Prime Esperienze
Il Divano
07.09.2025 |
2.124 |
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"Le loro labbra si incontrarono, la sborra che si mescolava tra le loro lingue mentre si leccavano a vicenda, gemendo di piacere..."
La casa di Giovanni era stata stravolta per festeggiare il suo diciannovesimo compleanno: luci stroboscopiche lampeggiavano a ritmo di bassi house che vibravano nei muri, mentre un mix di birra, sudore e profumi economici impregnava l'aria umida. Una ventina di compagni di classe si dimenava nel soggiorno, urlando e brindando, più intenti a farsi i fatti propri che a celebrare il padrone di casa.Dario, il secchioncello della classe, era rintanato su un divano di pelle nera nell'angolo, le spalle curve, un bicchiere di cola tiepida stretto tra le mani. Era il ragazzo che tutti cercavano per copiare i compiti di matematica o fisica, ma che poi spariva dai radar quando si trattava di risate, pettegolezzi o serate come quella. Accanto a lui, Giovanni, il suo unico vero amico, un tipo alto e chiacchierone con un ghigno sempre stampato in faccia, gli diede una gomitata nelle costole. "Ehi, Dario, smettila di fare il nerd del cazzo" disse, indicando la pista improvvisata con un cenno del capo. "Ti ho invitato apposta per farti uscire da quella cavolo di stanza e farti godere un po' la vita. Guarda quanta figa si sta dimenando davanti a noi… e una buona parte hanno voglia di succhiare cazzi." Dario arrossì fino alla punta delle orecchie, balbettando: "Fai presto tu a dirlo, mica ce l'hanno stampato in faccia." Giovanni scosse la testa, ridendo. "A dire il vero, con un po' di dimestichezza glielo leggeresti in faccia, ma visto il tuo livello 'basic', ti do un suggerimento infallibile: le minigonne. Portano le minigonne perché possono farsi sgrillettare senza nemmeno togliersi i vestiti. Basta sfilare le mutandine, sempre che le abbiano messe. È un invito aperto, capito?" Dario, paonazzo, obiettò: "Ma che dici, Gio? Io… ma no, domani c'è il compito di mate, forse è meglio se vado a casa." Giovanni lo fulminò con uno sguardo esasperato, dandogli una pacca sulla spalla. "Cristo, Dario, pensi solo a equazioni e formule! Svegliati, cazzo! Scopare è la roba che conta nella vita. La scuola finisce, ma la figa? Quella è per sempre. Non fare il coglione, o finirai vergine a trent'anni."
Dario annuì debolmente, ma i suoi occhi si posarono subito su Elena, che incarnava esattamente la descrizione di Giovanni. Capelli castani mossi che le cadevano sulle spalle come una cascata, una minigonna nera aderente che abbracciava le cosce toniche e un top scollato che lasciava intravedere la curva dei seni, Elena era il suo sogno proibito. Aveva fantasticato su di lei centinaia di volte, immaginandola in ogni posizione possibile, ma per lei era solo il 'ragazzo dei compiti', un'ombra senza volto.
In mezzo alla pista improvvisata, Elena ballava avvinghiata a Matteo, un tipo atletico con i muscoli scolpiti che si intravvedevano sotto la camicia attillata e un sorriso da predatore. Non erano fidanzati, almeno non ufficialmente – Dario l'aveva vista poco prima strusciarsi con un altro compagno di classe –, ma i loro corpi si muovevano come se fossero una cosa sola. Le mani di Matteo scivolavano sui fianchi di lei, accarezzando la curva del culo sotto la minigonna, mentre le loro labbra si univano in un bacio lento e profondo, le lingue che si intrecciavano con una sensualità che fece accelerare il cuore di Dario. I loro movimenti erano fluidi, quasi ipnotici: Elena inarcava la schiena, premendo i seni contro il petto di Matteo, mentre lui le mordicchiava il labbro inferiore, tirandolo leggermente con i denti.
