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Lui & Lei

Gianna, l'amica della zia. Cap4


di Midi90
31.03.2026    |    1.367    |    0 9.6
"Poi ci ordiniamo una bella pizza e ceniamo sul lettone come due sposini, ahahah!», esclamai divertito..."
Domenica 26/11/2025

Eravamo ormai giunti a novembre del 2025. Io e Gianna non ci vedevamo fisicamente da ben due mesi; i rispettivi impegni di lavoro ci avevano travolto, costringendoci a una distanza forzata che alimentava però un desiderio costante. Io ero partito quasi ogni weekend per trasferte professionali, rendendo impossibile incastrare anche solo un caffè veloce. Nonostante la lontananza, il nostro legame era rimasto saldissimo: ci sentivamo ogni due o tre giorni, concedendoci lunghe chiamate serali che duravano ore, durante le quali ci raccontavamo tutto, dalle fatiche quotidiane alle fantasie più spinte che ci tormentavano nel buio delle nostre stanze.
Un giovedì sera di quel novembre piovoso, durante una delle nostre solite telefonate fiume, la sua voce si fece più bassa e suadente. «Ma per domenica hai già impegni?», mi chiese con quel tono che sapeva sempre come catturare la mia attenzione. «Mi sono tenuta libera e mi piacerebbe moltissimo andare in una SPA, staccare da tutto e stare un po' con te».
Le risposi che sarei stato finalmente libero dalle 12:00 di domenica, sentendo già un brivido di anticipazione lungo la schiena. Gianna colse subito l'entusiasmo nella mia voce e replicò pronta: «Perfetto, allora ci penso io a organizzare una cosa davvero interessante. Sabato ti scriverò tutti i dettagli, preparati». Restammo a parlare ancora per un po’, fantasticando su quel momento di relax che entrambi meritavamo, per poi salutarci con la promessa di risentirci due giorni dopo.

Sabato pomeriggio, mentre ero sotto la doccia lasciando che l’acqua calda sciogliesse le tensioni della settimana, sentii il segnale acustico di diverse notifiche consecutive. Uscii dal box ancora umido, con le gocce che scivolavano lungo il corpo, e afferrai il telefono: il display illuminato riportava il nome di Gianna.
I messaggi si susseguivano rapidi: «Per domani è tutto confermato, ci vediamo direttamente per le 14:00 alla SPA. È un posto fuori città, immerso nel verde, ti giro la posizione così puoi regolarti con i tempi, dimmi se per te è ok». Sotto il testo, comparve la mappa di un esclusivo centro benessere situato in una zona collinare isolata, a diversi chilometri dal centro, un luogo rinomato per la sua assoluta riservatezza e l’atmosfera ricercata.
Le risposi immediatamente, confermando l'appuntamento con un grande ringraziamento e non nascondendo l'entusiasmo per quel ritrovo che aspettavamo da due mesi; il fatto che fosse fuori mano rendeva l'idea di quella fuga ancora più eccitante. Lei replicò subito inviandomi un selfie in cui mandava un bacio verso l'obiettivo; indossava una vestaglia di seta che lasciava intravedere la curva generosa del suo seno, un'anteprima che mi fece salire l'adrenalina in un istante. Ci salutammo così, con la promessa di rivederci l'indomani.

