tradimenti
Resurrezione di Donna - Cap. 19
26.06.2026 |
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"Era esattamente dove doveva essere, desiderata, usata, apprezzata per la sola cosa che sapeva fare..."
Le mani di Max si chiusero intorno ai fianchi di Fabiola con la sicurezza brutale di chi sa di avere il controllo assoluto. La cocaina le scorreva nelle vene come un secondo battito cardiaco, un ritmo frenetico che le ottundeva i pensieri e le faceva apparire tutto nitido, elettrico, inevitabile. Renato era seduto sulla sedia nell'angolo della stanza, della loro camera da letto, le gambe divaricate, gli occhi grigi fissi su di lei con quell'espressione che conosceva bene, un misto di orgoglio possessivo e voracità mascherata da amore."Sei bellissima, Faby," disse lui, la voce suadente che tagliava l'aria densa della camera. "Fagli vedere quanto sei brava."
Le parole la colpirono come una carezza vischiosa, e qualcosa dentro di lei, quella parte che aveva imparato a zittire, urlò silenziosamente mentre il suo corpo si muoveva verso il letto. Il materasso cedette sotto le sue ginocchia quando Max la guidò, posizionandola come voleva. Le sue mani callose scivolarono sotto la minigonna bianca, sollevandola fino ai fianchi, esponendo il suo culo alla luce calda della stanza.
"Niente mutande," rise uno degli altri due uomini, quello più giovane, con i capelli corti e l'aria da ragazzo di strada che pensava di essere più duro di quanto fosse. "Renato, l'hai addestrata proprio bene."
Addestrata! Quella parola rimbombò nella testa di Fabiola, come un martello su un'incudine. Un lampo di consapevolezza urlò dentro di lei. "Fino ad ora ti ha addestrata, come un animale da circo. Sei solo una puttana, come quelle che tuo marito si portava in casa." Ma quel pensiero svanì con la stessa velocità con cui era arrivato, evaporato con l'alcool, dissolto nella droga che le spegneva la mente, e quel perverso piacere di sentirsi desiderata.
Renato si limitò a sorridere, i capelli grigi radi illuminati dalla lampada sul comodino. "È una puttana naturale. Devo solo mostrarle la strada."
Le mani di Max le afferrarono le natiche, separandole con forza. Fabiola sentì l'aria fresca toccare il suo ano, e poi le dita ruvide di lui che scivolavano lungo il solco, scendendo verso la sua figa già bagnata, non dal desiderio, ma per meccanismo, per anni di condizionamento che il suo corpo non riusciva più a ignorare.
"È già bagnata," annunciò Max agli altri, e Fabiola sentì il calore dell'umiliazione salirle alle guance. "Questa troia ha voglia."
La spinse in avanti, e lei si ritrovò con la faccia premuta contro le lenzuola, il culo sollevato in aria come un'offerta. Sentì il rumore di una cerniera che si abbassava, e poi il peso di Max dietro di lei. Il suo cazzo, duro e caldo, scivolò tra le sue labbra bagnate, raccogliendo il suo umore prima di posizionarsi all'ingresso della sua figa.
"Guardami, Faby," ordinò Renato dalla sua sedia. "Voglio vedere la tua faccia mentre ti scopano."
Fabiola girò la testa, i boccoli neri che le cadevano sul viso, e incontrò gli occhi del suo compagno. Lui stava sorridendo, una mano già posata sul rigonfiamento nei suoi pantaloni. Era quello che voleva, vederla usata, vederla scopare da altri mentre lui guardava, il burattinaio che tirava i fili della sua degradazione.
Max entrò con un colpo solo, riempiendola completamente. Fabiola gemette contro le lenzuola, il suono attutito ma inequivocabile. Non era piacere, era resa, era accettazione, era il suo corpo che si arrendeva a quello che la sua mente non riusciva più a combattere.
"Cazzo, è stretta," grugnì Max, iniziando a muoversi. I suoi fianchi sbattevano contro il suo culo con un ritmo brutale, ogni colpo che la spingeva più in profondità nel materasso. "Renato, hai fatto un ottimo lavoro con questa puttana."
"Prendila, Max. È tua stasera." La voce di Renato era roca, eccitata. "Usala come vuoi."
