incesto
La zia ritrovata...capitolo 2
27.03.2026 |
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Io ero eccitato ma anche molto imbarazzato, non mi aspettavo questo suo interesse, così diretto, quindi sorrisi e basta..."
Secondo capitolo dei miei incontri con la zia. Qui ne ho racchiusi due in uno, a giorni uscirà anche quello che ,per ora, è il capitolo finale. Buona lettura.Dopo quel primo pomeriggio a casa sua, nulla era più tornato normale. Ci eravamo lasciati con il sapore di quel sesso selvaggio ancora addosso, ma la distanza dei giorni successivi non aveva spento l’incendio; l’aveva solo alimentato. Abbiamo iniziato a scriverci con una frequenza quasi ossessiva, un filo invisibile che ci teneva legati nonostante le nostre vite ufficiali.
Il mattino era il momento della "facciata": un suo "Buongiorno" tranquillo, quasi formale, come se fossimo ancora solo i parenti che si erano ritrovati per caso dopo anni. Era un codice, un modo per dirci che eravamo lì. Ma era una recita che durava poco. Appena arrivava la sera e la casa diventava silenziosa, il tono dei messaggi cambiava pelle.
Lei iniziava a scrivermi quanto le mancasse avermi lì, nella sua camera, e io non perdevo occasione per ricordarle ogni singolo dettaglio di quello che avevamo fatto tra le sue lenzuola. I nostri discorsi hot notturni erano diventati un appuntamento fisso: mi descriveva come si sentiva nuda nel letto pensando a me, toccandosi mentre leggeva le mie risposte, e io le scrivevo senza filtri, promettendole che la volta successiva sarebbe stata ancora più intensa e senza freni.
La voglia di rivederci era un chiodo fisso, ma quando le chiesi chiaramente quando potessimo stare di nuovo insieme, lei frenò: "È complicato adesso... mio figlio è tornato da fuori e non ho un attimo di privacy in casa". Quel messaggio mi lasciò con l'amaro in bocca, alimentando ancora di più il desiderio che ormai mi bruciava dentro.
Poi, una domenica mattina, quel silenzio è stato spezzato da una notifica che ha fatto vibrare il comodino.
Era lei: "Tra un'ora sarò da mia madre a fare delle pulizie, visto che tornerà questa sera da un viaggio con mio fratello... se vuoi puoi venirmi a dare una mano qui". Subito dopo, è arrivata la posizione.
Non c'era bisogno di leggere tra le righe. Sapevo che quella non era una richiesta di aiuto domestico, ma l’occasione perfetta per riprendere da dove avevamo lasciato, senza il rischio che suo figlio ci interrompesse. Senza pensarci due volte ho accettato e mi sono preparato in fretta, con l'adrenalina che già iniziava a scorrere.
Arrivato ai piedi del palazzo, l'ho chiamata. La sua voce al telefono era bassa, un po' affannata: "Sali pure, il portone è aperto... mi trovi al secondo piano". Una volta davanti al suo appartamento, ho notato che la porta era già socchiusa, come un invito silenzioso.
"Permesso?" ho detto a voce media, entrando nell'ingresso silenzioso che sapeva di detersivo e aria fresca.
"Raggiungimi pure in bagno!" mi ha risposto lei dal fondo del corridoio.
Ho seguito il suono della sua voce fino alla fine del corridoio. Quando sono arrivato sulla soglia del bagno, la scena mi ha bloccato il respiro. Lei era a pecora, piegata in avanti mentre era intenta a pulire con cura l'interno della doccia. Notai subito quanto fosse spaziosa, quasi una stanza a sé, con i vetri trasparenti che riflettevano la luce della mattina.
Quella posizione esaltava tutta la sua fisicità prorompente: i pantaloncini di cotone leggero erano tesi allo stremo, incapaci di contenere il suo culone sodo e voluminoso, che svettava in primo piano attirando tutta la mia attenzione.
