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Lui & Lei

La barista


di Midi90
26.03.2026    |    1.984    |    5 9.7
"Si è messa in ginocchio tra le mie gambe, fissandomi negli occhi con una sfida maliziosa..."
Il destino ha modi curiosi di bussare alla porta, magari sotto forma di un'improvvisa voglia di un aperitivo in un bar della zona dove non mettevo piede da un’eternità.

Erano quasi le 19:00 quando varcai la soglia e il mio sguardo andò dritto dietro il bancone.
Lei era lì. La proprietaria, una biondina che ricordavo bene, ma che ritrovai con una carica di energia travolgente. Non appena mi vide, i suoi occhi si sgranarono in un misto di sorpresa e gioia autentica. "Ma guarda chi si rivede!" esclamò con quella sua voce dolce e squillante, quasi saltando sul posto per l'entusiasmo.
Era rimasta la stessa biondina tutto pepe di un tempo. Bassina, compatta, con una fisicità che non lasciava scampo: la divisa da lavoro sembrava quasi faticare a contenere un gran sedere, rotondo e sodo, che rubava l'occhio a ogni suo minimo spostamento tra le macchine del caffè. Mentre si sporgeva con naturalezza per salutarmi, la camicetta bianca sottolineava una bella terza di seno, turgida e perfettamente proporzionata al suo corpo minuto, che sussultava a ogni sua risata spontanea.
"Cosa ti porto per festeggiare questo ritorno?" mi chiese, appoggiando i gomiti sul bancone con una semplicità disarmante, regalandomi un sorriso che sapeva di vecchia complicità.
Il bar era quasi vuoto, l'atmosfera dell'aperitivo stava sfumando nel silenzio della chiusura imminente. Restammo a chiacchierare per un po', riallacciando i fili di anni di assenza con una naturalezza incredibile. Ogni suo gesto, ogni volta che si girava per sistemare una bottiglia mettendo in mostra le sue curve senza darci troppo peso, rendeva la tensione nell'aria sempre più densa.
"Sai," disse a un certo punto, guardando l'orologio mentre l'ultimo cliente usciva dal locale, "sono quasi le 21, sto per chiudere... ma se non hai fretta di scappare, potresti aiutarmi con la saracinesca. Magari ci beviamo qualcosa con calma, noi due soli."
"Va bene, mi hai convinto," dissi, mentre un sorriso complice mi increspava le labbra. "Non capita tutti i giorni di restare chiusi in un bar con la proprietaria."
Lei ricambiò con un’occhiata che sprizzava energia. Si chinò per dare l'ultimo giro di chiave alla saracinesca e io non potei fare a meno di fissare quel gran sedere che tendeva il tessuto dei pantaloni, una visione che da sola valeva l'attesa.
"Perfetto. Ora il mondo fuori non esiste più," mormorò con quel suo piglio tutto pepe.
Si diresse con passo svelto verso il grande frigo dietro il bancone e ne tirò fuori una bottiglia di prosecco ghiacciato. Con una maestria che mi lasciò senza fiato, fece saltare il tappo: il botto e il fumo freddo riempirono l'aria, seguiti dal rumore argentino del vino che scivolava nei calici.
"Al nostro incontro," disse, porgendomi il bicchiere. Brindammo, ma i nostri occhi rimasero incollati. Il prosecco era gelato, ma l'aria tra noi stava diventando rovente. Lei prese un sorso, lasciando che una goccia dispettosa le scivolasse sull'angolo della bocca, per poi scendere lentamente verso il collo.
Le chiacchiere scorrevano fluide, alimentate dal prosecco gelato che rendeva ogni parola più leggera e ogni sguardo più intenso. Non c’era bisogno di guardare l’orologio per capire che eravamo rimasti soli da un pezzo: il silenzio fuori era diventato profondo e il locale, con le luci della sala spente, sembrava proteggere la nostra bolla di confidenza.
Lei mi parlava della sua vita, di come gestiva quel posto con tutta la grinta che aveva, e io la ascoltavo rapito. Era una biondina tutto pepe, un concentrato di energia racchiuso in un corpo bassino ma incredibilmente armonioso. Ogni volta che rideva di gusto per un mio racconto, il suo seno sodo — una terza che riempiva perfettamente la camicetta bianca — sussultava ritmicamente, e io facevo fatica a non perdere il filo del discorso, ipnotizzato da quella vitalità così carnale.
