Gay & Bisex
L'artigiano della passione
19.06.2026 |
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"Si truccava leggermente, si pettinava, e aspettava l'arrivo di Davide indossando un grembiule di pizzo sopra una biancheria provocante..."
Il caldo di giugno non era semplice afa; era una presenza fisica, un muro invisibile e rovente che schiacciava la città sotto un sole spietato. Massimo fissava il soffitto del soggiorno, sentendo il sudore che gli imperlava la fronte e gli appiccicava la maglietta di cotone leggera alla schiena. Aveva acquistato quella casa tre anni prima, un appartamento spazioso ma datato, che aveva trasformato lentamente, stanza dopo stanza, con i risparmi messi da parte con fatica. Ogni nuova mensola, ogni parete ridipinta era stata una piccola vittoria. Ora, però, il comfort richiedeva un passo ulteriore. I condizionatori.Aveva chiamato Davide su consiglio di un caro amico. "È un tipo serio, lavora da solo, pulito e preciso. Non sbagli," gli aveva detto l'amico. Massimo non aveva bisogno di altro. Aveva solo bisogno di aria fresca.
Alle otto in punto il campanello squillò. Massimo aprì la porta quasi istantaneamente. Davanti a lui sorgeva un ragazzo che sembrava scolpito in un'altra scala di grandezze. Davide era altissimo, con un fisico che non era eccessivamente muscoloso, ma possedeva una naturalezza atletica, una coordinazione che si percepiva anche solo dal modo in cui teneva la borsa degli attrezzi. Indossava la divisa aziendale: una tuta blu di tessuto tecnico, chiaramente di una taglia troppo grande. Il tessuto cascava largo sulle spalle e si arricciava alle caviglie, creando un contrasto strano tra la sua stazza imponente e l'aspetto quasi trascurato dell'abbigliamento.
"Buongiorno, sono Davide. Massimo, giusto?"
La voce era profonda, leggermente roca, un suono che sembrò vibrare nel petto di Massimo.
"Sì, esatto. Entra pure, prego. Ti seguo dove dobbiamo installare le unità."
Massimo non si considerava un uomo attratto dagli uomini. O almeno, non in modo consapevole. Ma mentre guidava Davide verso la camera da letto, non poté fare a meno di notare come quel ragazzo occupasse lo spazio. C'era qualcosa nel modo in cui si muoveva, un'aura di competenza mista a una certa timidezza, che lo rendeva magneticamente attraente. Forse era la divisa troppo larga che suggeriva, senza mostrarlo, la forma del corpo sottostante.
"Allora, qui il muro è portante, posso forare senza problemi," osservò Davide, posando la scala a pioli sotto il punto di fissaggio della staffa.
Massimo rimase a un paio di metri di distanza, fingendo di osservare il lavoro, ma i suoi occhi erano ovunque tranne che sul trapano. Quando Davide salì i primi pioli, la tuta si tendette. Massimo si spostò, quasi istintivamente, posizionandosi proprio sotto di lui. Da quell'angolazione, ogni volta che Davide si allungava per fissare una vite, il tessuto della tuta si tirava tra le gambe, rivelando per brevi istanti il solco profondo del suo sedere. Massimo sentì un calore diverso da quello estivo salirgli lungo la colonna vertebrale.
"Mi passi quella chiave a bussola? È lì, nel kit," chiese Davide, senza guardare giù.
Massimo si avvicinò ancora di più, quasi a toccare i pioli della scala. Allungò il braccio per passargli l'attrezzo, ma lo fece lentamente. In quel momento, Davide si chinò leggermente in avanti. Lo scollo della maglietta della divisa, largo e informe, si aprì. Massimo rimase senza fiato. Sotto il tessuto, un petto ampio era ricoperto da una peluria scura, folta e maschile, che scendeva in un sentiero invitante verso il basso.
"Ecco qui," sussurrò Massimo, la voce improvvisamente più bassa.
"Grazie," rispose Davide, accennando un sorriso che gli illuminò gli occhi.
Il lavoro procedeva. Massimo era diventato un'ombra, un osservatore silenzioso che giustificava ogni suo movimento con la necessità di aiutare. Ogni volta che Davide scendeva, ogni volta che si puliva le mani su uno straccio, Massimo registrava ogni dettaglio: le vene che spiccavano sugli avambracci, il modo in cui il sudore rendeva la pelle di Davide lucida e leggermente ambrata.
