Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Galeotta fu la Metro
trio

Galeotta fu la Metro


di Xiqu
06.09.2025    |    2.454    |    2 9.7
"» Vanessa, con un gemito gutturale che tradiva la sua eccitazione, si inginocchiò davanti a Mauro, il suo corpo che vibrava di desiderio..."
Da quando avevano aperto quel club per scambisti a pochi passi da casa sua, Mauro, un ragazzo di ventisei anni, non ricordava quante volte si fosse ripromesso di andarci. Ogni volta, però, trovava una scusa: troppo stanco dopo il lavoro, troppo timido per affrontare l’ignoto, troppo inesperto. A ventisei anni non aveva mai toccato una donna, mai sentito il calore di una figa avvolgere il suo cazzo. Viveva di masturbazioni solitarie, fantasticando su corpi nudi che non aveva mai sfiorato, il suo cazzo che si induriva al solo pensiero di una donna vera. Ma quel giorno, in metro, era successo qualcosa che avrebbe cambiato tutto.

Una frenata improvvisa aveva fatto perdere l’equilibrio a una ragazza, che gli era caduta addosso. Il suo culo, perfetto e sodo come marmo, fasciato da jeans attillati, si era premuto per qualche secondo contro il suo cazzo, accendendo un fuoco che non si era più spento. Non aveva visto il suo viso, solo quel corpo da urlo e i capelli neri, corti e mossi. Da allora, il suo cazzo era rimasto duro, un’ossessione che lo aveva spinto a decidere: quella sera sarebbe andato al club.

Arrivato a casa, si fiondò in doccia. L’acqua calda scorreva sul suo corpo snello, la pelle liscia con una striscia scura che scendeva dall’ombelico. Spalmò crema depilatoria tra le gambe, intorno alle palle pesanti e sul pube, eliminando ogni peluria per sentirsi più desiderabile, anche se la timidezza gli stringeva lo stomaco come una morsa.

Pulì energicamente il cazzo, sfregandolo con il sapone fino a farlo arrossare. La cappella, gonfia e sproporzionata, larga e bulbosa rispetto alla verga più sottile, era lucida e sensibile, spuntava dal prepuzio. Lo colpì un paio di volte per farlo abbassare, ma niente: sembrava vivo, eretto e venoso, un palo ostinato.

«Bastardo, torna a cuccia,» borbottò, ma senza risultato. Era arrabbiato, eppure lo doveva ringraziare: era quel cazzo ribelle e il fuoco acceso in metro a dargli il coraggio che gli mancava.

Si vestì con cura maniacale, scegliendo boxer neri attillati che contenevano a fatica l’erezione. Il tessuto sfregava contro la cappella oversize, mandandogli scariche di piacere a ogni movimento. Indossò il suo miglior completo: pantaloni neri aderenti che fasciavano le cosce magre, camicia bianca slim che metteva in risalto il torace definito, giacca scura che gli dava un’aria elegante ma nervosa. Al locale, probabilmente, sarebbero state altre le qualità apprezzate – un cazzo duro e abbondante – ma per lui era una questione di principio, un’armatura contro la timidezza patologica che lo faceva arrossire al solo pensiero di essere guardato. Si coprì di profumo, un’essenza legnosa e muschiata che gli pizzicava la pelle, e uscì.

A piedi, il locale era dietro l’angolo. Il neon rosso dell’insegna pulsava come il suo cuore. Mentre si avvicinava, provava un vortice di emozioni: eccitazione pura, perché l’obiettivo di entrare era a portata di mano, e dall’altra vergogna e terrore che un’esitazione avrebbe mandato tutto all’aria. Ma quel cazzo duro, teso come una molla, lo spronava, la cappella che sfregava contro i pantaloni, un dolore sordo e delizioso.

Arrivato a pochi passi dall’ingresso, incrociò una coppia: lui alto e prestante, lei minuta ma non piccola, elegante, nascosta in un cappuccio di pelliccia. I loro sguardi quasi si intrecciarono; sorrisero educatamente ed entrarono nel locale. Mauro li sentì ridere dopo aver confabulato, un suono che gli fece salire il sangue al viso. Il panico lo travolse: cuore a mille, palmi sudati. Invece di entrare, tirò dritto, le gambe che tremavano.

Fece qualche decina di passi, si guardò intorno – la strada deserta, solo il ronzio dell’insegna – e, preso il coraggio a due mani, invertì la marcia con il respiro corto. Arrivato di nuovo all’ingresso, prese un respiro profondo, il petto che si alzava sotto la camicia, e spinse la pesante porta di metallo, entrando. Finalmente.

