Die Gutes Schwein
Una delle Compagnie Assicurative per le quali lavoro aveva organizzato una Convention presso un grande albergo di una Dotta città del centro Italia. Era tutto spesato ma, dato che non mi andava molto a genio di dover condividere con dei sicuramente noiosi colleghi mai visti, oltre che le tre intere giornate dei lavori, anche il dopocena e la camera da letto, curiosai sul web e prenotai un B&B a debita distanza da quell’albergo. In seguito comunicai via mail sia la mia presenza che il fatto che avendo (inesistenti) parenti in zona, avrei soggiornato da loro.
Mercoledì
Visto che avevo deciso di partire il giorno prima e rientrare quello dopo e che quindi avrei avuto ben quattro serate da occupare in totale solitudine e libertà ordinai, e prima di partire passai a ritirare, un giochino da infilarmi nel culo in alternativa a quelli che avevo già messo nel trolley e che avevo rubato alla mia Compagna la quale, avendone tanti, non si sarebbe accorta di certo del temporaneo furto. Avevo comprato un affare che il sito denominava “Metal Butt Plug, medium size” ma che il commesso che lo prese dalla teca e lo impacchettò proprio nel momento in cui io gli comunicai il codice del mio acquisto (ma non doveva essere un cazzo di ordine del tutto anonimo con tanto di ritiro più che del tutto anonimo?), aveva descritto come “simpatico gadget da passeggio” e che, alludendo a certe tipologie di (secondo lui) non comuni prestazioni posteriori, definí come ottimo regalo per il culo permaloso, stretto e volutamente tenuto chiuso che ogni femmina presuntuosa avrebbe dovuto provare per mollarlo al suo uomo o ad eventuali altri svariati maschi. Evitando commenti presi il mio pacchetto e mentre tornavo all’auto decisi che quell’affare sarebbe stato soprattutto un “simpatico gadget da Convention” e che visto che il culo della mia Lei non ne aveva bisogno perché a lui pensavo già io almeno tre ma anche quattro o cinque volte a settimana, quel cuneo di metallo fosse un perfetto regalo per il mio al quale invece, pensava ben poca gente all’anno. Sbollito il nervoso dovuto alla stupide scemenze e alla ancor più stupida faccia del commesso grazie ad un paio di sigarette di fila partii ed una mezz’ora prima di giungere a destinazione, telefonai al proprietario del B&B che trovai ad aspettarmi alle tredici precise. Il “Signor Rossi”, mi introdusse nella villetta e dopo aver alzato le tapparelle ed aperto le finestre mi mostrò lo spazioso appartamentino, composto da camera da letto arredata con tanto di poltrona, tv e tavolino da lettura e da un bel bagno completo di tutti i sanitari, che avevo affittato. Mi informò che in quello a fianco non ci sarebbe stato nessuno fino a lunedì ma che invece quello grande del piano superiore, era stabilmente occupato da un Tedesco sempre intento a lavorare al computer o a leggere i suoi libri fuori in giardino. Dopo avermi indicato dove prima o poi lo avrei visto seduto, mi disse che sebbene quel tizio non capisse la nostra lingua e che a volte si vestisse in modo strano pagava puntuale ed inoltre, essendo di sicuro uno dei “nostri”, potevo star tranquillo e dormire sonni sereni. Chiesi subito cosa intendesse con quella frase e lui, dandomi di gomito perché a parere suo si vedeva chiaramente che la pensavo come lui, asserì che il Tedesco non era di certo uno di quei pervertiti che se la fanno con gli uomini, che siccome quello straniero non era assolutamente di quelli che vanno coi ricchioni e coi culattoni e non era il tipo da farsela con quei mezzi froci perversi e deviati che fanno persino finta che gli piaccia la figa e che magari ne hanno addirittura sposata una di quelle buone, che van tanto di moda oggigiorno, non avrei avuto alcun problema a conviverci per pochi giorni. Secondo lui, il fatto che tanti uomini di oggi siano mezzi froci o del tutto culattoni in realtà non era colpa degli uomini stessi, ma solo delle donne che siccome son complicate e menose e che se non le controlli fanno uscire la puttana che è di natura in loro, il maschio di oggi che è debole, si scazza, si arrende e diventa finocchio per puro divertimento. Sempre secondo il “Signor Rossi”, le femmine lo han dentro, son tutte quante puttane di natura ad esclusione, ovviamente, di sua moglie e delle sue quattro figlie perché essendo lui quello che comanda, quelle cinque stronze avevano imparato a stare al loro posto e a fare sempre ciò che lui diceva loro di fare. Anche se l’istinto prevalente era quello di dargli un pugno sul naso per aver offeso tutto il meraviglioso genere femminile, comprese ovviamente le sue cinque “stronze” che sicuramente facevano ciò che a loro pareva e piaceva alla faccia sua, di informarlo che quello che aveva di fronte era proprio uno di quei pervertiti che adorava farsela con gli uomini e più questi uomini erano ricchioni, froci, culattoni e quant’altro a lui desse fastidio meglio era, di dirgli che il deviato perverso con cui stava parlando si divertiva parecchio, anche se purtroppo non gli capitava molto spesso quanto avrebbe voluto, a farsi scopare dagli uccelli, decisi di morsicarmi la lingua, fare silenzio, evitare di dargli sia pugni che troppe informazioni su di me e quindi, per cambiare discorso, gli chiesi come arrivare all’Hotel della Convention coi mezzi pubblici. Mi disse che la fermata del bus era vicinissima, appena fuori a destra del cancello, ma che per comprare i biglietti avrei dovuto tornare sulla strada da cui ero arrivato dove circa cento metri dopo quella che per lui era la “Piscina dei Culattoni” avrei trovato un tabaccaio; culattone pure lui. Mi avvertì subito di stare attento a non dargli mai le spalle a quello schifoso, perché quel deviato immorale non aspettava altro per incularti dopodiché scoppiò a ridere e specificò che ovviamente, non stava parlando di incularti il resto in moneta. Forzai una risata, lo ringraziai per le info e dopo aver saldato il conto, trattenuto di nuovo l’istinto di poc’anzi ed essermelo finalmente tolto dai coglioni, tornai in stanza. Alla faccia sua mi spogliai nudo e dopo essermi messo l’anello stringiscroto, comprato tempo addietro perché avevo letto da qualche parte che me lo avrebbe reso lungo e penzolante, aprii il pacchetto che conteneva il mio nuovo giochino. Lo sciacquai, me lo ficcai in bocca al fine di riscaldarlo (“caldo va dentro meglio”, disse al mattino quel pirla del commesso) e poi, dando le spalle alla finestra aperta che dava sul giardino, mi misi in ginocchio sul letto, spinsi all’indietro tutta la mia attrezzatura serrando strette le cosce perché sempre sullo stesso articolo di cui sopra avevo scoperto che così facendo mi si sarebbe allungato tutto quanto più velocemente, rilassai i muscoli, mi piegai a novanta e con mia enorme soddisfazione puntai e mi infilai facilmente nel culo il mio nuovo acquisto. Senza mai allargare le gambe mi lasciai scivolare in avanti, mi sdraiai di pancia e presi subito sonno. Dopo circa un oretta mi svegliai, feci la prima di una lunga serie di docce di quella altrettanto lunga giornata, mi vestii ed uscii in maglietta e pantaloncini ma senza mutande, per andare a comprare i biglietti ed un paio di pacchetti di sigarette di scorta. In giardino, seduto col suo computer proprio dove aveva detto quel coglione bigotto, retrogrado, sessista e maschilista del proprietario del B&B, intravidi il Tedesco. Lo salutai alzando la mano e lui ricambiò con un grande sorriso ed un plateale gesto che