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tradimenti

Il regalo per gli ANTA - p2


di Xiqu
15.11.2025    |    2.780    |    2 7.5
"Il cazzo di Joaõ era dolcissimo e generoso di umori, sembrava un rubinetto che perde: non avrei mai voluto smettere di succhiarlo..."
Ma non era stato un abbaglio. Qualcuno aveva suonato ed era entrato nella stanza: dal salotto buio si materializzò una "cosa": avevo ben chiaro cosa fosse ma non mi risultava avesse vita propria", ma con il passo successivo apparve anche l'attrezzo al quale era attaccata: Una cappella enorme attaccata ad una verga stratosferica attaccata ad un ragazzo da urlo: mulatto, occhi verdi, un viso da porco e un fisico non palestrato ma scolpito: era Joaõ ed il suo cazzo delle meraviglie: tozzo, venoso, marrone insomma uno di quelli che dici: "questo lo voglio sentire proprio tutto dentro"

Guardai stupita Daniele. Lo interrogai con cenni del volto anche se la risposta era ovvia.

Rispose senza parlare, annuendo con un sorriso.

Ok, ci sono due cazzi da gestire, la notte è ancora lunga ma non c’è tempo da perdere.

Mi tolgo il cazzo di Alberto dal culo e rivolgo tutte le mie attenzioni al cazzo del nuovo arrivato: è lungo, largo, venoso e duro, la cappella è parecchio più larga della verga: chissà se riesco a gestirla quando la metterò in bocca, penso tra me e me.

Intanto lo prendo in mano: è pesante, talmente pesante che barcolla; non riesce a stare dritto nonostante sia in piena erezione.

Lo ammiro, con una certa soggezione: è marrone, sembra cioccolato: proverò a scioglierlo in bocca.

Osservo le vene pulsare: mi eccitano.

Accarezzo lo scroto: è liscio e turgido. Mi riprometto di leccarlo per bene.

Ma ora mi voglio concentrare su di lei: sua maestà la cappella.

È qui, a meno di 10 cm dal mio naso.

È talmente grande che copre tutto il mio campo visivo: un fremito mi scorre per la schiena.

È umida, la annuso, ha un buon odore, con la punta della lingua la sfioro… l’assaggio, è dolce, lo guardo negli occhi: Joaõ sorride sornione e dice “abacaxi”.

«Non ho capito… devo abbassarmi?». Un attimo di panico. Perdo tutte le mie sicurezze.

Interviene Alberto: «Ha solo detto “ananas” in brasiliano: intende che il sapore dolce dei suoi umori è dovuto al fatto che mangia ananas tutti i giorni!».

«Sì, quanto mi piace l’ananas…». Gli afferro il cazzo con forza e comincio a leccargli compulsivamente la cappella, e non sazia me la spingo a fatica in bocca e la succhio con forza per estrarre tutti i sapori da quel gran cazzo.
«Cazzo, è enorme, mi allarghi la bocca – dammelo tutto, voglio il tuo sapore dolce in gola!», gli dissi tra un succhiata e l’altra.

Farfuglia qualcosa: non capisco ma chissenefrega! Sono impegnata a pompargli il cazzo: Alberto si propone come traduttore ufficiale.
«Ha detto che a quanto pare non ti piace solo l’ananas… ma vai matta anche per la banana!».

«Sì, mi piace tutta la frutta… ma anche la verdura… vedessi come mi godo il cetriolo nel culo» ci tenni a specificare.

Povero Alberto.. sedotto ed abbandonato, gli faccio un cenno e gli dico, "Dai vieni, qui che voglio succhiarti ancora l'uccello"
A dire il vero.. volevo succhiarli e provare a ficcarmeli in bocca entrambi, contemporaneamente: che gran puttana che sono. E me ne compiaccio.

«Succhia il mio mentre seghi il suo, troia, fai vedere quanto sei maiala!», mi ordinò Alberto, che aveva capito tutto.

Daniele si precipita: vuole immortalare la scena di due cazzi, uno bianco e uno nero in bocca: "Dai, rifacciamo la pubblicità del maxiBon" suggerisce: in effetti “du gust is megl che uan” e anche se la mia filosofia è "tre gust is megl che du" (e potrei continuare!) lo accontento mettendomi in favore di camera e dando il meglio di me stessa:
«Guarda amore la tua troia come è maiala, guarda come lecca bene la verga marrone mentre fa una sega a quella bianca, come succhia la cappella bianca mentre sega quel cazzo marrone con due mani perché una non basta a cingerlo: fai vedere bene quanto è grande quella cappella che fatico a tenere tutta in bocca».