Non era come se lo immaginava. L’interno del locale era un misto di eleganza decadente e promesse oscene: luci stroboscopiche rosse e viola che danzavano su pareti di velluto nero, un basso pulsante di musica elettronica che vibrava nel pavimento, un odore di gin, sudore e profumi costosi che si mescolavano nell’aria. Sembrava una discoteca di lusso, ma con un’energia elettrica, come se ogni sguardo nascondesse un invito. Mauro si sentì sollevato, ma il cuore gli martellava ancora.

Si sedette al bancone del bar, le mani tremanti sul legno lucido, e ordinò un Cuba Libre. Il ghiaccio tintinnava nel bicchiere mentre cercava di calmare i nervi. Alcune coppie ballavano in pista, i corpi che si strusciavano con movimenti lenti e sensuali, i fianchi che ondeggiavano, le mani che scivolavano su schiene nude o sotto gonne corte; altri ridevano sui divanetti di pelle nera, i bicchieri che scintillavano sotto le luci, le dita che sfioravano cosce e spalle. Mauro si rilassò appena, il cazzo che smise di pulsare dolorosamente contro la zip. Ma solo per un istante.

«Buonasera, signor… prima volta qui, vero?» Una voce sensuale, morbida come seta, lo colpì alle spalle. Il suo cazzo si risvegliò all’istante, la cappella che premeva contro la zip.

Si voltò, le guance in fiamme, e balbettò: «Alberti, Mauro Alberti… piacere.»

Alzò gli occhi timidamente e fu catturato dalla bellezza di lei: una donna esotica con occhi a mandorla incorniciati da ciglia lunghe come ali di farfalla, capelli neri lisci che le cadevano sulle spalle come un mantello di seta, pelle olivastra che brillava sotto le luci. Vanessa – così si presentò – era una visione: labbra piene e rosse come ciliegie mature, seni prosperosi che premevano contro un top di seta nera, fianchi larghi che promettevano un culo da sogno sotto la gonna corta di pelle. Vanessa, trentadue anni, graphic designer di giorno, si trasformava nel club in una regina sicura di sé, capace di leggere le persone e trasformare la loro vulnerabilità in desiderio.

«Qui ci si chiama solo per nome: Vanessa,» disse, con un sorriso che trattenne a stento per l’ingenuità di Mauro, le labbra che si increspavano in un modo che gli fece pulsare il cazzo ancora di più.

«Piacere, Vanessa,» ripeté Mauro, come in trance, la voce tremula, già perso nei suoi occhi. «Posso presentarti mio marito?» continuò lei. Mauro sentì una fitta di delusione, fantasticando di avere quella strafiga tutta per sé, ma si ricordò dove fosse: un club per scambisti, dove tutto era possibile.

Strinse la mano a Sandro, un uomo tra i trenta e i quaranta, atletico, con muscoli scolpiti che si intravedevano sotto la camicia aperta, capelli corti castani e un’aria sicura che Mauro invidiava. Sandro, trentotto anni, personal trainer, era calmo e osservatore, amante del voyeurismo non per gelosia, ma per il brivido di condividere Vanessa, la donna che aveva sposato cinque anni prima in un posto come questo.

«Piacere, Sandro,» disse l’uomo, stringendogli la mano con forza.

«Sembra che ci stiamo cercando: deve essere un segno del destino,» disse Vanessa, con voce lussuriosa come un sussurro proibito, gli occhi che scintillavano di promesse. «Sappi che scelgo io chi e cosa, ma Sandro deve approvare, quindi sta a te convincerlo,» aggiunse, sfiorandogli il viso con dita calde e morbide, e baciandolo voluttuosamente su una guancia, prima di dirigersi verso la pista.

Mauro non capì il senso della prima frase, ma quello della seconda era chiaro, e il suo cazzo rispose pulsando, la cappella gonfia che premeva dolorosamente.

Sandro gli spiegò: «Partecipo attivamente solo con Vanessa, ma quando sei pronto per sborrarle in faccia, ti aiuto io a finire. È il nostro gioco.» Mauro, sopraffatto dal desiderio, non ascoltava davvero: i suoi occhi erano fissi su Vanessa, che in pista si muoveva come una pantera.

Si stava spogliando lentamente, slacciando il top per rivelare un reggiseno di pizzo nero che a malapena conteneva i suoi seni sodi, i capezzoli che si intravedevano come ombre scure. Roteava i fianchi al ritmo della musica, il culo che ondeggiava sotto la gonna di pelle, attirando gli sguardi di tutti – uomini e donne – nel locale.

