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Lui & Lei

Consapevolezza erotica


di Blacknoble
22.03.2024    |    2.794    |    0 8.5
"Il panorama, la partita, la passeggiata, persino i problemi..."
"Sei nata per essere la mia puttana". Nella mia bocca, il termine puttana ha una connotazione totalmente diversa da quella che gli viene attribuita. Una donna, per definirsi tale, deve essere un ventaglio di donne; di cui, la pia, la stronza, la buona, la cattiva, la puttana, la suora, la troia, la casta, e cosi via. Non ho bisogno di ricordare che la perfezione sta nell'equilibrio. E l'equilibrio, sta nel tutto, il che rende un tantino le cose confuse, e complicate. Tuttavia, capita, anche se di rado, che gli squilibri si compensino, diventando perfetti. Io e Sonia lo siamo. La curva del suo sedere tormentò il mio occhio mentre si alzò ed andò a prendere una bibita a base di soia in frigo. "Portami una birra" le urlai. Tornò con in mano in bicchiere trasparente pieno di un liquido bianco per lei, e la mia Bud nell'altra mano. La ringraziai riprendendo a guardarla. Non mi stancavo mai di farlo. Ci sono persone che ti dicono cose anche quando non parlano. Sonia era una di quelle. Cosi dicendo, ci si aspetterebbe una Dea bella quanto i criteri richiesti dalla società moderna per nominare le miss. Sonia non é cosi. È alta ma non eccessivamente. Bruna con delle mèche bionde. La sua carnagione non é ne scura ne bianca, per chi se lo chiede, é del Sud. Un Sud che non l'aveva mai lasciata benché fosse nata e cresciuta in Australia prima di rientrare definitivamente dopo aver visitato il borgo da cui provenivano i suoi genitori. Il suo sedere grosso e grazioso era perfettamente in linea con la curva della sua schiena e le sue prorompenti tette. Sonia ti cattura, ti confonde, ti eccita, ti motiva, ti inspira. C'é un qualcosa in lei che lega il tutto insieme in una specie di magia. Eravamo stati assieme appena un paio di ore fa, appena svegli, eppure, ancora la desideravo. In ogni sua movenza, scostava l'aria della stanza ed i miei sensi con la sua energia. Il soggiorno é molto ampio, minimal come arredamento. La luce vi entra a prima mattina e vi permane fino alla sera, ma a volte, la sola presenza di una altra persona delizia, riempie. Cosi é Sonia per me. Il panorama, la partita, la passeggiata, persino i problemi. Lei quando c'era, il resto non c'era più. Non contava. La sua presenza, nasconde il brutto di questa vita.
La desiderai ancora. I miei slip lo dimostravano. L'anomalo bozzolo nei slip é una prova di amore che parte dai sensi. Non un semplice desiderio. eravamo sazi di istinti, proiettati verso la magia.
Sonia si sedette accanto a me sul divano ad angolo e prestò attenzione all'enorme tv montata su metà della parete di fronte. O meglio, a quello che stava succedendo nel film. Poggiò la mano sul bozzolo continuando a guardare la Tv. Prese a massaggiarmi il pene sotto lo slip ed il bozzolo diventò una montagna. Era un gesto naturale, di chi i piaceri li conosce. Dal suo sguardo, si capiva che pensava a tutt'altro che al film, ma la sua mano non smetteva di muoversi. La mia mano, raggiunse i suoi slip, li scarto leggermente scoprendo una vulva gonfissimo, e le dita presero a toccarla. Io sapevo come toccarla, e lei sapeva come toccarmi. Eravamo consapevoli e coscienti di non essere semplici pezzi di carne; di essere fautori l'un per l'altro, e pertanto, come un cane che si morde la coda, la nostra goduria, non aveva mai fine. Non ha fine. Le mie dita raccolsero gocce della sua intimità e tornarono sul suo clitoride. Seguivamo lo stesso movimento, avevamo lo stesso ritmo, esercitavamo la stessa pressione, lei sul mio cazzo, io sul suo clitoride. Fretta non c'era. Ci conoscevamo, e ci fidavamo. Lei sapeva che l'avrei condotta li, ed io sapevo che mi avrebbe portato li. In quel posto, si arriva solo grazie al proprio partner. Mi venne un flash di quando eravamo stati assieme qualche ora prima. Non era ancora giorno, ma il sole si stava alzando. Lei era sopra di me, con una mano si teneva i cappelli, e con l'altra si toccava i seni, gli occhi chiusi, la testa rivola verso l'alto. Sentivo il mio cazzo stretto in una morsa inequivocabile, quella della goduria. Tante fighe conobbi, e lei tanti cazzi prese. Ci rese selettivi, ci rese cauti, ci fece comprendere che il sesso non era il mero rapporto, ci portò l'un verso l'altro, e ci consacrò. Ogni anfratto del corpo é un nido di piacere, ogni angolo della pelle é goduria in attesa, ma non tutti vedono, e specialmente, sentono. Sentivo l'odore della sua figa che riempiva l'aria, e probabilmente, anche il mio cazzo si faceva sentire. Chi non ha fretta, conosce il nirvana, noi, non siamo impazienti l'un dell'altro. Chi si appartiene, é sempre dell'altro. Il sole ad un certo momento, mentre lei mi stava sopra e ci godevamo a vicenda, diventò un aureola tra i suoi cappelli. Vibravamo di piacere, sentivamo le nostre pulsazioni reciproche, i nostri umori erano cosi tante che un abbondante liquido aveva formato una macchia sulle lenzuola di puro cotono che lei voleva a tutti i costi. Era l'immagine di una santa su di me impalata. Venni dentro di lei mentre anche lei esplodeva ed esplodemmo ancora dalla goduria procurata, e poi vissuta. Il ricordo mi fece rabbrividire, sussultare. Chiusi gli occhi. Non feci in tempo, una meravigliosa senso di caldo mi avvolse a partire dal mio pene. La sensazione si diffuse in tutto il corpo. Aprii gli occhi e vidi la massa dei suoi cappelli sopra le mie cosce. I ricci andavano e venivano, io, ogni volta, mi meravigliavo ancora.
Le toccai la schiena. Lei si girò e mi guardò. I suoi grandi e profondi occhi mi sorrisero. La adagia sul divano. Entrai dentro di lei come feci quella mattina, deciso e reale, entrai in lei come farò il giorno di dopo, con voglia ed impeto, entrai in lei come imaginavo il mio presente; il purgatorio. E stetti cosi, immobile, mentre andava in atto il clou dello spettacolo. Con Sonia, il clou, era sempre. Mi mossi piano, sentendo la sua vagina che si restringeva dal piacere, i suoi liquidi che jischiatio con i miei sgorgavano sul divano oramai "compromesso" da mille macchie. Rontolavamo allo stesso ritmo, godevamo allo stesso tempo. Amavamo il sesso, per noi noi era totale espressione di libertà; le giravo nella figa, in cerca di ogni birvido, mentre lei spingeva e si ritraeva, dando ritmo alla magia. Era un classico "missionario", ma vissuto come tutte le posizioni del kamasutra. Sonia, aveva visto tanti cazzi, da soli, in gruppi, e con altre adonne. Era curiosa della vita, e l'aveva morsa a pieni denti. Presto, cosi come me, aveva imparato la differenza tra il volere, il godere, il dolore, il lasciar perdere. Ci sono persone che hanno delle doti, implicite, qualità riconosciute dalla società, dal mondo. Altre invece, hanno delle doti ripudiate, bandite, demonizzate, e tra di essi, c'é il sesso. Il sesso é una dote; chi lo possiede riesce a riunire tutti i sensi per poi goderne. Non cerca la mera fisicità, ne in un compagno, o persino in un gruppo. Prova, continua a provare, perché sà, sente di poter arrivare ad un paradiso di cui fino ad ora ha visto solo frammenti. E dunque, Sonia, cosi come avevo fatto io, era passata tra diverse esperienze. Molte di esse belle, altre straordinarie, ma c'era ancora qualcosa oltre... Quell'olltre di cui ero anch'io in cerca. L'amore é riduttivo. È qualcos'altro. Una roba che parte dal ventre, dal cuore, dall'anima, si irradia ovunque nel corpo. Tu non penetri più o sei penetrato; tu godi e basta. La poesia del sesso, é impresa del diavolo, versi satanici, vangeli perduti.
Non avevamo rituali. Non c'era la necessita di partire da un bacio, proseguire col pompino, per poi automaticamente passare a strambe posizioni. I nostri esseri dettavano i nostri piaceri. Avevamo aperto le frontiere delle nostre menti all'impossibile, e la, arrivavamo.
Era una domenica di sole. Ed in quella stanza, la luce, non era dei raggi del sole. Ma dei nostri corpi, felici di goduria.
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