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Resurrezione di Donna - Cap. 14


di Lauretta_Stefano
24.06.2026    |    368    |    1 9.6
"Era davanti a lui, il volto all'altezza del suo inguine, i seni nudi che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato..."
Il fumo delle sigarette aleggiava denso sopra il bancone di formica macchiata del Bar Sport, avvolgendo le figure dei pochi avventori rimasti in una nebbia grigiastra che odorava di tabacco stantio e birra acida. Renato stringeva tra le mani callose il bicchiere mezzo vuoto, le gocce di condensazione che scivolavano lente lungo il vetro unto. I suoi occhi grigi brillavano di una luce trionfante mentre si sporgeva verso l'amico, la voce bassa e carica di un orgoglio viscido.
"Max, non hai idea," esordì, passandosi una mano tra i capelli radi spettinati. "In meno di due mesi... cazzo, in meno di due mesi quella troia fa tutto quello che voglio. Tutto."
Max lo fissò da sopra il bordo del suo bicchiere di whiskey, le pupille dilatate dall'eccitazione. La barba incolta gli ombreggiava il volto segnato mentre un sorriso lento gli curvava le labbra. "Tutto, ma proprio tutto?"
"Tutto, Max. Te lo giuro sulla tomba di mia madre." Renato bevve un sorso di birra, assaporando il momento. "Le ho fatto vedere il cinema porno, sai? Quello giù in via Piave, vicino a casa. Si è messa in ginocchio davanti a tutti e mi ha succhiato il cazzo come una pornostar. E sai cosa mi ha detto dopo?"
Max scosse la testa, gli occhi fissi sul volto dell'amico.
"Mi ha guardato con quegli occhioni azzurri da santarellina e mi ha detto che è disposta a farsi scopare da chi decido io." Renato si appoggiò allo schienale dello sgabello, le braccia aperte in un gesto di trionfo. "Ti rendi conto? Le ho detto che potrei farla scopare da altri e lei ha risposto di sì. Come se niente fosse."
Un brivido percorse la spina dorsale di Max. Le sue mani callose strinsero più forte il bicchiere mentre immaginava le possibilità. "Porca troia, Reni. Ma è vera?"
"Vera come te e me seduti qui." Renato si sporse di nuovo in avanti, abbassando ulteriormente la voce fino a renderla un sussurro cospiratorio. "E non è finita. Una mattina... cazzo, una mattina mi ha seguito in bagno senza che io le chiedessi nulla. Si è messa lì, ha preso in mano il mio cazzo e mi ha fatto pisciare reggendomelo come se fossi un fottuto re."
Max sentì il sangue pulsare nelle vene, il respiro farsi più pesante. "E poi?"
"Poi..." Renato si leccò le labbra al ricordo. "Poi si è inginocchiata e me l'ha succhiato. Con ancora il piscio sopra, capisci? Se lo è preso in bocca tutto, mi ha pulito il cazzo con la lingua come una cagna obbediente. Mi ha guardato dal basso e mi ha chiesto se era brava."
Il silenzio tra loro era denso di desiderio e calcolo. Max posò il bicchiere sul bancone con un colpo secco, il whiskey che ondeggiava come oro liquido. "Se sabato sera la porti, ci sono anch'io al club."
Renato inarcò un sopracciglio. "Credevo avessi da fare."
"Ho cambiato programma." Max si sporse in avanti, il volto illuminato dalla luce tremolante del neon sopra di loro. "Voglio vederla in azione. E voglio che i miei ragazzi se la scopino per bene. Se regge, se si fa usare come si deve senza piangere o fare storie, allora abbiamo trovato una miniera d'oro."
Le parole di Max scivolarono nell'aria come fumo avvelenato. Renato sentì una fitta allo stomaco, qualcosa che assomigliava vagamente alla gelosia, ma la scacciò immediatamente. Quella donna non era sua. Era uno strumento, una risorsa da sfruttare.
"I tuoi ragazzi?" chiese Renato, la voce più roca di quanto avrebbe voluto.
"Tre, forse quattro." Max scrollò le spalle con noncuranza. "Gente che paga bene per un pezzo di figa come quello che mi hai descritto. Se ce la fa con loro, se prende i loro cazzi senza lamentarsi, allora la portiamo al livello successivo." I suoi occhi brillavano di avidità. "Prima la facciamo scopare da alcuni amici. Amici che pagano, Reni. Pagano profumatamente per una troia obbediente e carina come lei."
