Lui & Lei
La Matrigna
17.08.2025 |
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"L’alba ci trovò sfiniti, i corpi nudi avvinghiati sui cuscini, lucidi di sborra e succhi, l’aria densa del profumo di sesso e gelsomino..."
Mio padre si era appena risposato con Julie, una donna conosciuta in uno dei suoi viaggi, Io l'avevo vista solo in fotografia, ma sembrava una dea del sesso: bionda, bellissima, alta, magra, con seno pieno, culo a mandolino, gambe lunghissime ed affusolate. Provavo invidia per mio padre che l’aveva accalappiata: speravo che l’avesse sposata per il suo cazzo di 30 cm, perché, se così fosse stato, forse avrei avuto l’occasione di sfondarla per bene. Dopotutto, il mio uccello, lungo 35 cm e più spesso del suo, era un’arma che spaventava Sophie, la mia fidanzata, che si limitava a segarmi, timorosa di andare oltre.Ma io non sapevo che Julie non era solo una visione di sensualità: era una maiala senza freni, con un desiderio insaziabile di scoparsi ogni maschio e femmina che gravitasse intorno alla nostra casa, compresa Sophie e la cuoca, Anna, una lesbica dichiarata che indossava sempre un plug anale, ed Antonio, il Cameriere. Mio padre aveva organizzato un incontro nella nostra villa per presentarci Julie, ma con mio padre bloccato a Parigi per il maltempo, Julie colse l’occasione di quell'incontro per “insegnarci” ad amarci.
Ci accolse nella villa, in un kimono di seta rossa che scivolava sulle sue curve. “Benvenuti, piccoli,” sussurrò, i suoi seni enormi che si muovevano appena, il profumo di gelsomino che ci avvolgeva. Sophie strinse la mia mano, i suoi occhi fissi su Julie. Sul tavolo di mogano c’era un vassoio con olio da massaggio, un dildo di silicone blu, e un vibratore sottile, come strumenti per un bordello. “Vi mostrerò come amarvi,” disse Julie, sfiorando il viso di Sophie. “Lasciatevi andare.” Il mio cazzo pulsava, e il cuore di Sophie batteva forte contro il mio.
Julie lasciò cadere il kimono, rivelando i suoi seni rifatti, grandi e sodi, con capezzoli rosa che imploravano di essere morsi. “Un massaggio erotico accende il desiderio,” disse, versando olio di mandorla sulle mani. “Sdraiatevi, piccoli.” Fece stendere Sophie sui cuscini di velluto, le sue mani che scivolavano sulla sua schiena, lente e calde, palpeggiando ogni curva. “Sfiorate la pelle con delicatezza, lasciate che il piacere cresca,” spiegò, mentre Sophie sospirava, i suoi seni sodi che tremavano. Poi fu il mio turno: le mani di Julie danzarono sui miei muscoli, sfiorando i fianchi, il mio cazzo che si induriva senza che lei lo toccasse. Alla vista del mio uccello di 35 cm, Julie rimase a bocca aperta, gli occhi spalancati: “Porca puttana, è un mostro! Più grosso di quello di tuo padre, mi farà urlare!”, rivelando le sue vere intenzioni. “La tensione è la chiave” sussurrò, e io gemetti, il corpo che si accendeva sotto le sue carezze.
Julie si voltò verso Sophie. “Ti insegno come farlo felice”, disse, aiutandola a togliere il vestitino. I seni di Sophie, piccoli e sodi, si rivelarono, i capezzoli rosa turgidi. “Un pompino è un’arte” spiegò Julie, inginocchiandosi accanto a me. “Inizia accarezzando il suo cazzo con le mani, lentamente, dalla base alla cappella, con una pressione leggera ma decisa, per far pulsare ogni vena come un serpente arrapato. Fallo per dieci secondi, poi stringi di più per cinque.” Sophie sfiorò il mio cazzo enorme, le sue dita tremanti che seguivano le vene gonfie. “Ora guarda me,” disse Julie, prendendo il mio cazzo tra le labbra. “Lecca l’interno delle cosce, lentamente, per stuzzicarlo come una cagna in calore, cinque secondi per lato,” dimostrò, la sua lingua che tracciava cerchi caldi sulla mia pelle, facendomi fremere. “Poi la cappella: succhialo con dolcezza per cinque secondi, poi con forza per altri cinque, alternando ritmi per farlo impazzire.” Julie avvolse la mia cappella, succhiandola piano, poi con decisione, alternando ritmi. “Usa lo start-and-stop: succhia per dieci secondi, poi fermati per cinque, lascialo desiderare di più come una troia assetata,” continuò, fermandosi proprio quando stavo per esplodere. “Oh, cazzo,” gemetti. Sophie provò, le sue labbra che scivolavano sul mio cazzo, lente poi decise, fermandosi come Julie le aveva mostrato. “Brava, ora più a fondo,” disse Julie, e Sophie lo prese in gola, mentre Julie succhiava ancora, le loro lingue che si alternavano, facendomi quasi venire.
