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Prime Esperienze

Il mio primo incontro


di Xiqu
16.08.2025    |    2.736    |    1 9.5
"Inaspettatamente, il marito, mai stato tanto eccitato, prese le redini della situazione..."
Era una notte di luna piena, l’aria densa di un’energia selvaggia, quasi demoniaca, che mi faceva pulsare il cazzo solo a respirarla. Mi trovavo in un locale clandestino, un buco sotterraneo chiamato La Tana del Peccato, un posto che sembrava uscito da un sogno porno maledetto. Le pareti erano drappeggiate di velluto rosso, macchiate da ombre che danzavano al ritmo di una musica elettronica pulsante, carica di bassi che ti scopavano l’anima. L’odore di sudore, whisky e sesso impregnava ogni angolo, mentre corpi seminudi si strusciavano su una pista illuminata da luci al neon viola. Era il tipo di posto dove la morale andava a farsi fottere e ogni desiderio, anche il più schifosamente osceno, trovava sfogo.

Ero lì, appoggiato al bancone, con un bicchiere di bourbon che bruciava in gola e il cazzo già mezzo duro solo a guardare la fauna che mi circondava: donne con tette da capogiro che strabordavano da corsetti di pelle, uomini con cazzi tesi che si intravvedevano nei jeans attillati, e coppie che si palpavano senza vergogna, già pronte a scopare lì, davanti a tutti. Ma poi li vidi, loro, la coppia che avrebbe cambiato la mia cazzo di vita. Entrarono come se il locale fosse il loro regno, un’aura di lussuria che faceva voltare ogni testa. Lei, una pantera con capelli neri corti e un vestito di latex così stretto che sembrava dipinto sulla sua pelle, con due tette da urlo che imploravano di essere strizzate e un culo che gridava “sculacciami fino a farmi sanguinare”. Lui, un tipo muscoloso con un ghigno da stronzo arrogante, occhi che ti scopavano con uno sguardo e un pacco che prometteva guai grossi.

Non so come cazzo successe, ma i loro occhi si incatenarono ai miei. Lei si leccò le labbra, lenta, come se stesse già assaporando il mio cazzo, mentre lui mi squadrò come un predatore che decide se sbranarti o fotterti. Si avvicinarono, muovendosi come in una danza peccaminosa, e il mio cuore pompava sangue dritto all’uccello. “Ti piace guardare, vero, porco?” mi sussurrò lei, la voce roca come una puttana che ha appena ingoiato un litro di sborra. Mi sfiorò il petto con le unghie laccate di nero, lasciando segni che bruciavano come fuoco. “Siamo Serena e Marco,” disse lui, la voce profonda, mentre mi porgeva una mano che sembrava pronta a stritolarmi o a segarmi il cazzo. “E tu sembri uno che sa giocare.”

Non persi tempo con stronzate. “Se il gioco è sporco, sono il vostro uomo,” risposi, con un ghigno che nascondeva il fuoco che mi scoppiava nelle palle. Mi invitarono a seguirli in una stanza sul retro, un’alcova nascosta dietro una tenda di perline nere. Lì dentro, l’aria era ancora più densa, un misto di incenso, sudore e figa bagnata. C’era un altare improvvisato, circondato da candele nere che gocciolavano cera sul pavimento, e un letto enorme coperto di seta rossa, macchiata da chiazze che raccontavano storie di orge passate. “Qui celebriamo il piacere,” disse Serena, slacciandosi il vestito con una lentezza che mi fece quasi venire nei pantaloni. Il latex scivolò via, rivelando un corpo da dea del cazzo: tette sode con capezzoli duri come chiodi, una figa rasata che luccicava già di umori, e un culo che implorava di essere sculacciato e scopato fino a farla urlare.

