tradimenti
Il tradimento della mia compagna
29.03.2026 |
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"Man mano che salivo, la musica sembrava sfumare in sottofondo, lasciando spazio a gemiti profondi e frasi spezzate che diventavano sempre più nitide..."
Questa è la storia di come ho scoperto che, dopotutto, ogni tanto non c'è niente di male a condividere la propria partner. Ovviamente solo i nomi sono di fantasia. Buona lettura.Nel 2022, la convivenza con Simona andava avanti da un anno, dopo 3 di fidanzamento. Eravamo una coppia solida, di quelle che stavano bene insieme: uscivamo spesso con gli amici e la nostra vita sessuale era attivissima. Lei lavorava come commessa in un negozio della zona e tutto sembrava scorrere regolarmente.
Simona era una donna che non passava inosservata: riccia, di statura media, con un viso incorniciato da quei riccioli ribelli che le davano un’aria selvaggia. Aveva un seno piccolo, sodo, ma il suo vero punto di forza era un bel culone da negra, tondo e prorompente, che risaltava in ogni suo movimento. Il tutto era completato da uno sguardo accattivante e da dei bellissimi piedi curati, che amavo osservare quando girava scalza per casa.
Quell’estate, però, iniziai a notare che qualcosa in lei stava cambiando. Non faceva tardi dal lavoro, ma una volta a casa appariva distratta.
Aveva sempre il cellulare sottomano e messaggiava molto più del solito. La vedevo assorta, lo sguardo fisso sullo schermo, con un’espressione che non riuscivo a decifrare.
Nonostante la sua bellezza esplosiva e quel modo di fare così sensuale, non ero mai stato un tipo geloso. Mi fidavo ciecamente di lei e del nostro rapporto, convinto che quel cellulare sempre acceso fosse solo un passatempo innocente con le amiche o i gruppi del lavoro.
L’atmosfera in casa era carica di una tensione sottile, un’elettricità che Simona sembrava portarsi dietro dal negozio. Io continuavo la mia vita di sempre, ignaro che dietro quei messaggi si stesse consumando qualcosa che avrebbe cambiato tutto.
Finché non arrivò quel pomeriggio di agosto, quando il caldo torrido sembrava fermare il tempo.
In quella calda settimana di agosto, si era creato un impegno fisso: Simona doveva andare giornalmente dai suoi genitori, erano partiti per una vacanza, per far uscire il cane e sistemare casa per qualche ora. Era una scusa perfetta, che non destava alcun sospetto dato il nostro rapporto sereno e la mia totale mancanza di gelosia.
Quel giorno specifico, l'aria era pesante per l'afa. Simona mi disse che sarebbe andata dai suoi verso le 19:00 e, con estrema naturalezza, mi chiese a che ora avrei finito di lavorare.
«Finisco per le 19:00,» le risposi, senza immaginare cosa stesse bollendo in pentola.
Lei colse la palla al balzo e propose: «Allora raggiungimi lì direttamente, ceniamo direttamente dai miei»
Quel pomeriggio di agosto, il destino ci mise lo zampino. Intorno alle 15:00, un guasto improvviso alla rete elettrica della zona ci costrinse a fermare tutto: senza corrente non potevamo visitare i pazienti. Decidemmo di chiudere lo studio in anticipo e, dopo un veloce aperitivo rigenerante con i colleghi, mi rimisi in macchina. Il piano era semplice: una doccia veloce a casa nostra e poi dritto dai miei suoceri. Volevo fare una sorpresa a Simona, magari aiutandola con il cane e preparandole la cena, visto che avevo anche io le chiavi della villetta.
La casa dei miei suoceri si trovava in una zona residenziale tranquilla, caratterizzata da vie strette dove trovare parcheggio era un’impresa quasi impossibile. Lasciai l’auto a qualche isolato di distanza e mi avviai a piedi, godendomi quel silenzio estivo interrotto solo dal ronzio delle cicale.
Man mano che mi avvicinavo, però, notai qualcosa di strano. Una musica ritmata e profonda iniziava a farsi sentire, diventando sempre più nitida via via che accorciavo le distanze. Capii subito che proveniva proprio da casa dei suoceri. Quando arrivai davanti al cancello, vidi il cane fuori nel giardino, solo, e una moto parcheggiata all’interno che non avevo mai visto prima. Pensai immediatamente che fosse tornato il fratello di Simona per una visita a sorpresa.
Entrai nel vialetto, feci una carezza veloce al cane che mi scodinzolava e mi diressi verso l'ingresso sul retro, intuendo che la porta finestra fosse rimasta aperta per via del caldo. Mi domandai chi potesse tenere la musica a quel volume così alto, quasi a voler coprire ogni altro rumore. Arrivai davanti alla vetrata e i miei occhi caddero subito sul divano del salotto.
Il cuore mi saltò in gola. C'erano vestiti sparsi ovunque sul pavimento, gettati con una fretta furiosa, come se un vortice avesse spogliato due amanti nel bel mezzo di un impeto improvviso. Fu lì che il sospetto smise di essere un'idea astratta per diventare una morsa allo stomaco.