Renato bevve un altro sorso di birra, sentendo l'alcol sciogliersi nello stomaco insieme ai suoi dubbi. "Quanto?"
"Per iniziare? Trecento a testa. Forse cinquecento se è brava come dici." Max fece un cenno al barista per un altro whiskey. "Ma prima dobbiamo testarla. Vedere quanto può prendere, quanto può sopportare senza rompersi."
"Cosa hai in mente?"
Il sorriso di Max si allargò, rivelando denti ingialliti dal tabacco. "La pioggia dorata. Hai detto che ti ha già aiutato a pisciare, no? Che ti ha succhiato il cazzo dopo?"
"Sì, ma..."
"Nessun ma." Max lo interruppe con un gesto secco della mano. "Falla inginocchiare e pisciale addosso. Sulla faccia, sulle tette, in bocca. Se accetta quello senza fare una piega, allora è pronta per tutto il resto. E se è pronta per tutto il resto..." Si interruppe per bere un sorso del nuovo whiskey che il barista aveva posato davanti a lui. "...allora diventerà la nostra gallina dalle uova d'oro."
Renato fissò il fondo del suo bicchiere, i residui di schiuma che formavano cerchi concentrici. Nella sua mente danzavano immagini di Fabiola: il suo corpo nudo, i suoi occhi azzurri sgranati per lo stupore, la sua bocca aperta mentre lui...
"Se ce la giochiamo bene," continuò Max, la voce che scendeva di tono fino a diventare un sussurro gutturale, "potremmo farle fare i film. Amatoriali, roba da internet. C'è un mercato enorme per le MILF sottomesse, lo sai? Gente che paga fior di quattrini per vedere una troia che prende cazzi in ogni buco."
"I film?" Renato sollevò lo sguardo, sorpreso.
"Cazzo sì, i film." Max rise, un suono rauco che echeggiò nel locale deserto. "Hai presente quei siti porno amatoriali? Quelli dove le casalinghe si fanno scopare dai vicini, dal postino, dall'idraulico? Lei sarebbe perfetta. Quella faccia da santarellina con quel corpo da troia..." Fece schioccare la lingua. " Potremmo farle fare di tutto. Gangbang, bukkake, doppie penetrazioni. E tu che la controlli, che la comandi, che decidi chi la scopa e come."
Qualcosa si agitò nel petto di Renato. Non era esattamente disagio, ma piuttosto una strana miscela di orgoglio e possessività. Fabiola era sua. L'aveva plasmata lui. L'aveva trasformata da una casalinga triste e repressa in una troia obbediente e vogliosa.
"Sabato sera," disse Renato, la voce ferma. "La porto al club."
Max annuì, soddisfatto. "E stanotte?"
"Stanotte..." Renato vuotò il bicchiere e lo posò sul bancone con un colpo secco. "Stanotte vediamo quanto è disposta a fare per me."
I due uomini si scambiarono un'occhiata d'intesa. Fuori dal bar, le luci della strada creavano pozze arancioni sull'asfalto bagnato. Renato si alzò dallo sgabello, le ginocchia che scricchiolavano per il peso del suo corpo massiccio.
"Ricorda," disse Max mentre l'amico si allontanava verso l'uscita, "non affezionarti troppo. È uno strumento, non una fidanzata."
Renato non rispose. Spinse la porta del bar e uscì nella notte fredda, le parole di Max che gli ronzavano nella testa come api intrappolate.
Il tragitto verso casa fu breve, ma ogni passo pesava di anticipazione. Renato camminava con le mani in tasca, il respiro che formava piccole nuvole di condensa nell'aria notturna. Le sue dita sfiorarono il tessuto ruvido dei jeans mentre immaginava la scena: Fabiola in ginocchio, la sua bocca aperta, il getto caldo che la bagnava...
Scosse la testa, cercando di scacciare l'eccitazione che già gli induriva il cazzo nei pantaloni. Prima doveva vedere come sarebbe andata. Prima doveva essere sicuro.
Quando infilò la chiave nella serratura dell'appartamento di via Piave, il cuore gli batteva forte nel petto. La porta si aprì con quel suono metallico familiare, e Renato si trovò davanti uno spettacolo che quasi gli fece mancare il respiro.