L'altro uomo, quello più anziano, con la pancia e i capelli bianchi radi, si avvicinò al letto, liberando il suo cazzo dai pantaloni. Era già duro, la punta lucida di liquido preseminale. Si posizionò di fronte a Fabiola, le sue dita che le afferravano i capelli e le tiravano la testa all'indietro.
"Apri, troia."
Fabiola reagì meccanicamente, le sue labbra che si separavano automaticamente mentre lui le spingeva il cazzo in bocca. Il sapore salato le riempì la lingua mentre lui iniziava a scoparle la gola, i suoi movimenti sincronizzati con quelli di Max dietro di lei. Era intrappolata tra loro due, riempita da entrambe le parti, un buco da usare senza riguardo per il suo piacere o il suo degrado.
"Guarda come li prende," disse il più giovane, che si era spogliato e stava osservando la scena con il cazzo in mano. "Che puttana."
Renato si alzò dalla sedia, avvicinandosi al letto. La sua ombra cadde su Fabiola mentre la guardava dall'alto, i suoi occhi che brillavano di qualcosa che assomigliava all'adorazione ma era molto più oscuro.
"Sei perfetta, Faby," mormorò, accarezzandole la guancia mentre l'altro uomo le scopava la bocca. "Sei esattamente quello che ho sempre voluto. Mostra quanto godi ad esaudire i miei desideri."
Le sue parole erano come catene, ogni sillaba che la legava più strettamente a lui. Fabiola sentì le lacrime accumularsi agli angoli dei suoi occhi, non per il dolore, non completamente, ma per la confusione che la droga non riusciva più a seppellire del tutto. Una parte di lei voleva questo, voleva essere desiderata, voluta, apprezzata e, in qualche modo amata. E un'altra parte, quella che stava diventando sempre più piccola, urlava nel vuoto.
Max accelerò il ritmo, i suoi colpi che diventavano più duri, più profondi. Ogni spinta mandava un'onda d'urto attraverso il suo corpo, facendole sbattere i denti contro il cazzo in bocca. L'uomo più anziano gemette, afferrandole i capelli più stretti, usandoli come redini mentre le scopava la gola con abbandono.
"Sto per venire," annunciò Max, i suoi movimenti che diventavano erratici. "Dove la vuoi, Renato?"
Renato sorrise, un sorriso che non raggiunse mai i suoi occhi. "Dove vuoi. È tua."
Ma Max non venne, non ancora. Invece, si ritirò con un movimento fluido, lasciando la figa di Fabiola vuota e pulsante. Le sue mani forti la afferrarono per i fianchi, girandola come una bambola di pezza, un giocattolo da posizionare come preferiva.
"Sdraiati sopra di me," ordinò, stendendosi sulla schiena al centro del letto. Il suo cazzo era duro contro il suo stomaco, lucido dei fluidi di Fabiola. "Impalati il culo sul mio cazzo."
Fabiola esitò per una frazione di secondo, un momento di resistenza quasi impercettibile, prima di muoversi. La cocaina rendeva tutto facile, rendeva tutto possibile. Montò sopra Max, voltandogli le spalle, le gambe divaricate e la figa esposta agli occhi di Renato e degli altri due, e si abbassò finché il suo ano non toccò la punta del cazzo di lui.
"Spingi," ringhiò Max, le sue mani che le afferravano i fianchi e la tiravano verso il basso. "Prendilo tutto."
Il dolore fu acuto, immediato, un bruciore che si diffuse dal suo ano attraverso tutto il suo corpo. Ma Fabiola conosceva quel dolore, lo aveva accettato come parte del prezzo da pagare per l'approvazione di Renato. Si rilassò, lasciando che il suo corpo si aprisse, e sentì il cazzo di Max scivolare dentro di lei centimetro dopo centimetro finché non fu completamente sepolto nel suo culo.
"Cazzo," ansimò, la parola che sfuggiva dalle sue labbra senza controllo.
"Brava puttana," approvò Max da sotto di lei, iniziando a muovere i fianchi. Ogni colpo la sollevava leggermente prima di farla ricadere, il cazzo che le massaggiava le pareti interne in un modo che faceva confondere il dolore e il piacere.
Renato si era seduto di nuovo, osservando la scena con gli occhi socchiusi. Si stava toccando attraverso i pantaloni, il rigonfiamento evidente. "Bellissima, Faby. Sei così bella quando prendi il cazzo nel culo."