Mauro si strofinava il cazzo attraverso i pantaloni, il desiderio che lo consumava, la timidezza che lo rendeva disperato per qualsiasi contatto, anche condiviso.

«Ma devi sapere che io… sono vergine… non so bene cosa fare,» balbettò a Sandro.

Sandro rise: «Tranquillo, si vede lontano un miglio. E conoscendo Vanessa, ti ha scelto proprio per questo. Benvenuto!»

Quando li vide brindare, Vanessa capì che Mauro e Sandro si erano accordati. Smise di ballare, lasciando il pubblico deluso, e puntò Mauro come una predatrice, gli occhi fissi nei suoi.

«Tutto ok?» chiese senza aspettare risposta, la sua mano che scivolava sui suoi pantaloni, trovando subito la sua verga dura, premendo con precisione sull’asta pulsante.

Mauro ansimò, il viso rosso.

«Oh, cazzo, sei già pronto,» rise lei, avvinghiandosi a lui, affondando la lingua nella sua bocca, un bacio umido e profondo che sapeva di menta e desiderio, stringendogli le chiappe con mani piccole ma esperte.

«Non… non qui, ti prego… c’è troppa gente…» balbettò Mauro, imbarazzato.

Vanessa sorrise, maliziosa. «Andiamo in una saletta, timidone!»

La saletta riservata era un nido di peccato: luci rosse soffuse che tingevano i muri di velluto nero, un letto circolare al centro coperto di seta cremisi, specchi che ricoprivano ogni parete, riflettendo ogni movimento in un caleidoscopio di carne. Un divanetto di pelle nera era sistemato in un angolo, dove Sandro si accomodò, le gambe spalancate, tirando fuori il suo cazzo – lungo, spesso, con vene sporgenti e una cappella rossa e lucida – e iniziando a segarsi lentamente, gli occhi fissi su Vanessa.

Lei spinse Mauro contro la porta appena chiusa, la sua lingua che invadeva di nuovo la sua bocca, un bacio vorace che sapeva di gin e desiderio.

«Finalmente, cazzo,» sussurrò, la voce roca, strofinando la sua figa – già fradicia, le grandi labbra gonfie e il clitoride turgido che sporgeva come un piccolo bocciolo – contro il suo cazzo duro come acciaio. I suoi fianchi roteavano in cerchi lenti, la gonna di pelle che si alzava, mostrando il culo perfetto, tondo e sodo, il buco stretto e rosato che pulsava invitante.

«Senti come sono bagnata per te, porco,» gli mormorò all’orecchio, mordicchiandogli il lobo.

«Po-posso toccarle il seno?» balbettò Mauro, timido e goffo.

Vanessa rise, un suono gutturale, e gli pizzicò un capezzolo attraverso la camicia, facendolo sobbalzare. «Certo che puoi! Anzi, devi! Ma tranquillo, timidone, ti insegno tutto io,» disse, la voce carica di promessa.

«Cominciamo dai miei seni. Guardali,» disse, togliendosi il top per rivelare i seni sodi, le areole grandi e scure, i capezzoli già turgidi.

«Leccali, succhiali, ma fallo piano con movimenti circolari,» lo guidò. Mauro, esitante, avvicinò la bocca, la lingua che sfiorava un capezzolo, facendola gemere.

«SÌ, così, gira la lingua intorno, poi succhia forte,» continuò Vanessa, le mani nei suoi capelli. «Senti come si induriscono? Stringili, ma non troppo.»

Mauro obbedì, le mani che strizzavano delicatamente i seni, i capezzoli che si inturgidivano sotto la sua lingua, mandandole brividi lungo la schiena.

Sandro, segandosi con ritmo lento, intervenne: «Brava, troia, insegnagli come farti godere. Mauro, com’è succhiare i suoi capezzoli? Senti quanto sono duri? Vanessa, ti piace la sua lingua inesperta?»

Vanessa gemette: «È inesperto ma mi fa fremere, amore, il clitoride mi pulsa.»

Mauro balbettò: «Sono… duri… caldi…»

In una pausa, Vanessa chiese: «Mauro, cosa ti ha spinto a venire qui?»

«Volevo venire da sempre… ma avevo paura,» balbettò Mauro. «Oggi, in metro, una frenata… una ragazza mi è caduta addosso. Il suo culo, perfetto, sodo come marmo, fasciato da jeans attillati, si è attardato qualche secondo sul mio cazzo… e da allora è rimasto duro. Non ho visto il viso, solo quel culo, il fisico da urlo e i capelli neri corti e mossi.»