I due ragazzi sono eccitati: confabulano tra di loro ma io sono troppo concentrata sui loro fantastici cazzi duri: il centro del mio universo.

Ma che succede? Alberto mi fa alzare e mi dice dolcemente:
«E' arrivato il momento: Ora ti facciamo la festa».
Mi prende dolcemente in braccio, mi solleva con le sue braccia robuste, quindi mi fa scivolare lentamente sul suo cazzo che si infila dritto nella figa: mugolo di piacere.
«Oh sì… lo sento tutto anche dove non lo avevo mai sentito prima».

Non faccio a tempo a gemere che sento dietro di me Joaõ che maneggia con il suo cazzo vicino al mio sfintere, mi irrigidisco sapendo chiaramente cosa si appresta a fare.
A dire il vero, non aspettavo altro. Si avvicina al mio orecchio, lo mordicchia e mi dice “relax”.

Non ha ancora finito la parola che con un colpo secco del bacino mi sventra lo sfintere e mi sfonda il culo: Urlo, come non ricordo di aver mai fatto: ma il dolore dura poco e lascia spazio al piacere. Sto godendo come non ricordavo di fare.... da almeno un mese: e voglio godermi tutti questi cazzi: sono in estasi: sento i loro cazzi dentro di me, sento che mi allargano, che mi riempiono, eccitano tutti i miei punti erogeni.

I due porci iniziano a scoparmi in piedi, ora in sincrono ora a turno.

"Non so se riesco a rendere l'idea Franci!", mi giustificai.
Aiutati dalla gravità, quando spingevano tutti e due dentro insieme, mi spaccavano in due: due cazzi che entravano fino in fondo nello stesso momento, figa e culo si stringevano separati solo da quella parete sottile, come se mi scopassero l’anima. Mi riempivano così tanto che non respiravo, un brivido partiva dalla pancia e mi faceva tremare le gambe, venivo con un urlo strozzato.

Poi quando facevano uno dentro e uno fuori, era un’altra follia: Alberto usciva dalla figa e il vuoto mi faceva contrarre come una troia in astinenza, poi Joaõ mi sfondava il culo e l’onda di piacere rimbalzava dentro. La figa vuota pulsava per il cazzo che mancava, il culo pieno mi faceva spingere indietro da sola, un’onda che saliva e scendeva, mi sentivo usata da due lati, venivo a raffica perché non sapevo mai chi mi avrebbe riempita dopo.

La figa mi stringeva come una vergine intorno al cazzo di Alberto, e gli umori di Joaõ o chissà che altra cosa mi colava giù dal culo, urlavo che non si fermassero: «più forte, più profondo, riempitemi, porci, fatemi esplodere, sborrami nella figa! ingravidami!» implorai.

A proposito..tu sai che dolore mi provoca prenderlo in figa dopo la nascita di Giovanna: bene, domenica sera era solo piacere, solo godimento, al punto che nutro la speranza di essere guarita: magari era più psicologico che altro. Non vedo l’ora di farmi scopare per vedere se era un effetto transitorio… anzi… visto che ti sento… potresti chiedere tu a tuo marito di passare di qui domani sera a darmi una botta, ma solo in figa, non serve che mi faccia il servizio completo: Io mi vergogno a chiederglielo così a bruciapelo, e poi senza dargli il culo magari dice di no.

Hmmm... Tranquilla Laura.. consideralo già fatto.. perchè... è qui che ascolta, in silenzio ma ascolta, a dire il vero è talmente arrapato dal tuo racconto che per tenerlo buono gli ho già dovuto fare un pompino, ma ha ancora l'uccello in tiro e ne vuole un altro. Ah, aspetta.. mi dice che, se vuoi, senza aspettare domani, fa un salto subito: 15 minuti ed è li da te e così ti togli subito il dubbio.

"Beh gentilissimo e premuroso come sempre: ringrazialo e digli che gliela tengo calda... 'la cena'. Così tu ti puoi godere il finale della storia senza essere disturbata" risposi sentendo il clitoride gonfiarsi ed un brivido caldo attraversarmi il corpo.

"Altro che gentile e premuroso.. è un assatanato di figa" commenta la Franci, "Pensa che ha talmente voglia di infilartelo nella figa che è già partito: mi ha detto: tranquilla amore: vado, la scopo e torno", quel porco!" mi riferì Francesca, con aria dopotutto compiaciuta

Torniamo a bomba… mi sembrava di essere a cavallo con due cazzi dentro di me che mi donavano sensazioni indescrivibili: ho perso il conto di quante volte sono venuta: Daniele dice di averne contate 6… ma io ero arrivata a 11 poi mentalmente non ero più lucida e non so.

