Gay & Bisex
La mia bambina...
26.06.2026 |
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"Sentii allentare la presa e la sua mano scendere delicatamente verso il collo e la spalla che iniziò a massaggiare..."
Un sorriso malizioso si dipinse sulle sue labbra mentre stringeva con forza maggiore la mia erezione prendendo a menarla con vigorosamente.“Direi che ora,,,” sogghignò.
Non finì la frase.
La mia schiena si inarcò sotto le spinte di quella manipolazione. Per non perdere l”equilibrio, mi puntellai al letto stringendo con forza le lenzuola mordendomi labbra dalle quali uscì comunque qualche gemito. Anche la mia zazzera arruffata ondeggiava alla velocità della masturbazione che mi stava praticando.
“Shhh…” mi redarguì sculacciandomi: sapevo perfettamente che lui non gradiva questo tipo di esternazioni, ma pure non riuscivo a contenermi.
“Ooohhh….” bisbigliai chiudendo gli occhi per riaprirli istantaneamente a causa del fremito che mi percorse la spina dorsale.
Vidi la fontana del mio seme allargarsi copiosamente sul suo petto distribuendosi sulla folta peluria che ricopriva i suoi pettorali.
Con il poco vigore che ancora mi animava, mi chinai allungando la lingua che iniziò repentina a ripulire quel liquido denso prima che iniziasse a rapprendersi.
Mi abbandonai infine su di lui esausto e felice.
Non era ancora sazio…
Con una mano mi accarezzava la testa mentre con l”altra si ostinava a spremermi dalla cappella paonazza le ultime gocce della mia produzione.
Le avvicinò ai nostri occhi e ci soffermammo a guardare divertiti il suo pollice e il suo indice che si aprivano e chiudevano mostrando quel filamento caldo che infine avvicinò alle mie labbra per impiastricciarle.
Non glielo permisi perché lo leccai avidamente come le altre volte che ripeté il gioco.
“Ah… ma sei proprio affamato!” ridacchiò avvicinando le sue labbra alle mie.
Le lingue scattarono all'istante aggrovigliandosi in un impasto di saliva e sborra.
Ci staccammo ansimanti guardandoci negli occhi.
“Pensa se…” mi zittì appiccicando nuovamente la sua bocca alla mia lasciando che, ancora una volta, le lingue riprendessero a cercarsi frenetiche accavallandosi l’una sull'altra.
Limonammo a lungo fino a che non decise che era venuto nuovamente il momento per altro.
“Mmmm… Sarebbe ora di andare…” provai timidamente a farlo desistere.
“Non mi pare tu abbia lezione in università oggi… E io non ho impegni; dunque abbiamo ancora un po’ di tempo… O tutto quel che abbiamo fatto stanotte può bastare?”
Sorrisi.
“Ottima decisione…”
Dopo avermi sculacciato nuovamente mi afferrò saldamente per i fianchi rimettendomi a cavalcioni sopra di sé. Afferrandomi i glutei iniziò a farmi avanzare verso la sua bocca che si dischiuse lesta per inghiottire in un istante il mio uccello.
La lingua iniziò a vellicarlo; dapprima con dolcezza poi con un impeto sempre crescente insalivandomelo per bene. Mi sembrava soffocasse tanta era la foga che ci metteva.
Sbuffavo eccitato godendomi ogni singola lappata e sorridendo compiaciuto quando lo sfilava ammirando il risultato del lavoro. Le bave di saliva disegnavano una ragnatela imperlata del liquido prespermatico che usciva dal piccolo orifizio dell’uretra per scivolare lungo il frenulo e avvolgere il resto della mazza.
“Anche la mia bambina è così brava a lavorarti di lingua?” chiese a bruciapelo.
“No! - sospirai - Il suo papà è decisamente più bravo!” sussurrai mentre se lo riprendeva in bocca scivolando veloce alla base delle mie palle e perdendosi con il naso nel mio florido cespuglio pubico.
Ne aspirò soddisfatto l’afrore che certamente promanava continuando a scoparmi con la bocca. Lavorava con una maestria ed una delicatezza incredibili, come incredibile, era la sensazione di sentirlo diventare duro sopra il palato.
“Dai… - lo incitai - …Continua così che tra poco vengo...“
Socchiusi gli occhi e reclinai ancora una volta il capo pronto ad esplodere nella sua gola.
I suoi piani evidentemente erano altri perché pochi istanti prima della seconda sborrata si arrestò.
Mi allargò le chiappe fin quasi a provocarmi dolore.
Mi spinse ulteriormente in avanti facendo in modo che la sua lingua potesse scorrere tra i peli del culo.
“Che meraviglia! – mi lodò – Sono contento che mi hai assecondato e non sei arrivato a depilarti anche lì…” e intanto il mio buchino era completamente esposto alla sua insaziabile voracità.
La punta della sua lingua iniziò a picchettarlo insalivandolo. Lentamente sentivo le pieghe dello sfintere cedere per farla passare, per farla penetrare, poco alla volta, più in profondità.
