tradimenti
La partita di ritorno - Parte 1
28.07.2025 |
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"Giulio aveva capito che ero in uno stato particolare, diverso dalle altre volte e si divertiva a toccarmi la fica per poi lasciarmi stare in balia delle mie voglie!
Finimmo di magiare e andammo..."
PROLOGOEra una mattina tranquilla, io ero in smart working, e sbrigavo le mie pratiche con tutta tranquillità quando il segnale di un whatsapp arrivo da mio cellulare.
Era Marco, l’amico di Giulio, «Hai da fare?», «Devo parlarti.»
«Dimmi» scrissi.
«Ti chiamo a voce, non mi va per messaggio.»
Dentro di me pensai: «Possibile che non pensa altro che a scoparmi?», e un segnale di disponibilità arrivò subito dalla mia fica.
Squillò il telefono e aspettai un attimo a rispondere, tanto per farmi desiderare!
«Pronto»
«Ciao bella», «come stai?»
«Bene grazie, cosa dovevi dirmi di così urgente?»
«Ti ricordi di Fabio, quello della partita, che aveva quel problemino?»
«Si, però mica tanto ino!», «non è uno della vostra comitiva del calcetto?»
«Si, ma il calcetto non c’entra», «dopo la tua performance si era convinto che avrebbe anche lui potuto avere rapporti con una ragazza senza problemi!»
«E allora?», ma già la mia mente mi proponeva le immagini di quello strumento che aveva tra le gambe e l’orgasmo che mi aveva procurato e una scossa colpì la mia fichetta facendola cominciare a fremere!
È ricaduto in depressione», «aveva ripreso contatto con la sua ex, ma lei gli ha fatto chiaramente capire che non se la sentiva assolutamente di farsi sfondare da quella bestia!»
«Perché era tanto dolce, non mi dirai che è diventato violento?»
«No, ma che hai capito!», «La bestia è il suo cazzo!», «Te lo ricordi no?»
«E come potrei dimenticarlo, mi è rimasto il culo aperto per un paio di giorni!»
«Ci credo, non ti sei regolata!», «Comunque, ha conosciuto anche altre due ragazze, ma quando si sono rese conto con cosa avrebbero dovuto avere a che fare sono svanite!»
«Quindi cosa dovrei fare io, non sono mica una psicologa!»
«Psicologa no, ma una gran bella troia si!», «Lui continua a ripetere fino all’ossessione che solo con te è riuscito a godere e a farti godere!»
«E quindi?» domandai prefigurandomi dove volesse andare a parare!
Fece una pausa come per farsi coraggio e disse: «Domani c’è la finale della coppa, e l’ho invitato a venire da me a vederla», «potreste venire anche voi, l’ho detto a Giulio e per lui non ci sono problemi se per te va bene!»
La fica ora si era decisamente bagnata e la mia ninfomania si stava impadronendo della mia coscienza, così replicai: «se Giulio è d’accordo non vedo perché no», «Ma la terapia dovrei farla solo a Fabio?»
E lui fra il serio e il faceto: «Dipende da te, però conoscendoti vedo se riesco a farti una sorpresa!»
«Ok, a domani» risposi con un filo di voce e riattaccai.
Solo al pensiero la mia fica era completamente impazzita, dovetti masturbarmi freneticamente mentre il fatto della sorpresa mi faceva balenare nella testa i pensieri più sconci!
Quando finalmente, raggiunto l’orgasmo squirtando come poche volte mi era capitato da sola, riuscii a rilassarmi e dovetti provvedere ad asciugare il pavimento sotto la sedia!
Telefonai a Giulio dicendogli che l’indomani avrebbe dovuto prendere mezza giornata di permesso per accompagnarmi, prima di andare da Marco, a comprare un tailleur, perché il cappotto era ancora troppo pesante per il clima di allora.
La sera ero eccitata come una ragazzina prima dell’esame, stavamo cenando, Giulio mi parlava ma io ero su un altro pianeta, non riuscivo a smettere di pensare all’invito di Marco.
Feci cadere la posata e mi infilai sotto il tavolo per raccoglierla e carponi raggiunsi la patta di Giulio e prima che facesse in tempo a capire cosa stesse succedendo gli avevo già slacciato i calzoni.
Trafficai lì sotto tirandoglielo fuori e iniziai a lavorarlo con la bocca facendoglielo scattare subito sull’attenti.
Si tirò indietro, mi afferrò sotto le ascelle tirandomi fuori da tavolo, mi strinse a sé baciandomi e palpandomi il culo.
Poi sollevatami per le gambe mi poggiò con il culo sopra il lavandino della cucina, mi alzò la vestaglia e mentre ero a gambe larghe con la fica che pulsava dalla voglia mi infilò il cazzo in colpo solo!
Mi stava scopando in un modo selvaggio, mi sentivo come la sua preda in balia del suo istinto animale.
«Come mai stasera stai così?» chiese mentre mi sbatteva tenendomi per i fianchi?
«Da quando Marco mi ha detto di domani non sto nella pelle!», «Aahhhh, siiii, il cazzo di Fabioooo!»