Vanessa rise, stringendo il culo intorno al suo cazzo. «Grazie per i complimenti, ma i capelli erano corti e lisci. Ero io quella ragazza: al lavoro porto una parrucca dai capelli corti. Ti ho notato in strada, prima, così nervoso, e ho detto a Sandro: “Quello è il tizio della metro, ci scommetto. Se entra nel locale, lo voglio.” E ora eccoti qui, timidone, con quel cazzo duro che mi chiama.»

Vanessa, eccitata dal ruolo di insegnante e dall’idea di trasformare la timidezza di Mauro in passione, proseguì: «Ora la mia figa. Siediti sul letto.»

Mauro obbedì, il cuore che gli martellava. Vanessa si tolse la gonna, rivelando la figa rasata, le grandi labbra gonfie e bagnate, il clitoride turgido che sporgeva invitante.

«Leccala, inizia piano,» ordinò, spingendogli la testa tra le cosce. Mauro, timido, sfiorò le labbra con la lingua, il sapore salato e muschiato che lo inebriava.

«Così, lecca le grandi labbra, poi succhia il clitoride,» lo istruì. Mauro obbedì, la lingua che scivolava sul clitoride, succhiandolo piano, facendola gemere: «Cazzo, SÌ, continua, mi fai bagnare ancora di più!»

Sandro incitò: «Mauro, senti il sapore della sua figa? È bagnata? Vanessa, com’è la sua lingua sul clitoride?»

Vanessa ansimò: «È calda, amore, mi fa tremare, il clitoride pulsa come un cuore.»

«Ora usa le dita, timidone. Prima una, poi due,» disse Vanessa a Mauro. Mauro infilò un dito, poi un secondo, ruotandoli piano, sentendo le pareti calde e bagnate che si contraevano.

«Bravo, ora tre, poi quattro, ruota forte,» ordinò Vanessa. Mauro aggiunse dita, ruotandole, la figa che si allargava, gli umori che colavano sulle sue mani.

«Cazzo, amore, mi sta riempiendo,» gemette Vanessa. «Prova con tutta la mano, piano.»

Mauro, esitante, spinse la mano, sentendo la figa che lo accoglieva, stretta e bollente. Vanessa urlò: «SÌ, cazzo, mi fai venire!»

Sandro, segandosi più forte, disse: «Brava, troia, insegnagli a scopare. Mauro, com’è la sua figa? Senti quanto è stretta? Vanessa, ti piace la sua mano dentro?»

Mauro balbettò: «È… calda… mi stringe tutto…»

Vanessa gemette: «Mi fa impazzire, amore, sto venendo ancora!»

Sandro ordinò: «Vanessa, slacciagli i pantaloni. Voglio vedere quel cazzo. Mauro, com’è sentire la sua figa contro la tua cappella? È calda come te l’aspettavi? Senti il clitoride che ti strofina?»

Mauro arrossì, mentre Vanessa gli abbassava la zip, liberando il suo cazzo – non particolarmente lungo e largo, ma con una cappella davvero enorme, sproporzionata, pulsante di desiderio.

«È… caldo… bagnato… mi fa bruciare,» balbettò Mauro.

Vanessa, segando la cappella gonfia, rispose: «Amore, è duro come pietra, la cappella mi riempie la mano, mi fa fremere la figa.» A Mauro: «Senti come ti stringo? Immagina questa cappella nella mia bocca.»

Mauro, il desiderio che gli annebbiava la mente, sentì il cazzo pulsare dolorosamente, la cappella larga e gonfia che premeva contro i boxer, implorando attenzione. Guardò Vanessa, i suoi occhi a mandorla scintillanti di lussuria, le labbra rosse e carnose che sembravano fatte apposta per accoglierlo. «Vanessa, voglio che me lo succhi,» disse con voce roca, la nuova sicurezza che lo rendeva audace. «Voglio sentirti ingoiarmi tutto, fino in gola, fino a farti quasi soffocare.» Poi, voltò lo sguardo verso Sandro, un lampo di sfida negli occhi. «Sandro, che dici se me lo succhia forte mentre ti guarda? Va bene se la faccio gemere con il mio cazzo in bocca?»

Sandro, segandosi con ritmo lento, il cazzo duro e venoso che luccicava di precum, annuì con un sorriso eccitato, il respiro corto. «Fallo, Mauro. Dille di spompinartelo come una troia affamata. Voglio vedere i suoi occhi su di me mentre si strozza con la tua cappella.»