"Adesso cavalcami tu…” e rilasciò le chiappe quasi a volersi soffocare con il mio culo che ora gli copriva completamente la faccia.
Afferrai la testiera del letto e, per soddisfare il suo desiderio, iniziai a piegarmi alzando ed abbassando, per quanto stabilità di letto e posizione lo permettessero, le ginocchia.
Ad ogni penetrazione sentivo la rosellina dilatarsi sempre più. A suo piacimento mi schiaffeggiava il gluteo affinché mi fermassi e lui potesse divertirsi a percorrere la breve circonferenza frastagliata come più gli piaceva.
Voltadomi di quando in quando lo ammiravo masturbarsi. La sua cappella grondava mentre i grandi capezzoli depilati dall'intrico di pelo che abbondava generosamente su tutto il tronco, si stavano inturgidendo sotto l”azione delle sue pizzicate.
La perlustrazione non continuò a lungo; repentino si sfilò da sotto per piegarmi definitivamente a novanta facendo in modo che le mie mani non perdessero la presa guadagnata.
Mi aprì nuovamente il culo ammirando soddisfatto il lavoro regalandomi ancora qualche leccata.
Si sfregò con indice e pollice il mento come a pensare quale dovesse essere la successiva profanazione da infliggermi.
Non gli ci volle molto. E mi sentii penetrare da un dito che cominciò a roteare vorticosamente all’interno della mia piccola caverna.
Mi voltai ancora una volta.
“Anche tu fai così prima di scopare la figa della mia bambina?” domandò beffardo mentre un secondo dito si insinuava.
“Oh… - mi voltai - …Io non sono così bravo…” sbuffai.
“Datti da fare allora - seguitando a provocarmi - Si dice che la pratica renda perfetti…” e assestò una sonora pacca sulla chiappa liscia mentre il contraccolpo avvicinò il mio viso pericolosamente al muro.
Arrivò la sua mano a premerlo dolorosamente contro e intanto un terzo dito si aggiunse per aiutare i compagni a distribuire le sputate di saliva con le quali lubrificava il mio anello. Le falangi si muovevano libere ruotando, entrando, uscendo allo scopo di rendere ancor più elastica, se possibile, la mia coroncina pronta ad accoglierlo.
L’attesa fu breve.
Senza potermi voltare, percepii la presenza della sua cappella pronta a trapanarmi. E lo fece con estrema delicatezza, dando inizio ad una morbida danza di ingresso e uscita che mi parve infinita: non mi penetrava mai fino in fondo, ma si divertiva ad avanzare quel poco che bastava a procurarmi un misto di dolore e piacere, per poi ritrarsi repentinamente e ripartire all'attacco.
“Ti… Ti prego… Scopami… - lo pregai - …Infilamelo tutto… Voglio sentirlo, voglio sentire il tuo cazzo tutto dentro ancora una volta!”
L’asta lunga e massiccia mi trafisse come mai aveva fatto prima!
Mi mancò il fiato e non riuscii a fermare le lacrime che mi irrigarono gli occhi per il dolore. Mai mi aveva posseduto con quella veemenza prima d’ora.
Non potevo muovermi a causa della testa premuta contro il muro. Sentii allentare la presa e la sua mano scendere delicatamente verso il collo e la spalla che iniziò a massaggiare.
“Ora respira e dimmi… - ridacchiò - …Anche tu di solito penetri la mia bambina in questo modo?”
“N… No…” risposi riprendendomi e cominciando finalmente ad assaporare appieno l’enorme presenza dentro di me.
Non aggiunse altro ed iniziò a muoversi dentro di me.
Lo fece dapprima lentamente, senza mai sfilarsi del tutto ma in compenso spingendo in avanti con tutta la forza che riusciva ad imprimere.
Da subito iniziai a non capire più nulla: quella sensazione di dolore lancinante si rivestiva svanendo immediatamente per il godimento che l’atto sessuale, che stavamo consumando con famelica ferocia, ci stava regalando.
Le spinte si fecero via via più veloci e decise fino all'epilogo: la copiosa scarica di sborra mi riempi le viscere facendomi urlare di piacere e sgomento.
Non fu necessario masturbarmi: senza toccarmi rovesciai il mio seme sulla sua mano che prontamente lo raccolse.
Con lui ancora dentro, bevvi tutto ciò che avevo prodotto e quando si levò sentii ancora una volta la sua lingua avvicinarsi al buco dolorante.
“Lasciala uscire lentamente… Voglio bermela tutta…” ordinò.
Cercai di ubbidire e con la coda dell’occhio capii che stavo facendo bene: lo vedevo abbeverarsi soddisfatto di tutto quanto aveva rovesciato dentro di me solo pochi istanti prima.
Leccata anche l’ultima goccia mi invitò ad accovacciarsi accanto a lui: accarezzai il suo torace intriso di sudore arruffandogli i peli del petto mentre mi contorceva i capezzoli ancora gonfi per l’amplesso.
“Direi che la mia bambina ha trovato un ragazzo d’oro!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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