tradimenti
Sofia 2p
31.10.2025 |
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"Presi Marco in bocca per primo: il curvo mi sfregò il palato, il sapore familiare, il profumo del suo pube che mi riempiva il naso..."
Arrivammo al motel in pochi minuti. Marco aveva prenotato la suite top: una stanza lussuosa e profumata di lavanda e muschio, con jacuzzi enorme al centro, specchi su tutte le pareti e persino sul soffitto, un letto ovale gigantesco coperto di lenzuola di seta rossa, luci soffuse regolabili e un minibar pieno di champagne.
L’aria era calda e invitante, perfetta per un’orgia porca.
Marco tirò fuori la videocamera dal borsone, la montò su un treppiede e la accese.
Il vapore della jacuzzi non impiegò molto a riempire la stanza di un profumo di lavanda e gelsomino.
L’acqua gorgogliava piano, illuminata da luci blu che danzavano sugli specchi ovunque: pareti, soffitto, persino il fondo della vasca.
Il letto ovale di seta rossa era lì a un passo, ma prima voleva un altro atto, uno più bagnato, più lurido, più da pompinara in calore.
«Sofia, pompinara mia, entra in acqua. Voglio vederti succhiare sott’acqua, con la bocca piena di bolle e di cazzo.»
Io tremavo, la figa che mi pulsava.
«Sì, amore… dimmi che sono la tua puttana anfibia, che gode a bere acqua e sperma insieme.»
Mi tuffai nuda nella jacuzzi calda, l’acqua che mi lambiva i capezzoli duri, scivolando tra le cosce aperte.
Luca e Paolo si spogliarono del tutto, i cazzi già di nuovo duri dopo il primo round.
Marco li seguì, la telecamera impermeabile agganciata al bordo della vasca, pronta a riprendere ogni riflesso distorto.
«In ginocchio sul gradino, maiala. Apri quella bocca da pompinara.»
Obbedii, l’acqua fino al collo, le tette che galleggiavano come due isole di carne.
Luca si posizionò davanti, il cazzo lungo che ondeggiava come un serpente d’acqua.
Lo presi in bocca subito, succhiando forte, sentendo l’acqua calda entrare e uscire insieme alla cappella.
«Cazzo, sì… dimmi che sono una pompinara subacquea, che ingoio anche le bolle! Godo da impazzire con l’acqua in gola e il tuo cazzo che mi riempie!»
Marco rise, la mano che mi spingeva la nuca più a fondo.
«Sei una pompinara da idromassaggio, Sofia. Ingoia tutto, fai uscire le bolle dal naso.»
Spinsi la gola, il cazzo di Luca che mi riempiva fino alle tonsille, l’acqua che gorgogliava intorno alle labbra.
Tirai fuori la lingua per leccare le palle, poi tornai su, succhiando la cappella con schiocchi liquidi.
«Sì, le palle sono così calde… godo a leccarle mentre l’acqua mi entra in bocca!»
Paolo, impaziente, mi afferrò i capelli.
«Succhia questo, grandissima troia. Voglio sentirti tossire sott’acqua.»
Lo presi in bocca, la cappella spessa che mi spalancava le mascelle.
L’acqua entrava negli angoli, ma io segavo la base con una mano, l’altra che strizzava le sue palle.
«Ditemi maialate, porci… quanto godo a bere la vostra sborra calda nell’acqua bollente! Il tuo cazzo largo mi spacca la bocca, Paolo, e godo come una troia!»
Marco si mise dietro di me, le mani che mi strizzavano le tette, i pollici che pizzicavano i capezzoli.
«Ora con due, troia. Prendili insieme, fai la bocca a tenaglia.»
Mi girai, l’acqua che schizzava ovunque.
Presi Luca e Paolo in bocca contemporaneamente, le guance gonfie, la lingua che lottava per leccare entrambe le cappelle.
L’acqua mi entrava nel naso, ma io mugolavo, ingoiando bolle e saliva.
«Cazzo, sì… sono la vostra pompinara jacuzzi, riempitemi la gola di schiuma e sborra! Godo da morire con due cappelle che si sfregano sulla lingua!»
Luca gemette, il cazzo che pulsava.
«Sto per venire, puttana…»
Marco ordinò: «Tienilo in bocca, maiala. Fagli schizzare sott’acqua, voglio vedere le bolle bianche.»
Luca esplose, fiotti densi che mi riempirono la bocca, mescolandosi all’acqua calda.
Ingoiai tutto, le bolle che uscivano dal naso mentre tossivo e ridevo.
«Brava, maiala. Ora Paolo.»
«Sì, amore, lo succhio tutto e bevo la sborra calda nell’acqua… godo a ingoiarla, mi fa tremare la figa!»
Paolo mi afferrò la testa, scopandomi la bocca come un pistone.
«Sega questa minchia, troia, fammi venire forte.»