L'uomo più giovane si avvicinò, il suo cazzo duro che puntava verso di lei. "Ora tocca a me riempire l'altro buco."
Si posizionò tra le gambe di Max, allargando quelle di Fabiola ancora di più. Il suo cazzo trovò l'ingresso della sua figa, già bagnata e aperta, e scivolò dentro con facilità. Fabiola gemette, un suono gutturale, animalesco, mentre sentiva i due cazzi riempirla contemporaneamente.
La sensazione era indescrivibile. Sentiva ogni centimetro di entrambi, le pareti sottili che separavano i suoi buchi che venivano schiacciate, premute, martoriate. I due uomini iniziarono a muoversi in ritmi diversi, con Max che spingeva dal basso, il più giovane che la scopava dall'alto, e Fabiola si ritrovò intrappolata tra loro, un corpo che non le apparteneva più.
"Cazzo, è piena," rise il più giovane, i suoi fianchi che sbattevano contro quelli di lei. "Questa troia può prenderne altri."
"Renato," ansimò Fabiola, i suoi occhi che cercavano quelli del suo compagno. "Renato..."
Lui si alzò, avvicinandosi al letto. La sua mano le accarezzò il viso, le sue dita che tracciavano il contorno delle sue labbra mentre due cazzi la scopavano.
"Shhh, Faby. Sono qui. Guardami." I suoi occhi grigi erano fissi nei suoi. "Sei meravigliosa. Sono così orgoglioso di te, ti amo alla follia."
Le parole la colpirono come una droga più potente della cocaina, più inebriante del vino. Sentì qualcosa dentro di lei cedere, un'ultima resistenza che si dissolveva mentre il suo corpo iniziava a rispondere nonostante tutto. Il piacere, contaminato, distorto, ma innegabile, iniziò a diffondersi dal suo centro, i suoi muscoli che si contraevano intorno ai cazzi che la riempivano.
"Credo che le piaccia," disse Max con una risata, sentendo il suo ano stringersi intorno a lui. "La puttana gode a prendere due cazzi."
"No," sussurrò Fabiola, ma era una bugia, e tutti nella stanza lo sapevano.
L'uomo più anziano, che era rimasto a guardare toccandosi, si avvicinò al letto. "Voglio un altro turno nella sua bocca."
Fabiola non ebbe tempo di prepararsi. Il vecchio era in piedi sul letto, le gambe divaricate, e il suo cazzo le fu spinto tra le labbra, riempiendole la gola mentre gli altri due continuavano a scoparla. Era completamente riempita, bocca, figa, culo, tre buchi usati simultaneamente, tre uomini che la trattavano come un oggetto senza valore al di fuori del piacere che poteva fornire, ma soprattutto Fabiola ebbe un attimo di lucidità in cui percepì che quei tre erano perfettamente in sincronia, sapevano come muoversi, come se fossero abituati a scopare insieme una donna pronta a tutto.
I suoni nella stanza erano osceni, gemiti, grugniti, lo schiocco della carne contro la carne, il risucchio bagnato dei corpi che si muovevano insieme. Fabiola perse la cognizione del tempo, perse la cognizione di sé stessa. C'era solo il movimento, il riempimento, il piacere distorto che la droga e la degradazione avevano trasformato in qualcosa che assomigliava all'euforia.
Sentì l'orgasmo crescere dentro di lei, un'onda che si accumulava in profondità, pronta a travolgerla. Cercò di resistergli, ma era inutile. Il suo corpo si arrese, i suoi muscoli che si contraevano in spasmi mentre veniva con una forza che la fece urlare intorno al cazzo in bocca.
"Cazzo, sta venendo!" esclamò il più giovane, sentendo la sua figa stringersi intorno a lui. "Questa troia sta godendo come una cagna!"
Renato osservò tutto, il suo sorriso che si allargava mentre guardava la sua donna, la sua creazione, raggiungere l'apice del piacere mentre veniva usata da altri uomini. Si slacciò i pantaloni, liberando il suo cazzo duro, e iniziò a toccarsi con movimenti lenti, deliberati.
"Dopo," disse agli altri, "vi voglio tutti sulla sua faccia. Voglio guardarla mentre prende la vostra sborra."
Max fu il primo a ritirarsi, il suo cazzo che scivolava fuori dal culo di Fabiola con un suono bagnato. La fece girare, posizionandola a pancia in giù sul materasso, il suo culo sollevato in aria.
