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Gay & Bisex

Manuale per trasformare un maschio attivo 11


di FeBOMo79
24.05.2026    |    1.014    |    0 7.8
"Manuel cacciò un urlo lacerante che gli squarciò la gola, mentre la schiena si inarcava in una curva disperata..."
La zona industriale all’estremità della provincia era avvolta da una nebbia fitta e fredda che saliva dai canali di scolo, ma per Manuel il tempo si era fermato dentro un eterno, viscido presente. La sua trasformazione in una puttana pubblica a disposizione del suo pappone era giunta al punto di non ritorno. Nella sua testa non esistevano più ricordi della sua vecchia vita: i muscoli della palestra, una volta esibiti con l'arroganza del maschio alfa, erano ormai solo lo strumento di una sottomissione totale, modellati per reggere lo sforzo di ore passate a quattro zampe sui marciapiedi o sulla lamiera dei furgoni.
La sua stessa anatomia si era arresa definitivamente: il suo buco era diventato permanentemente morbido, dilatato, incapace di chiudersi del tutto, costantemente bagnato da un velo di lubrificante industriale e dal liquido pre-eiaculatorio che produceva da solo al minimo rumore di un motore che rallentava. Manuel era un guscio vuoto, una merce di carne che viveva unicamente per essere riempita e violata da chiunque pagasse la quota fissata da Christian. Non provava più vergogna, non cercava più rispetto; la sua intera esistenza era ridotta a una bramosia passiva e perversa: lui voleva solo cazzi, quanti più possibile, e la sporcizia o la bruttezza dei clienti non facevano che eccitare ancora di più la sua natura corrotta.
Quella notte, Christian aveva deciso di organizzare l'atto finale della sua demolizione, un festino privato all'interno di un capannone abbandonato della zona industriale, affittando Manuel ad un gruppo di camionisti e guardoni locali. Quando la macchina di Christian si fermò davanti al portone di ferro arrugginito, Manuel tremava sul sedile del passeggero, tenendosi le mani tra le cosce. Indossava solo i suoi abiti da lavoro più degradanti: i pantaloncini di jeans strappati che lasciavano le natiche completamente scoperte, gli stivali lucidi e la canottiera a rete nera ormai ridotta a brandelli, impregnata dell'odore dei clienti precedenti.
«Scendi, troia. Stasera devi lavorare duro per il tuo padrone,» ordinò Christian, afferrandolo per i capelli corti e trascinandolo fuori dall'abitacolo.
All'interno del capannone, illuminato solo dai fari di tre camion parcheggiati a semicerchio, aspettavano sei uomini. Erano camionisti di passaggio, guardoni della periferia, uomini grossi, sudati, con le pance prominenti che spuntavano dalle camicie sbottonate e l'odore di alcol e fumo che appestava l'aria. Non appena videro entrare Manuel, un mormorio di risate sguaiate e insulti riempì lo spazio vuoto.
«Ecco la cagna! Guarda che bel culo muscoloso ci ha portato stanotte,» grugnì uno di loro, un uomo enorme sui cinquant'anni con la barba incolta e le mani unte di grasso da motore.
Christian spinse Manuel al centro del semicerchio, proprio sopra un vecchio materasso sporco buttato sul pavimento di cemento. «È tutta vostra, ragazzi. Cento euro a testa e potete spaccarla come volete. Non dice mai di no, vuole solo essere riempita.»
Manuel non aspettò nemmeno che gli uomini tirassero fuori i soldi. Guidato dalla sua perversa dipendenza, si buttò subito a pancia in giù sul materasso sporco, mettendosi a quattro zampe con un movimento fluido e osceno. Piegò i gomiti a terra, schiacciando la faccia contro la stoffa logora, e sollevò il bacino il più alto possibile verso le luci dei fari. Con le mani tremanti per la foga, afferrò le proprie chiappe e le tirò verso l'esterno con forza, spalancando il proprio buco davanti agli occhi degli uomini. L'anello rosa, visibilmente allargato e abituato ai rapporti più brutali, pulsava nell'aria fredda, mostrando le pareti interne già viscide di bava e gel.
«Cazzo, guarda com'è aperta... questa si prende pure un braccio,» rise un altro camionista, sbottonandosi i pantaloni larghi e liberando un cazzo grosso, storto e venoso, già completamente rigido.