però a me parve non essere propriamente un gesto di quelli da uno dei “nostri”. Avevo il sole contro e forse vidi o interpretai male, ma ebbi proprio l’impressione che la sua mano gli fosse finita tra le gambe e che dopo aver afferrato qualcosa si muovesse velocemente su e giù in maniera parecchio allusiva. La fermata del bus era effettivamente dietro l’angolo perciò tirai dritto e dopo meno di venti minuti di tranquilla camminata, trovai il Tabacchi. Entrai ed immediatamente mi venne quella voglia che il mio nuovo giochino, assieme all’anello che mi stringeva le palle, avevano stimolato per tutta strada. Il Tabaccaio era un palestrato sulla quarantina scarsa ma non fu il suo bell’aspetto (del maschio a me interessa il cazzo, non ciò che lo circonda) che mi fece riscaldare, bensì il suo abbigliamento. Indossava una specie di maglietta bianca senza maniche attillatissima, lunga appena sotto i possenti pettorali ma corta appena sopra gli evidenti addominali i quali andavano ad infilarsi dentro ad un paio di culottes del tutto simili a quelle che indossano le pallavoliste e che essendo di un paio di taglie in meno del dovuto, rendevano evidente e ben visibile un enorme Bendidio che non aveva chiaramente nulla che lo separasse da quella misera e succinta stoffa blu. Mi accorsi di essere del tutto incapace di distogliere lo sguardo da quella meraviglia che tra l’altro, mi sembrava anche in lento ma costante movimento. Alla classica domanda: Desidera? riuscii solo a balbettare le mie necessità tant’è che lui, sornione ma chiaramente sul pezzo, mi chiese per ben tre volte cosa desiderassi per davvero. Alla fine, forzandomi di guardarlo in viso e non più tra le gambe, chiesi sei biglietti e non due, ma tre pacchetti di sigarette, dopodiché pagai ed uscii imbarazzato ed accaldatissimo solo per sentirmi chiamare dopo aver fatto non più di quattro passi perché avevo lasciato sul banco tutti i miei acquisti. Tornato nel negozio mi sentii chiedere di nuovo se davvero non desiderassi altro quindi, abbandonate le mie remore, risposi che sapeva bene anche lui che cosa volessi veramente. Il Tabaccaio scese dal banco e mi girò attorno dandomi modo di apprezzare sia la scritta “Staff”, ben in evidenza sulle sue larghe spalle, che i suoi rotondi e sodi glutei che per quasi metà fuoriuscivano da quella sottospecie di micro pantaloncini e che si sarebbero prestati perfettamente ad essere schiaffeggiati e sfondati per ore ed ore (preferisco prenderlo ma se ben stimolato, non disdegno nemmeno di darlo). Girò il cartello con scritto “Torno subito” e chiuse a chiave la porta dopodiché abbassò le veneziane e si girò verso di me facendo saltare fuori dai suoi mini micro shorts esattamente ciò che mi aspettavo ne uscisse e sul quale mi avventai immediatamente con foga mai vista. Me lo misi in bocca e cominciai subito a goderne sia la dimensione crescente che il sapore ed il profumo di carne eccitata e contemporaneamente, dato che li aveva esattamente come piacciono a me, gli afferrai i testicoli e iniziai a tirarli e a mungerli fino a quando, esausto, mi disse che non ce la faceva più, che doveva venire e mi chiese se potesse venirmi in gola. Non lo ascoltai nemmeno anzi, velocizzai all’inverosimile i movimenti della testa e della lingua e nel giro di pochissimo mi ritrovai la bocca piena del suo abbondante, dolce e gustoso sperma caldo. Mandai giù tutto ma dato che ne volevo ancora, continuai a succhiare fino a quando non mi ritrovai tra le labbra un ormai vuoto, sfiancato, morbido ma ancora lungo pezzo di succulenta carne calda. Solo a quel punto mi accorsi che per tutto il tempo ero rimasto vestito perciò, nella purtroppo vana speranza di eccitarlo di nuovo, dopo avergli chiesto scusa per averlo fatto venire così presto, mi abbassai i pantaloncini. Lui scoppiò a ridere e dopo avermi messo una mano tra le natiche, rimanendo piacevolmente sorpreso dal trovare la strada ostruita dal mio giochino, mi chiese la gentilezza di lasciargli andare i coglioni perché di certo gli sarebbero serviti ancora dopodiché sorrise ed asserendo che venti minuti di pompino così furioso ed appassionato non glieli aveva mai regalati nessuno, disse che non gli dovevo alcuna scusa. Prima di riaprire il negozio mi diede un biglietto da visita su un lato del quale lessi: “2Days Free Pass All inclusive” Drink, Food, Spa & Fun 4Men&Women! e sull’altro vidi quello che era di certo il logo della “Piscina dei Culattoni” e cioè due uomini stilizzati che seppur coperti proprio lì da una sorta di onda, si stavano stringendo qualcosa che non era di certo la mano. Il Tabaccaio, Marco, mi disse che il posto avrebbe aperto tra poco e che era distante poche decine di metri poi, rinnovandomi l’invito a lasciargli liberi i testicoli e tirandosi su le culottes, aggiunse che anche se lui non sarebbe arrivato prima delle venti, venti e trenta al massimo, era sicuro che al Centro avrei comunque trovato il modo di impiegare il tempo. Tornato al B&B dubbioso sul da farsi, mi rispogliai rimettendomi sul letto ma poi, grazie a quel sapore che sentivo ancora sulla lingua, mi alzai e mi decisi a prendere il toro per le corna. Tirai fuori dal suo nido il mio giochino, tolsi l’anello, mi rivestii e poco dopo suonai quel campanello posizionato sotto quella targa con inciso lo stesso logo del biglietto che avevo in mano. Mi accolse la fotocopia del Tabaccaio; stesso viso, stessi muscoli e così mi sembrava, stesso abbigliamento; che mi disse di essere a conoscenza del mio arrivo e che mi presentò da sottoscrivere il modulo standard di iscrizione al Centro. Senza nemmeno leggere cosa diavolo stessi firmando, perché continuamente distratto dall’idea di cosa si stesse nascondendo sotto quella stupida scrivania sulla quale ero appoggiato, compilai e riconsegnai quel foglio. Senza farmi alcun problema dissi al Gemello che non avevo con me alcun costume da poter indossare anzi, dopo avergli persino chiesto dove potevo andare a comprarne uno ammisi tranquillamente che neanche volendo potevo fare finta di averne uno addosso, che non potevo nemmeno provare ad imbrogliare rimanendo in mutande perché non le avevo poi, facendo spallucce, dichiarai orgogliosamente che andavo sempre in giro senza perché era piacevole ed eccitante e strizzando l’occhio affermai che se per caso mi fosse capitato qualcosa da prendere al volo, avrei fatto molto prima a prenderlo non avendo addosso roba inutile ed ingombrante. Davide, così si chiamava il Gemello, scoppiò a ridere e quando smise mi indicò un cartello che riportava il disegno di un paio di mutande barrate con una grande X rossa. Senza giri di parole, mi disse che nel Centro era vietato indossare qualsiasi cosa tranne le infradito fornite dal Centro stesso e che chiunque entrasse, fosse anche solo per bere un caffè al bar o leggere il giornale, lo doveva fare obbligatoriamente in totale e completa nudità. Davide mi spiegò che una volta all’interno, ognuno poteva fare ciò che voleva ma che doveva stare attento ai cartelli, affissi ovunque, perché erano loro che ti dicevano dove e cosa si poteva oppure non si poteva fare. Aprì un cassetto, prese un plastificato esplicativo che riportava le copie dei cartelli che avrei trovato appesi nei vari ambienti e mi chiese di memorizzarli per bene. Il primo disegno riportava il Divieto assoluto di Sega fine a sé stessa (Omino con l’uccello in mano barrato di rosso) ed era valido ovunque, il secondo riguardava il Divieto di Pompino (Omino inginocchiato col viso incollato tra le gambe di un secondo Omino in piedi, barrati entrambi di rosso) e si applicava solo nello spogliatoio e nella zona Spa, il terzo informava sul Divieto di Scopata (Omino a novanta con dietro, molto ben attaccato, Omino in ginocchio, sempre barrati di rosso) ed era valido anch’esso nello spogliatoio e nella Spa. Il quarto ed ultimo cartello riguardava invece il Divieto assoluto di provarci con lo Staff (scritta barrata di rosso) ed era valido ovunque. Naturalmente, qualora qualcuno del personale avesse avuto un qualsiasi tipo di voglia o desiderio nei confronti di chiunque, era tenuto ad informarne direttamente l’interessato che ovviamente, poteva accettare o meno. Girai il plastificato e vidi il disegno di un preservativo con sotto la frase: “Always & everywhere!” perciò venni a scoprire che erano offerti gratuitamente e che li avrei trovati in vaschette posizionate pressoché dappertutto a fianco alle quali avrei anche trovato un utile dispenser pieno di lubrificante ed un cestino. Davide ci tenne anche a specificare che la piccola sala a destra della zona Drink&Food, era riservata a chi voleva solo starsene per gli affari suoi quindi li dentro, era proibito tutto mentre nel resto dei locali, specialmente nella “Stanza dei giochi speciali”, era invece permesso tutto ma aggiunse che comunque vigeva sempre sia l’obbligo che stavo guardando in quel momento, che quello che dopo aver fatto un qualsiasi tipo di…”tutto”, occorreva farsi una doccia e di conseguenza, venni anche a sapere che ce n’erano più di una dozzina, ben segnalate, sparse qua e là per il Centro. Il Gemello aspettò che gli restituissi il plastificato poi si alzò per prendermi le famose infradito e gli asciugamani, uno per la doccia e l’altro per sedersi ed in quel momento; e sfido chiunque a cui piaccia il cazzo a trattenersi dal farlo; ricominciai ad aver caldo e a sudare freddo. Davide era vestito solo ed esclusivamente con quella specie di canottiera con scritto “Staff”, il suo culo marmoreo meritava ben di più di quello del fratello Tabaccaio, i suoi testicoli penzolavano grossi, gonfi e rossi come, ma forse di più di quelli di Marco ed inoltre, il suo uccello senza peli era già semiduro, in veloce ascesa e mi puntava guardandomi curioso ed interessato. Mi ritrovai con la salivazione azzerata, il buco del culo accaldato e la fronte grondante di sudore e Davide, capendone il motivo, arrossí ma si trattenne dal dire o dal fare qualsiasi cosa. Mi consegnò il braccialetto che mi sarebbe servito ad aprire l’armadietto, accedere alla Spa, alla “Sala dei giochi particolari” e ad ordinare, ovviamente gratis nel mio caso, i vari Drink&Food. Mi indicò la porta dello spogliatoio, che era quella con affisso il divieto di mutande, mi diede il benvenuto al Centro ed infine, mentre lo ringraziavo avendo occhi solo per il suo cazzo ormai turgido del tutto, mi assicurò, carezzandoselo, che lo avrei rivisto non appena fosse arrivato anche quello di Marco. Nel mentre erano entrati un paio di vecchi, sicuramente banali guardoni e tre uomini piacenti di mezza età ma soprattutto, erano passati una mezza dozzina di baldi giovanotti l’ultimo dei quali, un bel trentenne abbronzato, trovai ancora nello spogliatoio. Dopo avermi lusingato per il fisico, avendo sentito ciò che Davide mi aveva promesso, Mattia affermò che poter sperimentare i Gemelli era davvero una fortuna non da tutti perché quei due messi assieme non ti danno un attimo di tregua, ti lasciano senza fiato, ti disfano ma ti fanno godere come non mai ed alla fine te ne vai annichilito ma li vorresti ancora. Data la prospettiva ed il fatto che aveva anche lui un gran bell’uccello, gli domandai se prima di scoparmi non gradisse per caso qualcosa da bere e mi bastò guardarlo tra le gambe per capire che essere stato così diretto era stata un ottima idea. Andammo subito al bar dove ebbi modo di vedere che sia Omar il Bar Tender, che Pedro l’inserviente Filippino tutto fare, erano vestiti esattamente come Davide e che anche loro non avevano nemmeno un singolo pelo. Mattia invece ne aveva ma erano cortissimi, quasi rasati perciò non mi sarebbero ne rimasti in bocca, ne fatto il solletico alle chiappe. Bevuto un analcolico energizzante, ci trasferimmo nella Lounge dove ebbi modo di godere a pieno di quello spettacolo di maschio intraprendente che era Mattia. Mi sarei fatto sbattere per ore da lui anzi, me lo sarei portato volentieri anche al B&B ma purtroppo, poco dopo essersi svuotato le palle nel mio stomaco, declinò il mio invito e scappò via perché sua moglie stava per rientrare. Non appena Mattia se ne andò girovagai per un’oretta durante la quale spompinai, ingoiando tutto senza però concedere loro altro se non una semplice sveltina al più meritevole del gruppo, tre begli universitari ma fui costretto ad escluderne un altro paio perché a quei due non gli si sarebbe alzato il cazzo nemmeno a tirarglielo su con una gru. Uno di questi, una checca insopportabile ed inscopabile da tanto era ridicolmente capricciosa, si offese a morte andandosene piccata e quasi in lacrime, perché secondo lei le avevo tolto tutto il divertimento. In effetti devo ammettere che fui parecchio stronzo ed egoista, perché non appena provò ad accaparrarsene uno, la spinsi via con un colpo di anca mettendomi subito in bocca l’oggetto del suo desiderio mentre stingevo e tiravo a me gli altri due. L’altro scartato invece mi stava simpatico, era magrolino ed aveva un bel culetto rotondo, piccolo ma sporgente e sodo al punto giusto però mi dava l’impressione di essere vergognoso, inesperto, parecchio indeciso e riservato e fin troppo incline al buttarsi giù di morale ma comunque curioso e desideroso di imparare. Rimase li a guardarmi svuotare i suoi amici senza fare il piangina, restò anche a vedere come succhiavo e bevevo dal bell’uccello tozzo, largo e dritto, al quale non mi sentii proprio di dire di no, di Sandro, uno di quei due vecchi che avevo intravisto all’ingresso ed infine mi seguí furtivo, accomodandosi a poca distanza credendo di non essere notato, quando verso le diciotto e trenta, decisi di farmi scopare da un simpatico neosessantenne di cui non ricordo il nome ma di cui ho ben presente sia la durezza che l’intraprendenza. Ci incontrammo mentre io, bagnato e fresco di doccia, entravo nel solarium dal quale lui stava invece per andarsene deluso dal non aver trovato da nessuna parte qualcuno disponibile a fargli festeggiare degnamente il suo compleanno. Dato che io non avevo avuto alcun problema a trovare uccelli disponibili e che non ne avrei avuti nemmeno a trovare chiappe altrettanto disponibili, mi sembrarono molto strane ma anche molto divertenti sia le sue lamentele sia il suo marcato accento locale e trovai anche interessante quella sua appena accennata pancetta sotto la quale spuntava, perpendicolare alla stessa, un discreto membro della famiglia degli uccelli. Iniziai a menarglielo piano e senza fretta, divertendomi molto ad alternare mani, lingua e labbra fino a quando decisi che era ora di buttarmi su un lettino prendisole dove, finalmente, il festeggiato potè penetrare a fondo e a suo piacimento il mio regalo di compleanno. Nicola (il nome era quello) poi, fu ben felice di farne uno anche a me, caldissimo ed abbondante, una buona mezz’ora più tardi. Fatta l’ennesima doccia, spiato dal mio sempre più mogio Fan, tornai al bar dove, seduto col culo proteso oltre lo sgabello