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Lui & Lei

La scopa-amica


di Midi90
30.03.2026    |    1.134    |    3 9.4
"L'adrenalina e il calore dell'acqua avevano trasformato quella doccia in un campo di battaglia erotico..."
Con questo racconto vado ad introdurvi Alessia, colei che sarà la protagonista di tanti racconti in quanto abbiamo avuto un rapporto clandestino di scopa-amicizia per diversi anni. Buona lettura.

Era luglio del 2010. Avevo vent’anni, la freschezza di chi ha tutta la vita davanti e una settimana di lavoro sulle spalle che spariva non appena arrivava il venerdì sera. Da single, i miei weekend erano un rito: staccare la spina e vivere al massimo con gli amici. Quell'estate frequentavo un paio di comitive diverse e con una di queste, facevamo tappa fissa al nostro stabilimento di fiducia; avevamo preso la palma in circa 15 persone, creando quel microcosmo fatto di sabbia, sale e sguardi rubati sotto il sole.
In quella stessa comitiva, c’era Alessia. Diciott’anni appena compiuti, bionda, una bellezza che ti restava impressa. Non era alta, ma aveva quelle proporzioni che ti fregavano: un seno piccolino e sodo che spuntava dai top estivi e dei fianchi larghi che incorniciavano un culo pazzesco, di quelli che non riuscivi a smettere di fissare quando camminava davanti a te sulla passerella della spiaggia. E poi c’erano i suoi occhi: un azzurro così penetrante che, ogni volta che incrociavano i miei, sembravano volermi sfidare. Tra noi era sempre stato così: un gioco continuo di provocazioni mute, un’elettricità che restava sospesa nell'aria senza mai tradursi in qualcosa di concreto.
Quel sabato sera di fine luglio faceva un caldo torrido, di quelli che ti incollano i vestiti addosso e ti fanno sentire il sangue pulsare. Dopo una cena infinita a base di pesce e vino bianco, il gruppo si era sfoltito. Eravamo rimasti io, Alessia e altri quattro amici: due ragazzi e due ragazze. L'adrenalina della serata non era ancora finita, così, quasi all'unisono, decidemmo di andare a ballare. L’aria della notte non rinfrescava affatto, anzi, sembrava caricarsi di promesse mentre salivamo in macchina diretti verso il locale.

Ormai si erano fatte le due e il caldo all'interno del locale era diventato quasi insopportabile, un mix di sudore, profumi e bassi che ti rimbombavano nello stomaco. In pista eravamo tutti vicini, ma io e Alessia avevamo accorciato le distanze più del solito. Ogni suo movimento sembrava calibrato per sfiorarmi, e quegli occhi azzurri, illuminati dai flash delle strobo, non mi mollavano un secondo.
Mi feci coraggio. Le scivolai alle spalle e le poggiai le mani sui fianchi larghi, sentendo la pelle calda sotto il tessuto leggero del suo vestito. Mi chinai verso il suo orecchio, sovrastando il rumore della musica: «Ti va se scendiamo in spiaggia a prendere un po’ d’aria? Qui si soffoca». Lei non disse una parola, si voltò a guardarmi con un sorriso complice che diceva tutto, mi prese per mano e, senza nemmeno avvisare gli altri quattro, ci facemmo largo tra la folla verso l'uscita.
Sulla sabbia l'aria era leggermente più respirabile, ma l'alcol che avevamo in corpo rendeva tutto ovattato e leggero. Camminavamo barcollando un po’, ridendo per battute sciocche che in quel momento ci sembravano geniali, le nostre dita ancora intrecciate. Poi, arrivati a riva, dove il rumore della risacca copriva quello della discoteca, ci fermammo. Il gioco di sguardi di mesi esplose in un istante: ci tirammo l'uno verso l'altra e ci lasciammo andare a un bacio lungo e appassionato. Le mie mani corsero subito a quel culo sodo che avevo sognato per tutta l'estate, mentre lei si stringeva a me con un’urgenza che mi lasciò senza fiato. Quel momento durò minuti infiniti, sospesi tra il sapore del cocktail e il desiderio accumulato.
Quando finalmente ci staccammo, eravamo entrambi scossi. Ci ricomponemmo alla meglio, cercando di darci un tono, e tornammo dagli altri come se nulla fosse successo, chiudendo la serata con il classico cornetto caldo all'alba mentre il locale spegneva le luci.
Al momento di tornare a casa, il caso (o forse no) volle che Alessia salisse in macchina con me insieme agli altri due amici. Dopo aver scaricato i ragazzi, restammo finalmente soli nell'abitacolo. Parcheggiai sotto casa sua, il motore spento e il silenzio della mattina presto che rendeva tutto più intimo. Restammo lì a parlare, ma la tensione in quella macchina era talmente alta che si sarebbe potuta tagliare con un coltello.