Christian prese un flacone di lubrificante e ne rovesciò una quantità enorme direttamente sulla spaccatura del culo di Manuel. Il liquido freddo colò lungo le cosce, e Christian lo spalmò con violenza usando l'intera mano, infilando quattro dita di colpo dentro l'apertura per allargarla ulteriormente prima della carne vera. Manuel cacciò un urlo acuto, un lamento puramente femmineo che rimbombò nel capannone, muovendo il culo all'indietro per cercare la pressione della mano del suo padrone.
«Forza, chi comincia?» incitò Christian, spostandosi di lato con le braccia conserte, godendosi lo spettacolo del suo investimento.
Il primo camionista, l'uomo enorme con la barba, si posizionò dietro Manuel. Gli afferrò i fianchi con le mani pesanti, piantando le unghie nella pelle chiara delle sue cosce fino a lasciare segni violacei, e appoggiò la cappella bollente e sudicia contro il buco spalancato dell'ex operaio. Con una spinta brutale, decisa, caricò tutto il peso della sua pancia flaccida e affondò il cazzo intero dentro di lui, fino alle palle.
Manuel cacciò un urlo lacerante che gli squarciò la gola, mentre la schiena si inarcava in una curva disperata. La sensazione di quella carne massiccia che gli penetrava le viscere fino allo stomaco lo mandò istantaneamente in corto circuito. Il dolore sordo della penetrazione fu immediatamente seppellito da una fiammata di piacere prostatico devastante. L'uomo iniziò a pompare con un ritmo feroce, da animale, uscendo quasi del tutto per poi rientrare con colpi di reni secchi che facevano sbattere le sue palle contro le chiappe di Manuel con un rumore umido e continuo.
Mentre il primo uomo lo possedeva da dietro, un secondo camionista si portò davanti alla faccia di Manuel, tirandosi giù la cerniera. «Lavora anche qua, puttana,» ordinò, piazzandogli il cazzo dritto e venoso direttamente tra le labbra. Manuel aprì la bocca senza esitare, accogliendo l'intera lunghezza in gola, stringendo gli occhi per le lacrime mentre si soffocava a ogni spinta dell'uomo davanti, viscido di bava e bagnato di saliva che gli colava sul mento.
Gli altri quattro uomini si disposero intorno al materasso, accendendo sigarette, toccandosi i cazzi duri e sputando sul corpo di Manuel per lubrificarlo. Uno di loro gli sculacciava forte la natica sinistra con la mano aperta, lasciando grandi chiazze rosse sulla pelle, mentre un altro gli infilava le dita sporche nel buco dell'orecchio e del naso, umiliandolo in ogni modo possibile.
Manuel era completamente andato, ridotto a un puro oggetto di sfogo collettivo, una bambola di carne da riempire di sborra. Non controllava più nulla del suo corpo; la sua mente era persa nel delirio della carne. A ogni spinta brutale del camionista da dietro che gli arava la prostata, il suo cazzo, viola e teso fino a fare male, reagiva per puro riflesso nervoso: getti densi di sborra trasparente schizzavano sul materasso sporco a ogni colpo, senza che nessuno lo toccasse davanti. Veniva da solo, un getto dopo l'altro, svuotandosi unicamente per la violenza del rapporto che riceveva là dietro.
Dopo diversi minuti di colpi brutali, il primo uomo cacciò un grugnito e venne dentro Manuel, riempiendogli le viscere di sborra bollente. Si sfilò con un rumore viscido, lasciando il buco di Manuel spalancato, colante di sperma misto a gel che gocciolava sul cemento.
Senza dargli un attimo di tregua, il terzo uomo prese il posto del primo, infilando il suo cazzo enorme dentro quell'apertura già distrutta e bollente, mentre un altro si dava il cambio davanti alla sua bocca. Il Festino continuò per ore, in un'altalena di carne, bava, sudore e bramosia perversa. Manuel continuava a gemere, a tossire per il cazzo in gola e a spingere il culo all'indietro per accogliere le spinte degli sconosciuti, completamente felice della sua degradazione. Era diventato la puttana pubblica della zona industriale, la merce perfetta del suo pappone, una creatura che ormai non desiderava altro che collezionare cazzi e sborra da chiunque passasse per quella strada buia.
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