tradimenti
Resurrezione di Donna - Cap. 18
26.06.2026 |
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"La rabbia era sepolta da qualche parte dentro di lei, tenuta nascosta dalla cocaina, e quando la bocca di Max toccò la sua, quando la sua lingua si fece strada tra le sue labbra, Fabiola rispose..."
Un mese era trascorso dalla notte alla villa, e Fabiola aveva trovato una nuova routine, un ritmo che la avvolgeva come una coperta logora ma familiare. Le giornate si susseguivano con una cadenza precisa, quasi rituale: le pulizie del mattino, la spesa al supermercato vicino casa, il pranzo preparato con cura mentre Renato sonnecchiava sul divano. Ma era quello che veniva dopo a definire davvero la sua esistenza.Renato la voleva costantemente. La chiamava dalla camera da letto mentre lei stendeva i panni, la tirava a sé mentre lavava i piatti, la piegava sul tavolo della cucina appena rientrava dalla lavanderia. Fabiola aveva smesso di contare quante volte al giorno glielo prendeva in bocca o si faceva scopare. Era diventato come respirare, un atto meccanico che il suo corpo eseguiva senza che la mente partecipasse davvero. E quando la mente minacciava di intervenire, quando i pensieri diventavano troppo rumorosi, c'erano il vino e la polvere bianca ad aiutarla.
La cocaina era arrivata nella sua vita silenziosamente, quella sera alla villa. Da allora, quando Renato notava il suo sguardo perso nel vuoto arrivava, puntuale e seducente. "Tieni piccola, questo ti aiuterà a sorridere" le diceva, porgendole una banconota arrotolata. Fabiola aveva imparato ad amare quella sensazione di leggerezza artificiale, quel modo in cui il mondo diventava improvvisamente luminoso e tutto le sembrava possibile. Beveva vino continuamente, rosso quando voleva calore, bianco quando con le bollicine quando cercava vitalità, sempre da bicchieri sempre lucidi e brillanti, e quando l'alcol la rendeva troppo stordita, la cocaina la riportava su, in un equilibrio precario che le permetteva di funzionare.
Il cinema porno era diventato una meta abituale. La prima volta, dopo la villa, Renato l'aveva portata in una serata qualsiasi, senza avvertirla. Si erano seduti in ultima fila, dove il buio era più fitto, e mentre sullo schermo una donna gemeva sotto i colpi di due uomini, Renato le aveva sollevato la gonna e l'aveva penetrata lì, tra i sedili sporchi e l'odore di sesso stantio che pervadeva la sala. Fabiola aveva sentito gli occhi degli altri spettatori su di lei, aveva percepito i loro sguardi eccitati mentre Renato la scopava con spinte profonde, e qualcosa dentro di lei si era acceso in modo diverso. Era il piacere di essere guardata, di essere desiderata da sconosciuti che non avrebbero mai potuto toccarla se non per suo volere, ma che comunque si masturbavano pensando a lei. Tutto era sempre esaltato dalla polvere bianca, mentre l’alcool celava quel senso di vuoto che cercava di mostrarsi nei rari momenti di piena lucidità.
Quella sera, dopo che Renato era venuto dentro di lei, un uomo si era avvicinato. "Posso?" aveva chiesto, con la mano già sull'uccello teso. Renato aveva annuito, e Fabiola si era ritrovata a prenderlo in bocca mentre un altro uomo la scopava da dietro. Era venuta con una violenza che l'aveva spaventata, perché in quel preciso momento sapeva che gli effetti di alcool e coca erano quasi del tutto assenti; dopo, nel parcheggio, aveva pianto sul sedile del passeggero mentre Renato le accarezzava i capelli dicendole quanto fosse perfetta e, con una singola striscia bianca, aveva fatto sparire tutto dalla mente di Fabiola.
Ma a Renato non bastava esibirla, non bastava tenerla in quel continuo stato di eccitazione perché, senza che Fabiola se ne rendesse conto, tutti quegli uomini, tutte quelle situazioni umilianti e perverse, non erano altro che un addestramento. Oltre che una fonte di reddito. Si perché Renato non faceva mai nulla per caso, sapeva monetizzare ogni incontro, senza che Fabiola fosse in grado di notarlo.
Una sera la portò in un club, diverso da tutti gli altri. Renato l'aveva informata solo all'ultimo momento, mentre già si stavano vestendo. "Stasera ti porto in un posto nuovo, piccola. Voglio che vedano quanto sei bella quando prendi il cazzo." Fabiola aveva indossato un vestito nero corto, senza slip, e quando erano arrivati al locale, aveva capito subito che era un luogo diverso da qualsiasi altro avesse mai visto. C'era un palco al centro, illuminato da luci rosse, e intorno decine di persone sedute su divanetti o in piedi, a bere e a guardare.