Essendo una donna alta e formosa, la sua figura riempiva lo spazio in modo prepotente. Sopra indossava una canotta nera con le spalline sottili, che faceva fatica a reggere l'abbondanza della sua quinta di seno. Mentre strofinava il vetro della doccia, il movimento ritmico faceva dondolare i suoi seni pesanti, che premevano contro il tessuto leggero rivelando la mancanza di reggiseno.
Dopo averla ammirata in quella posizione così esplicita mentre era intenta con la doccia, lei si sollevò asciugandosi la fronte con il dorso della mano. Il movimento fece sussultare la sua quinta di seno sotto la canotta umida, un richiamo visivo che mi rese difficile mantenere la calma.
"Ho finito di pulire la vasca, per ora basta così. Facciamo una pausa?" mi disse con un sorriso stanco ma terribilmente sensuale.
Ci spostammo in sala, un ambiente ampio e luminoso che sapeva di casa vissuta. Ci accomodammo sul divano, vicini ma non ancora a contatto, mentre bevevamo un succo fresco appena preso dal frigo. Il freddo del bicchiere contrastava con il calore che emanava il suo corpo curvy a pochi centimetri dal mio. Parlammo poco, ma i nostri sguardi dicevano tutto: c'era l'eco dei messaggi hot della notte e il ricordo della prima volta che ci aveva travolti.
Finita la pausa, ci mettemmo seriamente al lavoro. Per un paio d’ore ci dividemmo i compiti: io passavo l'aspirapolvere e spostavo i mobili più pesanti, lei si occupava delle superfici e dei dettagli. Vederla muoversi per casa, alta e imponente, con quel culone che ondeggiava a ogni passo e la canotta che aderiva sempre di più alla pelle sudata, era una tortura deliziosa.
Quando finalmente l’intera casa fu splendente, lei si lasciò cadere su una sedia, sciogliendosi i capelli che le ricaddero morbidi sulle spalle. Era visibilmente sfatta dalla stanchezza, con qualche ciocca ribelle incollata al collo e il respiro ancora un po' accelerato, ma non era mai stata così provocante.
Si alzò lentamente, stiracchiandosi e mettendo in risalto tutta la sua statura e le sue forme esplosive. "Sono a pezzi... ho proprio bisogno di farmi una doccia per riprendermi un po’ prima che tornino mia madre e mio fratello," mi disse, lanciandomi un'occhiata che non ammetteva repliche. Poi, con un tono che era a metà tra un comando e una promessa, aggiunse: "Tu intanto rilassati pure sul divano, faccio in un attimo".
Si avviò verso il corridoio, lasciandomi lì con il battito che ricominciava a correre, sapendo bene che quella doccia spaziosa che avevamo appena pulito insieme non sarebbe rimasta vuota a lungo.
Rimasi in sala per qualche minuto, cercando di dare un ritmo regolare al mio respiro, ma il silenzio della casa, rotto solo dallo scroscio lontano dell’acqua, rendeva tutto più difficile. Mi alzai per andare in cucina a prendermi un altro sorso d'acqua, ma i miei passi, quasi autonomamente, deviarono verso il corridoio.
Notai subito che la porta del bagno era rimasta spalancata, un invito che non aveva bisogno di parole. Il vapore iniziava a uscire lentamente, portando con sé il profumo del suo bagnoschiuma. Mi avvicinai in silenzio, col cuore che mi batteva fin nelle orecchie, e mi affacciai sulla soglia.
La scena era un capolavoro erotico. Lei era lì, dentro quella doccia spaziosa che avevamo appena sistemato, nuda in tutta la sua statura e bellezza. L’acqua calda le scivolava addosso, accarezzando la curva abbondante della sua quinta di seno e scendendo lungo i fianchi larghi, fino a perdersi sulle forme piene del suo culone bagnato. La sua pelle sembrava risplendere sotto il getto, mentre il sapone scivolava via lento, rivelando ogni dettaglio di quel corpo curvy che mi aveva ossessionato nei messaggi dei giorni scorsi.