Vanessa, con un gemito gutturale che tradiva la sua eccitazione, si inginocchiò davanti a Mauro, il suo corpo che vibrava di desiderio. La figa le pulsava, gli umori che colavano lungo le cosce, mentre i capezzoli duri premevano contro l’aria, implorando di essere toccati. «Cazzo, Mauro, te lo succhierò come non hai mai sognato,» mormorò, la voce carica di promessa oscena. Afferrò la base del suo cazzo con una mano, le dita che a malapena riuscivano a cingerlo, sentendo le vene gonfie pulsare sotto la pelle. Con l’altra mano, gli accarezzò le palle pesanti, soppesandole con un sorriso malizioso. «Queste sono piene, vero? Ti svuoterò fino all’ultima goccia.»

Senza aspettare risposta, Vanessa avvicinò le labbra alla cappella oversize, sfiorandola con la lingua in un movimento lento e deliberato, assaporando il gusto salato del precum che le colava sulla lingua. Mauro gemette forte, un brivido che gli risaliva dalla base del cazzo fino alla nuca, i muscoli delle cosce che si contraevano involontariamente. La lingua di lei danzava, roteando intorno alla cappella sensibile, esplorando ogni piega, ogni nervo esposto, prima di scivolare lateralmente lungo la verga, leccandola con colpi lunghi e lenti, la lingua piatta che seguiva le vene gonfie, succhiando delicatamente la pelle tesa, facendolo sobbalzare. Poi, con un movimento fluido, abbassò la testa, prendendo una delle sue palle in bocca, succhiandola piano, la lingua che roteava intorno, il calore umido che avvolgeva Mauro in un piacere quasi insopportabile. Passò all’altra, ingoiandola con un gemito, le labbra che si chiudevano intorno alla pelle morbida, tirandola appena, mentre le sue mani continuavano a massaggiare la base del cazzo. «Cazzo, Vanessa, mi stai facendo impazzire,» ansimò Mauro, le mani che si intrecciavano nei suoi capelli neri e setosi, spingendola leggermente verso di sé.

Vanessa alzò gli occhi, fissando Sandro con uno sguardo che era puro fuoco, mentre tornava alla cappella, ingoiandola lentamente, centimetro dopo centimetro. La cappella larga le tendeva le labbra, riempiendole la bocca in un modo che le faceva pulsare il clitoride, la sensazione di pienezza che la mandava in estasi. Lo prese più a fondo, la gola che si contraeva mentre lo accoglieva, il cazzo che le premeva contro le tonsille, facendola mugolare in un misto di piacere e sforzo. Gli umori della sua figa colavano copiosi, formando una piccola pozza sul pavimento, mentre il suo corpo tremava per l’eccitazione. «Mmmh, Mauro, sei così grosso, mi stai spaccando la bocca,» gemette, la voce attutita dal cazzo, vibrando contro di lui e amplificando il piacere. Riprese a leccare la verga lateralmente, la lingua che scivolava su e giù, succhiando ogni centimetro con una dedizione famelica, prima di tornare alle palle, ingoiandole una dopo l’altra, succhiandole con forza mentre le sue dita accarezzavano la cappella bagnata.

Sandro, osservando la scena, segava il suo cazzo con foga crescente, il palmo che scivolava sulla cappella lucida, il calore che gli montava dal basso ventre. «Cazzo, Vanessa, guardami mentre lo succhi, troia,» ordinò, la voce rauca. «Fammi vedere quanto ti piace il suo cazzo.» Lei obbedì, i suoi occhi a mandorla fissi su Sandro, scintillanti di desiderio, mentre spingeva la testa più in basso, ingoiando Mauro fino alla base, il naso che sfiorava il pube rasato di lui, la gola che si stringeva in un riflesso che le strappava gemiti soffocati. Ogni movimento della sua lingua, ogni succhiata, era un’esplosione di sensazioni per Mauro: il calore umido della bocca, la pressione della gola che lo stringeva, la lingua che si avvolgeva intorno alla verga e poi tornava a leccare le palle, mandandogli scariche di piacere che gli facevano tremare le gambe.

Vanessa accelerò, succhiando con forza, le guance incavate mentre tirava il cazzo dentro e fuori, la saliva che le colava lungo il mento, mescolandosi al precum di Mauro. Alternava tra succhiare la cappella, leccare la verga lateralmente con colpi lunghi e bagnati, e ingoiare le palle, succhiandole con un’intensità che faceva gemere Mauro come un animale. Con una mano continuava a massaggiargli le palle, stringendole delicatamente, sentendo il peso e il calore che promettevano un’esplosione imminente. Con l’altra, si sgrillettava il clitoride, gemendo forte mentre il piacere le montava dentro, la figa che si contraeva in spasmi involontari. «Cazzo, Mauro, sto per venire solo a succhiartelo,» ansimò, togliendo il cazzo dalla bocca per un istante, le labbra gonfie e lucide, prima di riprenderlo con ancora più voracità, spingendolo così a fondo che le lacrime le velarono gli occhi, ma il suo sguardo rimase fisso su Sandro, come a sfidarlo a godere insieme a lei.

