Gay & Bisex
Gabriel
17.08.2025 |
4.715 |
5
"Tra una spinta di Gabriel, io e Luca ci scambiammo un’occhiata, i nostri respiri affannati che si mescolavano..."
Io e la mia adorata moglie Valeria, una donna senza freni, fummo invitati da Luca e Sofia per un weekend su un’isola sperduta, un paradiso che odorava di salsedine e lussuria. L’aria era densa di feromoni, le palme sussurravano oscenità al vento. La sabbia calda scivolava tra le dita come una carezza sfuggente.Ci avevano contattato tramite un’app per scambisti, inviandoci foto che mi fecero ribollire il sangue. Corpi nudi sotto luci soffuse, Sofia con la vagina spalancata, labbra rosa gocciolanti, il clitoride gonfio come un bocciolo. Luca sfoggiava un membro venoso, duro come un palo, con una cappella viola pulsante. Accennarono a un amico misterioso, promettendo che ci avrebbe travolti con una mazza leggendaria. "Portiamo un amico che vi farà squirtare e urlare fino a crollare," scrisse Sofia, la sua voce immaginaria che mi accarezzava l’uccello, facendolo indurire come marmo. "Voglio vederti scopare e farti scopare, culo in fiamme e bocca piena di sborra," aggiunse Luca, le sue parole che mi fecero pulsare il cazzo contro i pantaloni.
Valeria, accanto a me, si strofinava la vagina sotto le mutandine, le dita che affondavano tra le labbra carnose. "Cazzo, andiamo subito, voglio cazzi che mi spaccano e sborra che mi inonda ogni buco!" gemette, il suono bagnato che mi mandava fuori di testa.
Ero un maiale bisex che viveva per il piacere: vagine fradice che colavano succhi dolci, culi stretti che si spalancavano al mio tocco, cazzi duri da succhiare fino a farli schizzare in gola, sborra calda che mi inondava la lingua, salata e densa come miele sporco. Amavo sfondare culi con spinte lente, far sentire ogni centimetro dell’asta che scivolava dentro, poi accelerare fino a far gridare di dolore e piacere, i muscoli che si contraevano attorno al mio cazzo. Amavo anche farmi sfondare, sentire un cazzo che mi spaccava il buco mentre leccavo una vagina fradicia. L’odore muschiato mi faceva perdere la testa, un mix di sudore e umori che mi mandava in estasi.
Valeria era una dea del sesso senza limiti. Amava farsi riempire la vagina con due cazzi che sfregavano insieme, le pareti interne che pulsavano. Il suo vero vizio era il culo, largo e allenato da anni di penetrazioni, che implorava doppie anali per farla urlare. Ingoiava sborra come se fosse champagne, leccandola con la lingua come una cagna affamata.
Luca, bisex come me, succhiava cazzi da maestro, leccava la cappella con la lingua che scivolava sul frenulo. Ingoiava le palle fino a farle contrarre, si faceva sfondare il culo con violenza. Il suo paradiso era scopare vagine fino a farle esplodere in orgasmi che bagnavano tutto, spruzzi che colavano ovunque. Sofia era una cagna in calore eterno: voleva cazzi in ogni buco, spingeva i fianchi per prenderli più a fondo. Impazziva quando le leccavano il clitoride, la lingua che girava lenta e poi veloce fino a farla schizzare come una fontana.
Sognavamo Gabriel, l’amico misterioso, immaginando di succhiargli la mazza e farci devastare dalla sua carne dura. Fantasticavamo sul suo cazzo che ci invadeva senza pietà, promettendo di spaccarci ogni buco.
Arrivammo al tramonto, il sole sprofondava nell’oceano come una palla infuocata, tingendo il cielo di rosso e arancione, colori da sangue e lussuria. Le torce sulla spiaggia sputavano fiamme come vulcani, illuminando la sabbia bianca, proiettando ombre sporche che danzavano al ritmo dei nostri desideri.
