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Ospiti graditi - Parte 5


di Maryf02
17.10.2025    |    2.275    |    8 9.7
"Essendo dietro la porta della nostra squadra ogni volta che gli avversari attaccavano io e Marina aprivamo le gambe con l’intento di distrarre i rivali e devo dire che con un paio di loro sembrava..."
Era l’ultimo giorno in cui Marina e Miky sarebbero stati nostri ospiti, l’indomani sarebbero partiti, ed io ero ansiosa di chiudere in bellezza il loro soggiorno.
Dopo la finale di calcetto della squadra di Giulio era prevista la cena con la squadra e il dopo cena a casa di Marco!
Già sapevo come si sarebbe conclusa la serata ed ero eccitata come non mai, soprattutto perché ci sarebbe stata Marina a darmi manforte!
Giulio e Miky uscirono subito dopo pranzo per riunirsi con la squadra per mettere a punto le strategie per la partita, approfittando anche della presenza di Miky e della sua profonda esperienza di calcio.
Io e Marina li avremmo raggiunti al campo all’inizio della partita per cui avendo il pomeriggio libero decidemmo di andare a cercare un abito adatto alla serata.
Ci vestimmo nel rispetto della regola del tre e calzammo i nostri plug, Marina con il nuovo regalo di Miky mentre io scelsi quello solito in quanto quello più grande era troppo impegnativo; dato che Giulio aveva preso il telecomando con sé, capendo che ci teneva che lo indossassi, lo misi in borsa per usarlo all’ultimo momento.
Chiamammo un taxi per andare al centro commerciale e scendemmo in strada ad aspettarlo.
Forse avevamo esagerato con l’abbigliamento perché mentre aspettavamo ricevevamo commenti pesanti e suonate di clacson dai passanti e la cosa non faceva altro che accrescere la mia eccitazione.
Salite sul taxi notai che l’autista aveva orientato lo specchietto in modo strategico per poter guardare in direzione delle nostre gambe e la cosa scatenò immediatamente la reazione della mia fichetta!
Allargai subito le gambe portando il bacino più avanti e, con un gesto, invitai Marina a fare altrettanto e lei non solo mi imitò, ma lasciò salire la gonna fino all’inguine!
Rischiammo un paio di volte di fare un incidente tanto fosse distratto il tassista ma nonostante tutto arrivammo al mio centro commerciale preferito, quello di uno dei miei racconti precedenti!
«Come pagate?» ci chiese il tassista «contanti, carta oppure?»
«Oppure come?» risposi con un tono interrogativo.
«In natura e offre la casa!» replicò l’autista!
«In naturaaa» esclamò Marina, «ziaaa, offro io!»
Il tassista entro nei parcheggi sotterranei e parcheggiò in un angolo deserto, poi scese dalla macchina e salì dietro sedendosi tra me e Marina che slacciatogli i jeans gli tirò fuori il cazzo in semi erezione.
Si chinò su di lui e lo fece sparire nella sua bocca, poi con un movimento su e giù della testa lo fece diventare rigido come un paletto!
Era uno spettacolo vederla sbocchinare quell’asta pulsante, leccava quella cappella impugnando il cazzo facendola diventare viola per la tensione.
Il tassista ansimava mentre con le mani ci masturbava infilando le dita nella fica e giocherellando con i nostri clitoridi.
Io mi stavo sciogliendo in un lago di umori quando lo sentii grugnire e mi resi conto che stava sborrando nella bocca di Marina che non ne lasciò uscire neanche una goccia!
«Fantastica!» esclamò «non avevo mai ricevuto un servizio così divino!»
Ci lasciò un biglietto da visita con il suo numero dicendo che in qualsiasi momento avessimo avuto bisogno di un taxi potevamo chiamarlo direttamente!
Eravamo eccitate da morire, avevo anticipato a Marina come pensavo che si sarebbe svolta la serata a casa di Marco con la squadra, e per questo ci tenevo ad indossare qualcosa di sexy ma elegante!
Ci aggiravamo per il centro commerciale ed eravamo seguite dagli sguardi pieni di interesse da parte degli uomini mentre le loro signore ci scrutavano con disappunto!