Il silenzio nell'abitacolo era interrotto solo dal ticchettio del motore che si raffreddava. Eravamo parcheggiati sotto casa sua, le luci dei lampioni tagliavano l'oscurità e il profilo di Alessia era più bello che mai. Sapevamo entrambi che quel bacio in spiaggia aveva cambiato tutto, ma c’era un elefante nella stanza: Stefano.
Stefano faceva parte della nostra comitiva storica, era il suo ex e, anche se si erano lasciati da due mesi perché lui l’aveva tradita più volte, la situazione nel gruppo era ancora delicata. Quella sera lui non c’era, ma il pensiero di creare drammi o schieramenti tra gli amici ci frenava.
«Dobbiamo stare attenti,» sussurrò lei, voltandosi verso di me. I suoi occhi azzurri erano seri, quasi preoccupati. «Se gli altri lo vengono a sapere ora, succede un casino. Stefano è una testa calda e io non voglio rovinare il gruppo per colpa sua.»
«Lo so,» risposi io, avvicinandomi a lei. «Non voglio creare casini nemmeno io. Però quello che è successo in spiaggia... non voglio che finisca qui.»
«Neanch'io,» rispose lei con un mezzo sorriso. «Ma per ora, dobbiamo farlo di nascosto. Solo noi due. Almeno finché le acque non si calmano.»
Ci avvicinammo di nuovo e ci scambiammo un altro bacio, ancora più profondo e affamato di quello in riva al mare. Sentivo il suo corpo minuto premere contro il mio sul sedile della macchina. Quando ci staccammo, lei mi guardò con un’espressione diversa, un misto di gratitudine e desiderio puro.
«Grazie per aver capito,» disse con voce bassa, quasi un soffio. «Ti voglio ringraziare come si deve prima di salire...»
Senza aggiungere altro, Alessia si sganciò la cintura e scivolò con agilità nello spazio stretto tra il sedile e il cruscotto. Si mise in ginocchio davanti a me, i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle mentre i suoi occhi azzurri mi fissavano dal basso, intensi e decisi. Con gesti sicuri mi sbottonò i pantaloni e mi liberò, facendomi trasalire per il contrasto tra l’aria condizionata e il calore delle sue mani.
Iniziò a prendermi con una naturalezza disarmante. Il calore della sua bocca e la pressione della sua lingua erano una tortura deliziosa. Sapeva esattamente cosa fare, alternando movimenti lenti a spinte più decise, mentre io affondavo le dita tra i suoi capelli, cercando di non lasciarmi scappare gemiti troppo forti nel silenzio della via. Quando sentii che ero al limite, lei non si staccò; anzi, accelerò il ritmo, stringendo la presa. Mi godetti quel momento fino in fondo, venendo nella sua bocca. Lei non fece una piega: ingoiò tutto con naturalezza, senza staccare lo sguardo dal mio, quasi a voler marcare quel segreto che ora ci legava ancora di più.
Si ripulì con un gesto veloce, si rialzò e mi diede un ultimo, rapido bacio a stampo che sapeva ancora di me. «Ci vediamo domani al mare allora?» mi chiese con un occhiolino, prima di aprire la portiera e sparire nel portone di casa, lasciandomi stordito e con il cuore a mille.