"Sai," disse a un certo punto, facendo ruotare l'ultimo sorso di vino nel calice e guardandomi con una curiosità che non cercava più di nascondere, "è strano come un incontro casuale possa far nascere questa sintonia. Mi sento bene a parlare con te, come se non dovessi sforzarmi di dire la cosa giusta."
Si sporse verso di me, appoggiando i gomiti sul bancone. Da quella posizione, la scollatura si apriva leggermente, rivelando la pelle bianchissima del décolleté che profumava di buono.
"Però qui tra le sedie capovolte e l'odore di caffè l'atmosfera è un po' fredda," sussurrò, i suoi occhi azzurri fissi nei miei. "Abito proprio qui dietro... e ho un'altra bottiglia identica a questa in frigo. Ti va se finiamo di raccontarci il resto a casa mia? Saremo decisamente più comodi."
Ovviamente accettai molto volentieri.
Uscimmo nel fresco della sera, camminando vicini lungo il marciapiede deserto. La osservavo mentre mi precedeva di un passo: era piccola di statura, ma quel gran sedere tondo e sodo, che ondeggiava ritmicamente sotto i pantaloni scuri a ogni suo passo energico, era una visione che mi toglieva il fiato a ogni metro.
Appena varcata la soglia di casa sua, l'aria cambiò all'istante. Non c'era più il bar a dividerci, solo il silenzio accogliente del suo appartamento. Lei accese una piccola lampada in cucina, creando un gioco di luci calde e ombre lunghe.
"Mettiti comodo," disse sfilandosi le scarpe e restando scalza, il che la rendeva ancora più minuta e adorabile. Si diresse al frigo e si chinò per prendere la bottiglia: la stoffa dei pantaloni si tese al massimo su quel culo generoso, una curva perfetta che sembrava fatta apposta per essere sfiorata. Quando si rialzò, con la bottiglia ghiacciata tra le mani, il suo sguardo era cambiato: la curiosità del bar era diventata un desiderio esplicito, vibrante, che riempiva tutto lo spazio tra noi.
Lei si diresse verso un pensile un po' troppo alto, allungando le braccia nude per cercare di afferrare i calici di cristallo. "Accidenti a chi ha progettato questa cucina," borbottò con una risatina, alzandosi sulle punte dei piedi.
Quel movimento fece tendere i pantaloni scuri in modo quasi insostenibile sul suo gran sedere, mettendo in risalto ogni curva del suo fisico.
"Ti serve una mano?" chiesi, avvicinandomi a lei.
"Diciamo che mi serve un centimetro in più," rispose voltando appena la testa bionda per guardarmi con una sfida negli occhi.
Mi portai esattamente dietro di lei. Sentivo il calore che emanava il suo corpo e il profumo di agrumi dei suoi capelli. Allungai il braccio sopra la sua testa per afferrare i bicchieri, ma proprio mentre ero a un soffio dalla sua schiena, lei fece un movimento deliberato. Invece di scostarsi, si appoggiò all'indietro, spingendo con decisione il suo sedere sodo e tondo contro il mio bacino.
Sussultai per la sorpresa e per la scarica elettrica che mi attraversò. Lei non si fermò: continuò a premere ritmicamente contro di me, godendosi la mia reazione improvvisa. Potevo sentire perfettamente la sagoma del suo culo generoso che cercava il contatto con la mia erezione, che ormai premeva prepotente contro i jeans.
L'erezione fu inevitabile. E lei se ne accorse.
Rimasi lì, con i bicchieri ancora in mano e le braccia sollevate, intrappolato tra il pensile e quella biondina che stava prendendo il comando del gioco con una naturalezza disarmante. Si voltò lentamente tra le mie braccia, senza mai interrompere quel contatto eccitante tra i nostri bacini, finché non si ritrovò con la schiena contro il mobile e il viso a pochi centimetri dal mio.
"Allora," mormorò, alzando lo sguardo azzurro e malizioso, "li prendiamo questi bicchieri o hai in mente qualcos'altro per festeggiare il tuo ritorno?"