L’apoteosi accadeva quando passavamo vicino le balaustre in vetro dei piani superiori o salivamo sulle scale mobili facendo in modo di evidenziare il più possibile i nostri centri del piacere!
Finalmente entrammo in una boutique per provare qualche vestito adatto alla serata e ne scelsi qualcuno da provare, in realtà avevo già deciso quale scegliere ma l’idea era di dare libero sfogo alla mia vena esibizionista.
Entrai nel camerino, mi spogliai completamente e mi feci passare il primo vestito dalla commessa che porgendomelo cercò di richiudere la tenda ma glielo impedii dicendo che soffrivo di claustrofobia!
Casualmente il camerino affacciava sul reparto maschile che ben presto si popolò di signori interessati ai capi in vendita.
«Zia», disse Marina, «sei proprio tremenda, così davanti a tutti!»
«Parli tu», risposi sorridendo, «che hai appena finito di fare un pompino al tassista!», «Guarda che poi dovrai provare anche tu qualcosa!»
La scena si ripeté per altre due volte e ogni volta che mi spogliavo mi piegavo mostrando il gioiello che avevo tra le natiche.
Finalmente scelsi un vestitino nero a mezza coscia molto scampanato con una profonda scollatura e le braccia scoperte e una cintura per stringerlo in vita.
Fu la volta di Marina a dare spettacolo, provò tre o quattro vestititi con la commessa imbarazzatissima ma poi ne scelse uno uguale al mio di colore bordeaux.
Era ora di andare al circolo sportivo per la partita e naturalmente, dovendo chiamare un taxi, presi il biglietto e telefonai al tassista di prima!
Mi disse che stava concludendo una corsa e che se gli davamo dieci minuti ci avrebbe raggiunto nel parcheggio di prima.
Ingannammo l’attesa andando a prenderci un aperitivo al bar e anche lì fu un trionfo di sguardi e occhiate ai nostri fiori del desiderio!
All’arrivo del taxi ci portammo nello stesso angolo dell’andata e dissi al tassista di aspettare a farci salire perché dovevamo cambiarci.
Posai il vestito appena comprato sul sedile posteriore e Marina fece lo stesso dall’atro lato della vettura.
Incuranti di qualche auto di passaggio ci liberammo dei pochi indumenti che indossavamo restando completamente nude.
Mentre Marina indossava il suo vestito mi piegai per cambiarmi il plug, sfilai quello che indossavo riponendolo in borsa e presi quello più grande, poi, guardando il tassista negli occhi, per lubrificarlo lo portai alla bocca simulando un pompino e mi rivolsi al tassista che mi guardava allibito: «Anche per questa corsa accetti pagamenti in natura?»
«Veramente non avrei molto tempo», rispose tirando fuori il cazzo già sull’attenti, «ma ad un culo così non rinuncerei per nulla al mondo!»
Mi portai davanti al cofano della macchina per assaporare la sua virilità ma lui mi fece girare piegandomi in avanti.
«Per la miseria!» esclamo, «è già mezzo aperto!», «ora te lo sfondo definitivamente!»
Quando sentii la sua cappella farsi strada nel mio buchetto mi resi conto che c’era qualcosa che non mi quadrava: «Che cazzo fai», esclamai, «ti sei messo il preservativo?»
«Certo», rispose tenendomi per i fianchi e affondando dentro di me, «io le troie le scopo con le precauzioni dovute!»
In effetti, anche se non sentivo la sua carne dentro di me, il fatto di essere nuda in un parcheggio piegata sul cofano di una macchina a farmi fare il culo come una vera troia mi faceva salire la libidine in tutto il corpo.
Sentivo le sue palle sbattermi sulle labbra della fica provocandomi un crescendo di piacere che stava per tramutarsi in orgasmo, era come una marea che saliva e avvolgeva tutta me stessa.
Marina vicino a me prese il plug che avevo ancora in mano e accarezzandomi il braccio mi sosteneva mentre un orgasmo esplodeva nelle mie viscere più profonde facendomi cadere in ginocchio.
Mi voltai trovandomi davanti al volto quell’asta pulsante, la liberai da quell’inutile impermeabile, la afferrai scappellandola e me la portai alla bocca giusto in tempo per farla esplodere gustandomi quel succo di maschio facendolo sciogliere piano piano con la lingua sul palato.
