tradimenti
Sofia 1a
31.10.2025 |
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"»
Lo ingoiai avidamente e iniziai a succhiargli la cappella mentre gli segavo la verga..."
Sabato scorso, Marco, mio marito, mi propose di uscire a cena. «Andiamo in quel ristorante che mi ha suggerito Alberto, amore», disse con un sorriso malizioso che, sul momento, non colsi appieno.
Io, Sofia, la sua pompinara come mi chiama affettuosamente lui, non ne ero entusiasta: speravo di assaporare la sborra di qualche bel cazzo e invece mi si prospettavano al massimo un paio di wurstel.
Ma quando usciamo, mi piace mostrarmi e, quando noto che mi spogliano con gli occhi, un fremito mi corre lungo la schiena e la figa mi si bagna: è una sensazione che non mi basta mai.
Così scelsi un vestitino nero ancora più attillato e succinto del solito, con una scollatura profonda che lasciava intravedere la mia quinta di tette e parte dell’areola scura, mentre i capezzoli facevano capolino tra il tessuto.
Ovviamente senza mutande: è un peccato nascondere una figa con due grandi labbra come la mia, tra l'altro appena depilata.
Nonostante non fosse la serata che speravo, al ristorante ci sarebbe stato sicuramente qualche porco che avrebbe apprezzato e gli si sarebbe drizzato l’uccello solo a vedermi passare sculettando, e questo mi faceva già sentire l’eccitazione crescermi tra le gambe.
Non immaginavo che quella serata, organizzata di nascosto da lui, si sarebbe trasformata in un’orgia di cazzi da succhiare, leccare e ingoiare fino all’ultima goccia.
Arrivammo al ristorante: un posticino intimo, con luci soffuse e tavoli ben distanziati, ideale per chi cerca privacy.
Marco aveva prenotato un angolo molto appartato.
Ci sedemmo e lui ordinò subito una bottiglia di champagne e delle ostriche.
«Sono salate come la tua figa», mi sussurrò all’orecchio.
«Lasciami verificare», aggiunse, e mi infilò furtivamente due dita nella figa per estrarre gli umori e li leccò.
«Le ostriche non sono male, ma non c'è nulla meglio del sapore della tua figa», sentenziò.
«Certo, amore, ho capito il riferimento: dopo me la lecchi e me la mordicchi come solo tu sai fare», risposi.
Lo champagne comunque contribuì ad alzare il livello di eccitazione… e la serata non era ancora cominciata.
Marco mi divorava con gli occhi.
«Sei stupenda stasera, Sofia», mormorò.
Le sue dita sfiorarono la pelle nuda, salendo piano verso l’interno, dove la mia figa già bagnata tradiva ogni pensiero.
«Dimmi, amore, hai fame? O preferisci qualcos’altro da mettere in bocca?»
Ridacchiai, stringendo le gambe per intrappolare la sua mano.
«Ho sempre fame di cazzo, lo sai», risposi, sempre più eccitata.
Iniziai a parlare di cose banali per raffreddare il bollore, ma i miei occhi vagavano per la sala.
Notai due uomini alcuni tavoli più in là: veramente notevoli entrambi e, per giunta, mi fissavano senza ritegno.
Si scambiavano frasi e ridacchiavano; mi sembrava di essere l’argomento della conversazione.
La cosa mi eccitava non poco.
«Guarda quei due», dissi a Marco. «Sembra anche a te che parlino di me?»
«Beh», rispose lui, «è probabile: fai venire l’uccello duro anche a me che ti vedo tutti i giorni. Perché certi pensieri non dovrebbero farli anche altri? Facciamo prima ad andare a chiederglielo.»
E senza esitare si alzò e andò al loro tavolo.
Io sentii un fremito: la sedia si bagnava sotto di me.
Pochi secondi di confabulazione, un paio di sorrisi, e Marco tornò.
«Non hanno programmi particolari per la sera, ma c’è un problema», disse. «Il tizio biondo non se la sente di lasciare qui l’amico. Dovresti pomparli entrambi.»
«Beh, se non ci sono alternative… mi sacrificherò», replicai con un ghigno di piacere, mentre l’eccitazione saliva a mille.
Lo ringraziai con una sega lenta sotto il tavolo, mentre il suo pollice sfregava il mio clitoride gonfio.
Gemetti piano, mordendomi il labbro.
«Cazzo, sì, dimmi che sono una succhiacazzi perversa.»