"Il mio turno nel suo culo," annunciò il più anziano, prendendo il posto di Max.
Si allineò e spinse, entrando nel suo ano già aperto con facilità. Fabiola gemette mentre lui iniziava a scoparla con colpi profondi e regolari, le sue mani che le afferravano i fianchi per stabilizzarla con forza, quasi volesse marchiarla.
"Più forte," sussurrò lei, la voce roca. "Scopami più forte." La sua non era un'invocazione per il piacere proprio, ma un qualcosa di meccanico, una sorta di dovere verso Renato che le diceva di amarla, che le chiedeva di esaudire i suoi desideri, che le diceva che era la più bella e brava del mondo. Le diceva tutto quello di cui lei aveva bisogno.
"Che puttana," rise lui aumentando il ritmo. I suoi fianchi sbattevano contro le sue natiche con forza, ogni colpo che la spingeva più in profondità nel materasso.
Max si era seduto sul bordo del letto, osservando la scena mentre si toccava. "Renato, amico mio, dove hai trovato questa troia? È insaziabile."
Renato si avvicinò, il suo cazzo duro in mano. "L'ho fatta io," disse con orgoglio, accarezzando i capelli di Fabiola mentre un altro uomo la scopava. "Prima era una inutile sguattera. Guardala ora."
Fabiola sentì quelle parole, percepì quel tono e nello stomaco si creò un vuoto, una sensazione antica, esattamente la stessa che provava quando suo marito Marco la usava e la umiliava. Ma non reagì come avrebbe dovuto. La cocaina aveva smussato tutti gli spigoli, lasciando solo una sensazione calda e ovattata. Era esattamente dove doveva essere, desiderata, usata, apprezzata per la sola cosa che sapeva fare.
Il più giovane si avvicinò di nuovo, offrendole il suo cazzo. Lei lo prese in bocca senza esitazione, succhiandolo mentre l'uomo più anziano continuava a scoparle il culo. I tre si alternavano, ognuno prendendo il suo turno nel suo culo, ognuno lasciando il proprio segno su di lei mentre Renato guardava e si masturbava con movimenti sempre più rapidi.
"Renato," disse Max dopo un po', la sua voce roca per l'eccitazione. "Che ne dici se proviamo qualcosa di più? Questa puttana può prendere due cazzi nel culo insieme."
Fabiola alzò la testa dal cuscino, i suoi occhi annebbiati che cercavano quelli del suo compagno. C'era una domanda nel suo sguardo, o forse una supplica silenziosa, ma Renato non la vide, o scelse di ignorarla.
"Fallo," disse Renato, la sua voce eccitata. "Voglio vedere quanto riesce a prenderne."
Max sorrise, un sorriso predatorio. Si avvicinò al letto, dove l'uomo più anziano stava ancora scopando il culo di Fabiola con ritmo costante.
"Fermati un attimo," ordinò. "Togliti da lì"
L'uomo obbedì, si scostò con il cazzo in mano menandolo, come temesse di perdere l'erezione. Max fece un cenno al ragazzo più giovane ed entrambi si stesero, intrecciando le gambe e facendo combaciare i loro cazzi, quasi fosse un unico ed enorme palo di carne. "Forza puttana, fammi vedere quello che sai fare"
Fabiola si mise in piedi sopra ai due, scese lentamente mentre Renato la incitava, le diceva che era l'unica donna in grado di esaudire i suoi sogni, e anche quella volta la sua mente non ascoltò il suo cuore. Scese lentamente, appoggiò il culo sentendo quelle due verghe, e poi, rilassando i muscoli si impalò. Nonostante le sue carni fossero già dilatate, la sensazione fu dirompente, quasi come se si stesse spaccando in due parti. Il suo canale si dilatava mentre il dolore le dava scariche intense. Ma la voce di Renato risuonava nella stanza "brava la mia principessa, prendili tutti, fai vedere che sei la mia puttana perfetta" e presto il dolore tornò ad essere piacere, il suo bisogno di apprezzamento amplificato dalla mente annebbiata, e quei cazzi furono completamente dentro di lei.
"Cazzo Renato, guardala. Guarda quanto è brava la tua puttana."