Luca e Sofia ci accolsero nudi, i corpi lucidi di sudore e olio di cocco. Un odore dolce si mischiava alla salsedine del mare, un afrodisiaco che mi faceva pulsare il cazzo. Sofia aveva tette morbide e pesanti, capezzoli rosa duri che imploravano di essere succhiati. La sua vagina rasata, con labbra gonfie, luccicava di umori, il clitoride che sporgeva come un invito osceno. Luca, scolpito come un dio greco, sfoggiava un cazzo imponente, sopra i 20 cm, venoso e pulsante, con la cappella viola gocciolante di precum.
"Siete pronti a scopare tutta la notte?" ringhiò Valeria, le sue tette sode che tremavano in un bikini striminzito. I capezzoli duri bucavano il tessuto, la vagina carnosa spuntava dal perizoma, già zuppa. Un rivolo di umori scivolava lungo la coscia interna, lasciando una scia luccicante. Il mio uccello si indurì, premendo contro i pantaloncini. L’odore di sesso collettivo mi avvolgeva come una droga.
"Luca, voglio il tuo bastone nel culo, ora!" promise Valeria, strofinandosi la vagina, le dita che affondavano tra le labbra carnose. Il suono bagnato echeggiava nella brezza marina. "Succhio la tua verga fino a berla tutta!" disse Sofia, rivolgendosi a me, leccandosi le labbra come una cagna affamata. "Fottimi la bocca e il culo con quel cazzo!" ringhiò Luca, esibendo il suo uccello duro, le palle contratte come pronte a esplodere. Il mio cazzo pulsava come un martello, il cuore che mi esplodeva nel petto.
Poi arrivò Gabriel, scompigliando i programmi e incendiando ogni nervo. Un mulatto brasiliano con un viso da modella che faceva bestemmiare i santi. Labbra carnose che promettevano piaceri indicibili, occhi da predatore che trapassavano l’anima. Corpo effeminato, con un culo sodo e tette morbide da terza. La star era quella che Sofia chiamava la proboscide: un cazzo nero enorme, venoso, con una circonferenza impressionante. Palle pesanti come meloni tendevano un perizoma dorato pronto a strapparsi.
La sua voce mi spiazzò: ruvida, maschia, profonda, un ruggito che vibrava come un tuono. Mal si conciliava con il viso angelico e il corpo sinuoso. "Vou foder todos vocês, seus porcos imundos!" disse, e quel contrasto mi colpì come una scossa elettrica, facendo pulsare il mio cazzo più forte.
Quando il perizoma cadde, la sua mazza balzò fuori come una molla. Faceva fatica a stare dritta tanto era pesante, le vene gonfie che pulsavano al ritmo del suo cuore. Sofia si avventò su di lui. "Lo voglio, tutto, adesso," disse, afferrando quella mazza con entrambe le mani, segandola con maestria.
Sofia amava far scivolare la pelle dell’uccello avanti e indietro, lasciando la cappella emergere e ritrarsi in un ritmo ipnotico. Ogni cazzo ha una cappella unica, e lei, con curiosità insaziabile, adorava scappellare. Osservava rapita come quella di Gabriel, gonfia e lucida, spariva e riappariva sotto i suoi movimenti esperti. Le sue dita danzavano sulle vene turgide, il suo sguardo illuminato da una gioia quasi infantile.
Faceva scivolare l’uccello tra le sue tette sode, stringendole per avvolgerlo in un abbraccio caldo e vellutato. I capezzoli, sfregando contro l’asta dura, si inturgidivano fino a farle male, stillando un liquido lattiginoso che Sofia leccava avidamente, succhiando e mordicchiando con sensualità famelica. Segando Gabriel con le tette, la cappella le finiva in faccia.
Quando non riusciva a centrarla con la bocca, quella verga poderosa le colpiva le guance con schiaffi umidi, lasciandola ansimante ma vogliosa. Succhiava la punta quando ci riusciva, la lingua che guizzava sul frenulo, assaporando gli umori copiosi. "Porra, vadia, você é louca!" gemeva Gabriel rauco. Ma proprio quando il suo corpo iniziava a tremare, prossimo all’esplosione, Sofia si fermò, immergendo quell’uccello nel secchiello di ghiaccio dello champagne, soffocando l’orgasmo con un gesto crudele e calcolato. Voleva godere ancora prima di assaggiare la sua sborra.