Marco aumentò la pressione, infilando un dito dentro mentre fingevamo di mangiare.
«Sei già fradicia, grandissima maiala!»
Dopo pochi istanti i due si alzarono e si avvicinarono al nostro tavolo.
«Buonasera! Io sono Luca e lui è Paolo: possiamo unirci a voi?», disse Luca, enfatizzando maliziosamente la parola “unirci”.
«Piacere, Sofia», risposi.
«Complimenti, signora Sofia, per il décolleté e non solo», continuò Luca. «Dal fondo della sala abbiamo fantasticato non poco, e non solo sulle sue tette. Grazie per l’invito arrivato davvero inaspettato. Posso ringraziarla a modo mio, infilandole due dita nella fica?»
«Ci sono già quelle di Marco», replicai, «ma dovrebbe esserci ancora posto.»
Luca non mi dava tregua.
«Lei è più attiva o passiva?», chiese, prendendomi la mano e facendomela sfiorare la sua verga, dura sotto i vestiti. «Cosa la fa sentire più porca?»
Decisi di stare al gioco, anche se sapevo benissimo dove ci avrebbe portato… e la cosa non mi dispiaceva, anzi.
«La cosa che mi piace di più è avere l’uccello in bocca: ci starei tutto il giorno a leccarlo e succhiarlo come fosse un gelato caldo, bollente; a leccare le palle, la verga, arrivare alla cappella, giocare con la lingua sul bordo, poi succhiarla forte mentre la pompo, fino a quando non esce la sborra che me la succhio e ingoio tutta. Chiaramente più cazzi ci sono, meglio è: due cazzi in bocca ci stanno di sicuro… stasera potremmo vedere se ce ne stanno anche tre.»
«Certo», ribatté Luca, «l’avevo capito subito che eri una grandissima pompinara, ma il cazzo di Paolo è molto grosso: dovrai sforzarti parecchio per farcelo stare!»
«Le sfide mi piacciono e mi eccitano… quasi più del cazzo!», risposi.
«Bene», disse Luca. «Sento che la tua figa è sempre più bagnata: secondo me tu sei molto più maiala di quanto vuoi far sembrare. Secondo me non vedi l’ora di trovarti due cazzi tra culo e fica che ti sfondano mentre stai facendo un bel pompino a tuo marito e qualcuno ti succhia quei capezzoli turgidi che vedo spuntare sotto il vestito. Sei proprio una gran troia. Dai, cosa facciamo ancora qui: voglio impalarti subito!»
Marco vide che la situazione stava degenerando: mani che non si controllavano più, io che iniziavo ad ansimare e a farmi scappare qualche gemito.
Chiese subito il conto e ce ne andammo praticamente senza aver cenato, ma con una fame di cazzo che superava ogni altra voglia.
Ci avviammo verso l’auto, ma Luca mi prese da dietro, mi afferrò le tette e iniziò a strizzarle.
Mi prese una mano e me l’appoggiò sul pacco.
«È duro, lungo… sto venendo solo a pensare a cosa ci vorrei fare.»
Arrivammo all’auto, ma non feci in tempo a salire: Luca mi girò, infilò la faccia nelle tette e cominciò a leccare; poi iniziò a spingermi il bacino contro l’auto, facendomi sentire la sua verga contro la figa.
Ero ancora più eccitata.
Salimmo in auto: io ero in preda all’eccitazione.
Mi misi dietro con Luca e Paolo, lasciando il povero Marco a fare l’autista.
I due si abbassarono i pantaloni e mi fecero finalmente prendere in mano i loro cazzi duri e venosi.
«Non resisto, amore… devo succhiarli, dimmi che sono la tua pompinara preferita», dissi rivolta a Marco.
Iniziai a prendere in bocca il cazzo di Luca.
«Hmmm… è salato… e minchia, anche bello lungo.»
Iniziai a pomparlo, aiutata dall’auto che saltellava sulla strada sterrata piena di buche.
Paolo attirò la mia attenzione infilandomi un dito ben lubrificato nel culo.
Mi girai.
«Ah, sei tu quello a cui piace il mio culo…»
L’avevo sentito in mano che aveva il cazzo grosso, ma vedendolo da vicino era proprio un cazzo importante.
«Con questo cazzo mi sfondi il culo e non cammino per un mese», dissi, «ma intanto riempimi la bocca.»
Lo ingoiai avidamente e iniziai a succhiargli la cappella mentre gli segavo la verga.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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