Renato l'aveva guidata verso il palco dopo averle dato due strisce potenti. "Quello è Markus" aveva detto, indicando un uomo nero enorme che aspettava già sul palco, nudo, con un uccello che sembrava impossibile. "Vuole scoparti davanti a tutti. Vuoi farlo?"
Fabiola aveva sentito la droga pulsarle nelle vene travestita da un implacabile desiderio di essere ammirata, e aveva annuito. Quando Markus l'aveva presa, prima nella bocca e poi, con quel cazzo gigantesco che la apriva completamente nel culo, lei aveva guardato la folla e aveva visto decine di occhi fissi su di sé. Uomini che si masturbavano, donne che si toccavano, tutti che la guardavano come se fosse una dea del sesso. Era venuta tre volte prima che Markus le riempisse la fica di sperma, e quando era scesa dal palco, barcollante e stillante fluidi, si era sentita stranamente potente.
Quella sera, a letto, Renato l'aveva scopata altre due volte, chiamandola la sua "puttana perfetta", e Fabiola aveva accettato quelle parole come fossero complimenti d'amore.
Ora, un mese dopo, la vita scorreva in quel ritmo fatto di faccende domestiche, sesso, droghe e occasioni in cui Renato la condivideva con altri. Fabiola non pensava quasi più a suo figlio e, quando lo faceva, scacciava il pensiero troppo doloroso con un bicchiere di vino, o una linea bianca sul ripiano della cucina. Si sentiva leggera, e quella leggerezza era tutto ciò che contava.
La notizia dell'arrivo degli ospiti arrivò in un pomeriggio qualsiasi. Renato rientrò dal bar con un sorriso che Fabiola aveva imparato a riconoscere, quel sorriso che significava che stava per succedere qualcosa.
"Stasera viene Max" annunciò, lasciandosi cadere sul divano. "Te l'ho mai detto di lui?"
Fabiola si fermò mentre ripiegava una federa. Il nome le suonava familiare, come qualcosa di cui aveva sentito parlare in momenti in cui la sua mente era annebbiata. "Non credo. Chi è?"
"Un amico. Un buon amico." Renato si accarezzò la pancia, soddisfatto. "E vengono anche altri due amici. Stasera voglio far vedere quanto sei brava a ricevere ospiti."
Il cuore di Fabiola accelerò, ma non per la paura. Era l'eccitazione di avere persone in casa, di poter mostrare le sue doti di padrona di casa, di essere lodata. "A che ora arrivano?"
"Alle otto. Vuoi preparare qualcosa di buono?"
Il pomeriggio volò. Fabiola si mosse per la cucina come una trottola, preparando antipasti, arrostendo verdure, cuocendo una pasta al forno che profumava l'intero appartamento. Renato la guardava dal divano, con un sorriso soddisfatto, intervenendo solo per versarle altro vino quando il bicchiere si svuotava.
Alle sette, mentre il sole iniziava a calare oltre le finestre, Renato si alzò e la raggiunse in cucina. Le posò una mano sul fianco, stringendo la carne attraverso il grembiule. "Adesso vai a prepararti. Voglio che tu sia bellissima. Voglio che quei bastardi muoiano d'invidia."
Fabiola annuì, sentendo quel calore familiare diffondersi nel petto. Era così che funzionava tra loro: Renato le diceva cosa fare, e lei lo faceva, e in cambio riceveva la sua approvazione, il suo sorriso, quelle parole che la facevano sentire speciale.
In camera da letto studiò il suo guardaroba con attenzione. Scelse con cura ogni elemento: una minigonna bianca così corta che bastava un movimento sbagliato per scoprire tutto, un top rosso aderente che le lasciava scoperto il ventre piatto e la schiena liscia e sensuale; ovviamente c’erano i tacchi a spillo di vernice rossa, che le allungavano le gambe e le facevano vibrare i polpacci. Niente reggiseno, niente slip. Renato preferiva così.
Si truccò con precisione, delineando gli occhi con un eyeliner nero che li faceva sembrare più grandi, stendendo un rossetto rosso scuro che si intonava al top. I capelli, quei boccoli neri che curava ogni giorno, le incorniciavano il viso in onde perfette. Quando si guardò allo specchio, vide quello che Renato voleva vedere: una donna bellissima, disponibile, pronta.