Fabiola era in piedi al centro del salotto, illuminata dalla luce morbida dell'abat-jour. Indossava un vestito nero aderente che le abbracciava ogni curva, le spalle nude e i capelli neri acconciati in boccoli perfetti che le incorniciavano il volto. Le gambe erano snelle, evidenziate da un paio di tacchi a spillo che la facevano sembrare più alta. Ma fu il suo sguardo a colpirlo: quegli occhi azzurri brillavano di desiderio, di aspettativa, di una devozione che faceva male a guardare.
"Renato," sussurrò lei, la voce carica di promesse. "Sei tornato."
Lui la fissò, incapace di formulare parole. Il vestito nero scendeva fino a metà coscia, lasciando intravedere la pelle dorata delle sue gambe. Il corpetto le sollevava il seno, creando un solco profondo tra i seni che invocava di essere riempito.
"Questo ..." Fabiola abbassò lo sguardo per un istante, poi lo rialzò su di lui con un sorriso timido. "questo l'ho preso per quando andremo al club ... ti piace?"
Le parole di Max echeggiarono nella mente di Renato. "Se ce la giochiamo bene, potremmo farle fare i film". Ma in quel momento, guardando Fabiola davanti a lui, vestita come una puttana di lusso e con gli occhi che supplicavano di essere usata, Renato non pensava ai soldi. Pensava solo a quanto la voleva.
"Cazzo è perfetto ... sei perfetta," disse con voce roca, chiudendosi la porta alle spalle. "Ma stasera ti voglio per me. Solo per me."
Fabiola sorrise, un sorriso che gli fece pulsare il cazzo nei pantaloni. "Allora sono tua, Renato. Prendimi."
Lui attraversò la stanza in due falcate e la prese tra le braccia, le labbra che si scontravano in un bacio famelico. Le sue mani scesero lungo la schiena di lei, afferrando le natiche sode attraverso il tessuto sottile del vestito. Fabiola gemette nella sua bocca, le mani che si aggrappavano alle sue spalle mentre il suo corpo si premeva contro di lui.
"Ti voglio," ansimò lei quando le loro labbra si separarono. "Ti voglio dentro di me. Adesso."
Renato la sollevò da terra con la solita facilità, sentendo le sue gambe avvolgersi attorno alla sua vita. La portò in camera da letto, la posò sul letto con quella delicatezza con cui a volte la sorprendeva. Fabiola si mise seduta, gli occhi fissi su di lui mentre si slacciava il vestito.
"No," disse Renato, la voce gutturale. "Fammi vedere. Spogliati per me."
Lei obbedì con movimenti lenti e sinuosi. Le spalline scivolarono giù dalle spalle, rivelando la pelle dorata del décolleté. Il vestito cadde a terra, lasciandola in reggiseno e mutandine di pizzo nero. Renato trattenne il respiro mentre lei slacciava il reggiseno, liberando i seni perfetti con i capezzoli già turgidi.
"Sei bellissima," mormorò lui, e per una volta lo pensava davvero.
Fabiola sorrise, un sorriso che le illuminò tutto il volto. Si sdraiò sul letto, i capelli neri sparsi sul cuscino come un ventaglio di seta. "Renato... devo dirti una cosa."
Lui si fermò mentre si sbottonava la camicia. "Cosa?"
"Ho iniziato la pillola." Le parole uscirono in un sussurro, cariche di significato. "Tre giorni fa. Il medico dice che dovrebbe essere efficace già da adesso."
Renato la fissò, il respiro bloccato in gola. La pillola. Fabiola aveva iniziato la pillola. Per lui. Per loro. Per potersi fare scopare senza protezione, senza paura.
"Fabiola..." La voce gli uscì strozzata.
"Voglio sentirti dentro," continuò lei, le guance arrossate dall'eccitazione. "Voglio sentirti davvero. Niente più barriere. Voglio che tu mi riempia con la tua sborra. Voglio... voglio che tu venga dentro di me."
Non aveva finito di pronunciare quelle parole che Renato già la stava spogliando delle mutandine. Il pizzo nero scivolò lungo le gambe snelle, rivelando la figa già bagnata di desiderio. Le labbra erano gonfie e rosa, lucide dei suoi umori, e il clitoride spuntava dal suo cappuccio come un piccolo bottone da premere.