Marco mi porse un calice pieno di un liquido scuro, dall’odore dolce e afrodisiaco. “Bevi, stallone. È il nostro elisir,” disse, mentre si sbottonava la camicia, mostrando un torace scolpito e un cazzo che tendeva i pantaloni come un’arma pronta a sparare. Bevvi, e fu come se un fuoco liquido mi esplodesse nelle vene, rendendo il mio cazzo duro come granito e la mia mente un vortice di pensieri luridi. Serena si avvicinò, strusciandosi contro di me, la sua figa che sfregava contro la mia coscia mentre mi sussurrava all’orecchio: “Stanotte ti faremo vedere cosa significa peccare davvero.” Le sue mani scivolarono sul mio cazzo, stringendolo attraverso i jeans, mentre Marco si unì, accarezzandomi il culo con una mano e strizzandosi il pacco con l’altra. “Ti vogliamo,” ringhiò lui, e io capii che non c’era scampo: ero già loro, preso in una rete di lussuria che mi avrebbe trascinato in un abisso di piacere.

Mi raccontarono di essere i padroni di quel cazzo di locale, organizzatori di orge leggendarie che attiravano i più depravati della città. Mi scelsero perché, a loro dire, emanavo un’energia da “porco divino”, uno che poteva reggere il loro ritmo infernale. Mi invitarono a casa loro per la mia “iniziazione”, promettendo una notte che avrebbe fatto impallidire ogni porno che avevo mai visto. E io, con il cazzo che pulsava e la testa piena di visioni di loro due che mi scopavano in ogni modo possibile, accettai senza pensarci due volte. Così iniziò tutto, in quella tana di vizio, con un patto siglato nel peccato e un’erezione che non avrebbe trovato pace fino a quando non li avessi avuti entrambi.

La stanza

La stanza era avvolta da una penombra sensuale, con candele che diffondevano un aroma di sandalo e vaniglia. Ero alla mia prima esperienza swinger, ma con un fuoco dentro e un’abilità che mi rendeva sicuro di me. Loro, una coppia disinibita e senza freni, mi accolsero con sorrisi carichi di promesse. Lei era uno spettacolo: capelli corti, neri come la pece, che incorniciavano un viso da gatta in calore. I suoi seni grandi e sodi, con capezzoli turgidi che spuntavano sfacciati, non lasciavano nulla all’immaginazione. Le sue gambe lunghe e ben tornite, lisce come seta, sembravano scolpite per essere accarezzate. Lui, rilassato, osservava con un ghigno complice, già eccitato dall’atmosfera.

Mi chiesero di iniziare con un massaggio, e io non persi tempo. Le mie mani, esperte di shiatsu, iniziarono a lavorare sul suo corpo nudo, steso su un lenzuolo di seta nera. Premetti con decisione sui muscoli della sua schiena, sciogliendo ogni tensione con tocchi profondi e ritmici. Lei sospirava, il suo corpo si rilassava sotto le mie dita, i suoi seni sodi che si muovevano leggermente a ogni respiro. Ma non ero lì solo per rilassarla: il massaggio prese una piega più intima: le mie mani scivolarono lungo i suoi fianchi, sfiorando l’interno delle sue cosce tornite, accendendo scintille. Le sue gambe si aprirono appena, un invito che non potevo ignorare. Con l’olio caldo, accarezzai la sua pelle, avvicinandomi alla sua figa già fradicia, che pulsava sotto i miei polpastrelli.

Non resistetti oltre. Mi chinai tra le sue cosce, il suo odore muschiato e inebriante mi travolse come una droga. Con la punta della lingua, sfiorai delicatamente le sue labbra, assaporando la sua dolcezza salata, prima di concentrarmi sul clitoride. Lo leccai con movimenti lenti e circolari, stuzzicandolo con la leggerezza di una piuma, poi con più pressione, alternando succhiate morbide a rapidi guizzi della lingua. Le sue cosce tremavano, stringendosi attorno alla mia testa, mentre i suoi gemiti si trasformavano in sospiri rochi. Infilai due dita dentro di lei, esplorando la sua carne calda e bagnata, muovendole con un ritmo che seguiva il pulsare del suo corpo. La mia lingua non si fermava, danzando sul clitoride, succhiandolo con forza crescente, mentre le mie dita trovavano quel punto dentro di lei che la faceva inarcare e urlare. I suoi succhi mi colavano sul mento, e io li leccavo avidamente, perso nel suo sapore. Lei afferrò i miei capelli, spingendomi più a fondo, il suo corpo scosso da spasmi sempre più intensi, fino a quando un orgasmo devastante la travolse, facendola tremare e urlare, le sue gambe lunghe che si chiudevano attorno alla mia testa in una morsa di piacere.