sul quale mi ero piazzato, attesi l’arrivo dei Gemelli e dove non passò molto tempo prima che qualcosa di duro mi si intrufolasse, inaspettato ma piacevolmente gradito, dentro al culo. Mi girai sorpreso e mi accorsi che era Omar, che non avendo alcun cliente da servire, pensò bene di non farmi violare il divieto di provarci con lo Staff e che alla fine, dopo avermi scopato per bene, mi preparò persino un buonissimo cocktail a base di frutta e latte di mandorle, con l’aggiunta di un bel po’ di succo di…se stesso. Finalmente, poco dopo le venti e trenta, arrivarono già duri ed impazienti sia Marco che Davide perciò, più volente che nolente, accettai di venir trasferito nella saletta a sinistra del bar dove presi ovunque e ripetutamente quei due super uccelli identici in tutto e per tutto e dove subii e godetti dello show orchestrato da Pedro, ottimo regista abilissimo a dettare tempi e turni, a scegliere posizioni e a dirigere i vari cambi di scena, e dove mi resi rapidamente conto di quanta ragione avesse avuto Mattia a dirmi che quando i Gemelli decidono di dartelo assieme, siano una vera, inarrestabile e devastante forza della natura. Alle ventitre circa di quel meraviglioso ed inaspettato mercoledì, dopo aver collezionato parecchi pompini con ingoio, diverse ottime scopate ed un numero incalcolabile di docce, preceduto dal mio sconsolatissimo Fan che uscì a testa bassa proprio un istante prima di me, lasciai la “Piscina dei Culattoni”, ben intenzionato, Convention o non Convention, a ritornarci il prima possibile il giorno dopo. Tornato al B&B mi spogliai, indossai il mio anello stringiscroto e poi, mentre decidevo se uscire in giardino così com’ero a fumarmi un'altra sigaretta oppure andare subito a letto, comunque non prima di essermi fatto una Sega fine a sé stessa che però non avrebbe violato alcun divieto, sentii bussare insistentemente alla porta del mio appartamentino. Automaticamente, senza pensare al fatto di essere completamente nudo, andai ad aprire con l’uccello tra le mani e con mia enorme ma gradita sorpresa, mi trovai davanti un sorridente Tedesco, vestito proprio come me ma col cazzo decisamente più in tiro del mio. Glielo afferrai immediatamente e lo trascinai dentro e mentre glielo succhiavo con passione, non smisi mai di pensare a quanto scemo fosse il bigotto Proprietario della Villetta a credere che il suo affittuario fosse uno dei “suoi” e non invece uno dei “nostri”, cioè uno di quelli che come me, hanno piacere di farsela con gli uomini non appena ne hanno occasione. Dopo un bel po’ di minuti di apprezzato pompino, risucchiai e poi strinsi i denti attorno ai suoi testicoli e camminando all’indietro, trascinai un euforico Tedesco verso il mio letto. Mi sedetti, gli slinguai ancora per un po’ la bella cappella e dopo essermi sdraiato, aver raccolto le ginocchia al petto, essermi afferrato le natiche ed averle aperte allargandomi il buco il più possibile, spalancai le cosce e lo invitai a mettermelo nel culo. Per quanto mi riguardava, visto e considerato tutti quelli che avevo preso quel giorno, tutta questa pantomima non era per niente necessaria ma pensai di farla comunque perché mi sembrava un gesto carino, utile quanto meno a stimolare la sua germanica autostima. Il Tedesco apprezzò molto la mia idea ma quando me lo puntò, entrò talmente facilmente che quasi mi cadde addosso perciò, dopo aver abilmente evitato l’incidente gli appoggiai le caviglie sulle spalle e finalmente lasciai che mi scopasse pesantemente fin quando, all’una ormai passata, decise di uscire dal mio culo e di scaricarmi addosso il suo abbondante getto. Tentai subito di farmi una più che meritata Sega ma lui mi schiaffeggiò la mano pretendendo che la usassi per spalmarmi per bene viso e corpo col suo sperma prima che lo stesso si raffreddasse troppo. Avendo capito che era il suo modo per eccitarsi ancora, obbedii volentieri ed infatti gli si indurí talmente velocemente che me lo ritrovai in bocca ancora prima di aver finito di massaggiarmi il petto. Se lo fece leccare, aspirare, mordere ed infine svuotare di nuovo e mi lasciò col palato che sapeva di malto e luppolo ma finalmente bagnato del mio schizzo incontrollato, incontrollabile ed improvviso anch’esso usato, su sua richiesta, come crema di bellezza soprattutto per le mie zone intime. A quel punto il Tedesco se ne andò via soddisfatto abbandonandomi li, umido ed impiastricciato senza nemmeno chiudere la porta ma dicendo qualcosa che somigliava a: Gutes Schwein. Dopo aver fatto la millesima doccia di giornata cercai la traduzione e quando indovinai come scrivere ciò che pensavo di aver capito avesse detto, scoprii che il Tedesco mi aveva salutato dandomi del Bravo Porco. Apprezzato il complimento, mi ritrovai nuovamente indurito cosa che però, durò giusto il tempo di uscire circospetto ma speranzoso di trovare un'altra sorpresa, in giardino. Ingrassato un geranio, rientrai e in camera mi addormentai con la speranza che la prima giornata di Convention iniziasse presto ma finisse altrettanto rapidamente.
Giovedì
Prima della pausa caffè, anche se per fortuna lo stringiscroto ed il mio nuovo giochino mi davano sostegno e sollievo, mi ero già rotto i coglioni perciò iniziai a studiare il modo di andarmene subito dopo aver pranzato perché la mia priorità era quella di andare a farmi scopare di filata dalle quindici alle ventitre, non quella di stare lì a farmi venire il mal di testa da chiacchere e scemenze fino alle diciotto passate. Individuato un collega, Campano e palesemente gay, lo avvicinai facendo finta che l’averlo toccato tra le gambe fosse stato solo un caso dopodiché attesi l’ora di pranzo ed andai a sedermi a fianco a lui. Dopo avergli carezzato a sufficienza il cavallo dei pantaloni, gli proposi che se avesse coperto la mia fuga gli avrei fatto un bel pompino e che anzi, gli avrei dato persino il culo e quindi, evitando di perdere tempo con secondi, dolci e caffè, salimmo in camera sua dove mantenni in toto la mia promessa senza però cavarne grande soddisfazione. Alle quindici e quindici ero già nella Lounge a farmi scopare da Mattia e dal suo amico Michael; altro gran bel pezzo di maschio dai peli assenti e dal cazzo prodigioso e produttivo; che però purtroppo andarono via presto perché attesi in pizzeria dalle rispettive ed ignare Signore, sorelle tra loro. Mi trasferii nella vasca idromassaggio e vi rimasi fino a quando non comparve, nella cupa ma rilassante penombra della zona Spa, una maglietta bianca che sembrava quasi fluttuare nell’aria e camminare da sola. Apparteneva ad un gigante dalla pelle nerissima e lucida che mi venne vicino accosciandosi a gambe larghe, dandomi così modo di vedere che la cappella di quel suo uccello strepitoso toccava quasi terra. Il gigante, che si presentò come Robèrt, facendo oscillare quel suo lungo manico dal corpo scurissimo ma dalla parte terminale quasi color fucsia, mi chiese se per caso fossi io quel forestiero di cui avevano parlato così tanto bene sulla chat dello Staff, sia i Gemelli che Omar. Risposi gasatissimo che probabilmente ero io perciò, annuendo ed oscillando soddisfatto, il gigante nero mi sollecitò ad uscire dalla vasca e mi invitò ad andare ad aspettarlo nella “Sala dei giochi particolari” mentre lui chiedeva a Pedro di sostituirlo nella Spa fino all’arrivo di suo cugino Maxim. Come era successo il giorno prima con Omar, che però me lo aveva messo dentro senza nemmeno domandarmelo; meglio così