guardo a lungo per non dimenticare i dettagli che posso certamente mettere in qualche mio racconto.
Chissà se devono ripassare da qui oppure se fanno un circuito ad anello?
Mi ero completamente persa la parte anteriore con viso, petto e pacco. Mi serviva un po’ di ispirazione per le mie lettrici amanti delle lente scopate romantiche che finivano sempre per suggellare l’amore eterno, ma che apprezzavano anche il principe azzurro, educato, ma rude, che dieci pagine dopo deflora il culo della cenerentola di turno senza fare troppe domande.
Le mie lettrici adoravano questi maschi così corretti e attenti, che al momento opportuno tiravano fuori un cazzo di tutto rispetto.
Cosa che nemmeno io disprezzavo, anzi.
Riesco a scrivere qualche pagina, che ripassa la mandria schiamazzante. Seguita dopo poco dai due corridori che mi lanciano un corale “Buongiorno, signora!” a cui rispondo con un gesto.
Carini tutti e due.
Purtroppo, ieri e stamattina mi sono persa i due corridori, che sarebbero stati balsamo per i miei occhi. Meglio così, in un certo senso. Avevo scelto una vacanza normale, volevo concentrarmi sul libro e non mettermi in modalità cacciatrice.
Ma la carne è debole e i due molto sexy.

Stasera festa in spiaggia.
Mi accomodo al Beach Bar e scopro che hanno il liquore di Yuzu, una delizia agrodolce che scende in gola che è un piacere.
“Buonasera, signora” viene interrotto il mio solitario godimento ad occhi chiusi.
Sono i due corridori della mattina che da vicino e vestiti hanno un loro perché.
Certo, dandomi della signora, hanno già chiarito le posizioni. Evito di mettermi in modalità “preda proattiva “ e, con un filo di dispiacere, mi calo nel ruolo della donna matura e posata per chiacchierare del più e del meno.
Sono amici in vacanza assieme, quasi coetanei di Milano, uno 44 e l’altro 45.
Mi raccontano del lavoro, di questa vacanza senza compagne, dello stress e della bellezza di stare fra amici condividendo tutto. Sono simpatici ed educati, e, inutile dirlo, mi fanno sangue. Mi piacerebbe proprio conoscerli bene, bene. Per un momento mi immagino le loro mani sul mio corpo e mi perdo l’ultima cosa che dicono.
“Come mai qui?” ripetono. Così anch’io mi ritrovo a raccontare di me, della passione per la scrittura, della voglia, o forse anche del bisogno, di stare un po’ per conto mio; senza ovviamente aggiungere il mio desiderio di svago “speciale”. Si chiamano Pietro, quello più anziano, e Michele.
“In realtà Michele voleva invitarla a fare un passeggiata in spiaggia, ma è un po’ timido. Che ne dice?” così esordisce Pietro di punto in bianco.
C’è qualcosa nella sua domanda che attira la mia attenzione. Forse il tono o lo sguardo deciso. Decido di giocare sporco.
“Non saprei. Passeggiare in spiaggia da sola con uno sconosciuto? AI miei tempi si usava avere uno chaperon, una specie di terzo incomodo che garantisse che il comportamento della coppia fosse consono.”
La mia fica aveva deciso per me: se ci fosse stata la possibilità di scopare, allora li avrei voluti tutti e due.
“Pietro ci accompagni?” chiede Michele senza esitare.

Ci avviamo verso la spiaggia. Appoggiata a Michele mi levo i sandali e iniziamo a camminare a braccetto accompagnati dal rumore lieve delle onde. Parliamo a voce bassa, Pietro sta tre passi più indietro.
La voce si fa sensuale, anche se i temi sono innocui.
Ogni tanto mi stringe il braccio, il pollice accarezza la pelle.
Ogni tanto perdo l’equilibrio per godermi almeno una strusciatina.
Mi sento in tumulto come un’adolescente, con la brasiliana fradicia, ma credo di dovermi rassegnare: era solo una passeggiata romantica in tre.