«Ziaaa», esclamo Marina, «vederti all’opera è meglio di un film porno!», «ma come riesci ad essere così disinvolta mentre ti fai sbattere in queste situazioni?»
«Sai tesoro», risposi, «quando la libido prende il sopravvento sulla mia mente vengo proiettata in un'altra dimensione e l’unica cosa che anelo è raggiungere il massimo del piacere!»
Mi feci passare un po' di fazzolettini per asciugarmi gli umori che avevo sulle gambe e sulla fica, ripresi il plug che mi entrò comodamente grazie al trattamento appena subito e indossai il vestito per la serata.
Il tassista dopo essersi fatto indicare l’indirizzo dichiarò: «Spero che oggi questa sia l’ultima corsa che faccio con voi perché altrimenti rischierei l’infarto!»
Arrivammo al circolo sportivo che la partita era appena iniziata e ci sedemmo su delle gradinate dietro una delle porte del campo.
Essendo dietro la porta della nostra squadra ogni volta che gli avversari attaccavano io e Marina aprivamo le gambe con l’intento di distrarre i rivali e devo dire che con un paio di loro sembrava funzionare perché si distraevano facilmente sbagliando i tiri, e comunque alla fine la nostra squadra vinse la finale!
Finita la premiazione ci recammo in pizzeria, c’era tutta la squadra, Luca e Gianni li avevo già conosciuti intimamente, Fabio con il suo tronchetto della felicità, il portiere Billy e la riserva Jonny che scoprii essere due fratelli di colore in Italia per motivi di studio, e una amica di Marco Luana!
Seduti in pizzeria l’atmosfera era elettrica, io ero eccitata da morire sapendo come sarebbe proseguita la serata quando all’improvviso il Plug mi vibrò nel culo: «Ahh!» esclamai e tutti si voltarono verso di me mentre Giulio con un sorriso beffardo mostrava il telecomando facendolo dondolare.
A quel punto divenni il centro dell’attenzione: si scatenò una sorta di roulette per cui io dovevo indovinare chi stesse azionando il telecomando!
Mentre bevevo una scossa improvvisa mi fece quasi strozzare!
«Dai smettetela, vi divertite con così poco?»
«Indovina il colpevole e il gioco finisce!»
«Uhhhh!», una scossa più lunga, «è stato Marco?»
E la cosa andò avanti per un po' finché non indovinai, ma ormai il danno era fatto, avevo la fica che colava e stavo quasi per perdere il controllo: mi sarei quasi quasi infilata sotto il tavolo a ciucciare cazzi a rotta di collo!
Decisi di andare in bagno per ricompormi e Luana si offrì di venire con me per accompagnarmi.
Una volta nella toilette mi si avvicinò e sottovoce mi chiese: «Ma come funziona?», «Ma è grande e fa male?»
«Non hai mai provato un plug?» le chiesi
«Si, ma uno con il telecomando no!»
«Se vuoi ti ci faccio fare un giro, però calcola che è un po' più grande del normale!»
«Davvero me lo faresti provare?», «Non ti dà fastidio che lo porti un’altra?»
«Tranquilla!», me lo sfilai da sotto il vestito e lo lavai nel lavandino e glielo porsi.
«Cavolo, pensavo fosse più piccolo!» disse.
«Prova, se sei abituata all’anale vedrai che ti assuefarai subito!» le risposi.
Si piegò leggermente sollevando la gonna e scostato il perizoma lo inserì lentamente nel buchino che lo accolse senza alcun problema: era evidente che aveva il culo ben allenato!
Tornammo a tavola per concludere la cena, mi sedetti trai due fratelli per fare conoscenza che si presentarono subito allungando le mani sotto la gonna con il risultato di farmi bagnare di nuovo!
Mentre saggiavo con le mani la loro consistenza improvvisamente Luana quasi saltò dalla sedia: «Ehiii, cazzooooo!»
«Ma dai», disse Marco con il telecomando in mano, «che troie, ve lo siete scambiato!», «Sarà meglio avviarci a casa mia, la serata si sta scaldando!»

… continua!
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