però perché mi piace essere preso un po’ alla sprovvista e specialmente in quel modo rude e deciso; visto che era stato nuovamente qualcuno dello Staff a cercarmi, sorrisi felice sia perché non avevo violato alcun divieto ma soprattutto, dato che non mi ero mai accoppiato con un maschio come Robèrt, per ciò che mi aspettava. La Stanza dei Giochi aveva una luce più bassa e soffusa rispetto al resto del locale ed era tappezzata di gigantografie di sesso più di tutte le altre zone del Centro. Ovviamente si trattava sempre e comunque di scene di sesso omo, omo sempre solo e soltanto e ancora omo ed era chiaro che non fossero immagini prese da internet e che i protagonisti non fossero attori bensì lo staff e diversi tra ospiti e clienti abituali. Riconobbi infatti sia Mattia che il suo amico Michael che mi aveva scopato benissimo poco più di un ora prima, sia il baldo neosessantenne, che un paio di quei bei giovani che avevo succhiato il pomeriggio precedente perché se un uccello mi piace non c’è verso di dimenticarmelo, mi resta per sempre stampato nella memoria e se per caso mi metto a pensarci intensamente è come se lo sentissi ancora agitarsi dentro di me. Quando la lunga e ciondolante mazza scura che stavo aspettando con ansia e con un po’ di giusta preoccupazione, entrò in quella stanza, la prima cosa che mi venne in mente di dire fu che o ci finivo anche io su quei muri o non gli avrei dato né la bocca ne tanto meno il culo e quindi, dato che Maxim era già arrivato, Robèrt chiamò Pedro, che era sia il fotografo che il Film Maker ufficiale del Centro. Firmai il modulo della Privacy e chiesi io stesso che tutto ciò che stava per succedere fosse trasmesso in diretta sulla TV interna a circuito chiuso, che fosse registrato per un eventuale utilizzo futuro nonché, che tutto quel materiale mi fosse inviato in qualche modo a mio uso ed abuso personale. Ottenuta risposta positiva, abbrancai quel palo nero e mi misi a leccare quella solenne cappella constatando subito che se avessi tentato di infilarmi tutto quell’affare fino in fondo alla gola, sarei morto soffocato e più ci provavo, più mi venivano dubbi anche a riguardo la mia capacità di prenderlo, foss’anche solo in parte, nel culo. Saranno stati venti, forse ventitre, ma più facilmente venticinque centimetri di perfetto uccello nero. Era enorme ma era talmente bello, buono e per di più sapeva di fresco e di latte di cocco che avrei comunque continuato per ore e giorni a cercare il modo di ingoiarlo tutto. Robèrt però non era disposto ad aspettare così tanto e quando decise che era ora di fare il passo successivo si fece aiutare da Pedro, che nel frattempo aveva posizionato le telecamere nei posti più adatti alle riprese, a legarmi e fissarmi stretto ai supporti del lettino da ginecologo sul quale mi aveva fatto accomodare. L’aver iniziato col prendere Luciano, il Campano, dopo pranzo; cazzo nella norma e sperma sprecato nel preservativo causa troppo entusiasmo ed eccitazione; e l’aver proseguito coi due validi trentenni, purtroppo non mi era servito a granché. Il mio buco era comunque troppo piccolo per la maestosità fuori categoria dell’uccello di Robèrt e mi fu difficile ed inizialmente molto doloroso, accettarlo dentro di me. Pedro però fu davvero bravo, mi tenne le chiappe larghe, mi chiese di rilassarmi, di collaborare, di portare pazienza e fu ottimo ad incitarmi dicendomi che quando Robèrt sarebbe finalmente entrato ne sarei stato entusiasta. Nei numerosi momenti in cui implorai tregua, Pedro, senza mai smettere di scattare foto e riposizionare le telecamere, si dimostrò molto abile a distrarmi strizzandomi alternativamente ora i capezzoli ora i testicoli, leccandomi e mordendomi ora la cappella ora l’uccello, ora facendomi fare silenzio infilandomi il suo in bocca e poi, quando finalmente Robèrt sfondò, entrò fino in fondo e cominciò a muoversi sempre più rapidamente facendomi provare un estasi mai subita fino ad allora, fu eccezionale a premiare i miei sforzi col suo sperma che sapeva di pollo e di spezie. Mi resi conto però che quello che avevo in culo non era nulla non appena Maxim si presentò nella stanza. Era più basso, tarchiato, spallato, grosso e muscoloso di Robèrt ed il suo cazzo, già duro dall’aver seguito per tutto il tempo la diretta tv, era altrettanto lungo ma decisamente più largo di quello del cugino. Quando lo vidi venirmi vicino ebbi paura perciò provai a divincolarmi, tentai di chiudere le cosce, di inarcare la schiena per provare a serrare le chiappe, cercai inutilmente di liberare mani e piedi per cercare allontanare e di respingere quel mostro scuro e vorace intenzionato a rompermi a metà ma non potevo scappare, ero bloccato ed immobile a gambe spalancate su quel patibolo ginecologico e tutti i miei sforzi erano inutili perciò presi profondamente fiato e mi rassegnai. Maxim, che tra le gambe non aveva un uccello ma bensì un gigantesco dinosauro aggressivo ed affamato del mio culo pallido non perse tempo, lo puntò e spinse deciso senza stare ad ascoltare né le mie richieste di far piano né tantomeno le mie proteste, tra le quali, lo ammetto, si mescolarono inizialmente anche diversi insulti. Quando mi penetrò, arrivando facilmente fino a fine corsa (Mercí Robèrt), ebbi davvero la sensazione che mi stesse spaccando in due ma sopportai l’indescrivibile fino a quando la sofferenza non si trasformò in totale, pura e vera estasi! Mi slegarono ed aiutarono a scendere da quel luogo di godurioso supplizio e tortura, solo quando fu il momento di gustare lo sperma dal vago sapore di frutta di Maxim e di riassaggiare sia quello di Robèrt, che in verità avrebbe gradito anche un secondo giro dentro di me ma al quale chiesi temporanea pietà, che quello al pollo speziato di Pedro, che subito dopo essermi venuto per la seconda volta sulla lingua, spense le telecamere e chiuse la diretta. Passai una buona mezz’ora sotto la doccia e poi un ora abbondante a riposare e a massaggiarmi il culo, dentro la vasca idromassaggio e quando decisi che sarebbe stato meglio per me andare a dormire, mi ricordai che per uscire avrei dovuto attraversare il locale Drink&Food dove ovviamente, trovai ad aspettarmi lo Staff al gran completo. Molti di loro, a dir la verità tutti, lo avevano in tiro e sicuramente avrebbero voluto scoparmi di nuovo ma dopo aver capito che per quella sera non sarei stato più in grado di sopportare nemmeno una semplice matita nel culo, si limitarono a farmi i complimenti per essere stato il primo di sempre capace di farsi scopare da entrambi i Cugini, per di più uno dopo l’altro, nonché l’unico finora in grado di prendere l’Orco nero (lo chiamarono proprio così) di Maxim. La vista di tutti quegli uccelli duri attorno a me mi fece decidere che se non nel culo, avrei almeno potuto prenderli in bocca e di conseguenza Omar, data l’abbondanza di materia prima a disposizione, potè anche prepararmi un ottimo cocktail dei suoi. Dopo aver degustato l’intera viscida e dolciastra bevanda al gusto di vaniglia, ricevetti come premio un altro “2Days Free Pass” quindi ringraziai, salutai tutti e diedi loro appuntamento per l’indomani. Tornai molto lentamente al B&B e fui quasi felice di trovarlo deserto e silenzioso ma da buon “Gutes Schwein” quale sono, lasciai socchiusa la porta del mio appartamentino perché anche se ero stanchissimo, vagamente dolorante e del tutto sazio, un pompino al Tedesco, che però non comparve, lo avrei fatto comunque volentieri.