Mauro, al confine dell’orgasmo, strinse i denti, il piacere che lo travolgeva come un’onda. «Vanessa, cazzo, mi fai impazzire, non fermarti,» ringhiò, spingendo i fianchi contro di lei, il cazzo che scivolava nella sua gola con un ritmo forsennato. Ogni succhiata era un’esplosione di calore e pressione, la cappella che sfregava contro il palato morbido, la lingua che lo tormentava con movimenti rapidi e precisi, tornando a leccare la verga lateralmente e poi a succhiare le palle, una dopo l’altra, in un vortice di piacere che lo portava al limite. Sentiva le palle contrarsi, pronte a liberare tutto, ma resistette, volendo prolungare quel momento epico. Sandro, ormai al limite, si alzò dal divanetto, il cazzo pulsante in mano. «Succhialo, troia, fallo venire, e poi prendi anche me,» incitò, la voce spezzata dal piacere.

Vanessa, con un ultimo affondo, prese il cazzo di Mauro fino in fondo, la gola che lo stringeva come una morsa, mentre la sua lingua si muoveva frenetica sulla cappella. Il suo stesso orgasmo esplose, la figa che si contraeva mentre si sgrillettava, un urlo soffocato che vibrava intorno al cazzo di Mauro, mandandolo oltre il confine. Con un gemito animalesco, Mauro esplose, fiotti densi e caldi che le riempirono la bocca, colando dalle labbra mentre lei ingoiava avidamente, il sapore salato e denso che le scivolava in gola, facendola gemere di piacere. «Cazzo, SÌ, Mauro, dammelo tutto,» mugolò, leccandosi le labbra. Senza perdere un istante, Vanessa si girò verso Sandro, che le si avvicinò con il cazzo pronto, spingendolo nella sua bocca ancora bagnata dalla sborra di Mauro. Lei lo succhiò con la stessa voracità, le labbra che si chiudevano intorno alla sua cappella, la lingua che roteava mentre lo ingoiava fino in fondo. Sandro grugnì, il piacere che lo travolgeva, e con un ultimo colpo esplose nella sua bocca, schizzi caldi e abbondanti che si mescolavano al sapore di Mauro, mentre Vanessa ingoiava tutto, gemendo di soddisfazione, le dita ancora sul clitoride, prolungando il suo orgasmo in un’estasi totale.

Poi, senza pause, Vanessa ordinò: «Adesso riempimi la figa, voglio sentirlo tutto dentro un’altra volta,» disse, offrendogli la figa fradicia. Mauro la penetrò con foga, scopandola da dietro mentre lei si inarcava, i gemiti che riempivano la stanza. «Prendilo tutto, Vanessa, dimmi com’è sentirmi spingere così profondo,» ordinò Mauro, le mani sui suoi fianchi, sentendo le pareti calde e bagnate che lo stringevano come una morsa vellutata, ogni spinta che gli provocava un’onda di calore dal cazzo fino al petto. Vanessa urlò di piacere, la figa che bruciava di un fuoco delizioso, il clitoride che sfregava contro la base del suo cazzo a ogni affondo, mandandole scariche elettriche in tutto il corpo. «Ah, Mauro, godo come una maiala, non fermarti, mi allarghi tutta, sento la tua cappella sfregare, sto per venire di nuovo!» gemette lei, contraendo i muscoli per mungirlo di più. «Ora cosa vuoi farmi? Vuoi che mi metta a pecorina e ti preghi di incularmi, offrendoti il mio buco stretto e rosato, lubrificato che cola piano mentre lo allargo con le dita per te, sentendo la tua cappella larga che mi dilata al limite, bruciando di un dolore dolce che si trasforma in estasi pura con ogni spinta profonda, facendomi urlare e contrarre i muscoli intorno a te? O preferisci che ti faccia un’altra spagnola con i miei seni unti di umori, stringendoli forte intorno alla tua verga venosa, muovendomi su e giù mentre i capezzoli duri sfregano contro la tua pelle, e tu senti il calore soffocante che ti fa pulsare il cazzo fino all’orgasmo? Dimmelo, Mauro; fammi venire solo con le parole.»