"Sei sicura?" chiese lui, anche se le sue mani già tremavano per l'urgenza.
"Mai stata più sicura." Fabiola allargò le gambe, offrendosi a lui completamente. "Scopami, Renato. Scopami come se fossi l'ultima troia sulla terra."
Lui non aspettò oltre. Si slacciò i pantaloni con movimenti goffi, liberando il cazzo già duro e pulsante. La cappella era viola, gonfia e gocciolante. Si posizionò tra le sue gambe, la punta che sfiorava l'ingresso bagnato della sua figa.
"Guardami," ordinò. "Voglio vedere i tuoi occhi mentre ti sfondo."
Fabiola lo guardò, i suoi occhi azzurri fissi in quelli grigi di lui. Renato spinse in avanti, sentendo la figa di lei cedere attorno alla sua cappella. Era calda, bagnata, strettissima. Un gemito sfuggì dalle labbra di entrambi mentre lui affondava dentro di lei, centimetro dopo centimetro, fino a riempirla completamente.
"Cazzo," ansimò Renato. "Ogni volte è come se fossi vergine."
Fabiola rise, un suono strozzato che si trasformò in un gemito quando lui iniziò a muoversi. "È... da tanto che non lo faccio così. Senza preoccupazioni. È diverso. È..."
"È cosa?"
"È perfetto." Lei inarcò la schiena, offrendosi di più. "È come se ti sentissi davvero. Ogni centimetro. Ogni pulsazione. È..."
Renato iniziò a pompare con più forza, i fianchi che sbattevano contro quelli di lei con un ritmo crescente. Il letto scricchiolava sotto di loro, le molle che gemevano in sintonia con i loro corpi. Fabiola si aggrappò alle lenzuola, le nocche bianche per la stretta, mentre ondate di piacere la attraversavano.
"Più forte," lo implorò. "Scopami più forte."
I suoi affondi diventavano sempre più profondi, sempre più violenti. La figa di Fabiola si stringeva attorno al suo cazzo come una guaina di velluto caldo, succhiandolo, implorando di più. Renato sentiva l'orgasmo crescere dentro di sé, una pressione che partiva dalle palle e si irradiava lungo l'asta.
"Sto per venire," ringhiò. "Sto per riempirti di sborra."
"Sì," ansimò Fabiola. "Sì, riempimi. Voglio sentirti dentro. Voglio..."
L'orgasmo la travolse prima che potesse finire la frase. La sua schiena si inarcò, la bocca si spalancò in un urlo muto, e la sua figa si contrasse attorno al cazzo di Renato in onde successive. Lui la seguì oltre il bordo, spingendosi fino in fondo e riversando dentro di lei getti caldi di sborra.
"Porca troia," gemette Renato, il corpo scosso dagli spasmi dell'orgasmo. "Cazzo, cazzo, cazzo..."
Fabiola tremava sotto di lui, gli occhi chiusi e le labbra socchiuse. Piccoli gemiti le sfuggivano dalla gola mentre ondate di piacere continuavano a travolgerla. Renato rimase dentro di lei, sentendo i loro fluidi mescolarsi, la sborra che riempiva ogni angolo della sua figa pulsante.
Quando finalmente i loro respiri si calmarono, Renato si ritrasse lentamente. Una cascata di sborra fuoriuscì dalla figa di Fabiola, scorrendo lungo le sue cosce e bagnando le lenzuola. Lei lo guardò con occhi appannati, un sorriso beato sul volto.
"È stato..." iniziò, cercando le parole. "Non speravo... non speravo che potesse essere così."
Renato si sdraiò accanto a lei, il cazzo ancora mezzo duro che riposava contro la sua coscia. "Così come?"
"Meraviglioso." Fabiola si voltò verso di lui, i capelli scompigliati e il trucco leggermente sbavato. "Sentirti venire dentro di me... sentire la tua sborra calda che mi riempie..." Arrossì, quasi imbarazzata dalle proprie parole. "È stato incredibile. Ho goduto follemente."
Lui le accarezzò i capelli con una tenerezza che sorprese entrambi. "Anche per me."