Dario li osservava dal divano, il respiro corto, il desiderio che gli stringeva lo stomaco come una morsa. All'improvviso, tra una risata roca e un bacio più famelico, i due barcollarono verso il divano e si lasciarono cadere proprio accanto a lui. Elena atterrò con un tonfo morbido, la schiena contro lo schienale, le gambe che si aprirono leggermente, la coscia sinistra che sfiorava quella di Dario attraverso i jeans. Il contatto gli mandò una scarica elettrica, e il suo cazzo iniziò a indurirsi nei pantaloni. "Cazzo, Matteo, questo divano è un paradiso" ansimò Elena, la voce velata dall'eccitazione, tirando Matteo per la camicia per un altro bacio. "Dai, amore, non ce la faccio più a ballare" rispose Matteo, le mani che già scivolavano sotto la minigonna, accarezzando l'interno coscia con dita sicure. "Sei così bagnata solo per un bacio? Dio, sei una troia perfetta." "Scusa, Dario" disse Elena, voltandosi per un istante con un sorriso distratto, i suoi occhi verdi che brillavano sotto le luci stroboscopiche. "Non ti stiamo disturbando, vero? Siamo solo… un po' presi." Dario scosse la testa, le guance in fiamme, il cuore che martellava. "No, tranquilli" balbettò, stringendo il bicchiere fino a far sbiancare le nocche.
Matteo ridacchiò, un suono basso e gutturale, abbassandosi i jeans quel tanto che bastava per esporre il membro eretto, lungo ma sottile, con la cappella lucida di pre-eiaculazione e le vene appena accennate. "Guarda come sono duro per te, Elena" mormorò Matteo, guidando la testa di lei verso il basso con una mano. "Succhiamelo piano, voglio sentire quella bocca calda che mi fa impazzire." Elena obbedì, le labbra rosse laccate che si aprirono per accoglierlo, la lingua che girava lenta intorno alla cappella, leccando via il liquido salato con movimenti deliberati. La sua testa saliva e scendeva, i capelli castani che ondeggiavano come seta, mentre Matteo le teneva una mano sulla nuca, spingendola leggermente. "Sì, cazzo, proprio così… prendi tutto, troia mia" gemette lui, i fianchi che si inarcavano appena. "Il tuo sapore mi fa venire voglia di leccarti quella figa succosa subito." Dario rimase pietrificato, il respiro corto, il cazzo che si induriva al punto da fargli male, ogni dettaglio della scena impresso nei suoi occhi: il modo in cui le guance di Elena si incavavano per la suzione, il filo di saliva che collegava le sue labbra al membro di Matteo quando si tirava indietro per respirare, il suono umido e ritmico che riempiva l'aria, sovrastando per un attimo la musica della festa.
Dopo qualche minuto, Elena si tirò su, il viso arrossato e le labbra lucide di saliva. Ansimava, passandosi la lingua sul labbro inferiore per raccogliere un residuo di sapore. "Cazzo, Matteo, sei salato da morire" disse, ridendo piano mentre alzava la minigonna, rivelando la pelle liscia delle cosce. Con un movimento rapido, cercò di sfilare le mutandine, ma si fermò con un sorrisetto malizioso. "Sorpresa, niente mutandine" disse, ammiccando a Matteo. "Cazzo, che troia che sei… sei venuta alla festa così, pronta all'uso?" rispose Matteo, eccitato, gli occhi che brillavano. "Non sai quanto è piacevole l'aria che ti accarezza la figa. Hai mai provato?" ribatté Elena, provocatoria. "Dai, basta parlare, concentrati sulla figa: leccamela bene e succhiami il clitoride." Matteo si inginocchiò sul divano, il viso tuffato tra le sue cosce, la lingua che saettava sul clitoride gonfio, leccandolo con avidità come se fosse un frutto maturo. "Porca puttana, Elena, hai un sapore da dipendenza" grugnì, succhiando le grandi labbra prima di concentrarsi sul clitoride, la lingua che lo sfregava in cerchi rapidi e insistenti. Infilò due dita nella sua figa bagnata, curvandole per stimolare il punto G, poi ne aggiunse una terza, pompandole dentro e fuori con un ritmo lento ma deciso, producendo suoni bagnati e schioccianti che si mescolavano ai gemiti di Elena. Lei si inarcò, i seni che premevano contro il top, i capezzoli eretti visibili attraverso la stoffa sottile. "Oh, sì, Matteo… proprio lì, succhiamelo forte" ansimò, la testa che si reclinava all'indietro, i capelli che si spargevano sullo schienale.