Gabriel si riprese, afferrò Sofia con forza, e le sue gambe si spalancarono. Iniziò a massaggiarle il clitoride, prima sfiorandolo lentamente con un dito, poi sempre più veloce e con forza. Poi con due dita, tre dita; era già così bagnata che non ebbe bisogno di inumidire la mano. Infilò quattro dita nella vagina, muovendole per aumentare l’eccitazione. Presto Sofia fu pronta per accogliere la sua cappella enorme.
Gabriel alternava tra me e Luca, passando da un culo all’altro con una ferocia che ci teneva al confine della sanità mentale. Valeria si inginocchiò davanti a me, il suo sguardo scintillante di lussuria mentre afferrava il mio cazzo. Lo segava con movimenti lenti e sensuali, poi lo prese in bocca, succhiandolo con risucchi profondi che mi fecero gemere. "Dio, che sapore… mi fa bagnare tutta," mormorò, spingendosi l’asta in gola, le guance incavate.
Sofia, non da meno, si posizionò davanti a Luca, spalancando le cosce, offrendo la sua vagina luccicante alla sua bocca. "Lecca, porco!" ordinò, la voce roca mentre Luca si avventava sul suo clitoride. La lingua guizzava con fame disperata, succhiando gli umori dolci e muschiati. "Sì, proprio lì… non fermarti!" gemeva Sofia, inarcandosi, le mani nei suoi capelli. Il suo corpo tremava, ogni leccata la portava più vicino al confine.
Tra una spinta di Gabriel, io e Luca ci scambiammo un’occhiata, i nostri respiri affannati che si mescolavano. Ci avvicinammo, le nostre labbra che si incontravano in un bacio feroce, le lingue che si intrecciavano in un groviglio umido e caldo, assaporando il gusto del sudore e del desiderio. Gabriel continuava a scoparci, il suo ritmo sempre più erratico.
Mi staccai per avventarmi sulla vagina di Valeria, che si era spostata accanto a me, spalancando le cosce in un invito osceno. La mia lingua trovò il suo clitoride, girandoci intorno con colpetti rapidi, succhiando il suo sapore che mi mandava in estasi. "Lecca, cazzo!" gridò lei, il corpo che si dimenava sotto la mia bocca. Luca tornò a baciare Sofia, le loro lingue che si intrecciavano mentre lei gli offriva di nuovo la sua vagina.
Luca la leccava con una dedizione che la faceva squittire di piacere. Gabriel, travolto dal caos di corpi, gemeva roco. "Porra, vocês são demais!" ruggì, il corpo teso mentre il piacere lo sopraffaceva. Sofia e Valeria, alternandosi tra succhiare i nostri cazzi e offrire le loro vagine, amplificavano il vortice di lussuria. I loro gemiti si mescolavano ai nostri.
La spiaggia si trasformò in un santuario di desiderio sotto il velo della notte. La sabbia calda cullava i nostri corpi come un amante possessivo. Il falò crepitava con fiamme che danzavano come spiriti lascivi, proiettando luci aranciate sulle nostre pelli sudate. Sofia e Valeria si inginocchiarono sulla sabbia, le bocche spalancate in un invito vorace. "Sborrateci, porci!" gridarono, le voci che si fondevano in un coro di lussuria. I loro corpi tremavano di anticipazione.
Gabriel, torreggiante come un dio pagano, si ergeva sopra di noi, la sua verga massiccia che pulsava con una promessa di estasi. "Tomem meu gozo, vadias!" ruggì, la voce che tuonava con ferocia. Sentivo il mio cazzo sul punto di esplodere, un calore infernale che mi saliva dalle viscere. Luca, al mio fianco, ansimava, il suo corpo un fascio di nervi tesi. "Sto venendo!" urlai, la voce rotta mentre l’orgasmo mi travolgeva.
Schizzammo tutti in un’eruzione simultanea, un diluvio di piacere che sembrava un’offerta rituale. I miei getti caldi e densi colpirono il viso di Sofia, dipingendole le guance e le labbra di un bianco cremoso. Luca inondò le tette sode di Valeria, i capezzoli inturgiditi che scintillavano sotto i rivoli viscosi. Gabriel, con un guizzo imprevedibile, diresse il suo torrente su me e Luca, colpendoci il petto, il collo e le guance, un marchio caldo e appiccicoso che ci lasciò senza fiato.