Ho riposto i bicchieri nel pensile con un gesto secco, rinunciando definitivamente al brindisi. Non ci serviva più il prosecco per scaldare l'aria; la tensione tra noi era già oltre il punto di ebollizione. Mi sono voltato di scatto e, senza dire una parola, l'ho afferrata per i fianchi sodi.
L'ho sollevata di peso come se non pesasse nulla. Lei ha emesso un piccolo grido di sorpresa, che si è trasformato subito in un gemito roco quando ha sentito la mia forza. Essendo bassina, si è incastrata perfettamente contro il mio petto mentre la portavo all'altezza del mio viso. Le sue belle gambe si sono spalancate d’istinto e mi hanno cinto la vita, stringendomi con una foga inaspettata, mentre il suo gran sedere tondo e sodo trovava finalmente un appoggio solido sulle mie braccia.
In un attimo l'avevo a cavalcioni su di me, con la schiena premuta contro il legno freddo del mobile della cucina e il corpo fuso al mio.
Ci siamo baciati appasionatamente per diversi minuti poi, le mie gambe hanno cominciato a cedere e ci siamo fatti strada verso il divano.
Dalla cucina ci siamo spostati verso il salotto, trascinati da una fame che non ammetteva più attese. L’ho fatta scivolare dalle mie braccia direttamente sul divano morbido, e in un istante i nostri vestiti sono diventati solo un ostacolo da eliminare.
Sotto la luce soffusa della stanza, la sua fisicità è esplosa in tutta la sua bellezza: era una visione di curve compatte e sode. Il suo gran sedere, ora libero dai pantaloni, era tondo e marmoreo, mentre la sua terza di seno spiccava turgida sul busto minuto, con i capezzoli ritti che sembravano cercarmi. Essere nudi l'uno di fronte all'altra, dopo esserci appena ritrovati, ha reso tutto ancora più elettrico.
Lei, con quel suo spirito tutto pepe, non ha perso tempo. Si è messa in ginocchio tra le mie gambe, fissandomi negli occhi con una sfida maliziosa. Ha afferrato la mia erezione e, prima di accogliermi in bocca, ha stretto i seni attorno al mio membro, iniziando una spagnola caldissima. Sentire la morbidezza della sua pelle e il calore del suo petto che mi avvolgeva è stato un piacere quasi insopportabile. Poi, con un movimento fluido, ha iniziato a farmi un pompino profondo, alternando la pressione delle mani a quella delle labbra, mentre io le accarezzavo i capelli biondi perdendo il controllo.
Ma non le bastava. Con un guizzo agile del corpo, si è girata su se stessa, invitandomi a una sessantanove. Mi sono ritrovato con il viso immerso nel suo profumo, tra le sue belle gambe spalancate, mentre la mia lingua cercava il suo sapore più intimo, già bagnatissimo. Lei, sopra di me, continuava a lavorare con una maestria che mi faceva inarcare la schiena contro il divano.
Il contrasto tra il piacere che le davo e quello che ricevevo mi ha portato in pochi istanti al limite. Sentivo il calore esplodere alla base della colonna vertebrale. Le ho stretto forte le cosce, un segnale che lei ha colto al volo, aumentando il ritmo e la suzione. Con un sussulto finale, le sono venuto in bocca copiosamente. Lei ha accolto tutto con un gemito di soddisfazione, senza staccarsi, godendosi fino all'ultima goccia del mio desiderio prima di risalire verso di me per un bacio che sapeva di noi e di quel prosecco ghiacciato.
Mi fissò negli occhi:
"Adesso tocca a me" incalzò ridendo.
Dopo quell’esplosione di piacere, il desiderio non si è placato, anzi, si è trasformato in una fame ancora più profonda. L’ho tirata su verso di me, sentendo il calore della sua pelle sudata contro la mia. Con un gesto rapido ho sfilato un preservativo dalla tasca dei pantaloni abbandonati a terra e l'ho indossato, mentre lei mi guardava con gli occhi lucidi e il respiro ancora affannato.
