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Barista Sottomessa 6 – Il Dildo Mostruoso
06.06.2026 |
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"Arrivata a metà, quasi 22-23 centimetri, le gambe le tremavano violentemente e aveva le lacrime agli occhi..."
Sara somigliava sempre di più a una versione ribelle e dark di Dua Lipa: 24 anni, capelli mori corti e spettinati con qualche ciocca ribelle sul viso, occhi grandi e magnetici, labbra carnose, fisico atletico da runner con gambe lunghe e toniche, vita stretta e un culo alto, rotondo e sodo che attirava gli sguardi di chiunque entrasse nel bar. La maglietta nera attillata le segnava i seni sodi e la rendeva ancora più provocante.Quella sera il locale era tranquillo. Sara serviva ai tavoli con il suo solito sorriso un po’ strafottente quando lui entrò. Alto, spalle larghe, barba curata, sguardo da predatore. Portava con sé un grosso cilindro nero opaco, lungo quasi un metro, che appoggiò accanto al suo sgabello al bancone.
Sara sentì immediatamente un brivido caldo tra le gambe.
Lui ordinò il solito whisky doppio, poi, quando lei si avvicinò per posare il bicchiere, le sussurrò con voce bassa e roca:
«Ho qualcosa di davvero più lungo per te stasera, troia. Molto più lungo di quel dildo che ti sei portata sul treno.»
Gli occhi di Sara si spalancarono per un istante. Deglutì e annuì appena, le guance già arrossate.
Il resto del turno fu una lenta agonia di attesa. Ogni volta che passava vicino a lui, Sara non poteva fare a meno di lanciare uno sguardo al cilindro nero. Sapeva che dentro c’era qualcosa di estremo.
Quando l’ultimo cliente uscì, lui chiuse la porta a chiave e girò il cartello su “Chiuso”.
«Bagno. Subito.»
Sara lo precedette con le gambe già molli. Appena dentro, lui la spinse contro il lavandino e chiuse la porta.
«Spogliati dalla vita in giù.»
Lei obbedì velocemente, abbassando jeans e mutandine. Il culo ancora leggermente segnato dalle avventure precedenti rimase esposto, tondo e invitante.
Lui aprì il cilindro nero. Dentro c’era un dildo mostruoso: lungo quasi 45 centimetri, spesso come un polso, leggermente ricurvo, con venature realistiche e una base molto larga. Era rigido ma con una punta morbida, progettato per spingersi in profondità.
Sara sbiancò.
«Cazzo… Padrone, quello è… troppo grande…»
«Lo prenderai tutto,» rispose lui calmo, versando l’intero tubetto di lubrificante spesso e denso sulla lunghezza del mostro. Il gel scivolava copioso, ricoprendolo completamente fino alla base.
Lui posizionò il dildo in verticale sul pavimento del bagno, la base ben salda contro le mattonelle. La punta arrivava quasi all’altezza del suo ombelico.
«Sediti sopra. Lentamente. Voglio vederti mentre lo prendi tutto fino in fondo.»
Sara tremava. Si mise a cavalcioni sopra il dildo, le gambe aperte, il buchetto già lubrificato che sfiorava la punta gigantesca. Lui la teneva per i fianchi, guidandola.
Cominciò a scendere.
I primi 15 centimetri entrarono con relativa facilità, allargandola brutalmente. Sara gemette forte, mordendosi il labbro. Poi arrivò la parte più spessa.
«Ahhh… fa male… è troppo grosso…»
«Continua,» ordinò lui, spingendola giù con decisione.
Sara scese ancora. Il dildo le apriva il culo in modo osceno, dilatandola come mai prima. Il dolore era lancinante. Sentiva le pareti interne che si stiravano al limite, il retto che veniva completamente invaso. Arrivata a metà, quasi 22-23 centimetri, le gambe le tremavano violentemente e aveva le lacrime agli occhi.
«Ti prego… mi sta spaccando…»
Lui non ebbe pietà. Le tirò i capelli corti alla Dua Lipa e la spinse più giù.
Sara urlò piano, un misto di sofferenza e piacere estremo. Sentiva il dildo spingersi sempre più in alto dentro di lei, oltre il colon, in profondità impossibile. Man mano che scendeva, il dolore diventava quasi insopportabile. Il suo ventre si gonfiava leggermente per la massa enorme dentro di sé.
Quando ne aveva presi più di 35 centimetri, Sara era quasi in delirio. Il respiro corto, il viso bagnato di lacrime, il corpo lucido di sudore.
«Ancora… tutto quanto,» ringhiò lui.
Con un ultimo, lento movimento, Sara si sedette completamente. La base del dildo sparì tra le sue natiche. La punta arrivava talmente in profondità che lei sentiva una pressione fortissima sotto lo sterno, come se le arrivasse al centro del petto.
«Oh mio Dio… è dentro… tutto…»
Sara quasi svenne. Le gambe le cedettero del tutto. Lui la sostenne mentre il suo corpo veniva scosso da spasmi violenti. Il culo era dilatato in modo grottesco intorno alla base spessa. Ogni piccolo movimento le mandava fitte di dolore misto a un piacere profondo e devastante.
Lui le accarezzò il viso sudato, ammirando la sua espressione distrutta.
«Brava puttana. Guarda quanto sei riuscita a prenderlo in culo. Ora apri la bocca e dammi piacere, prendilo tutto sino in gola"-
Sara, con il dildo mostruoso ancora completamente conficcato dentro di lei fino allo sterno, riuscì solo a sussurrare con voce rotta:
«Sì… Padrone…»
Rimase seduta su quel mostro per lunghi minuti, ansimante, completamente impalata, mentre lui la baciava possessivamente, sapendo che la sua sottomissione aveva raggiunto un nuovo, estremo livello.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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