Vabbè, tra culo e figa non so quale fosse messo peggio ma la voglia c’era ancora, e tanta, e i loro cazzi ancora in tiro erano un richiamo troppo forte.

Ero distesa sul letto, chiesi a loro di avvicinarsi: Joaõ mi salì a cavallo porgendomi il suo cazzone a portata di bocca per succhiarlo meglio, mentre Alberto preferì occuparsi della figa e del culo.

Il cazzo di Joaõ era dolcissimo e generoso di umori, sembrava un rubinetto che perde: non avrei mai voluto smettere di succhiarlo.

La cappella era grossa: facevo fatica a tenerla in bocca e preferivo leccarla tutta roteando la testa, soffermandomi sotto il bordo e in prossimità del frenulo mentre con entrambe le mani gli segavo la verga:
«Vai, chupa tudo, sua puta safada!», disse Joaõ: non capivo il significato ma era bastato il tono per farmi arrapare: forse voleva una spagnola.. gli presi l’uccello e lo incastrai nella morsa delle mie tette: lui cominciò a dimenarsi ed a spingere e ritrarre il suo cazzo.

– Wow! capisco anche il brasiliano senza averlo mai studiato: sono davvero brava con le lingue, pensai orgogliosa.
Con lenti movimenti di bacino il suo cazzo andava su e giù ma non spariva tra le mie pur abbondanti tette: la cappella spuntava comunque: poco male… me la gustavo volentieri in bocca tutte le volte che spingeva.

«Allarga bene le cosce, fammi entrare con tutta la faccia in questa figa gonfia e piena di umori, voglio ficcarti le dita nel culo», mi ordinò Alberto.
Obbedii prontamente, anzi cercai pure di agevolargli il compito sollevando il bacino.

Alberto sfiorava dolcemente con le mani l’interno coscia facendomi inarcare la schiena come se volessi offrire la mia figa alla sua lingua:
«Offrimi questa figa fradicia, leccala tutta mentre succhi quel mostro!», disse.
Pennellava lentamente la sua lingua sulle mie labbra ed esplorava con la punta ogni piega della mia figa, soffermandosi sul clitoride e dandomi delle sferzate di piacere ogni volta che lo succhiava e lo sfregava avidamente contro la lingua.

«Succhia più forte il clitoride, porco, fammi venire mentre pompo questo cazzo marrone!», gli ordinai.

Continuammo così per una buona mezz’ora di sano e lento sesso: molto molto piacevole.

Ma in un attimo di eccitazione diedi una succhiata troppo appassionata a Joaõ che non riuscì più a trattenersi:
«To gozando!! Engole toda a minha porra sua vadia!», urlò Joaõ.

«Sta venendo», tradusse inutilmente Alberto: mi posizionai con la bocca spalancata davanti al suo cazzo mentre lui si segava, pronta a ricevere il dono.

Non volevo perdere nemmeno una goccia della sua sborra, sebbene, per le dimensioni di uccello e di scroto, la quantità avrebbe dovuto essere notevole.

Nemmeno Daniele voleva perdersi il momento e aveva piazzato due telecamere fisse ai due lati, di cui una in slow-motion, per vedere al rallentatore il fiotto fuoriuscire dall’uccello.

Tenevo gli occhi sul suo viso in attesa della smorfia finale che avrebbe coinciso con lo schizzo di sperma: un ultimo colpo di sega e la mia bocca si riempì di sborra, densa, lattiginosa, amara, metallica, ma con un retrogusto dolce: non mi aveva deluso.

Deglutii lentamente, assaporando e godendomi ogni goccia di quella sborra, fissandone il sapore nella memoria.

--Fine della seconda Parte--

Cari famelici divoratori di lussuria,
prima di farvi scivolare via con un sospiro, ditemi: siete un LUI che stringe i denti mentre legge, o una LEI che inumidisce le labbra tra una riga e l’altra... o siete così perversi da leggerlo assieme?

Mandatemi un messaggio o un commento: una vocale, un “M” o una “F”… e io saprò come farvi tremare meglio la prossima volta.

E se, tra un fremito e l’altro, vi viene in mente una situazione proibita da trasformare in inchiostro bollente, sussurratemela pure.
Proverò ad usarla per farvi arrossire… o gemere.

Aspetto il vostro marchio.
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