Non ce l’aspettavamo: il suo seme, caldo e salato, ci bagnava la pelle in un’esplosione improvvisa. Per una frazione di secondo, il tempo si fermò. Io e Luca ci bloccammo, i nostri sguardi che si incrociavano in un misto di shock e curiosità elettrica. Poi un sorriso complice si disegnò sui nostri volti. Iniziammo a leccarci reciprocamente la sborra dal corpo.
La mia lingua sfiorò il collo di Luca, raccogliendo i rivoli densi con colpetti lenti, assaporando il gusto muschiato e salato che mi mandava un brivido di eccitazione inaspettata. Luca ricambiò, la sua lingua che scivolava sul mio petto, leccando via ogni goccia con una voracità che tradiva una fame nascosta. I nostri respiri si mescolavano in un’intimità cruda e improvvisa.
Era un momento di resa totale, una connessione che mi fece pulsare il cazzo ancora di più. La sorpresa iniziale si trasformò in un’euforia travolgente, come se quel gesto avesse aperto una porta su un piacere proibito. Insieme, prendemmo la verga di Gabriel a quattro mani, le nostre dita che si intrecciavano intorno a quell’asta enorme. Ci avventammo su di essa, le nostre bocche che si alternavano sulla cappella, succhiando per estrarre ogni goccia residua di sborra.
La lingua di Luca guizzava sul frenulo mentre io leccavo l’asta, un balletto di labbra e lingue che strappava gemiti rauchi a Gabriel. Il suo sapore, intenso e appiccicoso, ci riempiva la bocca. Sentivo un’ondata di calore diffondersi nel mio petto, una miscela di sorpresa e godimento. Luca, con gli occhi semichiusi, mugolava di piacere, il suo corpo che si tendeva contro il mio.
Sofia afferrò il mio cazzo, segandolo con movimenti lenti e deliberati. La sua lingua titillava la cappella con colpetti rapidi, succhiando le ultime gocce con un risucchio bagnato. "Sa di nettare proibito… dammi tutto!" mormorò, la voce attutita mentre le sue labbra si chiudevano intorno a me. Valeria, su Luca, leccava le palle con avidità, tirandole piano mentre la sua mano segava l’asta. "Voglio ogni goccia, porco!" gemette, le sue parole che vibravano contro la sua pelle.
Diventammo un groviglio indistinto di corpi, un turbine di lingue e labbra che leccavano sborra da ogni punto possibile. Io e Luca ci scambiammo baci appiccicosi, le nostre lingue che si intrecciavano per condividere il sapore di Gabriel. Sofia e Valeria si univano a noi, le loro bocche che sfioravano i nostri petti, leccando via i rivoli che colavano. La sabbia si attaccava alla nostra pelle umida, il falò che illuminava il caos con fiamme vive. L’odore di salsedine, sudore e seme saturava l’aria.
Sentivo un’euforia vertiginosa, la sorpresa iniziale che si dissolveva in un godimento puro. Il mio corpo reagiva con fremiti ogni volta che una lingua sfiorava un punto sensibile. Luca, accanto a me, gemeva con una passione che rispecchiava la mia. I nostri sguardi si incrociavano di nuovo, carichi di una complicità nuova e inebriante. Era un rito di abbandono totale, un vortice di piacere dove ogni barriera svaniva. Le onde applaudivano il nostro delirio con il loro ritmo eterno.
All’alba, sfiniti, coperti di sabbia appiccicosa e sborra secca, i nostri corpi pulsavano ancora, segnati dal piacere. Gabriel accarezzava il suo cazzo, ancora pulsante nonostante la notte. "Vocês são porcos divinos, quero mais!" disse Sofia, strofinandosi la vagina gonfia, le labbra rosse e bagnate, il clitoride che sporgeva. "Rifacciamolo, voglio quella mazza che mi sfonda!" Valeria mi afferrò il cazzo molle, stringendolo con forza, le unghie che graffiavano leggermente la pelle. "Non è finita, porco, ti voglio ancora duro, voglio sentirti dentro di me!"
Avevamo l’aereo di ritorno in tarda mattinata, ormai non c’era più tempo, ma avremmo ricordato quell’incontro a lungo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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