“Marco, ora tocca a te,” disse Julie, sdraiando Sophie sui cuscini. “Per farla venire come una fontana, venera il suo clitoride.” Tolsi il perizoma di Sophie, rivelando la sua figa delicata, rosa e umida. “Prima, lecca l’interno delle cosce, lentamente, per farla bagnare come una puttana,” spiegò Julie. “Usa la lingua con tocchi leggeri, tracciando linee per cinque secondi su ogni coscia, per stuzzicare il suo desiderio.” Mi chinai, leccando la pelle morbida delle cosce di Sophie, la mia lingua che danzava lenta, facendola sospirare. “Ora guarda me,” disse Julie, chinandosi sulla fighetta di Sophie. “Soffia piano, usa il respiro caldo per stuzzicarla, per tre secondi,” dimostrò, soffiando sulla sua carne, e Sophie gemette. “Ora il clitoride: leccalo freneticamente per dieci secondi, poi succhialo forte, stringilo tra il palato e la lingua, strofinalo con forza per altri cinque secondi,” continuò. Julie leccò il clitoride di Sophie, la lingua che si muoveva veloce, poi lo succhiò, premendolo contro il palato, sfregandolo con decisione. “Oh, Julie!” urlò Sophie, tremando. “Varia la pressione: leggera per cinque secondi, poi intensa per dieci, e ascolta i suoi gemiti per capire il ritmo, come una maiala che sa cosa vuole,” disse Julie, passando a me. Io leccai il clitoride di Sophie, succhiandolo forte, strofinandolo come Julie aveva fatto, alternando ritmi veloci e lenti. “Oh, Marco, sì!” gemette Sophie, i suoi succhi che colavano come una fontana.
Julie prese il vibratore sottile. “Questo fa impazzire la figa,” disse, accendendolo e facendolo scivolare sul clitoride di Sophie, che gemette: “Oh, è troppo!” Julie lo mosse lentamente per dieci secondi, poi più veloce per cinque, seguendo i suoi tremori. Julie, parlando con Sophie, disse: “Il suo cazzo è veramente grande, ma la tua fighetta piccola lo accoglierà senza dolore, anzi con grande piacere” “Marco, sfondala,” sussurrò, guidando il mio cazzo nella fighetta di Sophie. Era stretta, calda, e Sophie gemette: “È tanto, ma lo voglio!” Spingevo piano, usando lo start-and-stop: cinque spinte lente, poi una pausa di tre secondi, facendola implorare. “Oh, continua!” gemette Sophie. Julie, eccitata, inserì le dita lubrificate con olio nella sua fighetta. “Sei così aperta, dolcezza,” sussurrò, mentre Sophie si scioglieva in un orgasmo, bagnando i cuscini.
“Ora il culetto,” disse Julie, lubrificando il buco di Sophie con olio caldo. Indossò lo strap-on snodabile. “Rilassati, piccola, è per prepararti a ricevere il cazzo di Marco” mormorò, penetrandola lentamente per cinque secondi, poi aumentando il ritmo. Sophie gemette, il suo viso arrossato di piacere. “È bello,” sospirò, mentre io continuavo a sfondare la sua fighetta, il mio cazzo enorme che la riempiva. Julie accarezzò i miei fianchi, sussurrando: “Sei bravo, Marco.” Io, travolto, succhiai i suoi capezzoli, i suoi seni rifatti che tremavano sotto la mia lingua. “Sophie, succhiagli il cazzo ancora,” disse Julie, e Sophie si chinò, leccando il mio uccello con la tecnica appresa, mentre Julie le leccava il clitoride, facendola tremare.