La mia mano scivolava vogliosa sull’asta bagnata, la bocca che lo succhiava fino in fondo.
Venne con un grugnito, la sborra che schizzava calda sulla lingua, densa come panna.
Ingoiai avidamente, l’acqua che mi colava dal mento insieme ai residui.
«Cazzo, Paolo, la tua sborra è così densa… godo a sentirla scivolare in gola!»
Marco, eccitato da morire, mi tirò su per i capelli.
«Ora succhia il mio, maiala! In piedi, contro il bordo.»
Mi alzai, l’acqua che scorreva giù per il corpo, i capezzoli gocciolanti.
Mi chinai sul bordo della jacuzzi, il culo in aria, la bocca aperta.
Marco mi scopò la gola con il suo cazzo curvo, spingendo forte.
«Dimmi quanto godo, amore… sono la tua pompinara da vasca, voglio la tua sborra calda sul viso! Il tuo cazzo curvo mi sfrega il palato, godo da morire!»
«Godi, maiala. Apri bene, ti riempio la faccia.»
Spinse fino in fondo, poi tirò fuori, schizzando fiotti bianchi sulle mie labbra, sul naso, sulle tette.
Io leccai tutto, la lingua che raccoglieva sperma e acqua, ingoiando l’ultimo sorso con un gemito soddisfatto.
«Sì, voglio ancora la tua sborra calda sul viso… godo come una puttana, mi fa venire solo a leccarla!»
Ci lasciammo cadere nell’acqua, esausti ma ancora eccitati, i corpi intrecciati.
Sorrisi, la figa che già fremeva per altro.
«Sì, amore, godo ancora con il sapore di sborra in bocca, ma ne voglio ancora di più!»
Marco spense la jacuzzi con un calcio al pulsante: il ronzio si smorzò in un gorgoglio lento, lasciando solo il battito dell’acqua torbida (bianca di sperma, densa di bolle) che lambiva i bordi di marmo.
L’aria era un vapore caldo, saturo di lavanda bruciata, muschio animale e l’odore acre di sesso: figa bagnata, palle sudate, sperma salato che ancora mi colava dal mento.
Il profumo mi entrava nel naso come una droga, mi faceva girare la testa.
Mi trascinò per i capelli: le ciocche fradice schizzavano gocce calde sul parquet lucido.
Ogni passo era un tonfo umido, le piante dei piedi che lasciavano impronte trasparenti.
Il letto ovale era un mare di seta rossa, fredda al tatto, che mi fece rabbrividire quando il mio corpo bollente ci si adagiò sopra.
Gli specchi sul soffitto riflettevano mille me: tette straripanti, capezzoli duri come chiodi, labbra gonfie, occhi rossi di lacrime e voglia.
Marco accese le luci soffuse: un bagliore ambrato che accendeva le vene dei cazzi, li faceva pulsare come cuori sotto la pelle.
Tre telecamere: una sul soffitto, una portatile che tremava nella sua mano, una sul treppiede che zoomava sul mio viso.
Il ronzio delle ventole era un sussurro elettrico, quasi un battito.
«Gran finale, puttana. Tre cazzi, una bocca, un buco solo. Voglio sentirti soffocare, lacrimare, ingoiare fino a scoppiare.»
La sua voce era bassa, rauca, mi vibrava nelle ossa.
«Sì, amore, voglio soffocare con tre cazzi… godo solo a immaginarlo!»
Luca e Paolo si inginocchiarono ai lati: il materasso affondò sotto i loro ginocchi, la seta scivolò come olio.
Sentii il calore dei loro corpi prima ancora del contatto: un’onda di sudore salato, dopobarba speziato, palle che odoravano di jacuzzi e sesso.
Marco si mise a capotavola, il cazzo curvo che gocciolava un filo di precum trasparente, lucido come vetro.
«In ginocchio, Sofia. Testa bassa, culo in aria. Apri quella bocca da troia.»
Obbedii.
Il letto era morbido, ma le ginocchia affondavano nella seta fredda; sentii il tessuto aderire alla pelle bagnata, come una seconda pelle.
Il mio respiro era un rantolo, caldo e umido, che condensava sugli specchi.
«Dimmi che sono la tua pompinara finale, amore… che godo a morire con la bocca piena di sborra!»
Marco mi afferrò la nuca con dita d’acciaio, le unghie che graffiavano il cuoio capelluto.
«Sei la mia maiala da gran finale. Succhia, lecca, sega, ingoia. Non fermarti finché non ti riempio la gola di sperma.»
Iniziai con Luca.
Il suo cazzo lungo era bollente, la pelle vellutata, venosa come una mappa.
Lo presi in bocca fino in fondo: la cappella scappellata mi sfregò la gola, il sapore era salato, metallico, con un retrogusto di jacuzzi.
Lo segai con una mano, la pelle che scivolava liscia sotto il palmo, l’altra che strizzava le palle: calde, pesanti, pelose, che odoravano di sudore e cloro.