Fabiola si avvicinò a lui, posando la testa sul suo petto. Le sue dita tracciavano cerchi pigri sulla pelle di Renato, seguendo i contorni dei suoi tatuaggi sbiaditi. "Ma voglio anche il culo. Lo sai, vero? Voglio che tu mi scopi ancora lì. Voglio sentirti in ogni buco."
Renato rise, una risata genuina che gli scosse il petto. "Sei una troia insaziabile."
"Sì," ammise lei senza vergogna. "La tua troia insaziabile."
Rimasero in silenzio per alcuni minuti, i respiri che si sincronizzavano. Ma nella mente di Renato, le parole di Max continuavano a echeggiare. La pioggia dorata. Se accetta quello senza fare una piega, allora è pronta per tutto il resto.
"Fabiola," disse lui, la voce improvvisamente seria.
Lei sollevò la testa, i suoi occhi azzurri interrogativi. "Cosa c'è?"
"Ho un sogno." Renato deglutì, cercando le parole giuste. "Qualcosa che ho sempre voluto fare, ma che non ho mai avuto il coraggio di chiedere."
Fabiola si mise seduta, i capelli che le ricadevano sulle spalle nude. I suoi seni oscillarono leggermente con il movimento, i capezzoli ancora turgidi. "Dimmelo. Qualunque cosa sia, la farò."
"Non sai nemmeno cosa è."
"Non importa." La voce di lei era ferma, gli occhi fissi nei suoi. "Voglio esaudire ogni tuo desiderio. Qualunque cosa tu voglia da me, l'avrai."
Renato la studiò per un lungo momento, cercando tracce di esitazione sul suo volto. Non ne trovò. Solo devozione, pura e semplice. Una devozione che gli fece provare qualcosa di simile alla vertigine.
"Vieni con me," disse alzandosi dal letto.
Lei lo seguì senza fare domande. Attraversarono il corridoio mano nella mano, nudi, i loro corpi ancora caldi e appiccicosi di sesso. Renato la portò in bagno, dove le piastrelle color crema brillavano sotto la luce fredda del neon.
"In ginocchio, nella vasca" ordinò, la voce più roca di quanto avesse voluto.
Fabiola lo guardò per un istante, un lampo di curiosità negli occhi azzurri. Poi obbedì, piegando le ginocchia sulla ceramica liscia. Era davanti a lui, il volto all'altezza del suo inguine, i seni nudi che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato.
Renato prese il suo cazzo in mano, sentendolo ancora sensibile dopo l'orgasmo. Chiuse gli occhi per un istante, concentrando la sua volontà. Sapeva che ci sarebbe voluto qualche secondo prima di poter...
Il primo getto uscì caldo e giallo, colpendo Fabiola in pieno petto. Lei sussultò per la sorpresa, gli occhi che si spalancavano. Ma non si mosse. Non gridò. Non si coprì il viso con le mani.
Renato diresse il getto verso l'alto, bagnandole il collo, il mento, le guance. L'urina scorreva sulla sua pelle dorata, gocciolando dai suoi capelli neri, formando pozze sul pavimento attorno alle sue ginocchia. Fabiola chiuse gli occhi quando il liquido la colpì sul viso, ma la sua bocca rimase aperta, accogliente.
"Apri gli occhi," ordinò Renato, la voce incrinata dall'eccitazione. "Guardami."
Lei obbedì, i suoi occhi azzurri che lo fissavano attraverso la cascata dorata. Il piscio le bagnava le ciglia, le scorreva sulle guance come lacrime gialle. Eppure, non c'era disgusto nel suo sguardo. Solo una sorta di stupore reverenziale.
"Ti piace?" chiese lui, quasi temendo la risposta.
Fabiola aprì la bocca per parlare, ma il getto la colpì sulle labbra. Invece di sputare, invece di girare la testa, lei aprì di più la bocca e lasciò che l'urina vi entrasse. La sua gola si mosse mentre deglutiva, accettando il liquido caldo come se fosse il vino più pregiato.
"Mhmm," mormorò lei, le labbra ancora bagnate. "Mi piace fare quello che vuoi tu."
Renato sentì le ginocchia indebolirsi. Guardò la donna davanti a lui, bagnata della sua urina, i capelli appiccicati al viso, il corpo che luccicava sotto la luce del bagno. E per la prima volta in vita sua, non seppe cosa dire.