In un momento di abbandono, la sua testa si appoggiò sulla gamba di Dario, i capelli soffici che gli sfioravano la coscia attraverso i jeans, mandandogli un brivido lungo la schiena. Dario sentì il calore del suo corpo, il cuore che gli esplodeva nel petto, ma rimase immobile, paralizzato dalla timidezza. Persa nell'estasi, Elena cercò un appiglio, la mano destra che si aggrappava al bracciolo del divano, mentre la sinistra finì sulla gamba di Dario, le unghie laccate di rosso che si conficcavano nella stoffa dei jeans ogni volta che Matteo accelerava con le dita, i succhi che colavano sul divano, lasciando una macchia scura sulla pelle nera. "Cazzo, Matteo, mi fai venire… continua, infilane un'altra" implorò Elena, il corpo che tremava, i fianchi che spingevano contro la bocca di Matteo. Lui obbedì, aggiungendo un quarto dito, stirandola dolcemente mentre la lingua danzava sul clitoride turgido, succhiandolo con forza fino a farla urlare. Dario si trattenne con uno sforzo sovrumano, il cazzo che pulsava dolorosamente nei pantaloni, ogni gemito di Elena che gli mandava scariche elettriche attraverso il corpo.
Matteo tornò a sedersi, ansimante, il membro di nuovo eretto e lucido. Elena si inginocchiò tra le sue gambe, riprendendo il pompino con foga, la bocca che lo avvolgeva completamente, la mano che lo masturbava alla base mentre succhiava, la saliva che gocciolava lungo l'asta fino alle palle. "Vengo, Elena… prendi tutto" ringhiò Matteo, i fianchi che si inarcavano. Quando esplose, il seme caldo schizzò sulle labbra di Elena, colandole sul mento in rivoli densi e bianchi, ma un fiotto sfiorò la guancia di Dario e atterrò sullo schienale del divano, caldo e appiccicoso. Lui sobbalzò, il viso in fiamme, e si alzò di scatto. "Io… è meglio che vi lasci soli" balbettò, pulendosi la guancia con la manica mentre si spostava su un divanetto più piccolo in un angolo buio, sperando di trovare un po' di calma, mentre il cuore gli martellava nel petto.
Ma la tranquillità durò poco. Quasi subito, due figure si lasciarono cadere sul divano, atterrando in un groviglio di baci e mani avide. Dario riconobbe il mugolio profondo di Elena, un suono che ormai gli era impresso nella mente, ma l'altra voce non era quella di Matteo. Era Giada, la compagna di banco di Elena, una ragazza che sembrava uscita da una copertina: capelli biondi lunghi che le cadevano sulle spalle come seta, un top aderente che metteva in risalto i seni pieni e una minigonna che lasciava poco all'immaginazione. Dario l'aveva immaginata in fantasie oscene, ma non avrebbe mai pensato che fosse bisex, né che Elena lo fosse. La scoperta gli fece indurire il cazzo ancora di più, un'erezione così dolorosa che sembrava sul punto di strappargli i jeans.