"Vieni qui," le ho sussurrato, e lei non se lo è fatto ripetere: con un guizzo agile del suo corpo bassino e scattante, ha scavalcato le mie gambe e si è posizionata sopra di me.
Da quel momento è iniziato un sesso selvaggio, senza freni, alimentato da una chimica che non pensavo potesse esplodere così forte dopo tanto tempo. L'ho afferrata per i fianchi, sentendo la compattezza della sua pelle bionda, e ho iniziato a sbatterla forte contro il divano. Lei cavalcava con un’energia tutto pepe, inarcando la schiena e lasciando che il suo seno sodo sussultasse impazzito a ogni spinta profonda.
"Sì... ancora! Non fermarti!" urlava, con la voce rotta dal piacere.
L’abbiamo fatto ovunque. L'ho girata, mettendola a pecora per godermi la vista del suo gran sedere che tremava sotto i miei colpi, poi l'ho sollevata di nuovo, schiacciandola contro la parete del soggiorno mentre le sue belle gambe mi stringevano i fianchi come una morsa. Lei era un vulcano: ha avuto diversi orgasmi, uno dopo l'altro, graffiandomi la schiena e urlando.
Ero ormai al limite, ogni muscolo del mio corpo era teso come una corda di violino. Quando mi ha chiesto di averlo nel culo, la razionalità è sparita del tutto. L'ho afferrata per i fianchi larghi e l'ho rimessa a pecora, godendomi la vista di quel gran sedere tondo e sodo che tremava sotto le mie mani.
Senza esitare, ho puntato la punta del mio membro proprio lì, dove la pelle era più tesa. Lei ha inarcato la schiena, piantando le unghie nel divano, e con una spinta decisa sono scivolato dentro di lei. Ha emesso un gemito acuto, un suono strozzato che mi ha fatto impazzire. Ho cominciato a stantuffarla forte, con colpi secchi e profondi che facevano sussultare tutto il suo corpo bassino e compatto.
Lei, in preda a un delirio di piacere, si è portata una mano nella figa, cominciando a stimolarsi freneticamente mentre io la possedevo con violenza da dietro. Il rumore dei nostri corpi che si scontravano e i suoi urli soffocati riempivano la stanza. Vedevo la sua terza di seno dondolare impazzita sotto di lei a ogni mio affondo rabbioso.
"Sì... così... prendimi tutta!" gridava, mentre la sentivo stringermi sempre di più.
Sentivo il calore esplodere alla base della colonna vertebrale, un’onda inarrestabile che mi stava travolgendo. Ho accelerato ancora di più il ritmo, perdendo ogni controllo, finché con un ultimo, potentissimo affondo che mi ha portato completamente dentro di lei, le sono venuto nel culo. Ho sentito il mio seme invadere il preservativo in fiotti caldi e ritmici, una sensazione di pienezza assoluta, mentre lei esplodeva in un ultimo orgasmo devastante, contraendosi tutta attorno a me.
Siamo rimasti incastrati così per qualche secondo, immobili e senza fiato, con il solo rumore dei nostri respiri spezzati a rompere il silenzio del salotto, mentre il sudore ci incollava la pelle nel buio della stanza.

Dopo qualche istante di respiro affannoso, mi sono sfilato lentamente da lei, avvertendo il calore residuo del preservativo colmo tra le mie dita. Lei è rimasta abbandonata sul divano per un momento, con la pelle bionda ancora arrossata e il petto che sussultava.
Si è voltata a guardarmi con un sorriso stanco ma radioso, passandosi una mano tra i capelli spettinati. "Direi che come bentornato può bastare, no?" ha mormorato con quel suo piglio tutto pepe che non l'aveva abbandonata nemmeno dopo una notte così selvaggia.
Mi sono chinato a darle un ultimo bacio, un bacio dolce che sapeva di noi e di quel prosecco che era rimasto ormai tiepido sul tavolo della cucina. Ci siamo rivestiti in un silenzio complice, interrotto solo da qualche piccola risata e dalla promessa di non far passare più così tanto tempo prima del prossimo "aperitivo".
Sono uscito nel fresco della notte con il suo profumo ancora addosso, sapendo che quel bar non sarebbe mai più stato un semplice locale della zona.












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