Erano le 13:50 di domenica e stavo percorrendo il vialetto brecciato che conduceva alla SPA. La struttura si rivelò una villa immensa, un’architettura lussuosa che ospitava al suo interno camere di ogni tipo, molte delle quali dotate di jacuzzi privata. Parcheggiai l'auto, afferrai lo zaino con il cambio e mi diressi verso la hall. Mentre aspettavo Gianna, mi accesi una sigaretta per ingannare l'attesa; poco dopo la vidi arrivare a bordo del suo SUV. Scese portando con sé una borsa capiente, accompagnata da quel sorriso radioso che non l'abbandonava mai. Ci salutammo con un lungo bacio appassionato ed entrammo nell'edificio.
Appena superata la porta automatica, mi sussurrò decisa: «Ovviamente lascia fare tutto a me: mia l'idea, miei gli obblighi». Provai a fare qualche timida protesta, ma desistei subito lasciandole il controllo totale. Si avvicinò al bancone e parlò con la receptionist, poi mi fece cenno di avvicinarmi per consegnare i documenti. La ragazza ci illustrò il programma della nostra permanenza: il massaggio delle 15:00 si sarebbe svolto al secondo piano, mentre l'accesso alla SPA privata al piano interrato era previsto per le 16:30, dove ci avrebbero servito anche un aperitivo. Infine, ci consegnò le chiavi di una camera situata al terzo piano, precisando che avremmo potuto usufruirne fino alle 23:00.
Ero un po' confuso dalla piega che stava prendendo la giornata, ma profondamente eccitato dall'idea della camera; seguii Gianna verso l'ascensore mentre lei mi guardava complice. «Visto che bella idea ho avuto? Così possiamo concederci qualche ora tutta per noi e rilassarci davvero», mi disse. La ringraziai ancora e la baciai mentre salivamo. Entrati in camera, rimasi colpito dal grandissimo letto e dalla scenografica jacuzzi interrata proprio al centro della stanza: era uno spettacolo di suite. Posammo le nostre cose e ci lasciammo andare a un bacio interminabile; le mani iniziarono ad allungarsi ovunque, esplorando le curve che non toccavo da due mesi, finché non ci spogliammo completamente.
Nudi, ci dirigemmo in doccia dove continuammo le nostre effusioni sotto il getto dell'acqua calda. La presi da dietro, tenendole la schiena dritta, e la penetrai con decisione senza bisogno di preliminari. Gianna ebbe un sussulto improvviso, ma un istante dopo si sciolse del tutto, iniziando a spingere con il bacino contro di me per accogliermi ancora più a fondo, godendo del contatto della mia pelle contro il suo culone bagnato. Dopo diversi minuti di ritmo serrato, ci lasciammo andare a un orgasmo quasi sincrono. Ci lavammo rapidamente, indossammo i perizomi monouso per il massaggio, le ciabattine e l'accappatoio, e scendemmo verso il secondo piano, pronti a iniziare ufficialmente il nostro percorso di relax.