Le ragazze erano in preda a una passione selvaggia. Si baciavano con foga, le labbra che si scontravano in un duello umido, le lingue che si intrecciavano con un'intensità quasi feroce. Le mani di Giada strizzavano i seni di Elena attraverso il top, pizzicando i capezzoli eretti fino a farla gemere. "Elena, cazzo, mi fai bagnare solo a baciarti" ringhiò Giada, la voce bassa e rauca. "Voglio la tua figa ora, fammi assaggiare quella passera succosa." Elena rise, ansimando: "Sì, Giada, leccamela… sono già fradicia da prima." Giada alzò la minigonna di Elena con un movimento impaziente, scoprendo che era già nuda sotto, la figa depilata e lucida di succhi. "Oh, cazzo, sei già senza mutandine? Sei una vera troia… da quanti te la sei già fatta leccare, grandissima puttana? Mi ecciti da morire, sei una vera maiala" esclamò Giada, gli occhi che brillavano di desiderio mentre si tuffava tra le sue gambe. La sua lingua leccò le grandi labbra con avidità, succhiando il clitoride gonfio come una caramella, mordicchiandolo leggermente con i denti per far sobbalzare Elena. "Cazzo, sai di paradiso" gemette Giada, infilando due dita nella sua figa bagnata, poi tre, pompandole con ritmo mentre la lingua sfregava il clitoride in cerchi rapidi e insistenti. Elena urlò di piacere, inarcandosi, i fianchi che spingevano contro la bocca di Giada. "Sì, succhiamelo forte, Giada… infilami le dita, aprimi tutta" implorò, il corpo che tremava, i succhi che colavano sul divano, impregnandolo con il suo odore muschiato.
Elena, persa nell'estasi, afferrò il bracciolo con la mano destra, le dita che si conficcavano nella pelle del divano, mentre la sinistra finì sulla gamba di Dario, le unghie laccate di rosso che si piantavano nei jeans ogni volta che Giada accelerava, succhiando il clitoride con forza o pompando le dita più in profondità. "Cazzo, Giada, mi fai venire… non fermarti, troia, spingi più forte" gemette Elena, il corpo scosso da spasmi di piacere. Poi, con un sussulto, si accorse che quello che stava stritolando non era il bracciolo, anche se era altrettanto duro: la sua mano aveva arpionato la gamba di Dario, e scivolando verso l'alto, inciampò in qualcosa di ancora più duro. I suoi occhi verdi si spalancarono, brillando di curiosità maliziosa. Invece di ritrarsi, si chinò verso Giada, sussurrandole all'orecchio: "Giada, segui la mia mano… tocca questa cosa che sto stringendo. Non è una gamba, cazzo." Giada, con le labbra lucide di succhi e il mento bagnato, posò la sua mano su quella di Elena, premendo con forza sul rigonfiamento attraverso i jeans. "Porca troia, Elena, questo è un cazzo da paura" bisbigliò, ridendo piano. "Matteo è un fuscello al confronto: questo è un palo, duro come il marmo."
Le due iniziarono a strofinare le mani con forza sul pacco di Dario, fingendo di scusarsi, le dita che premevano e massaggiavano l'erezione, sentendo le vene pulsare attraverso la stoffa. "Oh, scusa, Dario, non volevamo" disse Elena con un sorrisetto finto, mentre la sua mano si muoveva in cerchi lenti e insistenti, premendo con le unghie per aumentare la pressione. Giada si unì, strofinando con forza: "Cazzo, Elena, senti come è grosso… sembra vivo sotto i jeans." Dario fremette, il respiro affannato, il corpo teso come una corda, ma la timidezza lo inchiodava lì. "Immagina questo ben di dio nella figa" sussurrò Elena a Giada, la voce carica di eccitazione. "Mi dilaterebbe da morire, un misto di dolore e goduria pazzesca." Giada annuì, le dita che si muovevano più rapide: "Io lo voglio tra le cosce, stringerlo forte e segarlo così, magari con le tette, poi me lo metto in bocca quando si scappella e gli succhio tutto." Le ragazze, sempre più eccitate, iniziarono a strusciarsi la faccia contro il rigonfiamento, le guance che premevano sui jeans, le labbra che sfioravano la stoffa come se volessero baciarlo attraverso il tessuto, lasciando tracce di lucidalabbra rosso e rosa. Dario era al limite, il cazzo che pulsava dolorosamente, il sudore che gli imperlava la fronte, i gemiti repressi che gli sfuggivano dalle labbra. "Cazzo, Giada, questo cazzo è un'opera d'arte" mormorò Elena, strofinando la guancia contro l'erezione. "E se ce lo spompinassimo insieme? Da buone amiche del cazzo" ridacchiò. Giada annuì, la guancia ancora premuta contro il pacco: "Sì, troia, ce lo lavoriamo a due."