«Che troia che sei, non vedi l’ora di farti sfondare da lui eh?», «lo so che ci sarà anche lui!» disse sbattendomi con ancora più violenza.
Stavo godendo: «siiii, sono una troia, la tuaaa troiaaaaa!», «puniscimi con quel cazzooo!»
Si bloccò affondando il cazzo fino alle palle e una raffica di schizzi esplose nella fica mentre l’orgasmo si espandeva in tutto il mio corpo: «Sto venendooo, ti godoooo!»
Si sfilò facendomi scendere sul pavimento dicendo: «Non hai nulla per cui tu debba essere punita», «questo è il tuo modo di essere, troia fino al midollo, ma è questo che ti rende unica!»
E mentre diceva così il suo nettare iniziava ad uscire dalla mia fica e io guardandolo negli occhi la raccoglievo con la mia mano portandomela alla bocca perché del suo amore non volevo sprecarne neanche una goccia!
«Allora domani a che ora finisci di lavorare?» gli chiesi.
«Penso di sbrigarmi per ora di pranzo», mi rispose, «passo a prenderti quando esco.»
«No, tranquillo, vengo io da te con l’autobus, così pranziamo insieme, facciamo shopping, e andiamo direttamente da Marco.»
La mattina ero scombussolata, non facevo altro che pensare a quello che sarebbe successo e la cosa mi creava uno stato di eccitazione che mi faceva sentire le farfalle nello stomaco e non solo lì.
Dovevo seguire la regola del tre ma il clima era troppo freddo per i vestiti che avevo e troppo caldo per il capotto.
Trovai un vestito un po' più pesante con una gonna a campana a mezza coscia e sarebbe potuto andare bene per l’ora di pranzo, poi una volta comprato il tailleur avrei indossato quello.
Arrivo il messaggio di Giulio: «Tra mezzora esco, ci vediamo sotto il mio ufficio!»
Forse immaginava quando fossi eccitata e voleva evitare che salissi facendomi vedere dai suoi colleghi ben sapendo che in quello stato non si sapeva mai come sarebbe andata a finire!
Infondo non ero poi conciata così male: calze con reggicalze, scarpe tacco dieci e un bel vestitino con una larga gonna a campana che lasciava intuire appena il pizzo delle calze quando mi muovevo!
Uscii di casa tutta trafelata ma sentivo che c’era qualcosa che non andava!
Cazzo, il plug, dovevo essere proprio fuori di testa per dimenticarlo!
Riaprii la porta, era lì rimasto sullo svuota tasche tutto solo.
Lo leccai un po' e proprio mentre me lo stavo mettendo nel culo avvertii una presenza dietro di me!
Era il vicino di casa, avevo lasciato la porta aperta per la fretta, e mentre ero piegata con la gonna alzata per indossare il gioiello lui stava passando per andare verso l’ascensore.
Io con la massima non calanche gli dissi di aspettare che scendevo anch’io!
Chiusi la porta di casa ed entrai in ascensore: «Grazie, avevo dimenticato un cosa importante per la fretta!»
«Meno male che se lo è ricordata, sarebbe stato un peccato uscire senza!» disse ammiccando.
L’ascensore arrivò a terra, e mentre si aprivano le porte gli misi una mano sul cazzo e gli ho dato un bacio sulla guancia: «Arrivederci!» gli dissi con tono sfacciato.
E lui rispose: «Speriamo!»
Salita sulla metro trovai un posto a sedere, l’occasione buona per fare bagnare la mia fichetta mostrando quanto già fosse gonfia; infatti, sui sedili di fronte un signore facendo finta di guardare il telefonino mi stava riprendendo senza accorgersi del flash acceso!
Io cominciai ad accavallare le gambe più e più volte e ad ogni cambio era una scosciata da paura!
Poi, poco prima della fermata, da grande zoccola, alzai di più la gonna e iniziai a toccarmela con un lento ditalino e prima che potesse fare qualsiasi cosa mi alzai e scesi mentre le porte si stavano chiudendo.
Al solo pensiero che rivedendo la riprese quell’uomo si sarebbe massacrato di seghe per me la fica iniziò la sua produzione di umori, ma non volevo godere, volevo portarmi dietro quello stato di eccitazione il più possibile!
Presi poi l’autobus che mi avrebbe portato alla destinazione finale.
Era mezzo pieno, rimasi in piedi vicino il finestrino, mentendomi sull’asta verticale dell’obliteratrice.
Arrivati alla fermata dell’università un mucchio di studenti salì sull’autobus riempendolo all’inverosimile!
Eravamo pressati come sardine e sentivo il corpo di uno di quegli studenti spingersi contro il mio, poi avvertii chiaramente il suo membro che si ingrossava pigiato tra le mie natiche!
La mia fica iniziò a pulsare bagnandosi oltre il consentito ed emanando il suo profumo di sesso come un richiamo ancestrale!
Sentii la sua mano che, infilatasi sotto la gonna, iniziava una lenta risalita verso le natiche fino ad arrivare al culo!
