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Alice capitolo 8
29.05.2026 |
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"Ricardo e Isabella si accomodarono sulle poltrone come spettatori di uno spettacolo..."
Capitolo 8 – Il primo giorno con i VIPArrivai alla Villa Privata 3 esattamente all’ora di pranzo, come mi era stato ordinato. Il cuore mi batteva fortissimo. Quando entrai nella terrazza con vista sul mare, Isabella Vargas era seduta a tavola, vestita con un elegante caftano bianco che lasciava poco all’immaginazione. Mi guardò dall’alto in basso con un sorriso sprezzante. «Sei in ritardo di due minuti, troia. Spogliati. Subito.»
Mi tolsi velocemente la divisa. Rimasi completamente nuda davanti a lei.
Isabella si alzò, mi girò intorno come se stesse esaminando un animale al mercato. «Collare» ordinò. Mi mise al collo un collare da cane di pelle nera con la scritta in lettere bianche: “TROIA”. Poi attaccò due piccole campanelle ai miei capezzoli, stringendole forte fino a farmi gemere di dolore. «Ora quando cammini e si sentono le campanelle. Così tutti sapranno che sei arrivata, puttana.» Mi fece piegare in avanti e mi aprì le natiche con violenza. «Guarda che buchi usati…» disse con disprezzo.
«La figa è gonfia e rossa, sembra che ci abbiano passato un treno. E il culo… cazzo, se è dilatato!!! Si vede ancora che ieri sera te lo hanno sfondato bene. Sembri una troia da due soldi dopo una serata di lavoro.»
Mi fece mettere a quattro zampe sul grande tavolo di vetro della terrazza, usandomi come tavolino umano. Appoggiò il suo piatto e il bicchiere di vino sulla mia schiena. Poi, senza preavviso, infilò due dita nella mia figa e cominciò a masturbarmi ferocemente, con movimenti rapidi e aggressivi. «Non osare far cadere niente, puttana. Se tremi o versi anche solo una goccia di vino, ti prendo a schiaffi su quella figa da quattro soldi fino a farla diventare viola.» Le vibrazioni delle sue dita erano brutali. Venni dopo pochi minuti, mentre mi mordevo le labbra per non urlare, mentre il mio corpo tremava. Le campanelle ai capezzoli tintinnavano a ogni spasmo. Isabella rise. «Guarda come gode questa troietta italiana. Patetica.»
Poco dopo arrivò Ricardo. Era un uomo imponente, con un fisico robusto e uno sguardo predatore. Vide subito la scena.Isabella non tolse le dita dalla mia figa. «Guarda che regalo ci ha mandato Marco» disse con disprezzo. «Una troia già rodata.» Ricardo si aprì i pantaloni e tirò fuori un cazzo enorme, spesso e venoso.
«Inizia con la bocca, puttana.»
Mi infilò il cazzone in gola.
Lo succhiai mentre Isabella continuava a masturbarmi con forza. Venni una seconda volta, gemendo intorno al suo cazzo. Poi Ricardo mi spostò sul bordo del tavolo, mi aprì le gambe e mi penetrò a pecora con una sola spinta violenta. Il suo cazzo era davvero grosso, mi dilatava dolorosamente. «Cazzo… è stretta questa troia» grugnì mentre mi scopava con forza. Isabella si sedette sul tavolo davanti alla mia faccia, aprì le gambe e mi spinse la testa tra le sue cosce.
«Lecca, troia. Lecca la figa di chi è meglio di te.»
Leccai la figa depilata e profumata di Isabella mentre Ricardo mi martellava da dietro.
Venni una terza volta, singhiozzando contro il suo clitoride. Cambiarono più volte. Ricardo mi scopò nel culo, poi di nuovo nella figa, mentre Isabella mi usava la bocca e mi schiaffeggiava le tette. Mi fecero venire altre due volte, umiliandomi senza sosta.
«Guarda come gode questa italiana del cazzo» rideva Isabella. «Piange ma continua a spingere il culo indietro. Sei proprio una troia nata.»
Alla fine mi misero in ginocchio. Ricardo mi sborrò in faccia con schizzi potenti e densi. Isabella mi obbligò a tenere la bocca aperta mentre il marito mi riempiva la lingua.
Ero distrutta, ricoperta di sborra, con il corpo dolorante e la mente a pezzi.