L'eccitazione salì alle stelle: le ragazze iniziarono a strusciare i loro corpi contro quello di Dario, le cosce di Elena che sfregavano contro la sua gamba, il seno di Giada che premeva sul suo braccio, i fianchi che ondeggiavano in un ritmo sensuale, i capelli che gli sfioravano il collo, l'odore muschiato dei loro corpi che lo avvolgeva. Dario fremeva come non mai, il corpo in fiamme, il desiderio che lo consumava, ma la sua timidezza lo teneva immobile, un testimone passivo del loro assalto. "Non resisto più" sussurrò Elena, ansimando. "Andiamo in bagno e facciamolo sborrare." Giada annuì, gli occhi accesi: "Sì, troia, questo cazzo è nostro." Al massimo dell'eccitazione, lo presero per mano e lo trascinarono in bagno, chiudendo la porta dietro di loro.
Nel bagno, illuminato da una luce al neon che tremolava leggermente, le due ragazze spinsero Dario contro il lavandino, chiudendo la porta a chiave con un clic secco. L'aria era densa di odori: il sudore della festa, l'odore muschiato del sesso che ancora impregnava le loro mani, e un vago sentore di sapone al limone. Elena si inginocchiò per prima, le mani che slacciavano la cintura di Dario con dita esperte, mentre Giada gli si mise dietro, accarezzandogli il petto attraverso la maglietta, le unghie che graffiavano leggermente. "Rilassati, Dario" sussurrò Giada all'orecchio, il fiato caldo contro il suo collo. "Ti facciamo un pompino a due che ti farà vedere le stelle. Questo cazzo è troppo bello per lasciarlo inutilizzato." Dario deglutì, il cuore in gola, la voce che tremava: "Cosa… intendete?" Elena rise, abbassandogli i pantaloni e i boxer con un movimento rapido, rivelando il suo cazzo eretto, lungo e spesso, con vene pulsanti che si intrecciavano come corde sotto la pelle tesa, la cappella violacea e lucida che sembrava pronta a esplodere. "Intendiamo succhiartelo insieme, stupido" disse Elena, gli occhi verdi che lo fissavano dal basso. "Guarda qui, Giada: è fottutamente perfetto. Io prendo la cappella, tu l'asta." Le sue labbra rosse si chiusero intorno alla punta, succhiando piano, la lingua che girava in cerchi lenti e bagnati, esplorando ogni cresta e incavo della cappella, mentre la sua mano destra lo masturbava alla base con colpi ritmici, la saliva che gocciolava lungo l'asta. Giada si inginocchiò accanto a lei, la lingua che leccava l'asta dal basso, seguendo le vene con movimenti lenti e deliberati, succhiando le palle una alla volta, avvolgendole con la bocca calda e facendole rotolare contro il palato. "Mmm, sa di maschio puro" gemette Giada, alternandosi con Elena. "Senti come pulsa? Cazzo, Elena, potrebbe valere la pena farsi sverginare da questo cazzo? Sento che mi dilaterebbe da morire."