Esausta ma affamata, si alzò e mi guardò con occhi da predatrice. “Tocca a te,” disse, la voce roca di desiderio. Si inginocchiò davanti a me, e il mio cazzo, duro come pietra, svettò davanti alla sua bocca. Con un sorriso malizioso, avvicinò le sue labbra carnose, sfiorando la punta con un bacio leggero, quasi provocatorio, che mi fece rabbrividire. Poi, con una lentezza deliberata, fece scivolare la lingua lungo l’asta, tracciando cerchi languidi attorno alla cappella, stuzzicandola con tocchi umidi e caldi. Le sue mani, morbide ma decise, mi accarezzavano le palle, massaggiandole con una pressione perfetta che mi faceva gemere. Lo prese in bocca, lentamente, avvolgendolo con una lingua esperta che danzava su ogni centimetro, alternando succhiate profonde a movimenti rapidi e superficiali. Lo ingoiava fino in gola, emettendo gemiti soffocati che vibravano contro di me, mentre i suoi occhi, pieni di lussuria, non si staccavano dai miei. Con una mano si aggrappava alla mia coscia, le unghie che lasciavano lievi segni sulla pelle, mentre con l’altra continuava a stuzzicarmi, alternando carezze leggere a strette possessive. Ogni tanto si fermava, leccando e succhiando le palle con una dedizione quasi reverenziale, prima di tornare a ingoiare il mio cazzo con una voracità che mi mandava in estasi. Il ritmo accelerava, la sua bocca lavorava senza sosta, un vortice di calore e saliva che mi portava al limite.

Suo marito, seduto in un angolo, si godeva lo spettacolo, accarezzandosi con calma. Io non resistetti a lungo: esplosi in un’ondata di sperma, e lei, vera maiala, raccolse ogni goccia con la lingua, ingoiandolo avidamente, senza lasciarne nemmeno una traccia, con un sorriso soddisfatto.

Ma era solo l’inizio. Inaspettatamente, il marito, mai stato tanto eccitato, prese le redini della situazione. Con un ringhio, la afferrò per i fianchi, girandola senza complimenti. “Troia, ora ti sfondo,” le disse, mentre le sue mani la immobilizzavano. Spalmò un lubrificante caldo sul suo culo, accarezzando l’entrata stretta con dita esperte, preparandola con movimenti lenti ma decisi. Poi, con un colpo secco, le infilò il cazzo nel culo, facendola gemere di un misto di dolore e piacere. Ogni spinta era potente, ritmica, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori con una forza che faceva sobbalzare i suoi seni sodi. “Puttana, ti piace, vero? Prendilo tutto!” le ringhiava, mentre le sue mani le stringevano i fianchi, lasciando impronte rosse sulla pelle. Lei urlava, il suo corpo che si inarcava, i seni che dondolavano a ogni colpo, il viso distorto dal piacere.

Nel frattempo, si voltò verso di me, gli occhi pieni di fame. “Vieni qui,” mi ordinò, la voce spezzata dai gemiti. Mi avvicinai, il mio cazzo di nuovo duro, pronto per lei. Si chinò in avanti, nonostante le spinte selvagge di suo marito, e lo prese in bocca con una voracità animalesca. Le sue labbra si chiusero attorno alla cappella, succhiandola con forza, mentre la sua lingua vorticava rapida, stuzzicando ogni nervo. Le spinte di suo marito la facevano sobbalzare, ma lei non perdeva il ritmo, ingoiandomi più a fondo a ogni colpo, la sua gola che si stringeva attorno a me. Con una mano mi afferrava le palle, massaggiandole con una pressione che mi faceva vedere le stelle, mentre l’altra si aggrappava al mio fianco per tenersi in equilibrio. Succhiava e leccava con una dedizione febbrile, i suoi gemiti soffocati che vibravano contro di me, amplificati dal ritmo brutale di suo marito. La stanza si riempì di gemiti, insulti e il suono di corpi che si scontravano, un vortice di lussuria che ci travolse tutti, promettendo una notte ancora lunga e senza limiti.
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