Ogni spinta produceva un suono bagnato, un “glug-glug” profondo che rimbombava nella stanza.
«Cazzo, Luca, il tuo lungo mi arriva in fondo alla gola… godo da morire, amore, sento la figa che cola!»
Poi Paolo: il largo era un tronco, la cappella spessa che mi spalancava le mascelle fino a farle scrocchiare.
Il sapore era più forte, più animale, il prepuzio che si ritraeva con un “slurp” umido.
Lo succhiai forte, la lingua che leccava la fessura, raccogliendo gocce di precum dense come miele.
La saliva colava in rivoli caldi sul mento, sul collo, tra le tette, lasciando scie fredde che si asciugavano subito nell’aria calda.
«Paolo, il tuo largo mi spacca… godo come una troia, amore, la mascella brucia ma non voglio smettere!»
«Con due, troia.»
Presi Luca e Paolo in bocca contemporaneamente.
Le guance si gonfiarono come palloni, la lingua schiacciata tra due cappelle.
Sentii il calore di due cazzi che si sfregavano dentro la mia bocca, il sapore misto: il salato di Luca, il muschiato di Paolo.
Segavo le basi con le mani, la pelle che scivolava sotto le dita, il suono era un “shlick-shlick” continuo.
Le lacrime mi rigavano il viso, salate, calde, che si mescolavano alla saliva.
«Due cazzi insieme… godo da impazzire, amore, la bocca piena mi fa venire!»
Marco filmava da vicino: sentii il calore della telecamera sul viso, il ronzio del motore.
«Sei una puttana da record, Sofia. Ora con tre. Apri quel buco fino a romperti.»
Mi circondarono.
Tre cazzi, tre cappelle, tre vene pulsanti.
Presi Marco in bocca per primo: il curvo mi sfregò il palato, il sapore familiare, il profumo del suo pube che mi riempiva il naso.
Poi Luca, poi Paolo.
Alternavo: un colpo profondo su Luca (la gola che si dilatava, il “glug” profondo), una leccata larga su Paolo (la lingua che scivolava sul prepuzio, il “slurp” umido), una sega furiosa su Marco (la mano che pompava, il “shlick” ritmico).
«Tre cazzi intorno… godo come mai, amore, il sapore misto mi fa tremare!»
Poi l’impossibile: due in bocca, uno in mano.
Le guance al limite, la saliva che colava a fiotti, le lacrime che mi rigavano il viso.
Sentii il calore dei cazzi che si sfregavano, il sapore misto, il profumo di tre uomini che mi avvolgeva come una coperta di sudore e sesso.
Il letto scricchiolava sotto i nostri movimenti, la seta rossa si inzuppava di saliva e precum.
«Soffoco con due in bocca… godo da morire, amore, voglio la sborra!»
«Soffoca, troia! Ingoia tutto!»
Marco mi scopò la gola con il suo curvo, spingendo fino a farmi lacrimare.
Luca e Paolo mi tenevano la testa, spingendo i cazzi contro le guance, sulle labbra, sulla lingua.
Io mugolavo, tossivo, ma non mollavo.
Il suono era un caos: “glug-glug-shlick-slurp”, i gemiti degli uomini, il mio rantolo.
Luca venne per primo.
«Apri, puttana!»
Schizzò in bocca: fiotti densi, caldi, salati, che mi riempirono la gola.
Ingoiai tutto, il sapore che mi esplose in bocca, le ultime gocce che leccai con la lingua.
«La tua sborra calda… godo a ingoiarla, Luca, mi fa venire di nuovo!»
Poi Paolo.
«Bevi, troia!»
Esplose sulla lingua, la sborra densa come panna, calda come latte bollente.
«Paolo, così densa… godo da troia, amore, la sento scivolare giù!»
Infine Marco.
«Tieni la bocca aperta, maiala. Ti riempio come un bicchiere.»
Spinse fino in fondo, poi tirò fuori, schizzando sulla lingua, sul viso, sulle tette.
Il calore dei fiotti mi bruciò la pelle, il sapore salato che mi riempì la bocca.
«La tua sborra sul viso, amore… godo come una maiala, voglio leccarla tutta!»
Mi lasciarono cadere sul letto, esausta.
Il corpo era un lago di sudore, saliva, lacrime, sperma.
Gli specchi riflettevano una pompinara distrutta: labbra gonfie, occhi rossi, tette segnate da mani, figa che pulsava ancora.
L’aria era densa, il profumo di sesso così forte da farmi girare la testa.
Marco spense le telecamere.
Il silenzio era rotto solo dal mio respiro affannoso.
«Gran finale perfetto, troia. Ora dormi… domani rivediamo il filmato, e ricominciamo.»
Sorrisi, la figa che ancora fremeva, il sapore di tre sborrate ancora in bocca.
«Sì, amore… godo ancora con la bocca piena del vostro sapore.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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