Vidi un lembo di stoffa familiare. Mi chinai e lo raccolsi: era il perizoma nero che avevo regalato io stesso a Simona qualche tempo prima. Stringendolo tra le dita, mi accorsi di quanto fosse pesantemente bagnato, intriso di un’umidità che non lasciava spazio a dubbi.
Mentre la musica continuava a pompare nelle orecchie, sollevai lo sguardo verso la scala che portava al piano superiore, da dove ora, oltre alle note, arrivavano anche altri suoni, più cupi e inconfondibili.
Il cuore mi rimbombava nel petto, ma era un battito diverso da quello della semplice rabbia. Sentivo un fuoco scatenarsi dentro di me, una miscela esplosiva di tradimento e un’eccitazione primordiale che non riuscivo a domare. Mi guardai in basso e notai che l'abbigliamento leggero estivo non nascondeva nulla: avevo un'erezione evidente, tesa e dolorosa, che premeva contro il tessuto dei pantaloni.
Prima di salire, i miei occhi caddero di nuovo sul divano. Non c'erano solo vestiti: notai diversi schizzi biancastri e lucidi sparsi sulla stoffa scura, segni inequivocabili di un piacere consumato con una fretta furiosa. Quella vista, invece di disgustarmi, alimentò ulteriormente il mio stato: mi eccitai ancora di più, sentendo il sangue pulsarmi nelle tempie.
Mi feci coraggio e iniziai a salire le scale, un gradino alla volta, cercando di non far scricchiolare il legno. Man mano che salivo, la musica sembrava sfumare in sottofondo, lasciando spazio a gemiti profondi e frasi spezzate che diventavano sempre più nitide. Arrivato sul pianerottolo, non ebbi dubbi: i rumori provenivano dalla vecchia camera di Simona.
Avanzai nell'ombra, muovendomi con la cautela di un predatore, finché non trovai un punto perfetto per nascondermi senza essere visto. La scena che mi si parò davanti attraverso la porta aperta era un quadro di pura lussuria, capace di cancellare ogni residuo di rabbia, lasciando solo un desiderio bruciante:
Simona era cavalcioni sopra di lui, con la schiena inarcata e i ricci ribelli che le coprivano il viso a ogni sobbalzo. Lui era sotto di lei, le mani piantate con forza sul quel suo culone da negra che amavo tanto, spingendo verso l'alto con un vigore animalesco.
A terra, sparsi sul pavimento, c'erano diversi preservativi usati, segno che quel rito andava avanti da un pezzo. Il pavimento intorno al letto era visibilmente bagnato, così come le lenzuola, ormai ridotte a un groviglio umido e sfatto.
Simona urlava, non erano semplici gemiti, erano grida di una donna posseduta nel profondo, mentre lui continuava a martellarla senza sosta.
In quel momento, la rabbia sparì del tutto. Restai lì, nell'oscurità del corridoio, con la mano che correva istintivamente alla mia erezione, spettatore rapito della mia compagna che si offriva a uno sconosciuto con una foga che non le avevo mai visto prima. Ero un cuckold, e quella consapevolezza mi stava dando il piacere più intenso della mia vita.
Il momento della scoperta si trasformò in un'ossessione visiva. Invece di irrompere nella stanza, la mano mi corse istintivamente alla tasca: tirai fuori il telefono e, con il respiro sospeso per non farmi scoprire, iniziai una ripresa che durò diversi minuti. Volevo ogni dettaglio di quel tradimento impresso nella memoria e nel sensore della fotocamera.
Attraverso lo schermo dello smartphone, la scena sembrò farsi ancora più cruda. I due amanti non accennavano a fermarsi; anzi, lui la afferrò per i fianchi con una foga animalesca e la fece voltare. Simona si mise a pecora proprio sul bordo del letto, offrendogli quel suo culone prorompente che sussultava a ogni respiro affannoso. Lui si posizionò dietro di lei e riprese a spingere con colpi secchi e profondi, penetrandola con una violenza che faceva scricchiolare la struttura del letto.
Simona era completamente persa: la testa affondata nel materasso, i riccioli bagnati di sudore e le grida che si trasformarono in un lamento continuo. La vidi inarcarsi un’ultima volta, i muscoli delle gambe tesi allo spasmo, mentre si lasciava andare a un orgasmo bagnatissimo che inzuppò ulteriormente le lenzuola già sfatte. Lui non smise di martellarla finché anche l'ultimo fremito non si placò.
In quel momento, con il video salvato e il cuore che mi esplodeva nel petto, capii che non potevo più restare lì. Mi voltai in silenzio, richiusi virtualmente quella parentesi di lussuria e scesi le scale con la stessa cautela con cui ero salito. Uscii dalla villetta, salutai il cane con un gesto distratto e tornai alla macchina camminando veloce sotto il sole calante di agosto.
Mentre guidavo verso casa nostra, l'eccitazione e la rabbia si erano fuse in una fredda determinazione. Non ero più lo stesso uomo di poche ore prima. Ero deciso a parlare di quanto successo quella sera stessa, non appena lei fosse rientrata, mettendo fine a quella recita e affrontando la nostra nuova, torbida realtà.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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