Julie era così arrapata che non resistette. “Voglio il tuo cazzo, Marco,” gemette, spalancando le cosce. Guidai il mio cazzo nella sua figa liscia, calda ma non molto stretta, spingendo lentamente per dieci spinte, poi più forte, mentre lei urlava: “Oh, sì, sfondami la figa!” Dopo il mio secondo orgasmo, che le inondò la passera, insistette: “Ora il culo: impalami fino in fondo!!” Lubrificai il suo buco e la penetrai, lento poi deciso, facendola venire come una cagna. Sophie, eccitata, implorò lo stesso: “Fallo anche a me, ti Prego, Marco!” Penetrai lentamente il suo culo ancora vergine, lubrificando il buco rosa con olio caldo, spingendo piano la cappella contro l’anello stretto, dilatandolo centimetro per centimetro, sentendo la sua carne calda stringersi attorno al mio cazzo come una morsa vellutata. Ogni volta che estraevo l'uccello luccicante di succhi lo offrivo a Sophie e Julie, che lo leccavano avidamente, assaporando i suoi umori dolci e salati, le loro lingue che danzavano sulla mia asta, succhiando ogni goccia con gemiti di goduria. Alternavo tra figa e culo, scivolando dalla passera fradicia al buco anale stretto, ogni cambio la faceva gemere più forte, il mio cazzo ricoperto di succhi e olio che scivolava dentro e fuori con ritmi crescenti, dal lento e tortuoso al veloce e brutale, mentre Sophie e Julie continuavano a leccare i suoi sapori dal mio uccello, facendola urlare di piacere mentre i suoi orgasmi si susseguivano, la sua figa che squirta in fiotti caldi e il culo che si contraeva attorno al mio mostro.
Julie non sazia, chiamò Anna, la cuoca, che a quanto pare era già stata istruita, visto che entrò con un abito di latex nero e uno strap-on di dimensioni equine, e l'immancabile plug anale. “Sfondami, Anna!” ringhiò Julie, ed Anna dopo aver lubrificato il foro di Julie le infilò lo strap-on in un sol colpo, facendola urlare al punto che Antonio, il cameriere, all'oscuro di tutto, accorse pensando qualcuno si fosse fatto male. Anna intanto stantuffava senza sosta il culo di Julie, facendola venire più volte. Antonio non sapeva cosa fare, ma invitato da Julie si aggiunse al gioco, Antonio era un ragazzo bellissimo ma timidissimo, per giunta con un cazzo modesto. Julie ma anche Anna si avvinghiarono a lui, succhiando avidamente il suo cazzo, facendolo venire più volte. “Oh, sì, troie!” gemette Antonio esperto di kamasutra, con il cazzo modesto ma duro come pietra che pulsava dopo ogni sborrata, il suo seme che schizzava sui seni rifatti di Julie e sulla pelle liscia di Anna. Con un ghigno da porco, afferrò un grosso vibratore nero, lungo e spesso, con venature in rilievo che promettevano tormento e piacere. Sdraiò Julie nella posizione della “Farfalla Sfrenata”: lei con le gambe spalancate verso il cielo, il culo sollevato sui cuscini, la figa e il buco anale esposti come un’offerta oscena. Antonio lubrificò il vibratore con olio caldo, facendolo scivolare prima nella sua figa fradicia, spingendo lentamente per dieci secondi, poi accelerando, le vibrazioni che le strappavano gemiti gutturali mentre le sue labbra carnose si contraevano attorno al giocattolo. “Porca troia, riempimi!” urlava Julie, i seni che sobbalzavano come onde impazzite. Poi, con un movimento fluido, Antonio tirò fuori il vibratore, lucido di succhi, e lo infilò nel suo culo stretto, dilatandolo centimetro per centimetro, alternando spinte lente e profonde a scatti rapidi, seguendo il ritmo del “Serpente Danzante”, facendola urlare di piacere mentre squirta come una fontana. Anna, non volendo restare indietro, si mise nella posa della “Tigre Accovacciata”, a quattro zampe, il culo in alto e il plug anale che brillava sotto il latex. Antonio, con il cazzo ancora duro, la penetrò nella figa, spingendo con colpi decisi, mentre con una mano faceva scivolare il vibratore nel suo culo già aperto dal plug, sincronizzando i movimenti come un maestro del vizio: cinque spinte lente nella figa, poi tre veloci nel culo, i succhi di Anna che colavano sulle cosce, mescolandosi al lubrificante. “Oh, cazzo, sfondami tutta!” ringhiò Anna, il suo corpo che tremava sotto l’assalto, mentre Antonio passava da una all’altra, le loro fighe e culi che pulsavano, i gemiti che si intrecciavano in un coro di piacere osceno, ogni orgasmo che le faceva urlare più forte, i corpi lucidi di sborra e succhi.