Poco prima delle otto, Renato la chiamò in salotto. Sul tavolino c'erano due strade bianche, precise e ordinate. "Tieni, piccola. Rilassati."
Fabiola non esitò. Si chinò sul tavolino, prese la banconota arrotolata che Renato le porgeva e aspirò una linea dopo l'altra. La polvere le bruciò leggermente il naso, poi quella sensazione di energia pura le esplose nel cervello. I colori divennero più vividi, i suoni più nitidi, e tutto il nervosismo che aveva provato si sciolse in una calma euforica.
"Grazie" disse, rialzandosi e passandosi una mano sul naso. Renato la guardò con orgoglio.
"Sei perfetta. I miei amici non crederanno ai loro occhi."
Il campanello suonò alle otto in punto. Renato andò ad aprire, e Fabiola si mise in posa vicino al divano, una mano sul fianco, un sorriso sulle labbra. Voleva fare buona impressione.
Max fu il primo a entrare. Era un uomo alto, con una barba incolta che gli incorniciava un volto segnato, occhi lucidi di un'eccitazione che Fabiola riconobbe immediatamente. Dietro di lui venivano altri due uomini, uno più giovane con i capelli corti e l'aria nervosa, l'altro più anziano, con una pancia che rivaleggiava con quella di Renato e un sigaro spento tra le labbra.
"Cristo santo" esclamò Max, fermandosi sulla soglia del salotto. I suoi occhi scivolarono su Fabiola con una lentezza quasi fisica, soffermandosi sulle gambe, sui fianchi, sul seno che premeva contro il tessuto rosso del top. "Renato, non esageravi quando ne parlavi."
"Ve l'avevo detto." Renato sembrava gonfiarsi di orgoglio, come un pavone che mostra le penne. "Fabiola, tesoro, vieni a salutare i miei amici."
Fabiola avanzò, i tacchi che cliccavano sul pavimento. Sentiva il proprio corpo muoversi con una grazia che non sapeva di possedere, amplificata dalla cocaina che le scorreva nelle vene. "Piacere di conoscervi" disse, porgendo la mano a Max.
Lui la prese e la trattenne più a lungo del necessario, le dita callose che scivolavano sul suo polso. "Il piacere è tutto mio, credimi." Si portò la sua mano alle labbra e la baciò, gli occhi che non abbandonavano mai i suoi. "Renato è un uomo fortunato."
Gli altri due si avvicinarono, presentandosi con nomi che Fabiola dimenticò immediatamente. Le loro occhiate erano tutte uguali: quell'avidità maschile che lei aveva imparato a riconoscere e che, in qualche modo contorto, la facevano sentire potente.
La cena fu un trionfo. Fabiola servì piatti e riempì bicchieri, muovendosi tra il tavolo e la cucina con efficienza mentre gli uomini mangiavano e bevevano e facevano battute che non sempre capiva ma a cui rideva comunque. Il vino scorreva a fiumi, e lei ne beveva quanto loro, sentendo l'alcol mescolarsi alla cocaina in un mix che la rendeva instupidita, ma brillante.
"Questa pasta è incredibile" disse il più giovane, con la bocca piena. "Dove hai imparato?"
"Esperimenti" rispose Fabiola, con un sorriso che le sembrava naturale. "Nessuno mi ha insegnato, evidentemente ho il cucinare nel sangue."
"Non è l'unica cosa che hai nel sangue, scommetto" ridacchiò quello con il sigaro. Renato rise forte, come se fosse la battuta più divertente del mondo, e Fabiola si unì alla risata, anche se non aveva capito che si riferiva al sesso, a quanto Renato aveva raccontato loro definendola una maiala, una troia con la “T” maiuscola.
Dopo cena si trasferirono in salotto. Fabiola si sedette sul divano, e Renato le si mise accanto, il braccio intorno alle sue spalle in un gesto possessivo. Gli altri tre occuparono le poltrone e il resto del divano, tutti con i bicchieri in mano, tutti a guardarla come se fosse il dolce dopo una cena abbondante.
"Abbiamo portato qualcosa di speciale" disse Max, tirando fuori dalla tasca un sacchetto pieno di polvere bianca. Era molto più grande di quello che Renato usava di solito, abbastanza da riempire un pugno. "Cose di qualità. Roba che ti fa volare."
Renato fischiò, impressionato. "Hai esagerato, amico."
"Non esagero mai." Max appoggiò il sacchetto sul tavolino, poi si chinò in avanti, gli occhi fissi su Fabiola. "Ti va di provarla?"
