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Barista Sottomessa 8 – Il Cesso del Padrone


di MarquisDeLaPhoenix
06.06.2026    |    198    |    0 9.2
"Sara cominciò a succhiarlo avidamente, la lingua che vorticava, le guance incavate..."
Sara era dietro al bancone quella sera, vestita come nelle sue fantasie più oscene: camicetta bianca semi-trasparente attillata che le fasciava i seni pieni e sodi, gonna nera corta che lasciava scoperte le gambe toniche da runner, e un grembiulino nero legato in vita che accentuava il suo culo alto e rotondo. I capelli corti e spettinati con la frangetta le davano quell’aria ribelle e dark che lui adorava. Ogni volta che si muoveva, i clienti non potevano fare a meno di lanciarle sguardi.
Lui arrivò presto, poco dopo l’inizio del turno. Si sedette al solito tavolino appartato, ordinando una birra, poi un caffè corretto, un altro cocktail, acqua tonica… beveva senza sosta, sorridendo tra sé. A casa aveva preparato tutto con cura: cibi speziati, curry forte, asparagi, caffè nero e integratori che rendevano il suo piscio più denso, caldo e dal sapore pungente, aromatico, quasi piccante.
Sara lo serviva con le guance già rosse. Sapeva che qualcosa di pesante stava per arrivare.
Il turno scorse lentamente. Lui la osservava mentre lei correva tra i tavoli, il culo che ondeggiava sotto la gonna corta. Ogni tanto le mandava un messaggio:
“Bevi molta acqua anche tu. Voglio che tu sia pronta a prendermi tutta.”
Verso la chiusura, quando l’ultimo cliente uscì, lui si alzò, girò il cartello su “Chiuso” e chiuse la porta a chiave.
«Bagno. Adesso.»
Sara lo seguì con le gambe già molli. Appena dentro il piccolo bagno del personale, lui la spinse contro il lavandino, guardandola dallo specchio.
«In ginocchio. Sei il mio cesso ambulante stasera.»
Sara obbedì immediatamente, abbassandosi sul pavimento freddo. Alzò lo sguardo verso di lui, gli occhi grandi e lucidi di eccitazione mista a vergogna.
«Userò la tua bocca come orinatoio. Aprila bene e non sprecarne neanche una goccia.»
Lui tirò fuori il cazzo già mezzo duro. Sara aprì la bocca, lingua fuori, docile. Il primo getto caldo arrivò forte, colpendole la lingua e le labbra. Il sapore era intenso: salato, speziato, con un retrogusto pungente che le fece stringere gli occhi per un istante. Lui le pisciò direttamente in gola, un getto lungo e potente. Sara deglutì convulsamente, sentendo il liquido caldo scenderle nello stomaco. Parte del piscio le colò sul mento, sul collo e sulla camicetta bianca, inzuppandola.
«Bevi, troia. Bevi tutto il piscio del tuo Padrone.»
Lei gemette intorno al getto, ingoiando sorsate su sorsate. Il sapore era forte, umiliante, ma la eccitava in modo osceno. Sentiva la figa pulsare mentre lui le riempiva la bocca. Quando il getto rallentò, Sara si sporse in avanti, succhiando la cappella per estrarre le ultime gocce, leccando con devozione.
Lui gemette soddisfatto. «Brava. Ma non ho finito.»
Le infilò il cazzo in bocca del tutto. Sara cominciò a succhiarlo avidamente, la lingua che vorticava, le guance incavate. Lui le teneva la testa ferma e la scopava in gola con spinte profonde. Il piscio residuo si mescolava alla saliva che le colava dal mento.
Poi, senza preavviso, venne. Fiotti spessi, succosi e abbondanti le esplosero direttamente in gola. Sara tossì leggermente ma non si tirò indietro, ingoiando tutto con avidità, gli occhi che lacrimavano mentre il seme caldo e denso le riempiva lo stomaco già pieno del suo piscio.
Quando lui uscì dalla sua bocca, Sara rimase in ginocchio, ansimante, la camicetta bagnata di piscio, il viso lucido, le labbra gonfie. Si sentiva usata, degradata al massimo… e terribilmente appagata.
Si passò una mano sul ventre leggermente gonfio.
«Mi hai riempita… dentro e fuori. Sono il tuo cesso personale… e lo adoro.»
Lui le accarezzò i capelli spettinati, guardandola dall’alto con possesso brutale.
«Domani ci divertiremo ancora di più. Pulisciti solo la faccia prima di uscire. Voglio che torni a casa con il sapore del mio piscio in bocca.»
Sara annuì lentamente, leccandosi le labbra.
«Farò tutto quello che vuoi… sono qui solo per servirti.»
Mentre lui se ne andava, lei rimase qualche secondo in ginocchio, sentendo il peso caldo dentro di sé e il sapore pungente che le impregnava la lingua. Sapeva che la sua sottomissione diventava ogni volta più profonda, più umiliante, più completa.
E non vedeva l’ora della prossima volta.
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