Venerdì
Il mattino del venerdì, dopo alcuni tentativi andati male, visto che a causa dell’allenamento del giorno prima non ne voleva proprio sapere di stare dentro perché avevo ancora il culo talmente morbido che avrei dovuto infilarmi almeno un “Large size”, evitai di continuare ad insistere con l’indossare il mio bel giochino e quindi, strinsi solo l’anello attorno testicoli, mi vestii e presi il bus. Una volta in albergo, incontrai il Campano che mi chiese subito se anche per quel giorno, avessi avuto bisogno di essere “coperto” allo stesso modo di ieri. Gli dissi di sì e lui chiarí immediatamente che il suo prezzo per oggi sarebbe più alto, che non gli sarebbe bastata una sveltina e che quindi, dato che non c’erano né questionari da compilare né test da fare ma solo da ascoltare gente che parlava del nulla cosmico, dopo esserci registrati saremmo subito saliti in camera sua. Erano solo le nove e venti del mattino e già stavo succhiando un cazzo, alle undici lo avevo già preso in culo tre volte e a mezzogiorno e mezzo, dopo la quarta ma altrettanto insoddisfacente volta, scesi a pranzare scazzato, affamato ed assetato. Luciano, il quale pensava di essere chissà chi a letto e di avere di fronte non un instancabile amante del cazzo ma qualcuno capace di accontentarsi dei suoi banali dodici centimetri scarsi di uccellino senza diametro apprezzabile e di, forse, un paio di millilitri di sperma incolore ed insapore a venuta, era invece un uomo distrutto. Quando cinquanta minuti dopo tornai da lui, si rivelò esattamente per ciò che era cioè uno sfigato con le palle asciutte e si rifiutò perfino di farmi entrare in camera fin quando non gli ebbi ricordato che era stato lui a dirmi che non si sarebbe accontentato della sveltina del giorno prima ma soprattutto, che la Convention sarebbe terminata l’indomani proprio verso quell’ora e che quindi o ne approfittava adesso o si sarebbe scordato per sempre del mio culo e del mio stomaco. Mi aprí ma fu comunque una cosa velocissima e deludente come già sapevo sarebbe stata tanto è vero che molto meno di un ora dopo ero già seduto al bancone del bar della “Piscina dei Culattoni” ad apprezzare la vista del cazzo sempre semiduro di Omar, che prendeva dentro ovunque ogni volta che si girava per prendere bottiglie e che gli sbatteva sull’ombelico e sulle cosce ogni volta che shackerava e versava intrugli, a godere dell’uccello di Michael ma purtroppo non di quello di Mattia che al venerdì non veniva mai, e poi di quelli di non so a chi altri appartenessero, che si infilarono dentro di me quando lui a malincuore, dovette correre via per il solito motivo. Il mio obiettivo per quell’inizio di pomeriggio, era che Omar creasse per me un nuovo cocktail a base di succo di maschio eccitato e che Pedro, che a dire il vero mi stava già scopando compensando la carenza di dimensioni (rispetto allo standard dei colleghi, non certo in senso assoluto) con un ottima resistenza ed una fantastica perseveranza, vi contribuisse con la sua più che discreta quantità di ottimo sperma speziato. In deroga alle normali regole del Centro, Omar permise anche ad un tot di testicoli di passaggio di collaborare a riempire lo Shaker e dopo avermi sbattuto per bene ed aver contribuito anche lui, mi serví con tanto di cannuccia, cucchiaino ed ombrellino colorato, un dolcissimo e denso frappè dal vago sentore di banana e frutto della passione misto a cannella e noce moscata. Dopo averlo gustato tutto fino all’ultima goccia raccogliendo il residuo con le dita e leccando persino il bordo de bicchiere, mi recai in doccia e poi nella Spa dove rimasi un po’ deluso dal non trovare ne Robèrt ne Maxim perché a quel punto mi sentivo parecchio carico e non mi sarebbe affatto dispiaciuto prenderli nel culo entrambi. Tornato al bar ebbi la fortuna di conoscere una bella doppia coppia di quarantenni molto affiatati e resistenti, composta dai fratelli Ivan e Cristian e dai rispettivi compagni e fratelli anch’essi, Michele e Alessandro, che su suggerimento di Omar, furono molto bravi ad intromettersi tra le mie natiche e ottimi a riempire ancora lo shaker. Passata l’ora di cena, feci un giro per il Centro alla vana ricerca dei Cugini ed una volta ritornato alla Spa incontrai Pedro, che dopo aver partecipato al mio Sperma Cocktail Party di poche ore prima, ed avermi informato che al venerdì i due giganti neri venivano sostituiti da lui stesso e da uno sbarbato, un banale etero che lavorava lì solo per guadagnare quattro soldi in più e che non avendo alcuna intenzione di migliorare se ne stava sempre chiuso dentro l’ufficietto tanto era vero che proprio in quel momento i Gemelli stavano facendo colloqui per trovare qualcuno di più consono allo stile del locale, volle scoparmi una seconda volta con la stessa perseveranza di prima. Nuovamente in deroga alle regole, lo facemmo a bordo vasca davanti agli occhi esterrefatti e parecchio schifati del futuro licenziato il quale però, non distolse mai lo sguardo dalla scena soprattutto quando improvvisammo un grandioso smorzacandela con me che davo la schiena a Pedro e guardavo dritto verso di lui. Sarà anche stato un banale etero ma avevo la netta impressione che il vedermi rimbalzare su Pedro e vedere il mio cazzo duro fare altrettanto sul mio ventre non lo lasciasse del tutto indifferente e questa cosa mi rendeva parecchio curioso di vedere come era messo in quel momento il suo uccello e cosa gli stesse facendo la sua mano destra. Tirai l’ora di chiusura con una serie di pompini fatti a gente a caso ed infine, dopo averlo trascinato per i coglioni fino al solarium ed essermici seduto sopra, mi feci anche scopare da Luca, un tenero ometto con gli occhiali, tanto duro ma troppo timido per proporsi da solo. Pensandoci bene col senno di poi, fu una buona cosa che non ci fosse l’intero Staff perché altrimenti, carico come ero quel giorno, mi sarei fatto sfondare come ma forse di più della sera prima e quindi, una volta rientrato al B&B, non mi sarei goduto a pieno il Tedesco. Lo trovai in giardino a petto nudo, con cappello, stivali da Cowboy e con un paio di jeans ai quali però mancavano del tutto sia il fronte che il retro della zona compresa tra la cintura e l’inizio delle cosce. Non appena mi vide mi fece segno di avvicinarmi e mi indicò il suo uccello. Io gli feci notare, a gesti perché a parole non ci capivamo, che eravamo all’aperto e gli mostrai la porta del mio appartamentino. Lui rispose, sempre a gesti, facendomi notare che attorno non c’erano case, che il cancello era chiuso, che il muro e la siepe erano alti e quindi, impugnandosi il cazzo, mi invitò di nuovo ad avvicinarmi. A quel punto, dato che aveva ragione, mi spogliai dagli abiti da Convention, li appoggiai su una panchina e glielo presi in bocca facendogli raggiungere in breve la consistenza necessaria. Per la prima scopata mi mise a quattro zampe e mi cavalcò più veloce di un postino del Pony Express, per la seconda prese una corda, mi chiese di correre per il giardino in maniera tale da potermi inseguire, atterrare, catturare ed infine, legandomi assieme polsi e caviglie, trasformarmi da vitello da Rodeo in vacca da monta. Per la terza ed ultima, dopo una lunga ma doverosa pausa con annessa sigaretta e rinfrescante e rigenerante birretta, mi fece indossare una cuffia annodata sotto al mento ed una ampia gonna lunga fino ai piedi. Dal telefono fece partire un brano country e mi invitò a ballare con lui ma la danza non iniziò nemmeno perché subito le sue mani cominciarono a toccarmi prima il petto e poi tra la gambe e non appena mi venne duro, mi si infilò sotto la gonna e mi regalò un superbo ed affamato pompino. Non appena cedetti; e per fortuna ci misi un bel po’; mi ritrovai velocemente girato faccia al muro, con la schiena piegata, la gonna alzata fin sopra la cuffia ed un cazzo Tedesco che per la terza volta mi si agitava volenteroso dentro al culo. L’ultima scopata fu la più lunga, potente, durevole e piacevole delle tre di quella particolare serata western e persino quell’ultima sborrata fu migliore, più gustosa ed abbondante delle precedenti. Gli restituii il costume, presi i miei abiti e prima di buttarmi in doccia e andare a letto, gli feci capire che avevo molto apprezzato la sua fantasia e che se mi avesse lasciato aperta la porta, stamattina (erano ormai quasi le tre), sarei salito a fare colazione con…lui. Rispose solo: Gutes Schwein.