Ci fermiamo davanti alla veranda del mio bungalow.
Salgo il primo gradino per accomiatarmi, è stata una passeggiata gradevole, rilassante e per quanto lo desideri non trovo ganci per proseguire la serata, anche se gliela tirerei con l’elastico delle mutande.
“Posso baciarti, per salutarti?”
Annuisco e mi avvicino a Michele, gli porgo la guancia come si fa di solito.
Lui invece appoggia le sue labbra sulle mie, sono morbide e carnose, imprigiona il mio labbro superiore e ci passa leggero la lingua. Un bacio dalle promesse non mantenute che abbatte qualsiasi ostacolo.
Ma il fatto che Pietro annusi e assaggi le labbra di Michele appena staccato da me rade al suolo qualsiasi resistenza.
Guardo questa scena da vicino, il loro respiro accelera.
C’è una sorta di affanno che mi impedisce di dire “entriamo”, ma appena mi guardano con le labbra lucide di saliva, li prendo per mano.
Varcata la soglia Michele mi bacia appoggiata al muro e Pietro si aggiunge con naturalezza. Le loro bocche si uniscono sopra alla mia lingua e credo che potrei morire di eccitazione in questo preciso istante, mentre due paia di mani accarezzano i miei fianchi e il mio viso. Il contrasto fra labbra morbide e la lieve ruvidezza delle barbe mi manda in orbita.
L’avevo pensato per scherzo di farmeli tutti e due, lo giuro sulle mie mutandine a mezza coscia, e su questi due cazzi durissimi che premono su di me.
Non sono necessari inviti o spiegazioni.
Gli abiti cadono nei quattro passi necessari a raggiungere la camera da letto.
Vorrei sdraiarmi e mettermi a disposizione di questi due maschi, ma Pietro lo impedisce. Prende in mano la situazione, ordina a Michele di inginocchiarsi fra le mie cosce mentre mi sbatte faccia al muro. La lingua di uno e il cazzo dell’altro che si strofina sulla fica senza penetrarla, mi sta mandando ai matti.
“La signora ha bisogno di cazzo, credo”
“Succhia, troia!” ribatte Pietro senza perdere il ritmo.
I suoni soffocati di questo pompino profondo mi fanno eccitare ancora di più.
Abbasso gli occhi vedo il suo cazzo fra le mie cosce che a colpi ingozza Michele.
“Non sei l’unica zoccola, anche Michi è una gran puttana da cazzo e da fica!”
Non ci posso fare niente, il primo orgasmo mi coglie sulla punta di quella lingua. Non so se quello che mi cola per le cosce sia saliva o altro.
So solo che ho bisogno di cazzo, ho davvero la necessità di essere scopata in maniera prepotente, martellata fino al cervello.
Michi, la puttanella, così lo chiamo nella mia testa, si appoggia una mia coscia sulla spalla, guida il cazzo di Pietro dentro me.
È una colonna di carne rovente quella che mi apre la fica.
Michi, sotto, è attaccato al mio clitoride come una sanguisuga e Pietro pompa a più non posso.
Orgasmo mi sconquassa.

In qualche modo ci trasferiamo sul letto e tutti e due i cazzi trovano la mia bocca. Mani mi accarezzano, sditalinano e frugano il culo. Lecco con la saliva che cola, succhio consapevole che voglio essere scopata ancora e ancora.
Sopra di me le bocche di Michi e Pietro si ricongiungono.
“Sai di cazzo e di fica.” commenta Pietro, mentre mi ficca l’uccello fino in fondo alla gola.
“Te la vuoi scopare?” chiede a Michele che rantola un sì, spingendomi adesso il suo cazzo fino alle tonsille. Si alternano in perfetta sincronia.
E poi è solo Pietro che mi scopa la bocca scivolando sulla mia bava.
Michele è sdraiato sul letto che si sega quella meraviglia di uccello.
Lo raggiungo a carponi e calo dall’alto fino a prenderlo tutto. Salgo e scendo persa nell’infinito piacere di questa mazza che mi riempie completamente.
“Aprila!”
Le mie natiche si divaricano grazie alle sue mani, il peso di Pietro mi schiaccia sul torso di Michele e da qui inizia un viaggio indescrivibile.
Respiro piano, ferma immobile mentre la cappella dilata il mio ano. Il piacere è legato all’aspettativa di questo tronco che viola il mio sfintere. La nerchia termina la sua corsa quando il pube sbatte sulle mie chiappe.
Vorrei avere parole per descrivere la sensazione di essere scopata da due uomini, anche solo per tratteggiare i gemiti che accompagnano due cazzi che si strofinano all’interno del mio corpo o parlare del rumore di guazzetto ogni volta che affondano. Ma quello che rimane è l’implosione di un orgasmo indescrivibile nella sua potenza, l’orgasmo di tre persone che dopo aver goduto assieme non possono far altro che addormentarsi baciandosi ogni parte del corpo coinvolta, leccando ogni umore colato.

La luce radente del mattino delinea il culo di Michele che dorme rilassato di fianco a me. Dall’altra parte russa lievemente Pietro e io in mezzo allacciata a loro pervasa dal piacere postcoitale e felice di aver goduto di questi due maschi strepitosi.
Sono belli così rilassati, abbandonati al sonno.
Appoggio la mano sulla curva della natica e un dito scivola malizioso nel culo.
“Aprimi come una cozza.” Farfuglia Michele semiaddormentato.
Scivolo lungo i corpi, accolgo il cazzo dormiente di Pietro e sento come cresce nella mia bocca. La mia lingua si dedica alternandosi all’ano di Michele e alla cappella di Pietro.
Ci vuole poco per introdurre questo cazzo di marmo in questo culo divino.
Con una stoccata Pietro si sveglia e sfonda Michele.
La mia fica si contrae per l’invidia, gocciola dal desiderio.
Non mi rimane che prendermi la nerchia dura e nervosa di Michi che sta godendo come la più troia dell’universo. È una scopata sincopata dettata da due volontà diverse. È impietosa ed egoista.
Il picco ci coglie in fretta, i nostri umori si mischiano e ci fermiamo un momento così incastrati gli uni negli altri.

È l’ora della corsa mattutina, ci salutiamo in veranda e loro si avviano.
Ripassano qualche minuto dopo, con i loro pantaloncini e a torso nudo.
“Buongiorno, signora” salutano passando e sanno benissimo che aspetto solo il loro buonasera appena cala il sole.
Per un momento mi torna in mente la brunetta procace che ieri sera guardava con un misto di invidia e speranza mentre me ne andavo con Pietro e Michele. Potrei essere generosa stasera e invitarla per un drink in veranda con noi tre, ma ho proprio paura che avrà il sopravvento la mia egoistica avidità di cazzo.

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