Fabiola guardò Renato, che annuì con un sorriso incoraggiante. "Certo" disse, sentendo l'eccitazione crescerle nel petto. Non aveva mai visto così tanta cocaina tutta insieme, e l'idea di cosa potesse significare la faceva sentire leggermente stordita.
Max preparò le strade con una precisione da esperto, usando una carta di credito per appiattire la polvere in linee perfette. "Prima tu, bella. Voglio vedere quanto ti piace."
Fabiola si sporse in avanti, i capelli che le cadevano sul viso, e aspirò due strade consecutive, una per narice. L'effetto fu immediato e devastante. La stanza sembrò espandersi, i colori diventare più intensi, i suoni più ricchi. Si appoggiò allo schienale del divano, sentendo il cuore battere forte ma piacevolmente, e sorrise.
"Ti piace, eh?" Max la stava guardando con quell'intensità che la faceva sentire nuda anche vestita.
"Molto" riuscì a dire Fabiola, con la voce impastata.
Gli uomini si servirono a loro volta, e presto l'atmosfera nella stanza divenne più rilassata, più aperta, e molto eccitata. Le battute si fecero più spinte, le risate più forti, e Fabiola si ritrovò al centro dell'attenzione in un modo che le sembrava naturale.
"Allora, Renato" disse Max, dopo un po'. Si era voltato verso il suo amico, ma i suoi occhi continuavano a scivolare verso Fabiola. "Questa tua ragazza è davvero speciale. Peccato tenerla tutta per te."
Il silenzio che seguì fu improvviso e denso. Fabiola sentì il braccio di Renato irrigidirsi intorno alle sue spalle, e qualcosa nel suo stomaco si contrasse. Sapeva cosa stava per succedere, o almeno pensava di saperlo.
"Cosa vuoi dire?" chiese Renato, con una voce che cercava di sembrare leggera.
Max si stiracchiò, ma il suo sorriso aveva qualcosa di predatorio. "Dico solo che una donna così ... con dei talenti così particolari ... sarebbe un peccato non condividerla con gli amici giusti. Amici che sanno apprezzare. Amici che possono permettersi di dimostrare la loro gratitudine."
Il più giovane ridacchiò nervosamente, mentre quello con il sigaro si sporse in avanti, improvvisamente molto interessato. Renato rimase in silenzio, il viso attraversato da un'espressione che Fabiola non riuscì a decifrare. Sembrava combattuto, come se da un lato l'idea lo tentasse e dall'altro lo spaventasse.
Fabiola guardò prima Max, poi Renato, poi di nuovo Max. Sentiva la cocaina pulsarle nelle vene, rendendo ogni sensazione più acuta, ogni emozione più intensa. E sotto quell'eccitazione chimica, c'era qualcos'altro: una rabbia sorda che stava cercando di emergere, un senso di possessività che non sapeva di avere.
Renato la stava vendendo. O ci stava pensando. Il suo Renato, l'uomo che le diceva di amarla, che la chiamava la sua donna perfetta, stava considerando di farla scopare dal suo amico in cambio di denaro. Per un momento, la rabbia minacciò di esplodere, di rompere quella facciata di calma che aveva costruito con tanta cura perché tutto era diverso. Non erano sconosciuti e soprattutto erano nella loro casa, nel luogo in cui vivevano e tutto le sembrava sbagliato.
Ma poi guardò meglio il viso di Renato, e vide qualcosa che la fece riflettere. Vide indecisione, certo, ma anche qualcos'altro. Una domanda silenziosa nei suoi occhi, come se stesse aspettando di vedere come avrebbe reagito lei. Come se la stesse mettendo alla prova.
Fabiola respirò profondamente, lasciando che la cocaina calmasse i suoi nervi. Non poteva mostrare la sua rabbia. Non lì, non in quel momento. Se avesse rifiutato, se avesse fatto una scenata, avrebbe perso tutto. L'approvazione di Renato, la sua posizione, il suo posto in quella vita che credeva di costruito per sua stessa volontà. E poi, una parte di lei, quella parte che si era rivelata al cinema porno e al club, voleva che succedesse. Voleva essere desiderata da quegli uomini, voleva essere al centro dell'attenzione.
Nascose la rabbia dietro un sorriso. Si voltò verso Max, poi verso Renato, e disse, con una voce che sperava sembrasse sicura: "Per gli amici di Renato, lo faccio gratis."
