tradimenti
LAURA RACCONTA 4
20.10.2025 |
3.782 |
6
"Mi lasciai trascinare fuori, nel parco, velocemente attraversammo il prato e raggiungendo un garage..."
Il matrimonio del tuo collega, quello a cui non volevo proprio venire, te lo ricordi?Dopo la cena aziendale non volevo più vedere Pietro, era stata un’avventura che doveva finire lì.
Ma tu instetti per andare a quel matrimonio, non potevi mancare ed eravamo stati invitati entrambi.
Mio malgrado accettai di andarci, indossavo il vestito nero, quello delle belle occasioni, smanicato, con la scollatura davanti che mette in evidenza il mio seno. Arrivava a metà coscia lasciando scoperte le gambe fasciate dalle autoreggenti nere.
Dopo la cerimonia in comune abbiamo raggiunto il ristorante, una bella location nella campagna.
In meno di mezz’ora eri scomparso, il buffet in piedi ti aveva consentito di abbandonarmi sola tra gli invitati mentre tu stavi certamente parlando di lavoro con qualcuno o cercando di convincere qualche segretaria ad accompagnarti in viaggio di lavoro.
"Ti stai annoiando?" Due occhi neri mi scrutarono, il tizio che mi aveva appena parlato sembrava spogliarmi solo guardandomi!
"I matrimoni non sono il mio habitat" risposi mostrando la mia avversione per il cocktail che mi avevano appena servito.
“Fa schifo vero?”
“Se mi aspetta qui, torno con qualcosa di decisamente migliore” continuò osservando con voluttà la mia scollatura.
Scomparve per parecchi minuti e proprio quando pensavo di allontanarmi e venirti a cercare comparve di nuovo con due calici di vino bianco.
“Scusami, c’è voluto parecchio a convincere i camerieri ad aprire lo champagne destinato al brindisi finale…”
Lo guardai sorpresa, come avesse convinto lo sposo a cedergli le fedi, gli sorrisi e presi il mio calice iniziando a sorseggiarlo con fare sensuale.
“Sei sola?”
“In teoria no. Ma di fatto si. Mio marito si sarà perso tra gli ospiti e i colleghi a parlare di lavoro.”
“Abbandonare una bella signora durante un ricevimento dovrebbe essere perseguito dalla legge!” rispose prendendomi delicatamente per un braccio e conducendomi verso un tavolo.
“Accomodati qui, recupero l’aragosta e il caviale e ti raggiungo!”
Lo vidi ritornare con due piatti pieni di antipasti e altri due calici di vino.
“Il catering è scadente, niente caviale e nemmeno l’aragosta, ma ho scelto qualcosa per te, spero ti piaccia!”
Sempre più sorpresa dalla sua affabile sfrontatezza iniziai a conversare con lui.
Era simpatico, amabile, acculturato, la conversazione svariava tra diversi soggetti argomenti e il tempo trascorreva veloce.
Iniziarono i balli e lui mi invitò a seguirlo in pista. Cercai di declinare l’invito nella speranza di vederti arrivare, poi accettai mio malgrado.
Un paio di balli movimentati quindi iniziarono con i lenti, lui mi prese per i fianchi stringendomi forte.
Le sue mani sembravano scottare, forse per i calici di vino oppure per ripicca nei tuoi confronti mi abbandonai tra le sue braccia.
Le sue mani scivolavano lungo la mia schiena, mi accarezzavano delicatamente il sedere, lui mi stringeva forte facendomi sentire la sua eccitazione.
Mi guardai intorno alla tua ricerca, ma ancora una volta non c’eri.
Mi lasciai trascinare fuori, nel parco, velocemente attraversammo il prato e raggiungendo un garage.
L’ultimo baluardo di difesa, la speranza che fosse chiuso a chiave, s’infranse quando vidi il portone aprirsi.
Mi lasciai spingere verso il cofano di una macchina d’epoca che era parcheggiata all’interno, lo sentii sollevarmi il vestito, baciarmi le natiche mentre mi sfilava il perizoma.
Sentii il suo viso insinuarsi tra le mie cosce e la sua lingua iniziare a leccarmi peccaminosamente le grandi labbra procurandomi un primo orgasmo.
Passava la sua lingua viziosa lungo tutta la mia vagina concentrandosi a tratti sul clitoride procurandomi spasmi di piacere violenti.
Leccava con fare esperto esternamente per poi, con la punta della lingua, stuzzicarmi il clitoride.
Ero fradicia di piacere, speravo non finisse mai, lo sentivo succhiare i miei umori procurandomi un piacere che mi tagliava le gambe.
Mi sfilò completamente il vestito lasciandomi nuda con solo le scarpe e le autoreggenti, mi spinse contro il cofano della macchina mi allargò leggermente le gambe e lo sentii appoggiare il suo cazzo turgido e favorito dai miei umori copiosi penetrarmi a fondo con un colpo deciso.
“Adesso ti faccio dimenticare di essere sposata!”
“Si. Lo voglio!!!”
Senza esitazioni iniziò a possedermi con spinte lente e profonde, procurandomi scosse di piacere estreme.
Era decisamente dotato e lo sentivo riempirmi completamente.
Si sfilò per un attimo, mi fece voltare, seduta sul cofano della macchina mi sollevò le gambe appoggiandole alle sue spalle e mi penetrò a fondo nuovamente.
Il cofano in leggera pendenza mi faceva scivolare contro di lui e lo sentivo penetrarmi a fondo possedermi in maniera animalesca, primitiva stringendomi forte i seni.
Le dita mi pizzicavano forte i capezzoli procurandomi premiti di piacere che andavano ad aggiungersi al piacere carnale che mi procurava scopandomi con decisione.
“Ti scoperei così per ore!!!”
“Continua... vienimi dentro, riempimi”
Una spinta, due, tre gemevo come una gatta calore, senza preoccuparmi che qualcuno potesse sentirmi, all’ennesima spinta urlai il mio piacere senza remore quando lo sentii svuotarsi al mio interno.
Continuò ancora qualche istante cercando di prolungare il piacere ad entrambi prima di uscire da dentro di me.
Dalla figa fuoriusciva un rivolo di sperma che colava sul cofano della macchina, mi lasciai scivolare fino ad inginocchiarmi davanti a lui.
Dovevo assolutamente ricambiare il piacere provato, presi il suo cazzo ancora gonfio e lentamente ma passionalmente glielo ripulii ingoiando tutti i residui rimasti.
Raccolse il mio perizoma e me lo porse mentre mi infilavo il vestito cercando di darmi una riordinata
Accennai un sorriso lieve e lussurioso “Comunque sono Laura, mio marito è un collega dello sposo”
Si schiarì la voce mente si sistemava la cravatta “Ti avevo già notata alla cena aziendale… non preoccuparti, sarà un nostro segreto, sono il dirigente di tuo marito, dello sposo e di Pietro…”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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