«Sandro,» intervenne Mauro, ansimando mentre continuava a spingere, «posso incularla come chiede, forte e profondo?» Sandro, con il cazzo che pulsava nelle sue mani, rispose rauco: «SÌ, inculala come si merita, Mauro. Falla urlare.»

Senza esitare, Mauro la girò, lubrificando di nuovo il buco con la saliva, spingendo piano all’inizio ma poi, non trovando resistenza, con spinte sempre più potenti, la cappella larga che la dilatava al limite, facendola urlare di un misto di dolore ed estasi. «Hai proprio il culo sfondato, ma senti come ti spalanco, Vanessa? Dimmi quanto ti piace,» chiese Mauro, la voce carica di sicurezza, mentre sentiva la stretta bollente del culo che lo avvolgeva, un attrito intenso che gli faceva girare la testa, le palle che sbattevano contro di lei con schiocchi umidi. Vanessa tremava, il buco che bruciava in un piacere lancinante, ogni spinta che le mandava ondate di estasi dal culo alla figa, facendola colare umori copiosi. «Cazzo, SÌ, mi spacchi… mi fai male ma non fermarti; spingi più forte!» rispose lei, inarcandosi per prenderlo tutto. Mauro affondò i colpi con un ritmo forsennato, tanto che Vanessa ebbe vari orgasmi. Non si era ancora ripresa dall’ultimo orgasmo che, ancora insaziabile, chiese: «Dimmi: vuoi che ti cavalchi il cazzo con il culo, abbassandomi piano su di te sentendo la tua cappella che mi riempie e sfrega le pareti strette, il mio clitoride che pulsa contro le tue cosce? O preferisci che mi metta in ginocchio e ti preghi di sborrarmi in faccia, con la bocca aperta e la lingua fuori, pronta a raccogliere ogni schizzo denso e caldo che mi cola sul viso, sugli occhi, sulle labbra, mentre io mi sgrilletto la figa fradicia fino a venire insieme a te? Descrivimelo, Mauro, fai in modo che sia così vivido da farmi venire solo a pensarlo.»

Prima di rispondere, Mauro guardò Sandro. «Sandro, va bene se le faccio cavalcare il mio cazzo con il culo, come chiede? O preferisci che la metta in ginocchio prima?» Sandro, segandosi con foga, annuì: «Falla cavalcare, Mauro. Voglio vederla impalarsi su di te mentre geme.»

«Ok,» disse Mauro, riportando alla mente una sua antica fantasia: «Ma lo facciamo in piedi, così tu stesso potrai vedere come la tua troia è brava a far sparire e riapparire il mio uccello con il suo culo, nel frattempo le sgrilletto il clitoride e le infilo due dita in figa mentre la stantuffo nel culo, poi tu le infili il tuo cazzo nella figa e ce la sbattiamo per bene: vince chi sborra per ultimo,» aggiunse Mauro.

«Siii! Cosa aspettate, vi voglio dentro di me, entrambi, subito, riempitemi con la vostra carne bagnata,» disse eccitatissima Vanessa. «Cazzo, che maiale che sei, Mauro, mi fai quasi sborrare,» aggiunse Sandro.

Mauro la prese da dietro e le infilò la verga nel culo con un colpo secco; Vanessa era già talmente aperta che mugolò solo, poi la prese per le spalle e la alzò. La gravità le conficcò l’uccello di Mauro nel culo fino alle palle, facendola urlare: «Ancora più su, spingilo dentro ancora più su!» A ogni colpo, l’uccello entrava e usciva quasi completamente dal corpo di Vanessa. Con doti inaspettate, Mauro, mentre l’avvinghiava con le braccia, riuscì prima a spremerle le tette e sfregare i capezzoli, poi allungò una mano, le dita trovando il clitoride turgido di Vanessa, sgrillettandolo con forza e intensità, amplificando le sensazioni per tutti: lei che urlava, il corpo che si contraeva in spasmi, lui che sentiva la stretta aumentare intorno al cazzo, poi a infilarle l’indice e il medio nella figa, per eccitarla ancor di più e prepararla alla penetrazione di Sandro, che non si fece pregare: smise di segarsi, prese il suo uccello, si avvicinò ai due, strofinò la sua cappella sulla figa di Vanessa e, sincronizzandosi con Mauro, la riempì con la sua carne dura. Vanessa era in estasi, si sentiva piena e quasi appagata. Solo la bocca era alla ricerca di qualcosa. Sandro prontamente raccolse con le dita gli umori che grondavano dalla sua figa e glieli ficcò in bocca con tutte le dita. Vanessa le succhiò avidamente, come per chiederne ancora, mentre Mauro e Sandro, prima all’unisono, poi alternandosi, la penetravano senza sosta portandola all’estasi: «Ancora, SÌ, non fermatevi, vi sento entrambi, continuo a venire, non fermatevi fino a quando svengo,» li pregò. In effetti, si era formato un bel laghetto, anche perché Mauro, al culmine dell’eccitazione, non era riuscito a trattenersi e l’aveva sborrata in culo, perdendo la scommessa.