Io lo lasciavo fare restando apparentemente indifferente ma avevo la fica che urlava tutta la sua voglia.
Arrivato al plug si bloccò come stupito, ma fu questione di un attimo.
Circumnavigò i miei fianchi e cingendomi da dietro si fece strada tra le mie cosce, io prontamente aprii un po' le gambe permettendogli di arrivare a meta.
Continuò a giocare con la mia fica infilando e togliendo le dita da quella fonte di piacere fino a farmi esplodere in un orgasmo silenzioso che contenevo dentro di me mordendomi le labbra per non urlare!
Feci appena in tempo ad allargare le gambe che squirtai bagnando tutto il pavimento del pullman!
Il ragazzo mi sussurrò all’orecchio: «dovevo scendere cinque fermate fa, ma ne è valsa la pena!»
«Grazie!» risposi sussurrando e lui se ne andò lasciandomi in un bagno di umori, «e meno male che non volevo godere!» pensai.
Arrivai all’appuntamento, Giulio era appena sceso, gli stampai un bacio sulle labbra e lo salutai.
Ero ancora rossa in viso, «Tutto bene?», mi chiese, «odori di fica lontano un miglio, cosa hai fatto?»
«Non ti piace il mio profumo?», «comunque niente di particolare, un ragazzo sull’autobus mi ha fatto godere facendomi un ditalino, ma io non ho preso cazzo da nessuna parte!», «per ora!»
«Mamma quanto sei troia, sei un amore!» mi disse dandomi una pacca sul culo facendomi entrare di più il plug.
«Ahhhh, che fai?», dissi, «così mi fai eccitare!» e andammo alla macchina.
La cabrio era con la cappotta chiusa, ma questo non mi impedì di alzare la gonna stando a cosce aperte per mostrare la fica a chiunque capitasse a tiro!
Arrivati nel parcheggio del centro commerciale Giulio parcheggiò a fianco di un furgone dove c’era l’autista intento a chattare sul cellulare.
Restai seduta offrendo una vista panoramica finché mi accorsi che mi stava fotografando.
Aprii la portiera facendo uscire una gamba, poi mi sistemai la fica, che era in brodo di giuggiole, massaggiandola con la mano, ripensavo alla situazione analoga di tempo fa, e fu Giulio che riportandomi alla realtà mi chiamò: «Allora che fai?»
Scesi dalla macchina, la mia fica se lo sarebbe scopato volentieri ma dovevo rimanere carica per affrontare il match con Fabio!
Entrammo nel centro commerciale e arrivati ai piani superiori ci sedemmo a mangiare in un fast-food.
Il tavolino era a ridosso del parapetto in vetro della balconata, proprio in corrispondenza dell’arrivo della scala mobile dal piano inferiore e io mi sedetti in modo tale che da sotto si potesse ammirare la mia splendida apertura di fica!
Quando mi accorgevo che da sotto alzavano lo sguardo verso il nostro tavolino io parlando con Giulio aprivo di più le gambe ed offrivo loro la vista panoramica.
Giulio aveva capito che ero in uno stato particolare, diverso dalle altre volte e si divertiva a toccarmi la fica per poi lasciarmi stare in balia delle mie voglie!
Finimmo di magiare e andammo alla ricerca di un negozio di abbigliamento, ma passando c’era un negozio di scarpe con le vetrine che lasciavano vedere chiaramente l’interno e fu più forte di me.
Entrammo e mi sedetti proprio in corrispondenza della vetrina, arrivò il commesso e gli chiesi di provare un paio di stivaletti con il tacco.
Quando venne simulai di essere in difficoltà ad indossarli e lui gentilmente si inginocchiò per aiutarmi a calzarli.
Io facendo finta che non volessero entrare facevo dei movimenti per agevolarlo quando in realtà stavo solo aprendo le gambe per fargliela vedere.
Continuai con altri modelli e ogni volta che lui si assentava per andarli a prendere, sempre più rosso in volto, fuori gli uomini si fermavano a guardarmi dalla vetrina e io restavo seduta a gambe aperte con la gonna alzata!
Finito lo show delle scarpe era il momento del tailleur!
Entrammo nella boutique e scelsi 4 o 5 modelli da provare.
Entrai nel camerino lasciando la porta aperta e per provare il primo modello mi tolsi il vestito passandolo a Giulio.
Il commesso vedendomi praticamente nuda tentò di chiudere la porta ma lo fermai: «la lasci aperta, soffro di claustrofobia!»
«Ma lo può provare con il vestito indosso così si rende conto della misura!»
«Grazie, ma io lo indosso così!» risposi con il mio tipico sguardo da sgualdrina!
Gli uomini che accompagnavano le mogli continuavano a soffermarsi nei pressi del camerino per guardarmi di soppiatto!
L’adrenalina che scaturiva da quella situazione aveva liberato la ninfomane che era in me, avevo la fica in subbuglio e sentivo il sangue che mi pulsava nelle tempie!
Indossai il vestito e scelto il tailleur pagammo e andammo alla macchina per arrivare da Marco.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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