Il giorno dopo sotto l'ombrellone c'eravamo quasi tutti e, come previsto, era spuntato anche Stefano. Vederlo lì, a pochi metri da noi, mentre scherzava ignaro di tutto, rendeva la situazione elettrica.
A pranzo, seduti tutti insieme alla tavolata del chiosco, il gioco si fece pesante. Io cercavo di fare il disinvolto, addentando un panino e bevendo una birra gelata dopo l’altra per placare l'arsura, ma ogni volta che i miei occhi incrociavano quelli di Alessia, sentivo una scarica. Lei era bellissima nel suo bikini, la pelle già arrossata dal sole di luglio e quei capelli biondi legati in uno chignon disordinato. Mi guardava in un modo che non lasciava spazio a dubbi: il ricordo della notte prima, di quel bacio a riva e di quello che era successo in macchina, era stampato nel suo sorriso malizioso. Mi eccitava da morire quel segreto condiviso proprio sotto il naso del suo ex.
La giornata scorse via tra tuffi, chiacchiere e il rumore delle infradito sulla passerella bollente. Verso le 16, il piano era chiaro: grigliata a casa di uno della comitiva che aveva un bel giardino spazioso.
Il pomeriggio al mare stava scivolando via tra gli ultimi scherzi sotto l'ombrellone e l'organizzazione per la serata. Come avevamo stabilito, ci dividemmo i passaggi per la grigliata: con Stefano fuori dai giochi e altri ragazzi che andavano per conto loro, mi offrii di fare io da autista.
Alessia, Giada e Martina si accodarono subito. Furono loro a dettare l'itinerario: «Passa prima da Alessia, poi vieni a prendere noi da Giada così facciamo un'unica tirata», disse Martina. Mi andava di lusso: significava che avrei avuto Alessia tutta per me, anche se solo per il tragitto tra casa sua e quella di Giada.
Verso le 17:30, dopo aver salutato il resto della truppa, mi avviai verso il parcheggio dove avevo lasciato il mio motorino per tornare a casa a darmi una rinfrescata prima del tour dei recuperi. Mentre camminavo sulla passerella bollente che portava all'uscita, sentii dei passi leggeri dietro di me. Mi girai e la vidi: era Alessia.
Aveva parcheggiato la sua macchina poco più avanti del mio scooter. Indossava un copricostume leggerissimo che lasciava intravedere il bikini bagnato e, muovendosi, i suoi fianchi larghi facevano ondeggiare il tessuto in un modo che mi bloccò il respiro.
«Ehi, vai già via?» mi chiese raggiungendomi, con quel sorriso furbo che le illuminava il viso e gli occhi azzurri che sembravano leggermi dentro.
«Sì, vado a farmi una doccia veloce per stasera,» risposi cercando di mantenere un tono normale, anche se il ricordo della notte prima mi faceva pulsare il sangue nelle vene. «Allora siamo rimasti che passo da te per prima, giusto?»
«Ma...perchè la doccia non te la fai da me? I miei rientrano questa sera tardi e abbiamo un paio d'ore prima di andare a casa di Marco e passare a prendere le altre...che ne dici?» rispose con uno sguardo da gattina perversa.
«Direi che è un'ottima idea, vado a prendere il cambio a casa e tra un'ora sono da te» le dissi sorridendo e facendo un occhiolino malizioso.

Alle 18:30 in punto ero sotto il suo palazzo. Parcheggiai lo scooter due traverse più in là, nascosto dietro un furgone: in una città di mare nel 2010, le voci correvano veloci e se qualcuno della comitiva o, peggio, un amico di Stefano avesse visto il mio motorino sotto casa sua, sarebbe stato un disastro. Camminai veloce, quasi senza fiato, e citofonai.
«Sali, secondo piano,» gracchiò la sua voce metallica dal citofono.
Salii le scale a due a due. Quando arrivai sul pianerottolo, la porta era già socchiusa. Alessia era lì, appoggiata allo stipite. Indossava solo un accappatoio bianco di spugna, corto, che lasciava scoperte le gambe abbronzate. I capelli biondi erano ancora umidi e profumava di bagnoschiuma alla pesca.
«Ti stavo aspettando,» disse con un sorriso malizioso, facendosi da parte per farmi entrare.
Appena richiusi la porta alle mie spalle, il silenzio della casa vuota rese tutto ancora più proibito. Lei non perse tempo: sciolse il nodo dell’accappatoio con un gesto lento, lasciandolo scivolare a terra. Sotto era completamente nuda. La luce del pomeriggio filtrata dalle persiane disegnava ombre calde sul suo corpo: il seno piccolo e sodo con i capezzoli ritti per l'emozione, la curva morbida dei suoi fianchi larghi e quel culo pazzesco che, senza vestiti, era ancora più bello di come lo avessi immaginato sotto l'ombrellone.
«Allora?» sussurrò avvicinandosi, con quegli occhi azzurri che ora sembravano quasi bruciare. «Vieni a farti questa doccia o resti lì impalato a guardarmi?»
Mi prese per mano e mi tirò verso il bagno, mentre io sentivo il desiderio esplodere. Avevamo due ore tutte per noi prima di dover andare a prendere Giada e Martina, e l'atmosfera era così carica che ogni secondo sembrava prezioso.