Renato si era avvicinato, i suoi occhi fissi sul punto dove i due cazzi sparivano nel culo di Fabiola. Il suo viso era contorto in un'espressione di puro desiderio. Era quello che voleva, questo era il momento che aveva creato.
"Sei incredibile, Faby," ansimò, masturbandosi più velocemente. "Sei la puttana perfetta."
Fabiola sentì le lacrime scivolare lungo le sue guance, mescolandosi con il sudore e il trucco sbavato. Il dolore era svanito, mentre saliva qualcos'altro, sepolto profondamente. Una sensazione di completezza distorta, di essere esattamente quello che voleva essere per l'uomo che credeva l'avesse liberata e che le diceva di amarla.
"Sì," sussurrò, le parole che sfuggivano dalle sue labbra senza controllo. "si, voglio essere sfondata. Spaccatemi il culo. Sono una troia"
I due uomini iniziarono a guidare i suoi movimenti, sincronizzando le loro spinte che Fabiola che scendeva per incontrarli. Lei sentì ogni cosa, l'allungamento, la pressione, il bruciore, mescolarsi in un'unica sensazione travolgente che la fece tremare, gemere, supplicare per averne di più.
"Sto per venire," annunciò Max dopo alcuni minuti, i suoi movimenti che diventavano più frenetici. "Tiratemi fuori."
I due uomini si ritirarono, e Fabiola sentì il suo ano rimanere aperto, vuoto e pulsante. Si girò sulla schiena, il suo corpo esausto ma ancora desideroso di compiacere, di essere usata.
"Sulla sua faccia," ordinò Renato, alzandosi e avvicinandosi. "Tutti sulla sua faccia."
I tre amici si disposero intorno a lei, i loro cazzi duri e lucidi. Si masturbavano con movimenti rapidi, i loro respiri che diventavano affannosi mentre si avvicinavano all'orgasmo.
Renato si inginocchiò accanto alla testa di Fabiola, il suo cazzo puntato verso la sua bocca. "Apri, Faby. Ingoia la mia sborra."
Fabiola aprì le labbra, la sua lingua che si protendeva per accoglierlo. Renato spinse i fianchi in avanti, scopandole la bocca con pochi colpi rapidi prima di venire con un gemito gutturale. Il suo sperma, caldo e denso, le riempì la bocca, e lei inghiottì automaticamente, ogni goccia che scivolava nella sua gola mentre lui la guardava con adorazione distorta.
"Brava," ansimò lui, ritirandosi. "Brava la mia puttana."
Gli altri tre vennero quasi simultaneamente, i loro orgasmi che esplodevano sul viso di Fabiola in ondate bianche e calde. Lei tenne gli occhi chiusi, sentendo lo sperma coprirle le guance, il naso, la fronte, un marchio di possessività collettiva che la contrassegnava come oggetto di piacere.
Quando ebbero finito, si ritrassero, i loro respiri pesanti mentre si allontanavano dal letto. Fabiola rimase distesa, il viso coperto di sperma, il corpo esausto e indolenzito. Sentiva il seme scivolare lungo le sue guance, gocciolare sul cuscino sotto di lei.
Renato si stese accanto a lei, la sua mano che le accarezzava i capelli con tenerezza quasi incongruente data la situazione. "Sei stata meravigliosa, Faby. Ti amo."
Fabiola non rispose, non poteva. La sua mente era vuota, svuotata da tutto tranne che dalla sensazione di essere stata usata completamente. Ma sotto a quella sensazione, c'era qualcosa, un bisogno strisciante, un desiderio distorto di dimostrare ancora di più il suo valore.
Dopo alcuni minuti di silenzio, si mise a sedere, lo sperma che le colava dal viso sul suo petto nudo. Guardò Renato, i suoi occhi azzurri che incontravano quelli grigi di lui.
"Renato," disse, la sua voce roca ma determinata. "Voglio far vedere a tutti quanto sono brava."
Renato inarcò un sopracciglio, un sorriso che si formava sulle sue labbra. "Cosa vuoi fare, Faby?"
Fabiola si alzò dal letto, le sue gambe instabili mentre si dirigeva verso il bagno. Si fermò sulla soglia, girandosi a guardare i quattro uomini.
"Venite tutti da me," disse, la sua voce che tremava leggermente per una combinazione di stanchezza e anticipazione. "Voglio che mi pisciate addosso. Tutti e quattro."