Sabato mattina
Alle sette di quel sabato salii dal Tedesco e mentre lui faceva finta di dormire, me lo feci diventare duro a mano libera ed avendo poco tempo ma gran voglia, lo svegliai spruzzandogli in faccia dopodiché glielo succhiai fino ad obbligarlo ad aprire gli occhi e a farmi fare colazione. Scesi a farmi la doccia, mi vestii di tutto punto, cravatta strizzascroto e giochino compresi e poi, rassegnandomi ad andare a sopportare le ultime ore di cazzate, presi il bus con l’idea che prendere altro fin da subito sarebbe stato molto meglio. Luciano, non appena mi vide, insistette affinché salissi in camera sua ma, avendomi già soddisfatto seppur in maniera non eccelsa nei giorni precedenti e non servendomi più a nulla, venne prima ignorato e poi, vista la sua irosa insistenza, mandato rapidamente affanculo. Pochi minuti dopo però, mi feci assalire dai rimorsi e gli chiesi scusa con un veloce ma finalmente succoso pompino. Finito il “tutti in piedi” con annessi i classici e stupidi applausi all’americana, abbandonai immediatamente l’Hotel e rientrai velocemente al B&B. In giardino sorpresi il Tedesco con l’uccello in mano, che si stava godendo un bel video a base di maschi cazzuti e mi domandai come fosse mai possibile che quel coglione del proprietario non lo avesse mai beccato e che addirittura continuasse a considerarlo ancora uno dei…”suoi”. Promettendogli a gesti che il resto lo avremmo fatto a suo piacimento nella tarda nottata, gli svuotai le gonfissime palle dopodiché andai a cambiarmi e corsi al Centro ben intenzionato a spompinare chiunque mi garbasse, ad ingoiare il prodotto delle gonadi di chiunque mi ispirasse ma soprattutto, deciso a farmi scopare da tutto ciò che di già duro (in caso contrario ci avrei pensato io a farcelo diventare) avrei trovato in giro e che, secondo le mie idee e voglie del momento, ne avesse avuto diritto. Che fossero giovanotti già sperimentati ma meritevoli di darmi di più, maschi di mezza età fin’ora ignorati da cui farmi perdonare, vecchi col bell’uccello già succhiato ma che magari avrebbero potuto soddisfarmi anche in altri modi o sbarbati eccitati e frettolosi ma pieni di sperma da ingurgitare golosamente, non faceva alcuna differenza. Da buon Gutes Schwein, volevo, dovevo e avevo deciso di approfittare al massimo della mia ultima giornata alla “Piscina dei Culattoni”.
Sabato pomeriggio
Non appena entrai, Davide si alzò per salutarmi e già che c’era, ne approfittò per abbracciarmi calorosamente ed appoggiare l’uccello già eccitato contro il mio dopodiché mi raccomandò di succhiare e di farmi pure sbattere da chicchessia ma di non osare andarmene prima del dovuto con la scusa che ero sazio o che ne avevo avuti abbastanza, perché lo Staff aveva deciso che dopo aver chiuso il Centro mi avrebbe dedicato e fatto, una gran festa di addio: parola che io corressi con uno speranzoso arrivederci. La voglia matta di mettermi subito in bocca quella fantastica cappella gemella e la prospettiva di averli tutti per me (anche se in realtà sarei stato io ad essere tutto per loro), mi eccitarono a tal punto che dovetti correre a farmi una doccia più che gelata onde evitare dannosi rischi inutili. Mentre mi si rilassava pensai che dato il numero, le dimensioni, la sicuramente lunga durata della festa ed il dover anche mantenere la promessa fatta poc’anzi al Tedesco, sarebbe stato utile abbondare con le bevande appiccicose ed energetiche ma che forse era meglio non esagerare troppo con l’allenamento posteriore. Purtroppo (per fortuna in verità) in quel lungo pomeriggio ed in quella altrettanto lunga serata, non fui capace di resistere al richiamo degli uccelli di Mattia, di Michael e di diversi altri tra i quali quelli di Sandro e Beppe, i due vecchietti molto attivi per la loro età, il secondo dei quali avevo ingiustamente snobbato, sbagliando alla grandissima, i giorni prima. Li trovai appoggiati al bancone del bar a disquisire sulla “grandiositá” del cazzo e del culo di Omar e visto che erano già pronti all’uso pensai che sarei stato un vero coglione a non dar loro una possibilità perciò li chiamai nella lounge, aprendo subito le gambe non appena mi raggiunsero. Alla fine fu un vero spasso sentirli dire che ai loro tempi era difficilissimo trovare uno della mia fattispecie e dispiacersi entrambi di non farcela più a farne un altra nello stesso giorno. Tra di loro; che preferirono interrompere un paio di volte la “ginnastica” in modo tale da riposare ed illudersi di averne fatte tre e non una sola; e tra le mie cosce, si intromisero anche il non più timido Luca che prese addirittura l’iniziativa e volle farlo alla missionaria (che tra l’altro è la mia posizione preferita in assoluto) così da guardarmi dritto negli occhi mentre mi scopava, ed il simpatico Nicola che con quel suo modo di parlare e di lamentarsi, peraltro sempre della stessa cosa, mi faceva venire voglia di farmelo mettere e di non togliermelo mai più dal culo tanto è vero che festeggiammo per ben tre volte ed in tre posizioni diverse, il suo ennesimo compleanno. Mentre approfondivo la conoscenza di Alberto, un bel tipo tatuato con tanto di piercing sui capezzoli, sulla lingua, alla base del pene e con un anello sul glande, anche lui appassionato di giochini da passeggio (o da Convention che dir si voglia) e di anelli stringi testicoli; ne indossava infatti uno bellissimo in cuoio lungo tre centimetri che mi fece provare e che ordinerò al più presto anche io; e contribuivo a mettere pace tra lui e Luca, il suo ex solo omonimo del non più timido ometto con gli occhiali, col quale aveva litigato solo perché ognuno dei due voleva essere il primo a scopare l’altro, suggerendo loro di iniziare con un bel sessantanove al termine del quale il primo a cedere sarebbe stato anche il primo a prenderlo in culo, arrivò Pedro che mi sussurrò all’orecchio una proposta che mi guardai bene dal rifiutare.