Non feci in tempo a nascondermi che lei si voltò, passandosi una mano tra i capelli fradici. I suoi occhi incontrarono i miei e un sorriso malizioso le illuminò il volto, per nulla sorpresa di trovarmi lì a spiarla.
"Visto che l'abbiamo pulita così bene, sarebbe un peccato non approfittarne insieme, non credi? Accomodati..." disse con una voce che era una carezza calda.
Non me lo feci ripetere. In un istante i miei vestiti finirono sul pavimento del bagno. Entrai nel box doccia e il calore dell'acqua ci avvolse entrambi. La sensazione della mia pelle nuda che finalmente tornava a premere contro la sua fu una scossa elettrica. La strinsi a me, sentendo la morbidezza dei suoi seni contro il mio petto e la consistenza delle sue natiche bagnate sotto le mie mani.
Ci cercammo con una fame disperata, fondendo le nostre labbra in un bacio profondo e umido, mentre l'acqua calda continuava a scorrere sui nostri corpi intrecciati, lavando via la stanchezza delle pulizie e lasciando spazio solo al desiderio selvaggio che avevamo accumulato per tutta la settimana.
L’acqua calda che ci batteva addosso sembrava alimentare l’incendio invece di spegnerlo. Appena le mie mani incontrarono la sua pelle bagnata e scivolosa, ogni freno inibitorio residuo sparì. La strinsi a me con forza, sentendo la consistenza incredibile della sua quinta di seno schiacciata contro il mio petto nudo; il contrasto tra il calore dell'acqua e la fermezza delle sue curve era inebriante.
Lei non perse tempo. Mi afferrò per la nuca, trascinandomi in un bacio profondo, quasi violento, mentre le sue mani scendevano rapide a cercarmi.
Senza interrompere il contatto, la feci girare contro la parete di vetro della doccia, che avevamo appena tirato a lucido. La invitai a rimettersi nella posizione in cui l'avevo trovata arrivando: a pecora, con le mani poggiate contro il cristallo appannato. In quella posizione, il suo culone bagnato era un invito a cui non potevo resistere.
Mi posizionai dietro di lei, afferrandola saldamente per i fianchi larghi. Quando entrai, lo feci con una spinta decisa, liberando tutta la frustrazione dell'attesa. Lei cacciò un gemito acuto che rimbombò contro le piastrelle, inarcando la schiena e premendo il viso contro il vetro freddo.
Il ritmo si fece insostenibile, un crescendo di colpi sordi e respiri spezzati che rimbombavano nel box doccia appannato. La sentivo stringersi attorno a me, i suoi muscoli tesi che cercavano di trattenere ogni centimetro del mio piacere. Le mie mani affondavano nel suo culone bagnato, guidando ogni spinta con una foga che non riuscivo più a controllare.
"Sì... così... non fermarti!" gemeva lei, premendo il viso contro il vetro freddo mentre la sua quinta di seno sobbalzava furiosamente sotto il getto dell'acqua.
Il ritmo si fece insostenibile, un crescendo di colpi sordi e respiri spezzati che rimbombavano nel box doccia appannato. La sentivo stringersi attorno a me, i suoi muscoli tesi che cercavano di trattenere ogni centimetro del mio piacere. Le mie mani affondavano nel suo culone bagnato, guidando ogni spinta con una foga che non riuscivo più a controllare.
"Sì... così... non fermarti!" gemeva lei, premendo il viso contro il vetro freddo mentre la sua quinta di seno sobbalzava furiosamente sotto il getto dell'acqua.
Sentii la scossa partire dalla base della schiena, un’ondata di calore che annullava tutto il resto. In quel momento, i messaggi della settimana, la prudenza per il figlio e l'imminente arrivo di sua madre sparirono. C'eravamo solo noi due e quel desiderio proibito che pretendeva il suo tributo.