Elena prese più in profondità, la gola che lo accoglieva con un gorgoglio umido, le labbra che si tendevano intorno alla base mentre la lingua continuava a stimolare la cappella. "Cazzo, Giada, l'idea di ficcarmelo in figa e in culo mi fa impazzire, ma ai miei due buchetti ci tengo troppo: per il momento sono solo miei… e tuoi" rispose Elena. "Ma prima o poi me lo voglio cacciare bene su per il culo, anche se credo che mi spaccherebbe in due." Giada rise, segando l'asta con la mano sinistra mentre succhiava la parte inferiore, la lingua che scivolava lungo le vene pulsanti. "Grazie per la tua offerta, Elena, anche la mia figa e il mio culo sono tuoi. Tutte le volte che vuoi" rispose Giada con lussuria. Elena succhiò più forte, la testa che saliva e scendeva con un ritmo frenetico, le guance incavate, mentre Giada si concentrava sulle palle, succhiandole una a una e poi leccando l'asta con colpi lunghi e bagnati. "Segalo più forte, Elena" disse Giada, la mano destra che pompava l'asta con vigore, il suono umido della saliva che si mescolava al movimento. "Voglio vederlo esplodere, cazzo. Sì, mi sa che anch'io lo metto tra le cose da fare prima o poi." Elena annuì, succhiando la cappella con foga, i denti che sfioravano appena la pelle sensibile: "Sì, dai, troia, facciamolo venire."
Le loro mani lavoravano in tandem: Elena masturbava la base con colpi rapidi e bagnati, la saliva che gocciolava sul pavimento, mentre Giada strizzava le palle con delicatezza, massaggiandole con le dita per aumentare la pressione. Le bocche si alternavano in una sinfonia oscena: Elena ingoiava la cappella fino alla gola, producendo suoni gutturali, mentre Giada leccava l'asta e le palle, la lingua che si intrecciava con quella di Elena quando si incontravano a metà. I loro dialoghi osceni non si fermavano: "Cazzo, Giada, guarda come pulsa" gemette Elena, tirandosi indietro per un momento, un filo di saliva che collegava le sue labbra al cazzo. "Domani me lo metto in bocca di nuovo, me lo succhio come un gelato." Giada rise, succhiando l'asta con forza: "Sì, ma questo gelato puoi leccarlo lentamente che non si scioglie, e anche se lo succhi non finisce mai e ti farà venire come una troia in calore. Che dici, lo facciamo venire questo secchioncello?" Elena annuì, la mano che segava la cappella mentre Giada leccava le palle: "Si dai, ho proprio voglia di vederlo sborrare."
Dario, sopraffatto dai dialoghi osceni e dalle sensazioni – la bocca calda di Elena che lo ingoiava profondo, la lingua di Giada che leccava ogni centimetro, le mani che lo segavano senza sosta – gemette forte, il corpo che si tendeva come una corda. Venì in fiotti caldi e abbondanti, schizzi densi e bianchi che esplosero con forza, colpendo le lingue e i volti delle ragazze. Elena aprì la bocca per catturare i primi getti, ingoiandone una parte con un gemito di godimento, la lingua che si muoveva per raccogliere ogni goccia, mentre Giada leccava l'asta per pulirla, succhiando gli schizzi che colavano lungo il cazzo e poi passandoli a Elena in un bacio bagnato e osceno. Le loro labbra si incontrarono, la sborra che si mescolava tra le loro lingue mentre si leccavano a vicenda, gemendo di piacere. "Cazzo, è denso e poco salato, quasi dolce.. chissò cosa beve..." mormorò Giada, ingoiando il resto con un sorriso soddisfatto. Elena annuì, pulendosi il mento con un dito e succhiandolo lentamente: "Sì, troia mia, hai ragione, è proprio dolciastro."
Le ragazze si alzarono, aggiustandosi i vestiti con noncuranza, come se nulla fosse successo. Elena si passò una mano tra i capelli, lanciando a Dario un sorriso distratto. "Ci vediamo domani a scuola, Dario" disse, con un tono leggero, quasi annoiato. "Possiamo contare su di te per il compito di mate, vero?" Giada ridacchiò, ammiccando: "Sì, secchioncello, non farci fare brutta figura." Dario, ancora frastornato, annuì debolmente, il cuore che gli batteva forte, mentre le ragazze si allontanavano, lasciandolo lì, con la mente in subbuglio e il corpo ancora tremante.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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