Sabato sera
Il piccolo Tuttofare mi accompagnò nel solarium dove aveva già fatto spazio e posizionato un grande materasso gonfiabile sul quale mi invitó ad accomodarmi in ginocchio e dove, dopo aver dimostrato che col cazzo (di Pedro ma non solo) ci sapevo fare, venni rapidamente circondato da tutta una serie di uccelli che subito afferrai, addentai, morsicai e succhiai anche due alla volta per poi prenderli dal primo all’ultimo, tutti quanti nel culo. Erano sei uccelli migratori provenienti da ovest, uccelli turisti di passaggio diretti a sud che a detta loro erano abituati a farlo in gruppo e che, essendo stanchi di avere a disposizione solo facili buchi femminili, cercavano qualcosa di nuovo e di diverso. Inizialmente si dimostrarono del tutto increduli di aver trovato tanto facilmente qualcuno di così disponibile a fare quello che volevano, di avere a disposizione un maschio capace da solo di soddisfarli tutti assieme ma dovettero ricredersi non appena cominciai a dar loro una vera alternativa alle presunte facili femmine, alla cui reale esistenza credetti e credo ben poco tutt’ora perché se non avessi preso io in mano ma soprattutto altrove, la situazione, sarebbero rimasti tutti quanti lì, fermi a guardarsi in faccia e a chiedersi imbarazzati cosa e come fare. Ammetto che alcuni di loro si dimostrano davvero impegnativi e che ci misi un po’ a digerire tutto quello che mi rovesciarono in gola uno dopo l’altro in rapida successione ma, dopo aver fatto la doccia ed essermi riposato qualche istante nella saletta a destra del bar, pensando che comunque non ne avevo avuto ancora abbastanza, decisi di andare a cercare quel curioso che mentre i vari turisti mi viaggiavano tra la bocca e il culo, si era depresso ed era scappato via poco prima dei botti finali. Girovagai per tutto il Centro ed alla fine trovai chi stavo cercando nascosto nella sauna. Al contrario della checca che si era offesa facendo anche una tremenda sceneggiata proprio mentre quello che non era per niente il suo fidanzato mi usciva da dietro per venirmi davanti e poi in bocca, il mio giovane Fan di mercoledì, che oltre al bel culetto tutto da assaggiare aveva tra le gambe un delicato colibrì dal ciuffetto dello stesso color rosso puttana dei suoi capelli che ispirava simpatia, era rimasto lì, mogio mogio ma cercando di imparare, fino a quando non ebbi finito di svuotare sia tutti i suoi compagni di università sia Sandro che infine anche Nicola. La Matricola, che quella sera andò via triste e sconsolato, mi aveva fatto tenerezza specialmente quando lo sentii riconoscere tra se e se che con gli uccelli ci sapevo fare molto più di lui e quindi, vedendolo li solo soletto così a terra che nemmeno il pavimento lo era, seppur temendo che sprecando i miei colpi correvo il rischio di non concludere degnamente la serata (cosa che comunque non successe), decisi che per una volta e tanto per cambiare, potevo anche essere io quello che stando dietro, dava soddisfazione a qualcun altro. Mi presentai e gli chiesi senza ottenere risposta, perché mai stavolta non avesse aspettato la fine dei giochi dopodiché gli tirai su il mento, gli misi il cazzo semiduro davanti agli occhi e gli dissi che dato che mi piacevano parecchio le sue piccole chiappette rotonde (verità assoluta) avevo voglia di apprezzarle meglio e visto che si illuminò e finalmente sorrise, mi fu subito chiaro che la faccenda era parecchio di suo gradimento. Lo trascinai fuori da quel caldo assurdo, lo buttai in vasca a togliersi di dosso tutto quel sudore e poi lo portai nella “Sala dei Giochi Particolari” dove lo misi alla gogna, gli arrossai le chiappe a furia di sberle a mani aperte (fu una sua esplicita richiesta) e dove gli diedi quattro(cento) bei colpi molto ma molto apprezzati da entrambi. Con mia enorme sorpresa ed esclusivamente grazie all’uso sapiente del mio cazzo nel suo culo, Angelo riuscì anche a farselo diventare duro e a tenerlo in piedi abbastanza a lungo da farlo diventare utile a qualcosa tant’è vero che ci regalammo un più che piacevole e saporito sessantanove finale. Fu facile e divertente tenermi in bocca quell’affarino e farci girare attorno la lingua invece per lui, averlo duro e farselo spompinare, fu una situazione inaspettata ed inizialmente imbarazzante che però diventò presto una apprezzata e decisamente gradita novità assoluta tra l’altro, ricchissima per me di ottimo sperma. Mentre lo scopavo, mi accorsi che era già stata appesa una fotografia della mia performance coi Cugini neri. Era quella che preferivo, quella ripresa dall’alto dove si vedevano bene le mani di Maxim che mi stringevano i fianchi, il suo grande dinosauro dentro a metà e la grossa cappella di Robèrt appoggiata sulla mia lingua che cercava di infilarmisi in bocca mentre Pedro mi stuzzicava i capezzoli. Quando gliela feci notare, Angelo ribadí che la sapevo ben più lunga di lui e che non sarebbe mai riuscito ad eguagliarmi e diventò nuovamente triste perciò decisi che fosse il caso di fare ancora qualcosa per lui. Per prima cosa andammo in doccia dove mi diedi da fare coi suoi capezzoli sensibili e dove lo spinsi a fare lo stesso coi miei testicoli dopodiché andai a sdraiarmi su un comodo divanetto dove glieli feci prendere in bocca chiedendogli di tenerli al caldo e di farci girare attorno la lingua mentre gli raccontavo brevemente dove, come, quando e grazie a chi avevo iniziato ad apprezzare prima il cazzo che la figa e dove, giusto per stimolarlo a prendere maggiore iniziativa dato che pur essendo una Matricola secondo me aveva un ottimo potenziale, gli raccontai anche un paio di quelle che ho sempre considerato tra le mie migliori esperienze in fatto di uccelli. Terminati i racconti, lo feci sdraiare sul patibolo ginecologico legandolo e sistemandolo nella stessa posizione in cui ero stato messo io due sere prima dopodiché mi misi in bocca sia il colibrì che le sue piccole uova e cominciai a tirare e risucchiare tutto assieme ma poi, mentre gli infilavo nel culo tutte le dita che riuscivo a farci stare e giusto poco prima di decidere che era ora di scoparmelo di nuovo, mi venne un idea. Lo lascia lì che tanto non poteva certo scappare, ed andai a cercare qualcuno che mi desse una mano cioè un uccello o meglio ancora due, perché si sa che uno per uno non fa male a nessuno. Tornai con Nicola e col tipo, un tale Maurizio, con cui stava festeggiando (ancora) i suoi sessantanni e che fu molto bravo a rendermi velocemente operativo e a scopare me mentre io scopavo Angelo che intanto succhiava Nicola. Poco dopo le ventidue, trovati un altro paio di cazzi per Angelo (quelli dei riappacificati Alberto e Luca) che così ne aveva quattro tutti per se, augurato a tutti loro buona continuazione e ad uno in particolare anche buon (ennesimo) compleanno, andai a riposarmi conscio che stava per arrivare il momento clou.
Domenica
Alla mezzanotte esatta tornai in quella Stanza dalla quale uscii quasi quattro ore dopo a pezzi, stanchissimo ma pienamente soddisfatto di aver sfiancato e di essere stato capace di prosciugare, oltre a quelli che mi erano capitati a tiro durante l’intera giornata, anche tutto lo Staff. Di quelle ore dico solo che non ebbi un attimo che fosse uno di tregua, che volevano lasciare Maxim per ultimo ma che io invece lo volli in culo sia per primo che in mezzo che per ultimo, che Robèrt recuperò con gli interessi anche il giro che non gli avevo concesso giovedì, che i Gemelli, sempre e comunque assieme, mi scoparono alternandosi tra loro in un piacevolissimo e continuo andirivieni tra le mie chiappe e la mia bocca dentro la quale si infilarono ed inondarono assieme quando la faccenda si rese assolutamente necessaria, che poverino, quasi non mi accorsi nemmeno di quell’unica volta che riuscì ad mettermelo (ma non disse nulla dato che all’insaputa di tutti, lo aveva già fatto prima che lo facessero i turisti), di avere il cazzo di Pedro che mi si muoveva dentro al culo, che Omar sfruttò ogni pausa degli altri ed ogni momento utile per intrufolarsi dentro di me e darmi più colpi che poteva non prima però di aver munto chiunque gli lasciasse il posto e che infine, mentre tutti applaudivano e mi incitavano, quasi mi ingozzai cercando di mandare giù tutta assieme quell’enorme quantità di sperma trasformato in frappè dal retrogusto di granatina e limone che il mio Bar Tender preferito aveva preparato solo per me. Tornato al B&B con la pancia piena, energia da vendere e adrenalina da scaricare, svegliai il Tedesco che ormai albeggiava e siccome ogni promessa è debito, mi feci fare tutto ciò che voleva e poi, visto che me lo ero più che meritato, mi sfogai anche io scopandolo e dandogli da bere senza ascoltare né capire se ciò che stesse dicendo fossero apprezzamenti o proteste. Dormii giusto un paio d’ore e dopo essere salito a succhiare per un ultima volta ancora l’uccello germanico del piano di sopra, che preso alla sprovvista mi schizzò in gola commentando con un deciso: Schwein! Alle dodici precise di domenica, chiamai l’illuso e bigotto proprietario del B&B per avvisarlo che me ne stavo andando, dirgli che mi ero trovato alla grandissima sia nella sua città che da lui ma soprattutto per confermargli che, essendo proprio uno dei “nostri”, mi ero trovato benissimo anche col suo affittuario dopodiché, sigaretta in bocca e giochino in culo, partii alla volta della Grande Città. Una volta a casa, dopo aver dedicato giorni e giorni a succhiare e prendere tutto ciò che c’era da prendere e da succhiare, fui più che felice di poter leccare e farmi dare una bella e succulenta passera ma ovviamente, a ricordo dei giorni appena passati, non tralasciai di dedicare la maggior parte del mio tempo alla mia parte preferita.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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