Senza sfilarmi, con un'ultima spinta profonda e decisa, le venni dentro, liberando tutto il carico di tensione accumulata nei giorni di attesa. Un gemito lungo e strozzato le uscì dalle labbra mentre si inarcava all'indietro, cercando il mio petto per sostenersi. Restammo così per qualche istante, immobili sotto lo scroscio dell'acqua calda che continuava a lavare i nostri corpi intrecciati, mentre il mio seme sanciva definitivamente quel legame segreto che andava ben oltre un semplice caffè.
"Dobbiamo muoverci," sussurrò, con la voce ancora roca per il piacere ma carica di urgenza. "Tra poco torneranno mia madre e mio fratello... hai giusto il tempo di rivestirti e andar via prima che arrivino."
Quella frase fu come una secchiata d'acqua fredda che ci riportò alla realtà. Mentre lei chiudeva il getto della doccia, io uscii rapidamente cercando i vestiti sparsi sul pavimento del bagno. La complicità dei messaggi hot della notte era stata sostituita dalla frenesia di non farsi scoprire.
In pochi minuti fui pronto. Ci scambiammo un ultimo bacio veloce sulla porta di casa, un contatto umido e rubato che sapeva ancora di noi. "Ci scriviamo stasera," mi disse con un sorriso malizioso prima di chiudere la porta.
Mentre scendevo le scale del palazzo, sentivo ancora il calore di lei addosso e il battito che faticava a rallentare, consapevole che quel rischio corso insieme aveva reso tutto ancora più indimenticabile.
Il gioco si era spostato su un terreno ancora più intrigante: quello del rischio pubblico e della complicità a tre. Dopo quella domenica mattina a casa di sua madre, eravamo tornati al solito rito dei "buongiorno" distanti, finché un sabato pomeriggio non ho deciso di rompere gli indugi scrivendole che ero in zona.
La sua risposta è stata una foto di un calice alzato: "Sto festeggiando i 50 anni di un'amica, aperitivo lungo!". Quando ho scherzato dicendo che l'avrei raggiunta, lei si è fatta seria: "Ti scrivo io tra un po', ma deve sembrare un incontro casuale. Qui ci sono tutti".
Verso le 23:00 è arrivata la posizione. Il locale era una bolgia di luci soffuse e musica alta, pieno di gente dai 40 in su decisa a divertirsi senza troppi pensieri. Mi sono fatto strada tra la folla in pista, cercando la sua figura alta e prorompente tra le teste che ondeggiavano. Quando finalmente l'ho avvistata, ho finto di inciampare e l'ho urtata "per sbaglio".
Lei si è girata ridendo, recitando alla perfezione la parte della zia sorpresa: "Ma guarda chi si vede! Che ci fai qui?". Dopo le presentazioni di rito al tavolo, dove mi ha introdotto come il suo "nipote acquisito", sono rimasto a bere con il gruppo. Ma l'aria era troppo carica e la confusione troppa. Quando ho detto che mi sarei spostato in un pub più tranquillo, la situazione è precipitata: due sue amiche hanno insistito per seguirmi, ma alla fine solo una di loro e mia zia hanno deciso di venire, approfittando del mio passaggio.
Siamo finiti in un pub dall'atmosfera soffusa, molto più intimo. Seduti al tavolo, con un altro giro di drink davanti, ho potuto studiare meglio l'amica: era l'esatto opposto di mia zia. Bassina, mora, con uno sguardo decisamente malizioso e una "faccia da porca" che non lasciava spazio all'immaginazione. Ma il dettaglio che saltava all'occhio era il suo seno enorme, che premeva contro la scollatura ad ogni risata.
Eravamo lì, io e queste due donne mature, reduci da una serata di balli e alcol, con la tensione che iniziava a vibrare tra i bicchieri. Mia zia mi guardava con complicità, divertita dalla situazione, mentre la sua amica non faceva nulla per nascondere l'interesse, lanciandomi occhiate che parlavano chiaro.