Poi arrivò il momento del sigillante. Davide prese una bomboletta di schiuma poliuretanica, quel materiale che entra liquido e appiccicoso nei fori per poi espandersi e solidificare in pochi minuti, sigillando tutto. Era un'operazione di precisione.
"Devo stare attento," spiegò Davide, inserendo la cannuccia di erogazione nel foro del muro. "Se ne esce troppa, è un casino a pulirla prima che diventi come plastica."
Massimo era lì, troppo vicino, spinto da un'impulsa irrazionale di vicinanza. Proprio mentre Davide premeva il grilletto della bomboletta, Massimo fece un passo falso. Il piede scivolò su un frammento di cartongesso e l'anca urtò violentemente la scala.
"Ehi!" esclamò Davide.
L'impatto fu minimo, ma sufficiente a sbilanciare il ragazzo sulla scala. Il polso di Davide scattò, la cannuccia di erogazione uscì dal muro e, in un riflesso di panico, il grilletto rimase premuto. Un getto violento di schiuma bianca e densa colpì prima Massimo al braccio, ma poi, nel tentativo di riprendere l'equilibrio, Davide finì per spingere la cannuccia proprio dentro il proprio scollo.
Il suono fu un *psshhh* prolungato e sordo. La schiuma, calda e viscosa, esplose all'interno della maglietta di Davide, riempiendo lo spazio tra il tessuto e la pelle del petto.
I due rimasero immobili per qualche secondo, fissandosi. Il silenzio era rotto solo dal sibilo finale della bomboletta che si esauriva.
"Oddio... accidenti!" imprecò Davide, staccandosi di colpo dalla scala e saltando a terra. Si strappò la maglietta della divisa con un gesto brusco, rivelando il disastro.
Il petto di Davide era coperto da una massa di schiuma bianca, densa e bollicine, che aderiva alla pelle e alla peluria scura. Era una vista grottesca e, allo stesso tempo, incredibilmente erotica. La sostanza era ancora liquida, colante, e si muoveva lentamente lungo i muscoli del torace.
"Mi dispiace! Davide, scusami, non volevo, ho inciampato!" esclamò Massimo, sentendosi contemporaneamente in colpa e eccitato.
Davide respirava affannosamente, guardandosi il petto. "Non è colpa tua, ma merda... questa roba si solidifica in fretta. Posso usare il tuo bagno?"
"Certo, certo! Presto, vai!"
Davide corse in bagno. Massimo lo seguì a breve distanza, sentendo il cuore battergli contro le costole. Mentre era nel corridoio, ricordò che l'acqua e il sapone spesso non bastavano con quel tipo di sigillante.
"Davide! L'acqua non basta! Hai bisogno di alcool denaturato, è l'unica cosa che scioglie la resina prima che diventi dura!" gridò Massimo.
"Ce l'hai?" rispose Davide dall'interno.
"Sì, in credenza! Arrivo!"
Massimo entrò in bagno con una bottiglia di alcool e un rotolo di carta assorbente. La scena che trovò lo lasciò senza parole. Davide era a petto nudo, le spalle larghe che occupavano quasi tutto lo spazio della piccola stanza. Era tutto impiastricciato; la schiuma si era espansa, creando grumi biancastri che si intrecciavano con i peli del petto, rendendoli lucidi e appiccicosi.
"Ecco l'alcool," disse Massimo, avvicinandosi.
Davide stava cercando di strofinarsi con un asciugamano, ma il materiale sembrava solo spalmarsi ulteriormente. "Maledizione, non riesco a prenderla tutta."
Massimo guardò la schiena di Davide. La schiuma, colando, aveva raggiunto i fianchi e si era infilata sotto il bordo della tuta, sporcando anche la zona lombare.
"Sei sporco anche dietro," osservò Massimo, la voce che tremava leggermente. "Non riuscirai mai a pulirti da solo prima che diventi dura. Vuoi... vuoi che ti aiuti?"
Davide si fermò, guardando Massimo attraverso lo specchio. C'era un momento di esitazione, un silenzio carico di tensione elettrica. Poi, sospirò, abbassando le spalle.
"Sì, per favore. Ti ringrazio. Scusa per il caos."