Il silenzio che seguì fu diverso, carico di una tensione che era quasi elettrica. Max alzò un sopracciglio, sorpreso, e qualcosa di simile al rispetto passò sul suo volto. "Davvero?" chiese, come se non credesse alle sue orecchie.
Fabiola annuì, mantenendo il sorriso. "Certo. Renato è importante per me, e i suoi amici sono miei amici. Non accetterei soldi per questo."
Renato la stava guardando con un'espressione complessa, un misto di orgoglio, sorpresa e qualcos'altro che Fabiola non riuscì a identificare per quello che era: soddisfazione. Si, la soddisfazione di esserci riuscito, di averla trasformata in una fonte di reddito, di averla completamente soggiogata al suo volere attraverso il bisogno di sentirsi apprezzata per la sua più grande qualità: essere una troia perfetta, da usare e sfruttare.
"Visto?" disse Renato, rivolgendosi a Max con un sorriso che era quasi di sfida. "Te l'avevo detto che è unica e speciale."
Max annuì lentamente, i suoi occhi che non abbandonavano mai Fabiola. “Sì”, disse, con una voce che era poco più di un sussurro. "Speciale davvero."
Il più giovane si mosse sulla sua poltrona, visibilmente a disagio ma eccitato. Quello con il sigaro sorrise, un sorriso che mostrò i denti ingialliti dalla nicotina. "Allora" disse, spegnendo finalmente il sigaro nel portacenere, "quando inizia lo spettacolo?"
Fabiola sentì il cuore battere all'impazzata, ma mantenne il sorriso. Sapeva cosa stava per succedere, e mentre una parte di lei urlava di scappare, un'altra parte, quella nutrita da cocaina, alcool e disperazione, era pronta. Pronta a essere usata, a essere guardata, a essere voluta.
Max si alzò dalla sua poltrona e si avvicinò a Fabiola, torreggiando su di lei con la sua altezza. Il suo sorriso era malizioso, predatorio, pieno di promesse che Fabiola non era sicura di voler sentire.
"Allora, bella" disse, allungando una mano per accarezzarle una guancia. Le sue dita erano ruvide, callose, e il tocco era quasi gentile ma con una punta di possesso che la fece rabbrividire. "Sei pronta a mostrarci di cosa sei capace?"
Fabiola alzò lo sguardo su di lui, vide l'eccitazione che bruciava in quegli occhi lucidi, e sentì la propria voce rispondere prima ancora di rendersene conto. "Certo" disse, con un tono che sperava suonasse provocante. "Sono sempre pronta."
Renato rimase in silenzio accanto a lei, il braccio ancora intorno alle sue spalle, e Fabiola percepì la sua tensione, il suo sguardo fisso su di lei. Non la stava fermando. Non stava dicendo di no. La stava lasciando andare, e qualcosa in questo la feriva in un modo che non poteva permettersi di esplorare.
Max sorrise più ampiamente, mostrando denti che non erano perfetti ma che sembravano abbastanza bianchi in quella luce. "Bene" disse. "Molto bene." Si voltò verso gli altri due, che si erano alzati a loro volta e si stavano avvicinando. "Credo che ci divertiremo molto stasera."
Il più giovane si leccò le labbra, nervoso ma eccitato. Quello con il sigaro si stava già slacciando la cintura, senza alcuna vergogna. E Fabiola, seduta su quel divano con la minigonna bianca che non nascondeva nulla e il top rosso che lasciava poco all'immaginazione, sentì la droga che la spingeva avanti, che le diceva di sorridere, di aprire le gambe, di essere quella che tutti volevano che fosse.
Renato le strinse la spalla un'ultima volta, poi ritirò il braccio. "Divertitevi" disse, con una voce che sembrava venire da lontano. "Io guardo."
E mentre Max si chinava su di lei, mentre le sue labbra si avvicinavano alle sue, Fabiola chiuse gli occhi e si lasciò andare, sapendo che non c'era modo di tornare indietro, non dopo tutto quello che aveva fatto, non dopo tutto quello che era diventata. La rabbia era sepolta da qualche parte dentro di lei, tenuta nascosta dalla cocaina, e quando la bocca di Max toccò la sua, quando la sua lingua si fece strada tra le sue labbra, Fabiola rispose al bacio con un entusiasmo che non era del tutto finto.
Quella sera, nella sua casa, circondata da uomini che la volevano, Fabiola si preparò a dar loro tutto ciò che chiedevano. Per Renato. Per sé stessa. Per quella leggerezza che aveva imparato a cercare disperatamente, a qualunque costo, anche di perdersi per sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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