"Certo che tua zia mi aveva parlato di un nipote carino," esordì lei, portandosi il bicchiere alle labbra senza mai staccare gli occhi dai miei, "ma non mi aveva detto che avevi questo sguardo... così deciso."
Io ero eccitato ma anche molto imbarazzato, non mi aspettavo questo suo interesse, così diretto, quindi sorrisi e basta.
"Allora," ha esordito l'amica, inclinandosi in avanti e mettendo in primo piano il suo decolleté generoso, "il nipote è sempre così silenzioso o è solo perché ci sono io?"
Mia zia ha ridacchiato, sfiorandomi con la gamba sotto il tavolo. "Oh, fidati, sa essere molto convincente quando vuole...".
Per l'imbarazzo mi misi a ridere e fecero lo stesso e mi alzai per andare in bagno.
Al ritorno, la situazione al tavolino era cambiata. Le due donne erano vicinissime, le teste quasi unite mentre sussurravano qualcosa tra loro. Quando mi sono avvicinato, si sono raddrizzate all'istante, ma i loro occhi brillavano di una luce diversa, più complice e maliziosa.
"Allora," ho esordito, restando in piedi davanti a loro, "ne volete un altro o preferite cambiare aria?"
"Lascia stare questo pub, venite nel mio attico. Vi offro un amaro serio per concludere come si deve". rispose Gianna.
Guardai mia zia, cercando la sua approvazione. Lei mi rispose con un sorriso complice e un cenno della testa. Accettai volentieri e le feci salire in macchina.
L'attico di Gianna era straordinario, un appartamento moderno che affacciava direttamente sul mare. Una volta in sala, ci accomodammo sui divani e lei servì l'amaro. Ma dopo pochi sorsi, Gianna si alzò e disse a mia zia: "Vieni un attimo in camera, devo farti vedere una cosa".
Rimasi solo in sala, sprofondato nel divano col bicchiere in mano. L'eccitazione che mi portavo dietro da tutta la sera era ai massimi livelli. Passarono dieci minuti e non tornavano. Il silenzio dell'attico era rotto solo da alcune risatine soffuse che provenivano dal corridoio. Mi alzai, deciso a capire cosa stesse succedendo.
Seguendo quelle voci, arrivai davanti a una porta socchiusa. Le risatine erano diventate più nitide, mescolate a respiri profondi. Appena spinsi la porta, la scena mi lasciò di sasso: erano sul letto, completamente nude, intrecciate in una 69 clamorosa.
Mia zia, alta e prorompente, sovrastava la mora, che con le mani affondava con forza nel suo culone. La quinta di seno di mia zia ondeggiava a ogni movimento, mentre l'amica, nonostante fosse più bassina, la accoglieva con una foga incredibile. Erano così concentrate l'una sull'altra che non si accorsero subito della mia presenza sulla soglia, lasciandomi libero di ammirare quel groviglio di curve bagnate dal sudore e dal desiderio.
Il silenzio della stanza era rotto solo dallo schiocco dei baci e dai respiri affannati che scandivano il ritmo della loro 69. Rimasi lì, immobile sulla soglia, con il cuore che mi martellava nel petto e il bicchiere di amaro ormai dimenticato nella mano. La luce soffusa della camera da letto esaltava ogni dettaglio: la pelle chiara di mia zia che contrastava con la chioma mora di Gianna, e l'abbondanza delle loro forme che riempiva il materasso.
A un certo punto, Gianna sollevò leggermente la testa. I suoi occhi, carichi di una malizia ferocemente esplicita, incontrarono i miei. Non si scostò, anzi, accentuò la pressione delle mani sul culone di mia zia, affondando le dita in quelle carni sode e generose.
"Ti piace quello che vedi, nipote?" sibilò con una voce che era un misto di sfida e invito, mentre mia zia, sentendola parlare, si bloccò per un istante.
Mia zia si sollevò sui gomiti, scostandosi i capelli fradici dal viso. Vedermi lì, eccitato e paralizzato sulla porta, sembrò darle la scossa definitiva. La sua quinta di seno dondolò pesantemente mentre si metteva a sedere, senza minimamente provare a coprirsi.