Fabiola lo salvò dal silenzio. Allungò una mano e prese il suo cazzo tra le dita, portandoselo alla bocca. Lo leccò, assaporando le ultime gocce di urina mescolate ai residui di sborra. Poi lo prese in bocca, succhiandolo con una devozione che gli fece tremare le gambe.
"Sei..." La voce di Renato si spezzò. "Sei incredibile."
Lei lo guardò dal basso, gli occhi che brillavano di soddisfazione. Quando finalmente liberò il suo cazzo dalla bocca, sorrise. Un sorriso genuino, senza traccia di vergogna o disgusto.
"Grazie per avermelo chiesto," disse, la voce roca. "Grazie per avermi permesso di darti questo."
Renato la fissò, cercando di capire cosa stesse provando. Era lussuria, certo. Era potere, ovviamente. Ma c'era qualcos'altro, qualcosa che non riusciva a nominare. Qualcosa che assomigliava pericolosamente all'affetto.
"Alzati," disse, offrendole la mano.
Fabiola accettò l'aiuto. Il suo corpo era un disastro: i capelli incollati al viso, la pelle che luccicava di urina, le ciglia appesantite dal liquido. Eppure, mentre lo guardava con quegli occhi azzurri pieni di adorazione, Renato pensò che non aveva mai visto nulla di più erotico in tutta la sua vita.
"Dobbiamo pulirci," disse lui, aprendo l'acqua della doccia.
Fabiola si mise sotto il getto caldo senza esitare, trascinando Renato con sé. L'acqua scorreva sui loro corpi, lavando via i residui della loro trasgressione. Lei si insaponò le mani e iniziò a lavarlo, le dita che scivolavano sul suo petto, sulla sua pancia, sul suo cazzo.
"Renato," disse lei mentre lo accarezzava. "Qualunque cosa tu voglia. Qualunque cosa tu abbia in mente per me. Sono pronta."
Lui la guardò, l'acqua che gli scorreva sul viso, i capelli radi appiccicati alla fronte. Le parole di Max tornarono a galla: non affezionarti troppo. È uno strumento, non una fidanzata.
Ma mentre Fabiola lo lavava con tanta cura, mentre lo guardava con tanta devozione, Renato si rese conto che forse, solo forse, c'era qualcosa di più dello sfruttamento in ciò che stavano costruendo.
"Fabiola," disse lui, la voce stranamente gentile.
"Sì?"
"Sei una brava ragazza."
Lei sorrise, un sorriso che le illuminò tutto il volto. "Grazie, Renato. Lo faccio per te. Solo per te."
Mentre l'acqua calda continuava a scorrere su di loro, Renato pensò al futuro. Al club, agli amici di Max, ai film porno che avrebbero potuto farle fare. Guardò il corpo snello di Fabiola, i suoi seni perfetti, la sua figa ancora piena della sua sborra.
Sì, pensò. Sarà una miniera d'oro.
Ma in quel momento, mentre lei lo abbracciava sotto la doccia, premendo il suo corpo bagnato contro quello di lui, Renato permise a sé stesso di provare qualcosa di diverso dall'avidità. Qualcosa che non osava nominare, ma che sentiva pulsare nel petto come una ferita aperta.
Fabiola sollevò il viso verso di lui, gli occhi pieni di una fiducia che spezzava il cuore. "Ti amo, Renato," sussurrò.
Lui non rispose. La baciò invece, le loro lingue che si incontravano sotto il getto d'acqua calda. E mentre la baciava, Renato si rese conto che qualunque cosa fosse successa da quel momento in poi, qualunque cosa avesse fatto di lei, una parte di lui avrebbe sempre ricordato questo momento.
Il momento in cui una donna lo aveva guardato come se fosse un dio. Il momento in cui una donna aveva bevuto la sua urina e lo aveva ringraziato. Il momento in cui Renato aveva capito di avere tra le mani qualcosa di prezioso, qualcosa che poteva usare, sfruttare, distruggere.
O qualcosa che poteva tenere.
Ma mentre spegneva l'acqua della doccia e prendeva Fabiola tra le braccia, Renato sapeva già quale strada avrebbe scelto. La strada del denaro, del potere, del controllo. La strada che Max gli aveva indicato al bar.
Fabiola era sua. E l'avrebbe usata bene.
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