L'acqua calda scendeva abbondante, creando una nuvola di vapore che rendeva tutto sfocato e ancora più intimo. In quella doccia spaziosa, i nostri corpi bagnati si cercavano con una fame che avevamo trattenuto per mesi sotto la palma. I baci erano profondi, umidi, mentre le mie mani esploravano finalmente ogni centimetro della sua pelle liscia, soffermandosi sulla curva dei suoi fianchi larghi.
Mentre la stringevo a me, feci scivolare una mano verso il basso. Con delicatezza affondai le dita tra le sue labbra già socchiuse; Alessia emise un gemito soffocato contro la mia spalla, inarcando la schiena mentre sentivo che si bagnava sempre di più, offrendosi al mio tocco. La tensione elettrica che avevamo accumulato durante il pranzo con Stefano stava esplodendo in quel box doccia.
Non riuscivo più a resistere. Mi inginocchiai sul piatto doccia, incurante dell'acqua che mi finiva negli occhi, e mi concentrai su di lei. Lei capì subito: sollevò una gamba, appoggiando il piede sul bordo per facilitarmi l’accesso, aprendosi completamente. Quando la mia lingua incontrò la sua carne calda e bagnata, Alessia sussultò violentemente.
Affondai il viso tra le sue cosce, mentre lei mi afferrava i capelli con entrambe le mani, premendo con forza la mia faccia contro la sua figa. I suoi gemiti ora si confondevano con lo scroscio dell'acqua, e sentivo il suo corpo tremare sotto i miei baci voraci. Era un momento di puro godimento clandestino: sapevamo che tra poco saremmo dovuti tornare "amici" davanti a Giada e Martina, ma lì dentro, tra il vapore e il sapore di sale e bagnoschiuma, esistevamo solo noi due.
L'adrenalina e il calore dell'acqua avevano trasformato quella doccia in un campo di battaglia erotico. L'ho sollevata di peso, sentendo tutta la solidità delle sue cosce e dei suoi fianchi larghi, e l'ho fatta scendere con decisione sul mio cazzo, che sembrava non aspettare altro da mesi. Alessia ha intrecciato le gambe dietro la mia schiena, stringendomi forte mentre la stantuffavo senza sosta sotto il getto bollente.
Le sue grida di piacere rimbalzavano sulle piastrelle del bagno.
«Ti faccio mia, Alessia, sei mia stasera», le sussurravo con rabbia e desiderio, mentre il ritmo diventava sempre più serrato. All'improvviso ha inarcato la schiena, gli occhi azzurri spalancati e persi nel vuoto: «Sto venendo! Sto squirtando!», ha urlato. Ho sfilato il cazzo all'ultimo istante e ho visto un getto potente esplodere dalla sua figa, un'onda di piacere puro che si è mescolata all'acqua della doccia.
Non c'era tempo per riprendere fiato. Lei mi ha guardato con una sfida maliziosa negli occhi, ancora scossa dai brividi. «Adesso tocca a te... vienimi nel culo», ha ansimato. Si è voltata, appoggiando le mani contro il muro della doccia e mettendosi a pecora, offrendomi quel culo pazzesco che mi aveva ossessionato per tutta l'estate.
L'ho presa da dietro, affondando con forza mentre lei faceva scivolare le dita tra le gambe per stimolarsi il clitoride. Il calore del vapore rendeva ogni spinta più profonda, ogni colpo più animalesco. La vedevo godere, sentivo i suoi muscoli contrarsi intorno a me. «Sei una porca, Alessia, guarda come ti piace», le dicevo mentre la colpivo con ritmo incessante. Il piacere è esploso tutto insieme: le ho riempito il culo con una scarica di sborra caldissima proprio mentre lei veniva di nuovo, squirtando ancora una volta contro la parete della doccia.
Siamo rimasti abbracciati per qualche istante sotto l'acqua, cercando di far tornare il battito cardiaco alla normalità. Poi, con un pragmatismo che ci ha riportato alla realtà, ci siamo lavati, cercando di cancellare ogni traccia di quel delirio. Ci siamo vestiti in silenzio, ma con sguardi che valevano più di mille parole.

Alle 20:30 spaccate siamo usciti di casa, pronti per andare a prendere Giada e Martina, facendo finta di niente ovviamente Eravamo profumati, composti, ma con un segreto bollente che ci bruciava dentro.
La grigliata e la serata andarono bene. Io e Alessia ci scambiavamo i soliti sguardi furtivi e complici, consapevoli che quella sarebbe stata solo la prima di tante altre volte.
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