Anzi, allargò le gambe con una naturalezza disarmante, mostrando a me e all'amica tutta la sua disponibilità.
"Vieni qui," disse mia zia, con un tono che non ammetteva repliche. "Gianna voleva farti una sorpresa... e direi che ci è riuscita."
ianna scivolò verso il bordo del letto, mettendosi in ginocchio. Da quella posizione, la sua statura minuta la rendeva ancora più provocante: il suo seno enorme sfidava la forza di gravità, mentre quella sua faccia da porca si illuminava di un sorriso predatore. Si portò una mano alle labbra, ancora lucide, e mi fece segno di avvicinarmi con un dito.
"Non vorrai mica lasciarci finire da sole, vero?" aggiunse Gianna, mentre mia zia si portava alle mie spalle, iniziando a sbottonarmi la camicia con mani esperte e veloci.
In quel momento, ogni barriera era crollata. Mi ritrovai al centro del letto, circondato da un’abbondanza di carne e desiderio che non avrei mai osato immaginare. Mia zia prese subito il comando: con la naturalezza di chi sa esattamente cosa vuole, si inginocchiò tra le mie gambe. La sua quinta di seno dondolava libera, sfiorandomi l'interno coscia mentre mi avvolgeva con un pompino profondo, ritmato, lo sguardo fisso nel mio a cercare la mia reazione.
Nello stesso istante, Gianna mi scavalcò. Con quella sua faccia da porca illuminata da un sorriso predatore, si abbassò lentamente finché non sentii tutto il suo calore premere contro il mio viso. Mi costrinse a leccarla con foga, muovendo il bacino con una fame insaziabile, mentre il suo profumo intenso mi riempiva i polmoni. Ero letteralmente prigioniero del loro piacere.
Senza interrompere il ritmo, si scambiarono di posto con una coordinazione felina. Gianna si posizionò sopra di me, guidando il mio cazzo dentro la sua figa bagnata. Iniziò a cavalcarmi con una ferocia inaspettata per la sua statura; il suo seno enorme sobbalzava a ogni spinta, mentre le sue unghie mi graffiavano il petto. Quando fu il turno di mia zia, la feci mettere a pecora, esponendo quel culone che avevamo già celebrato nella doccia. La possedetti con una foga selvaggia, sentendo i suoi gemiti rimbombare contro la testata del letto, finché la tensione non divenne insostenibile.
Mi staccai appena in tempo per venire in faccia a entrambe. I loro volti e i loro seni generosi furono inondati dai miei schizzi caldi e densi. Invece di pulirsi, si guardarono con una complicità torbida e iniziarono a baciarsi con passione, mescolando la mia sborra sulle loro labbra in uno spettacolo che mi fece ribollire il sangue.
Non erano ancora sazie. Si voltarono insieme, offrendomi i loro culi umidi e invitanti. "Non fermarti adesso," mormorò Gianna con un filo di voce. Non me lo feci ripetere: le presi una dopo l'altra, sfondando i loro ani con spinte decise che le facevano inarcare e gridare di piacere contro i cuscini. La carnalità della scena era totale.
Conclusi l'opera svuotandomi un'ultima volta nelle loro bocche spalancate, che accolsero ogni goccia con una voracità che suggellò definitivamente quel patto di segretezza e lussuria. Restammo lì, distrutti e sudati, mentre il rumore del mare fuori dalla finestra sembrava l'unico testimone di quella follia a tre che aveva trasformato un sabato qualunque nel mio capolavoro proibito.
Ci rivestiamo e salutiamo Gianna per la fantastica serata, salutandola con due baci. Arrivati sotto casa della zia, ci salutiamo anche noi con un bel bacio appassionato promettendoci di rivederci molto presto...
Passò qualche giorno...poi un suo messaggio...io Gianna questa sera siamo libere, tu che fai?
Alla prossima
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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