Vanessa era incontenibile e insaziabile, alternava posizione su posizione, cavalcandolo con la figa che lo mungeva in un calore liquido, facendosi inculare in ginocchio con gemiti rochi, succhiandolo fino a farlo quasi venire – la bocca che lo avvolgeva in un vortice umido e caldo – solo per fermarsi e ricominciare con una spagnola unta di umori, i seni che scivolavano sulla sua verga in un attrito delizioso. Ogni volta, Vanessa chiedeva con dovizia di particolari: «Dimmi, Mauro, cosa vuoi farmi? Vuoi che ti succhi le palle mentre tu mi lecchi la figa, leccando piano le labbra e strusciando la lingua sul clitoride, infilandomi le tue dita nella mia figa fradicia?» E Mauro, prima di accontentarla, si voltava verso Sandro: «Sandro, posso leccarle la figa mentre lei mi fa un mega pompino?» Sandro rispondeva sempre con un SÌ eccitato, segandosi più forte.

Mauro resisteva, il corpo madido di sudore, recuperando anni di astinenza in una maratona di piacere, ogni sensazione amplificata: il bruciore piacevole del cazzo sfregato, i muscoli che tremavano di sforzo e godimento. Alla fine, dopo l’ennesimo orgasmo di lei – un’esplosione che le fece contrarre tutto il corpo in ondate convulse – il cazzo di Mauro capitolò in un’esplosione finale, schizzando copiosamente nella bocca di Vanessa, che ingoiò tutto con un gemito soddisfatto, il sapore denso che le riempiva la gola in un calore appagante.

Esausti ma appagati, si accasciarono sul letto. Vanessa, ancora ansimante, si girò verso Mauro, il viso arrossato e gli occhi che brillavano di una lussuria insaziata. Si avvicinò a lui, accarezzandogli il cazzo che, nonostante tutto, mostrava segni di risveglio. «Mauro, cazzo, non riesco a toglierti dalla testa,» sussurrò con voce roca, le dita che sfioravano la cappella ancora sensibile, facendolo sobbalzare. «Quel tuo cazzo con la cappella larga mi ha rovinata, non ne avrò mai abbastanza. Torna al locale, Mauro, ogni settimana, ogni cazzo di sera se vuoi. Voglio sentirti di nuovo dentro di me, nella mia figa, nel mio culo, nella mia bocca, ovunque tu voglia. Immaginami in ginocchio, che ti supplico di riempirmi la gola con la tua sborra densa, o piegata sul bancone del bar, con la gonna alzata e il tuo cazzo che mi sfonda mentre tutti guardano. Non dimenticarti di me, timidone, perché io non dimenticherò mai questa notte.» Le sue parole erano un invito osceno, un giuramento di piacere futuro, e il suo sguardo prometteva notti di depravazione senza fine.

Sandro, ancora segandosi piano, sorrise complice ma non intervenne, lasciando che fosse Vanessa a reclamare Mauro. «Dimmi che tornerai,» insistette lei, mordicchiandogli il lobo dell’orecchio, la lingua che scivolava sulla sua pelle sudata. «Dimmi che mi farai urlare ancora, che mi sfonderai fino a farmi perdere i sensi, che mi coprirai di sborra fino a farmi annegare. Promettimelo, Mauro.»

Mauro, travolto dal desiderio e da una nuova confidenza, annuì, il cuore che batteva forte. «Tornerò, Vanessa. Non ti dimenticherò, e ti farò tutto quello che vuoi, ogni cazzo di volta che me lo chiedi.» La sua voce era carica di una promessa oscura, un impegno a tuffarsi in quel mondo di piacere senza remore.

I tre si scambiarono sguardi carichi di promesse, i corpi ancora caldi e intrecciati. Quella notte non era solo la fine della verginità di Mauro: era l’inizio di un’ossessione, con Vanessa che lo reclamava come suo giocattolo personale, pronta a trascinarlo in un vortice di lussuria ogni volta che avrebbe varcato la porta del locale. Mauro capì che il destino, partito da una frenata in metro, lo aveva incatenato a lei per sempre.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Galeotta fu la Metro:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni