trio
Lara e Giulia
02.09.2025 |
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"Giulia si unì, leccando le mie palle pesanti, succhiandole una a una con gemiti soffocati..."
Da mesi sentivo parlare di quella sauna, un posto leggendario nei corridoi sussurrati delle chat online e tra i pettegolezzi di amici con occhi luccicanti di malizia. Si diceva fosse un covo di lussuria senza freni, un angolo di paradiso peccaminoso dove corpi nudi si intrecciavano nel vapore, dove fighe bagnate e cazzi duri si mescolavano in un’orgia di desideri anonimi, senza nomi né giudizi. Fantasticavo su quelle storie notte dopo notte, il cazzo duro sotto le lenzuola mentre immaginavo vagine gocciolanti, culi stretti che si spalancavano al mio tocco, bocche avide che succhiavano fino a farmi schizzare sborra calda. Ma ogni volta che pensavo di andare, la timidezza mi inchiodava. E se avessi fatto una figuraccia? Se mi fossi trovato davanti a un conoscente, o peggio, a un parente? L’idea mi terrorizzava, il cuore che batteva forte al solo pensiero di essere riconosciuto, smascherato come il porco che ero dentro. Quel giovedì, però, qualcosa scattò. Non so se fu una tempesta ormonale che mi ribolliva nelle palle o il profumo muschiato di una tizia sulla metro, una mora con un culo che premeva contro il jeans e un sorriso che sembrava invitarmi a peccare. Qualcosa mi spinse a dire: “Fanculo, ci vado.” Presi la borsa, il coraggio appeso a un filo, e mi diressi verso la sauna, il cazzo già mezzo duro solo all’idea di quello che poteva succedere.Entrai nella sauna con il cuore che martellava come un tamburo impazzito, l’asciugamano bianco stretto attorno ai fianchi come un’armatura fragile contro il turbine di pensieri sporchi che mi affollavano la mente. L’aria era un muro umido e bollente, un abbraccio soffocante impregnato dell’odore pungente di legno di cedro bagnato misto a sudore umano, che mi pizzicava le narici e mi faceva colare rivoli di sudore lungo la schiena e il petto. La luce fioca, un bagliore arancione tenue che filtrava da lampade incassate nelle pareti di legno scuro, creava un’atmosfera surreale, quasi onirica, dove le ombre danzavano come fantasmi lascivi sui corpi nudi o seminudi. Mi sedetti su una panca alta nel centro della stanza, il legno rovente che mi scottava il culo attraverso il tessuto sottile dell’asciugamano, costringendomi a spostarmi a disagio per trovare una posizione meno dolorosa. Il mio cazzo, già duro come una spranga per l’anticipazione, diede un guizzo traditore, premendo contro il cotone umido e creando un rigonfiamento evidente che mi fece arrossire violentemente. Non ero mai stato in un posto come questo, un locale famigerato per essere un covo di lussuria anonima, dove corpi estranei si intrecciavano senza nomi, rimpianti o giudizi, e l’idea mi eccitava da morire, ma al contempo mi terrorizzava, facendomi sentire esposto come un ragazzino alla prima sega.
Passarono pochi minuti eterni, il calore che penetrava nelle mie ossa come lava liquida, facendomi sentire la pelle tesa e sensibile, quando la porta si aprì con un sibilo di vapore che si dissolse nell’aria già satura. Entrarono due ragazze, avvolte in asciugamani bianchi identici al mio, che aderivano ai loro corpi come una seconda pelle gocciolante di condensa, accentuando ogni curva e ogni valle. La prima, con capelli neri come l’inchiostro raccolti in una coda alta che le scopriva il collo elegante e la linea delicata della mascella, aveva un corpo snello ma atletico, con tette sode e rotonde che spingevano contro il tessuto umido, i capezzoli duri che si delineavano come piccoli bottoni invitanti, pronti a essere succhiati. La seconda, bionda con riccioli selvaggi e umidi che le incorniciavano il viso angelico con occhi verdi penetranti, sfoggiava un culo tondo e pieno che ondeggiava ipnotico a ogni passo, l’asciugamano che le saliva pericolosamente sulle cosce muscolose e toniche, lasciando intravedere la curva liscia della sua vagina rasata, con un accenno di labbra rosa che luccicavano nel vapore come un invito proibito. Si sedettero di fronte a me, a circa due metri di distanza sulla panca opposta, le gambe accavallate in modo provocante ma non sfacciato, e iniziarono a sussurrare tra loro, ridacchiando piano con voci basse e melodiose, i loro sguardi che mi sfioravano come carezze invisibili, facendomi sentire osservato e desiderato. Il mio cazzo, già duro, pulsò dolorosamente, gocciolando precum che inzuppava l’asciugamano.
La mora, quella che sembrava la più audace, si sporse in avanti con un movimento fluido, l’asciugamano che scivolava leggermente sulle sue cosce sode, rivelando l’inizio del suo seno destro, la pelle olivastra che brillava di sudore come se fosse oliata. “Ciao, bel tipo,” disse con un sorriso malizioso che le incurvava le labbra carnose, la voce bassa e roca come un sussurro proibito che mi accarezzò l’orecchio nonostante la distanza. “Io sono Lara, e lei è Giulia. Sembri nuovo qui, un po’ spaesato. Che ci fai in una sauna mista come questa? Non dirmi che sei venuto solo per rilassarti… sappiamo benissimo perché i tipi come te vengono qui, con quel cazzo duro che ti tradisce sotto l’asciugamano.”
Arrossii violentemente, la gola secca per il calore e l’imbarazzo, sentendo il sudore colarmi lungo la tempia mentre spostavo l’asciugamano per coprirmi meglio, senza successo. “Io… mi chiamo Matteo,” balbettai, la voce tremula e incerta, evitando di guardarle negli occhi per non tradire quanto fossi eccitato. “È la mia prima volta, sì. Non so bene… ero curioso, ma non pensavo… cazzo, fa caldo.”
Giulia rise piano, un suono musicale ma carico di lussuria che mi fece venire la pelle d’oca, le sue gambe che si aprivano leggermente in un gesto casuale ma calcolato, l’asciugamano che saliva ancora di più, mostrando un accenno di clitoride gonfio e rosa che pulsava leggermente. “Oh, tesoro, non fare il timido. Sei qui per lo stesso motivo nostro, ammettilo. Siamo qui per divertirci, per lasciare che il calore ci faccia bagnare la figa e indurire il clitoride fino a non resistere più. Dimmi, Matteo, quante volte ti sei segato pensando a una cosa del genere? A due troie come noi che ti succhiano il cazzo mentre il vapore ci avvolge, facendoti schizzare sborra calda ovunque?”
Le sue parole crude mi colpirono come un pugno, facendomi arrossire ancora di più, il cazzo che pulsava dolorosamente, gocciolando precum che creava una macchia umida evidente. “Io… non lo so, qualche volta,” mormorai, la voce bassa e timida, fissando il pavimento di legno bagnato per non incrociare i loro sguardi divertiti. “Non sono… non sono uno che fa queste cose di solito. E voi? Siete qui spesso? Che… che vi piace fare?”
Lara scoppiò in una risata bassa e beffarda, sporgendosi ulteriormente, l’asciugamano che ora scopriva quasi completamente una tetta, il capezzolo scuro e eretto che puntava verso di me. “Oh, Matteo, sei adorabile con quella faccia da verginello spaventato. Non fare il timido, sappiamo che il tuo cazzo è duro come una spranga solo a guardarci. Ci piace tutto: leccarci il clitoride a vicenda fino a squirtare umori caldi, succhiare cazzi duri come il tuo fino a berne la sborra salata, farci sfondare il culo mentre l’altra ci sgrilletta la figa con dita bagnate. Ma siamo timide con gli estranei, sai? Non vogliamo che tutti ci vedano come delle puttane… anche se lo siamo, e tu lo sai bene, vero? Altrimenti non saresti qui, con quel rigonfiamento che ti sta per strappare l’asciugamano.”
Giulia annuì, il suo sorriso che si allargava in un ghigno malizioso, la mano che sfiorava casualmente la coscia di Lara in un gesto intimo che mi fece ingoiare a vuoto. “Esatto, Matteo. Dimmi, hai mai leccato una figa fradicia mentre un’altra ti sega il cazzo? O preferisci inculare una troia come me mentre Lara ti succhia le palle piene? Non fare il pudico, raccontaci i tuoi segreti sporchi, altrimenti ti prendiamo in giro fino a farti sborrare senza nemmeno toccarti.”
Balbettai qualcosa di incoerente, le guance in fiamme, il cazzo che doleva per l’eccitazione repressa. “Io… cazzo, non so, mi piacerebbe… ma non qui, con gente intorno,” mormorai, la voce tremante, sentendomi esposto sotto i loro sguardi divertiti e lussuriosi, il cuore che batteva così forte che temevo lo sentissero.
Prima che potessero continuare a stuzzicarmi, la porta si aprì di nuovo, interrompendo il nostro dialogo carico di tensione erotica e imbarazzo. Un tizio sulla trentina, con un fisico scolpito da ore in palestra, addominali definiti e braccia muscolose, entrò con un asciugamano allentato attorno ai fianchi, il cazzo mezzo duro che già tendeva il tessuto, creando un rigonfiamento evidente. Si sedette in un angolo buio a qualche metro da noi, ci lanciò un’occhiata rapida e curiosa, i suoi occhi che si soffermavano sulle gambe accavallate di Lara e Giulia con un bagliore di desiderio, ma non disse nulla, limitandosi a sistemarsi l’asciugamano e a chiudere gli occhi, fingendo di rilassarsi nel vapore. La sua presenza cambiò immediatamente l’atmosfera: Lara e Giulia si strinsero gli asciugamani attorno al corpo, i loro volti che arrossivano leggermente sotto il bagliore arancione, la spavalderia del dialogo iniziale sostituita da un velo di pudore e cautela. Io spostai l’asciugamano per coprire meglio il mio cazzo duro, sentendo un’onda di imbarazzo mescolarsi all’eccitazione, il cuore che batteva forte come un tamburo.
“Non ti preoccupare di lui,” sussurrò Giulia, la voce abbastanza bassa da non essere sentita dall’estraneo, ma i suoi occhi verdi tradivano una certa esitazione, il corpo che si irrigidiva leggermente. “Qui ognuno fa quello che vuole, ma con lui qui… dobbiamo essere discrete. Però, Matteo, vogliamo te lo stesso. Immagina la mia figa bagnata che ti avvolge l’uccello, mentre Lara ti lecca le palle piene di sborra.”
Lara annuì, la sua mano che scivolava sotto il mio asciugamano con un movimento furtivo, sfiorando l’asta del mio cazzo con dita esperte e leggere, stringendo leggermente la base e facendomi sobbalzare per il piacere improvviso. “Sì, porco timido, dimmi quanto sei duro per noi,” sussurrò, il suo alito caldo contro il mio orecchio, mentre il tizio nell’angolo aprì un occhio per un istante, la sua mano che si spostava sotto l’asciugamano, iniziando a segarsi piano con movimenti ritmici, il respiro che si faceva più pesante e affannato nel silenzio umido della sauna.
“Cazzo, ragazze, non qui,” mormorai, la voce tremante per l’imbarazzo, cercando di coprirmi meglio, ma il mio cazzo traditore pulsava sotto il tocco di Lara, gocciolando precum. “Mi sento osservato… non ce la faccio con lui che guarda.”
“Eccitante, no? Il tuo cazzo dice di sì,” ridacchiò Lara piano, ma il suo tono era un po’ forzato, il pudore che le faceva mordere il labbro inferiore con un gesto nervoso. Prima che potessimo andare oltre, la porta si aprì ancora, lasciando entrare una donna sulla quarantina, con tette enormi che traboccavano dall’asciugamano stretto a fatica attorno al petto abbondante, i capezzoli duri che premevano contro il tessuto come se volessero bucarlo, e un culo sodo e rotondo che ondeggiava ipnotico a ogni passo. Entrò con un sorriso sornione, i capelli castani umidi appiccicati alla fronte, e si sedette su una panca opposta alla nostra, a circa tre metri di distanza, le gambe accavallate in modo elegante ma provocante. I suoi occhi scuri ci sfiorarono per un attimo, un luccichio di curiosità e lussuria che mi fece irrigidire, e notai che una mano scivolava subito tra le sue cosce carnose, sotto il tessuto umido. Si stava toccando, lenta e discreta all’inizio, le dita che sfioravano il clitoride gonfio con movimenti circolari, i capezzoli che si inturgidivano ancora di più sotto il nostro sguardo.
Lara e Giulia si bloccarono, ritirando le mani dai miei genitali con un movimento rapido e pudico, i volti che arrossivano, l’imbarazzo che le faceva stringere gli asciugamani come scudi. “Merda, troppa gente,” mormorò Lara sottovoce, coprendosi la vagina con una mano. Io annuii in silenzio, il cazzo ancora duro ma l’imbarazzo che mi faceva sudare profusamente, il corpo teso come una corda di violino. La donna, però, rise piano con una voce rauca e invitante. “Fate pure, ragazzi, io non mordo… a meno che non me lo chiediate voi.” Il suo tono era giocoso e malizioso, e i suoi gemiti bassi iniziarono a riempire l’aria umida mentre accelerava i movimenti, sgrillettandosi il clitoride con dita esperte, la vagina che luccicava di umori visibili anche da lontano.
La porta si aprì di nuovo, e una ragazza giovane con capelli rossi fiammeggianti che le cascavano sulle spalle in onde umide entrò con passo deciso, il corpo minuto ma proporzionato, con tette piccole e sode dai capezzoli pronunciati che spuntavano sotto l’asciugamano, e una vagina pelosa con un ciuffo rossiccio che si intravedeva tra le cosce sottili. Si sedette accanto alla donna più matura, le due che si scambiarono uno sguardo complice e un sussurro, la rossa che arrossiva leggermente ma iniziava a toccarsi sotto l’asciugamano, le dita che sfioravano il clitoride con movimenti timidi ma crescenti, i gemiti che si mescolavano a quelli della compagna.
L’atmosfera si fece ancora più densa quando entrarono due ragazzi sulla ventina, entrambi con corpi atletici ma con un’aria di inesperienza che tradiva la loro giovinezza. Il primo, alto con capelli scuri e un ghigno arrogante, aveva spalle larghe e un cazzo già mezzo duro che tendeva l’asciugamano, i suoi occhi che ci squadravano con una spavalderia immatura, come se fosse il re della sauna. Il secondo, più basso e biondo, sembrava più nervoso ma cercava di imitare l’atteggiamento del compagno, il petto gonfio e un sorriso forzato. Si sedettero su una panca laterale, a circa quattro metri da noi, chiaramente guidati dagli ormoni e dalla curiosità di chi aveva appena scoperto le voci su quel posto leggendario. Il ragazzo alto, che sembrava il più spavaldo, iniziò a segarsi piano dopo un po’, l’asciugamano che scivolava via, il cazzo duro e venoso che scivolava nella sua mano con movimenti rapidi e scoordinati, gemendo basso con un’aria di sfida. “Cazzo, guardate che roba,” borbottò al compagno, indicando noi con un cenno del mento, come se volesse impressionarci con la sua verga.
Dopo qualche minuto di questa tensione elettrica, il ragazzo alto si alzò, il cazzo duro che puntava in avanti, gocciolante di precum, e si avvicinò a Lara e Giulia con un ghigno arrogante ma maldestro, il suo approccio che tradiva una totale inesperienza con le donne. “Ehi, troie, guardate questo cazzo. Vi va di succhiarlo? Posso scoparvi entrambe fino a farvi urlare,” disse, segandosi davanti a loro, la cappella viola che luccicava, ma il tono era troppo forzato, quasi comico nella sua presunzione.
Lara lo fissò con un misto di divertimento e disprezzo, incrociando le gambe con un gesto pudico ma ridendo forte. “Torna quando impari a parlare con una donna, ragazzino. Non vogliamo il tuo cazzo da pivello, preferiamo questo,” rispose, indicando il mio rigonfiamento con un cenno del capo, la voce ferma ma con un tremito di imbarazzo per la situazione. Giulia rise, scuotendo la testa. “Sì, sparisci, bello. Non sai nemmeno da dove cominciare con una figa. Ma se vuoi sborrarci addosso, forse ti lasciamo fare.”
Il ragazzo arrossì violentemente, l’ego ferito, ma non si arrese, girandosi verso la signora con le tette grosse e la ragazza rossa, che ora si toccavano a vicenda con mani avide, le dita che affondavano nelle vagine umide con schiocchi bagnati. “E voi, zoccole? Questo cazzo vi piace? Posso sfondarvi!” disse, segandosi più forte, la voce incrinata da un misto di arroganza e insicurezza, il suo approccio goffo che lo rendeva quasi patetico.
La signora rise rauca, le tette che tremavano mentre la rossa le succhiava un capezzolo con risucchi bagnati. “Sorry, ci piace la figa, pivello,” rispose la signora, la voce rotta dai gemiti. “Non vogliamo il tuo cazzo da principiante. Ma la tua sborra ci piace. Inondaci le fighe e le tette, ma non toccarci.” La rossa annuì, spalancando le gambe, la sua vagina pelosa che gocciolava umori. “Sì, dacci il tuo seme caldo, ma solo quello, ragazzo.”
Il ragazzo, umiliato ma eccitato, gemette forte, segandosi furiosamente davanti a loro, la cappella che sfiorava le loro cosce senza toccarle. “Cazzo, troie, prendetevi tutto!” urlò, schizzando getti caldi e densi sulle tette abbondanti della signora e sulla vagina pelosa della rossa, la sborra che colava viscosa sulla loro pelle sudata. Le due donne gemettero di piacere, spalmandosi la sborra con mani avide, leccandola dalle dita con lingue guizzanti, i corpi che tremavano in orgasmi simultanei.
In questo ambiente carico di sesso, con l’aria satura di gemiti, odori muschiati di sborra e umori femminili, e il vapore che rendeva tutto più intenso, io, Lara e Giulia perdemmo ogni inibizione. “Cazzo, Matteo, non ce la faccio più,” sussurrò Lara, tirando via il mio asciugamano con un gesto rapido, il mio cazzo che balzò fuori duro come marmo, venoso e gocciolante. “Voglio succhiartelo, timidone,” disse, inginocchiandosi e prendendo l’asta in bocca, le labbra che scivolavano lungo l’asta con risucchi bagnati, la lingua che guizzava sulla cappella viola.
Giulia si unì, leccando le mie palle pesanti, succhiandole una a una con gemiti soffocati. “Porca troia, che cazzo saporito,” mugolò, mentre Lara mi spingeva in gola, le guance incavate per la suzione intensa, la saliva che colava lungo l’asta. Io gemetti forte, le mani nei loro capelli, il pudore svanito nel calore della sauna. “Cazzo, sì, succhiatelo,” balbettai, la voce rotta dal piacere.
A quel punto, la porta si aprì di nuovo, lasciando entrare un vecchio sulla settantina, con la pelle raggrinzita e segnata dal tempo, le spalle curve e un uccello flaccido che penzolava tra le gambe magre e varicose, quasi invisibile tra i peli grigi. Entrò zoppicando leggermente, grugnendo per il calore che lo avvolse, e si sedette in un angolo isolato, l’uccello molle che non dava segni di vita, pendendo inerte contro le palle raggrinzite.
Lara e Giulia, completamente disinibite dall’atmosfera, si scambiarono uno sguardo malizioso. “Scommetto che riesco a farglielo indurire con un pompino da maestra,” disse Lara, staccandosi dal mio cazzo con un risucchio bagnato, la saliva che le colava dal mento. Giulia rise, leccandosi le labbra impregnate del mio precum. “No, ci riesco io, cagna. Chi perde lecca il culo dell’altra per dieci minuti, affondando la lingua fino in fondo.”
Io le guardai, eccitato e imbarazzato, il cazzo che pulsava. “Cazzo, siete matte,” mormorai timidamente, ma il tono era carico di desiderio. Le ragazze si avvicinarono al vecchio senza esitazione, inginocchiandosi davanti a lui, gli asciugamani che scivolavano via, rivelando i loro corpi nudi e gocciolanti. “Ehi, nonno, ti dispiace se ti diamo una mano con quel cazzo molle?” chiese Lara, prendendo l’uccello flaccido tra le dita, massaggiandolo piano. Giulia leccò la cappella raggrinzita, la lingua che guizzava sul frenulo. “Sì, vediamo se ce l’hai ancora duro dentro, vecchio porco,” disse, succhiando le palle flaccide con risucchi gentili.
Il vecchio gemette sorpreso, il suo uccello che si induriva lentamente, le vene che si gonfiavano. “Porca miseria, ragazze, non mi tira da anni,” borbottò, ma l’asta si allungava, diventando venosa e tremolante. Lara lo prese in bocca, succhiando con risucchi profondi, la lingua che girava attorno al frenulo. Giulia segava la base, le dita che stringevano piano. “Cazzo, guarda come cresce,” gemette Lara, passando il turno a Giulia, che lo ingoiò tutto, la gola che si contraeva.
Il vecchio ansimava, il cazzo duro come una spranga, gocciolante di saliva. “Cazzo, troie, continuate!” ringhiò. Ma Lara e Giulia si alzarono, ridendo. “Scusa, nonno, scommessa finita, ho vinto io,” disse Lara, tornando da me. Il vecchio imprecò, segando il cazzo duro con una mano tremante. “Maledette puttane, mi avete ricordato com’è avere l’uccello duro! Ora spenderò la pensione in troie come voi!” Schizzò con un grugnito, la sborra scarsa che colava sulla mano, il viso contorto in estasi e rabbia.
Il tizio entrato all’inizio, sull’orlo dell’orgasmo, si alzò, avvicinandosi alla signora e alla rossa, che si leccavano a vicenda. “Posso offrirvi la mia sborra?” chiese, segandosi forte. La signora annuì. “Inonda le nostre fighe, porco!” rispose, e lui schizzò, getti caldi che colpirono le loro vagine, la sborra che si mescolava ai loro umori.
Tutti uscirono: la signora e la rossa, coperte di sborra; i due ragazzi, respinti e con i cazzi molli. Il vecchio rimase, ansimante. “Posso guardare? Magari riesco a sborrare ancora,” chiese. Lara annuì. “Resta, nonno, ma segati e basta.”
Soli con lui come spettatore, Lara si mise a pecorina, la vagina gocciolante. “Scopami la figa, Matteo!” implorò. Spinsi dentro, l’asta che scivolava nella sua umidità calda. “Cazzo, è stretta,” gemetti, pompando forte, mentre Giulia leccava il clitoride di Lara. “Sì, scopami, timidone!” urlò Lara, venendo con un fiotto di umori.
Giulia si sdraiò, gambe spalancate. “Inculami, Matteo!” ordinò. Lubrificai il cazzo e spinsi nel suo culo stretto. “Cazzo, mi spacca!” gemette, ma spingeva indietro. Lara sgrillettava il clitoride di Giulia, facendola urlare.
Lara si mise sopra Giulia a sessantanove, le vagine leccate a vicenda. “Scopami la figa,” disse Lara. Spinsi dentro, la lingua di Giulia che leccava le mie palle. “Riempimi!” urlò Lara, venendo. Giulia a cavalcioni, il mio cazzo nel suo culo, Lara che le leccava la vagina. “Inculami!” gridò Giulia, schizzando.
Infine, Lara a quattro zampe, io a inculare il suo culo, Giulia che le leccava la vagina. “Sfondami!” urlò Lara, venendo. “Sto venendo!” ruggii, schizzando nel suo culo. Il vecchio schizzò ancora, gemendo.
Ci accasciammo, sfiniti, ridendo. “Cazzo, Matteo, sei un toro,” disse Lara. Uscimmo, i corpi segnati dal piacere, il pudore iniziale un ricordo lontano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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