Massimo versò l'alcool su un panno e si avvicinò. Il contatto fisico fu un'esplosione. Quando la mano di Massimo toccò la pelle calda di Davide, entrambi sussultarono. Massimo iniziò a strofinare con delicatezza, rimuovendo la schiuma. Sentiva la consistenza della pelle, la fermezza dei muscoli pettorali che reagivano al suo tocco. Ogni movimento era lento, deliberato. Il panno scivolava sulla pelle, l'odore pungente dell'alcool si mescolava a quello sudato e maschile di Davide.
"Così va bene? Sto premendo troppo?" chiese Massimo, mentre le sue dita sfioravano accidentalmente il capezzolo di Davide, che reagì indurendosi istantaneamente.
"No... va bene così," rispose Davide, con un tono di voce che era diventato più basso, quasi un grugnito.
Mentre Massimo puliva la schiena, le sue mani scendevano inevitabilmente verso l'elastico dei pantaloni della divisa. Notò che la schiuma, essendo liquida all'inizio, non si era fermata al petto. Era colata lungo l'addome, scomparendo all'interno della cintura larga della tuta.
Davide fece un respiro profondo e si guardò in basso. "Oh, no. Non può essere."
"Cosa c'è?"
"È colata dentro," disse Davide, con un'espressione di frustrazione. "I pantaloni sono larghi, la schiuma è scesa dritta lungo la pancia. Devo toglierli, altrimenti mi rimarranno incollate le mutande alla pelle."
Massimo sentì la gola seccarsi. "Preferisci che esca?"
Davide lo guardò. I loro occhi si incontrarono e in quello sguardo non c'era più solo l'imbarazzo di un incidente lavorativo. C'era una domanda, un invito silenzioso.
"Puoi restare tranquillamente," rispose Davide.
Con un movimento lento, Davide sbottonò la tuta e lasciò che i pantaloni scivolassero a terra. Massimo rimase senza fiato. Davide indossava delle mutande di cotone bianco, di un taglio aderente che lasciava pochissimo spazio all'immaginazione. Il contrasto tra il bianco del tessuto e la pelle ambrata delle gambe lunghe e toniche era ipnotico. Ma ciò che colpì Massimo fu il volume. Sotto il cotone, c'era un rigonfiamento imponente, una promessa di dimensioni che Massimo non avrebbe mai immaginato.
Senza chiedere permesso, spinto da un desiderio che ormai non poteva più ignorare, Massimo si avvicinò. Prese l'alcool e iniziò a pulire i fianchi di Davide, ma mentre lo faceva, le sue dita iniziarono a giocare con l'elastico delle mutande. Con una scusa, Massimo spostò il tessuto di lato, sbirciando per un istante il membro massiccio che riposava all'interno. Era enorme, anche a riposo.
In quel momento, con un movimento quasi impercettibile, Massimo fece cadere deliberatamente della schiuma ancora liquida proprio sul bordo superiore delle mutande, facendola scivolare all'interno, proprio sopra la base del cazzo di Davide.
"Accidenti, Davide," disse Massimo, fingendo sorpresa. "È colata anche dentro le mutande. Guarda qui."
Davide scostò l'elastico e vide la macchia bianca e appiccicosa. "Merda, è vero."
"Devi toglierle," insistette Massimo, la voce ora carica di desiderio. "Se quella roba si solidifica lì dentro, non saprai più come staccarla senza strapparti la pelle. È pericoloso."
Davide esitò. "Non credo sia necessario, posso provare a..."
Ma Massimo non lo lasciò finire. Con un gesto rapido e deciso, afferrò l'elastico delle mutande e le tirò giù con un colpo secco.
"Siamo tra uomini, Davide. Non c'è nulla di cui vergognarsi," sussurrò Massimo.
Quando il tessuto scivolò via, Massimo ebbe un sussulto fisico. Il cazzo di Davide balzò fuori, liberato dalla costrizione. Era una visione monumentale: una colonna di carne pulsante, con vene prominenti che ne percorrevano la lunghezza, una testa larga e lucida di pre-cum. Massimo non riusciva a capire come un oggetto di quelle dimensioni potesse stare comodamente in quelle mutande.
La situazione era ormai compromessa. L'aria nel bagno era diventata densa, quasi irrespirabile per l'eccitazione.
Massimo prese il panno imbevuto di alcool. Con la mano sinistra, afferrò il cazzo di Davide. La pelle era calda, vellutata, e il membro reagì istantaneamente al tocco, iniziando a indurirsi e a crescere sotto le dita di Massimo.
"Dio..." ansimò Davide, gettando la testa all'indietro e appoggiandola alla parete fredda del bagno.
Massimo iniziò a pulire la base del membro, muovendo il panno con lenti movimenti circolari. Ogni volta che il tessuto sfiorava il glande, Davide emetteva un gemito soffocato. Massimo non si limitava a pulire; usava il palmo della mano per stringere, per sentire la durezza che cresceva, per sentire il battito del cuore di Davide che sembrava risuonare attraverso quel pezzo di carne.
"Sei... sei incredibile," mormorò Massimo, mentre il cazzo di Davide era ormai completamente in tiro, duro come una pietra, puntato dritto verso il suo viso.
Davide riprese fiato, i suoi occhi erano oscurati dal desiderio. Guardò Massimo, che era ancora vestito, mentre lui era completamente nudo.
"Ora tocca a te," disse Davide, la voce ora un comando rauco. "Spogliati. Dobbiamo controllare che quella schiuma non ti abbia sporcato anche in posti dove non vedi."
Massimo non se lo fece ripetere. Si svestì con una frenesia quasi violenta, gettando i vestiti a terra senza curarsi di dove cadessero. Quando furono entrambi nudi, il silenzio del bagno fu rotto dal suono dei loro respiri accelerati. Davide fece un passo avanti, annullando ogni distanza, e afferrò Massimo per la nuca, tirandolo a sé in un bacio appassionato.
Fu un bacio famelico, uno scambio di saliva e desideri repressi. Le loro lingue si intrecciavano, succhiandosi a vicenda con un'intensità che sapeva di fame. Massimo sentiva il cazzo di Davide premere contro il proprio ventre, un calore solido e prepotente che lo faceva tremare.
Si spostarono verso la camera da letto, inciampando nei vestiti, senza mai interrompere il contatto delle loro bocche. Si gettarono sul letto, annegando tra le lenzuola. Per un tempo che sembrò infinito, si esplorarono con le mani e con le labbra, ogni centimetro di pelle veniva reclamato. Davide baciava il collo di Massimo, scendevendo verso il petto, mentre Massimo gemeva, inarcando la schiena.
A un certo punto, Davide si staccò e guardò Massimo negli occhi. "Voglio il tuo culo."
Massimo rispose con un gemito di assenso, girandosi e sollevando i fianchi, offrendosi. Davide non perse tempo. Raccolse un po' di saliva nel palmo della mano e la spalmò con vigore sull'orifizio di Massimo, massaggiandolo per un istante per prepararlo.
Poi, senza preavviso, Davide afferrò i fianchi di Massimo con una presa d'acciaio e spinse.
"Aaaah!"
L'urlo di Massimo fu straziante, un grido che riempì la stanza mentre il cazzo monumentale di Davide entrava in un colpo solo, squarciando ogni resistenza e raggiungendo il fondo. Massimo sentì il proprio corpo tendersi all'estremo, gli occhi spalancati, il respiro mozzato. Per qualche secondo rimase paralizzato, sentendo la pienezza assoluta, l'invasione totale di quel membro che sembrava troppo grande per essere umano.
Ma il dolore iniziale svanì rapidamente, sostituito da una pressione travolgente che stimolava ogni sua terminazione nervosa. Massimo iniziò a muovere il bacino, cercando di accogliere ancora di più quella mole.
"Sì... oh Dio, sì! Scopami! Aprimi in due, Davide! Fallo!" implorò Massimo, la voce rotta dall'eccitazione.
Davide rispose con una violenza primitiva. Iniziò a spingere con ritmi serrati e potenti. Il suono dell'impatto tra i loro corpi era ritmico e viscerale: *shlick, squelch, slap*. Il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle, il suono del liquido che veniva spinto fuori e dentro l'orifizio di Massimo a ogni spinta.
"Sei così stretto... cazzo, mi stai stringendo da morire!" ringhiò Davide, afferrando i capelli di Massimo per tirargli la testa all'indietro, costringendolo a guardare lo specchio della camera mentre veniva posseduto.