Nella stanza cadde un silenzio, rotto solo dal respiro degli uomini. Poi Max rise, un suono gutturale di approvazione.
"Questa sì che è una puttana," disse, alzandosi dal letto. "Renato, hai creato un mostro."
Renato si alzò, il suo sorriso che si allargava mentre seguiva Fabiola verso il bagno. "Te l'ho detto. È perfetta."
Il bagno era piccolo, le piastrelle color crema che riflettevano la luce soffusa. La vasca era vecchia ma pulita, con i piedini in metallo e bordi smaltati. Fabiola entrò, il suo corpo nudo che tremava leggermente mentre si stendeva sul fondo, la schiena contro la porcellana fredda.
Max fu il primo a avvicinarsi, il suo cazzo già in mano mentre si posizionava sopra di lei. "Sei una troia, una troia perfetta," disse con approvazione. "Mi piace."
Il getto colpì Fabiola sul petto, caldo, giallo, indelebile. Lei chiuse gli occhi, sentendo il liquido scivolare sul suo corpo inerme. Uno dopo l'altro, gli altri tre uomini si unirono, i loro getti che la bagnavano completamente, che la marcavano come loro proprietà.
Renato fu l'ultimo, posizionandosi sopra di lei con il cazzo in mano. Guardò la sua donna, bagnata, usata, coperta di sperma e urina, e sentì un'ondata di possessività così intensa che quasi lo travolse.
"Sei mia, Faby," disse, iniziando a pisciare sul suo viso. "Mia per sempre."
Fabiola aprì la bocca, lasciando che il liquido la riempisse mentre Renato la guardava dall'alto. In quel momento, sommersa dalla degradazione, usata oltre ogni limite, si sentì stranamente completa. Era esattamente dove la sua vita l'aveva portata, esattamente quello che Renato aveva fatto di lei, aveva ciò che una puttana come lei meritava.
E mentre l'urina le riempiva la bocca e gli uomini ridevano sopra di lei, Fabiola inghiottì, accettando tutto, arrendendosi completamente al ruolo che aveva scelto, o che pensava di aver scelto.
Quando tutto fu finito e gli uomini se ne andarono dal bagno, lei rimase distesa nella vasca, il corpo fradicio di un liquido che non era acqua. La cocaina stava iniziando a svanire, lasciando emergere pensieri che aveva cercato di seppellire.
L'acqua calda, il profumo del bagnoschiuma, l'aroma dello shampoo sembrarono lavare via i primi vagiti di consapevolezza, di lucidità.
Quando tornò in salotto, con il solo accappatoio bianco e i capelli bagnati, i quattro erano seduti a tavola. Max la guardò ma non più con l'avidità predatoria di prima. I suoi occhi erano freddi e calcolatori e con calma serafica disse "Fabiola, questa sera ho visto una star, una donna fatta per il sesso più estremo. Questi sono cinquemila euro e Renato vuole che li abbia tu. Sono solo un anticipo di quello che potrete guadagnare. Se mi seguirete, farò di te un'autentica star del porno, una delle donne più desiderate da milioni di uomini."
Fabiola non rispose, non era neppure certa di aver capito, sapeva solo che doveva colmare il senso di vuoto che sentiva nello stomaco. Si inginocchiò sul piccolo tavolino del salotto dove giaceva ancora quella piccola montagna di polvere bianca, si preparò due strisce e le inspirò con voracità, quasi con rabbia. Dopo i pochi secondi necessari perché la sua mente tornasse in quello stato di artificiale euforia, che quella sensazione di invincibilità avesse il sopravvento, Fabiola guardò Max con occhi languidi "Se Renato è d'accordo ..."
Quando tutti se ne andarono, Fabiola si avvicinò a Renato, con gli occhi accesi, le pupille dilatate "Sono stata brava amore mio?" La voce di Renato arrivò calda, rassicurante, avvolgente "Brava? No, sei stata la perfezione assoluta amore mio. Mi hai fatto sentire l'uomo più fortunato della terra" e per una puttana come lei, per la puttana che era diventata, per la puttana che voleva essere per sentire quel qualcosa che assomigliasse all'affetto, quelle parole erano tutto ciò che contava. Lasciò scivolare l'accappatoio, rimanendo completamente nuda davanti a lui "E allora scopami amore mio, fammi godere, fammi sentire che sono la tua puttana".
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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