L’alba ci trovò sfiniti, i corpi nudi avvinghiati sui cuscini, lucidi di sborra e succhi, l’aria densa del profumo di sesso e gelsomino. Marco, soddisfattissimo, non riusciva a smettere di sorridere: non solo aveva finalmente scopato Sophie, la sua dolce fidanzata, riempiendole la figa stretta fino a farla urlare, ma le aveva anche deflorato il culo, sentendo il suo buco rosa cedere sotto le sue spinte lente e poi selvagge, ogni contrazione che lo faceva impazzire. E poi c’era Julie, la sua matrigna, una grandissima troia sempre pronta a prosciugargli le palle con la sua bocca vorace e a farsi sfondare figa e culo, da sola o in compagnia, come una cagna insaziabile che orchestrava ogni orgasmo con maestria. Sophie, trasformata, aveva scoperto i piaceri del sesso e ora ne era ossessionata: ogni notte avrebbe sognato nuove posizioni, fantasie perverse, magari con Julie che la guidava a leccare cazzi o a cavalcare dildi, il suo corpo snello che tremava al pensiero di essere riempita ancora. Julie, regina della villa, aveva pieno controllo su tutti i cazzi e le fighe della casa, una padrona del vizio che piegava ogni desiderio al suo volere, succhiando e scopando con una fame che sembrava non avere fine. “Siete i miei porci preferiti,” sussurrò Julie, palpeggiandosi i seni rifatti, i capezzoli rosa ancora turgidi. “Fottiamoci ancora stasera,” propose Sophie, accarezzando il cazzo di Marco con un ghigno da maiala, mentre Anna, la cuoca, si leccava le labbra, ancora sporche di sborra di Antonio. Marco prese la mano di Julie: “Grazie, ci hai fatto vivere un bordello di piacere.”
Ma mentre i loro corpi si rilassavano, un rumore improvviso ruppe il silenzio: la porta della villa si spalancò, e mio padre entrò, tornato in ritardo da Parigi. I suoi occhi si spalancarono vedendo il groviglio di corpi nudi, il cazzo di 30 cm già duro nei pantaloni. “Porca puttana, che cazzo sta succedendo qui?” ruggì, ma un sorriso gli increspò le labbra. Julie, senza perdere un colpo, si alzò, il suo culo a mandolino che ondeggiava, e lo afferrò per la cintura. “Unisciti a noi, amore,” sussurrò Julie, la voce roca e carica di lussuria, mentre si alzava dal groviglio di corpi nudi, il suo culo a mandolino che ondeggiava come un richiamo irresistibile. Con un sorriso da troia consumata, si avvicinò a mio padre, i suoi seni rifatti che ballonzolavano, i capezzoli rosa turgidi come ciliegie mature. “Lo sai che sono ninfomane. Mi hai sposata per questo” ringhiò, gli occhi che brillavano di desiderio insaziabile. “Non posso resistere senza cazzo per più di 8 ore, e ora voglio il tuo e quello di tuo figlio!” Gli afferrò la cintura con mani esperte, slacciandola con un gesto lento e provocante, i pantaloni non erano ancora caduti a terra che già aveva il cazzo di suo marito in bocca, già duro e pulsante, pronto a unirsi al bordello. Julie lo tirò verso il letto di cuscini, dove Sophie e Anna giacevano ancora, le fighe e i culi lucidi di succhi e sborra. Lo spinse giù, cavalcandogli il petto, strofinando la sua figa fradicia sulla sua pelle, lasciando una scia di umori caldi. “Voglio quel cazzo insieme al mostro di tuo figlio e quello di Antonio in bocca” disse, girandosi verso di me con un ghigno, mentre Sophie si avvicinava, leccando il cazzo di mio padre con la lingua che danzava sulla cappella, e Anna, ancora con il plug anale che luccicava, si unì, succhiando i suoi capezzoli con avidità. Julie guidò il cazzo di mio padre nella sua passera, gemendo mentre lo accoglieva, e mi fece cenno di sfondarle il culo, creando un’orgia senza freni dove ogni buco e ogni cazzo trovava il suo posto, i gemiti che si mescolavano in un caos di piacere osceno.. Sophie e Anna risero, mentre io, con il cazzo ancora pulsante, capii che la villa sarebbe diventata un’orgia senza fine, con Julie a comandare e mio padre come nuovo giocattolo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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