Isabella sorrise con sadica soddisfazione. «Adesso sì che ci divertiamo. Carlos, Diego… è tutta vostra.»
Arrivarono due uomini imponenti.
Carlos era altissimo, quasi due metri, con il fisico scolpito da ex giocatore di pallacanestro, pelle scura e un cazzo lungo, spesso e leggermente ricurvo.
Diego era più tarchiato, con spalle enormi, braccia possenti coperte di vene e un cazzo ancora più grosso, corto ma estremamente spesso e venoso, dall’aspetto brutale. Ricardo e Isabella si accomodarono sulle poltrone come spettatori di uno spettacolo. Carlos mi afferrò per i fianchi e mi penetrò nella figa con una spinta violenta e profonda. Urlai. Il suo cazzo era enorme e mi dilatava completamente. «Cazzo… è stretta questa troia» grugnì, cominciando a sbattermi con forza. Diego mi prese per i capelli e mi infilò il suo grosso cazzo in bocca, scopando la gola senza pietà. I due iniziarono a martellarmi da entrambi i lati. Venni la prima volta dopo neanche due minuti, gemendo forte intorno al cazzo di Diego, le gambe che tremavano incontrollabilmente. “Sono troppo grossi… mi stanno spaccando… eppure sto venendo come una puttana…”
Non mi diedero tregua.
Mi sollevarono e mi misero a sandwich: Carlos sotto di me, con il cazzo piantato nella figa, Diego dietro che mi penetrò nel culo con il suo membro spesso.
«Ahhhh! È troppo grosso nel culo!» urlai. «Prendilo tutto, troia» ringhiò Diego, spingendo fino in fondo.
Iniziarono a scoparmi con ritmo brutale e sincronizzato. Sentivo i loro cazzi enormi che si muovevano dentro di me, separati solo da una sottile parete.
Il piacere era devastante.
Venni una seconda volta, urlando, il corpo scosso da spasmi violenti.
Isabella rideva guardandomi.
«Guardate come gode questa italiana del cazzo. Sta venendo come una cagna.»
Mi girarono in tutte le posizioni possibili.
Mi misero a pecora sul bordo del tavolo: Carlos mi martellava il culo mentre Diego mi scopava la bocca fino a farmi sbavare. Venni una terza volta. Poi mi presero contro il muro, tenendomi sollevata: uno nella figa, l’altro nel culo. Mi scopavano con forza, facendomi rimbalzare sui loro cazzi. Venni una quarta e una quinta volta, ormai completamente persa. «Più forte… vi prego… sbattetemi più forte!» iniziai a supplicare, la voce rotta dal piacere. Carlos rise.«Sentite? La troia ora ci supplica.»
Mi misero di nuovo a sandwich sul pavimento. Diego sotto di me nella figa, Carlos dietro che mi inculava con violenza. Matteo e Isabella guardavano e commentavano.
Venni una sesta volta, urlando senza controllo, il corpo completamente sopraffatto. «Ancora… non fermatevi… voglio venire ancora!» implorai, spingendo io stessa il culo indietro.
Diego mi tirò i capelli. «Di’ che sei una troia.» «Sono una troia… sono la vostra troia!» gemetti disperata. Venni una settima volta, così forte che per qualche secondo vidi tutto nero.
Alla fine mi misero in ginocchio al centro della terrazza. Carlos e Diego si masturbarono furiosamente sopra di me.
«Apri la bocca, puttana.»
Mi sborrarono entrambi in faccia, sulla lingua e sui capelli con schizzi potenti e densi. Ero completamente ricoperta, con il viso che colava di sborra.Isabella applaudì lentamente. «Brava troia. Hai dato proprio un bello spettacolo.» Ero esausta, distrutta, con la figa e il culo pulsanti, il respiro affannoso e la mente annebbiata dal piacere.“Due sconosciuti mi hanno appena sfondata davanti a Ricardo e Isabella… e io ho supplicato di essere scopata più forte. Sto perdendo completamente il controllo.”
Isabella mi guardò dall’alto con disprezzo. «Domani sarà peggio, troietta. Preparati a servire come si deve.» Tornai nella mia stanza barcollando, con lo sperma che mi colava dal viso e dai buchi. Mi guardai allo specchio e pensai: “Sono rovinata. Ho goduto come una troia mentre mi umiliavano. Il mio corpo mi ha tradito di nuovo. Forse Marco aveva ragione… forse sono davvero solo questo.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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