Massimo vedeva se stesso: il corpo tremante, il volto contratto in un'espressione di piacere quasi doloroso, e dietro di lui, la figura imponente di Davide che lo martellava con una forza implacabile. Ogni spinta sembrava arrivare più in profondità, colpendo il punto esatto che faceva esplodere scintille nella mente di Massimo.
"Ti piace essere usato così, eh? Ti piace questo cazzo?" ansimò Davide, accelerando ulteriormente.
"Sì! Sì, ti prego, non fermarti! Ne ho bisogno!"
Il piacere salì come una marea, travolgendo ogni pensiero razionale. I movimenti divennero selvaggi, disordinati. Davide spingeva con tutto il suo peso, facendo scricchiolare il letto, mentre Massimo gridava e graffiava le lenzuola. La sensazione di essere completamente riempito, di essere dominato da quella forza naturale, portò Massimo sull'orlo del collasso.
Davide sentì che stava per arrivare. Rallentò leggermente, spingendo più a fondo che poteva, sentendo le pareti interne di Massimo contrarsi convulsamente attorno a lui.
"Posso... posso venire dentro di te?" chiese Davide, la voce ridotta a un sussurro roco.
"Sì! Fallo! Riempimi!"
Con un ultimo, potentissimo urlo, Davide spingé con tutta la sua forza e rimase immobile, mentre gettava getti caldi e densi di seme all'interno di Massimo. Massimo sentì il calore inondare le sue viscere, un'estasi finale che lo fece collassare sul materasso, senza più forze, mentre Davide crollava sopra di lui, ansimando.
Rimasero così per molto tempo, intrecciati, mentre il sudore li incollava l'uno all'altro. Il caldo torrido era ancora là fuori, ma all'interno di quella stanza, l'atmosfera era cambiata per sempre.
I lavori in casa di Massimo, curiosamente, non finirono quel giorno. Anzi, Massimo scoprì improvvisamente che c'erano molte altre cose che necessitavano di manutenzione. Una perdita in bagno, una porta che cigolava, un impianto elettrico da revisionare. E per ogni singolo intervento, chiamò sempre e solo Davide.
Il loro rapporto divenne un rituale di piacere e sottomissione. Ogni visita di Davide iniziava con una finta discussione professionale sui lavori da svolgere, per poi scivolare rapidamente in una sessione di sesso brutale e senza limiti. Davide scopava Massimo in ogni posizione possibile: contro le pareti appena tinteggiate, sul tavolo della cucina, in bagno tra i detriti dei lavori.
Con il tempo, Davide iniziò a chiedere di più. Un pomeriggio, dopo aver riparato una presa elettrica, Davide guardò Massimo con un sorriso malizioso.
"Sai, Massimo... penso che questa casa abbia bisogno di un tocco più... domestico. Mi piacerebbe vederti in modo diverso."
"In che modo?" chiese Massimo, già eccitato solo dal tono di voce dell'artigiano.
"Vorrei che recuperassi degli abiti da donna. Gonne, calze, magari un grembiule. Vorrei che fingessi di essere una casalinga sola, in attesa che il suo operaio preferito venga a sistemare le cose."
Massimo non esitò nemmeno un secondo. L'idea di sottomettersi completamente a Davide, di spogliarsi della propria identità maschile per diventare l'oggetto del suo desiderio, lo eccitava più di ogni altra cosa.
Così, le visite di Davide divennero spettacoli di erotismo e roleplay. Massimo acquistava capi femminili, scelendo tessuti che accarezzavano la pelle, calze a rete che fasciavano le gambe e gonne corte che non lasciavano nulla all'immaginazione. Si truccava leggermente, si pettinava, e aspettava l'arrivo di Davide indossando un grembiule di pizzo sopra una biancheria provocante.
Quando Davide suonava il campanello, non era più solo l'artigiano. Era il padrone.
"Buongiorno, signora," diceva Davide, entrando in casa con lo sguardo che divorava le curve create dai vestiti di Massimo. "Sento che c'è qualcosa che non funziona in questa casa. Credo che dovremmo iniziare a controllare... proprio qui."
E Massimo, con un sorriso complice e lo sguardo sottomesso, eseguiva ogni suo ordine, facendosi scopare come una vera troia, mentre i lavori di ristrutturazione della casa procedevano lentamente, quasi come se entrambi sperassero che non finissero mai.
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