Il massaggio ci rilassò profondamente, sciogliendo ogni muscolo e lasciandoci in uno stato di piacevole torpore. Ci avviammo verso l’ascensore per tornare in camera a cambiarci, sentendo le gambe quasi tremare per la rilassatezza. Entrammo velocemente nella suite per infilare i costumi e scendemmo subito verso il piano interrato, diretti alla SPA privata.
Oltre la porta d'ingresso si apriva un piccolo corridoio dove si affacciavano tre porte: due spogliatoi e un bagno. Superato quel disimpegno, accedemmo a un vero piccolo gioiello di design. Sulla sinistra troneggiava una grande vasca idromassaggio riscaldata, mentre sulla destra si trovavano la sauna e il bagno turco; in fondo alla stanza, un enorme materasso ad acqua posato a terra dominava l'ambiente. Solo a vedere quella scenografia, sentii l'eccitazione risalire prepotente. Abbandonammo accappatoi e ciabatte e ci immergemmo subito nell'acqua calda della vasca.
Su un tavolino accanto al bordo notai un vassoio di frutta fresca e una bottiglia di prosecco ghiacciata. «Brindiamo?» le chiesi afferrando i calici. Gianna annuì con uno sguardo malizioso e, nel giro di pochi minuti, scolammo la bottiglia restando immersi tra le bolle. Il calore dell'acqua e l'alcol misero in circolo un desiderio irrefrenabile. Lasciammo i bicchieri e ci stringemmo forte, fondendoci in un bacio appassionato; la sollevai di peso e la feci sedere sul bordo della vasca, iniziando a mordicchiarle la pelle profumata ovunque.
Gianna sussurrò di avere un brivido di freddo a stare fuori dall'acqua, così decidemmo di spostarci nella sauna, restando completamente nudi. Lì dentro, avvolti da un calore intenso, non resistetti: me la caricai cavalcioni sulla panchina di legno. Con il sudore che già iniziava a colare lungo i nostri corpi, iniziai a montarla violentemente; lei godeva a ogni spinta, mentre io sentivo il cazzo pulsare nel calore soffocante della cabina. La sua figa era ormai un lago e lei iniziò a urlarmi di sfondarla, inarcando la schiena contro la parete bollente.
Spinsi ancora più forte, poi mi alzai e la girai di scatto per prenderla a pecora. Le sputai sul culo, leccandolo con cura prima di affondare un dito e poi l'intero membro; cominciai a sbatterla con una foga cieca, mentre lei si piegava in avanti e mi implorava di non fermarmi. In pochi minuti Gianna raggiunse l'apice e squirtò violentemente, bagnando il legno scuro della sauna. Subito dopo si voltò, si inginocchiò e mi prese in bocca con avidità, finché non la riempii di sborra calda. Si ripulì con calma, mi rivolse un sorriso complice e si alzò per baciarmi ancora.
Ancora eccitato dal calore della sauna, la sollevai di peso e la adagiai sul materasso ad acqua che iniziò a ondeggiare pigramente sotto il nostro peso. Mi stesi immediatamente con la faccia tra le sue gambe, affondando la lingua tra le sue labbra già turgide; iniziai a leccarle con foga la figa e il culo, alternando la stimolazione con le dita che infilavo ritmicamente ora in un orifizio, ora nell'altro. Con la lingua fissa sul clitoride e tre dita che lavoravano sode dentro di lei, la portai in pochi istanti a un orgasmo violento che la fece bagnare ancora di più, rendendo la sua pelle scivolosa e profumata.
Continuai a esplorarla con la bocca ovunque, risalendo lungo l'interno coscia fino a ritornare sul suo sesso; poco dopo, Gianna inarcò la schiena e squirtò nuovamente con un fiotto caldo che bevvi quasi interamente, inebriato dal suo sapore.
«Pisciami addosso», mormorai, ormai completamente perso nella follia erotica di quel pomeriggio.
Ci spostammo barcollando verso la doccetta seminascosta dietro una parete accanto al lettone. Mi stesi a terra, nudo sul pavimento tiepido, mentre lei si posizionò in piedi sopra di me; si accovacciò a gambe larghe e si lasciò andare a una lunga pioggia dorata che scese calda sul mio petto e sul mio viso, e che io cercai di bere quasi tutta con un desiderio primordiale. Appena ebbe finito, si sedette con la figa fradicia direttamente sulla mia faccia, costringendomi a leccare ogni residuo di umori e urina.
Non sazia, si impalò sul mio cazzo rimasto durissimo e iniziò a cavalcarmi con una foga disperata, facendo ondeggiare il seno quarta misura davanti ai miei occhi. «Godo, Giovanni, godo come una troia... sono la tua troia!», urlò con la voce rotta dal piacere, mentre un altro fiotto di squirt caldo le usciva prepotente bagnandoci entrambi. Dopo quell'ultima esplosione di sensi, si accasciò su di me baciandomi con una passione infinita.
Ci lavammo con cura sotto il getto dell'acqua e trascorremmo il resto del tempo che ci rimaneva alternandoci tra il vapore del bagno turco e le bolle dell'idromassaggio, godendoci ogni istante di quel lusso privato.

Alle 18:00 il nostro turno nella SPA privata terminò. Dopo aver cercato di non lasciare troppe tracce del nostro passaggio e della nostra passione, raccogliemmo le nostre cose e ci dirigemmo verso la camera al terzo piano. Mentre Gianna decideva di concedersi un altro momento di relax immergendosi nella Jacuzzi interrata al centro della stanza, le chiesi con naturalezza: «A che ora devi essere in ufficio domani?».
Lei mi rispose con voce distesa, mentre l'acqua calda le accarezzava la pelle: «Domani vado solo il pomeriggio, dalle 14:00 alle 20:00. La mattina però mi vedo con mia sorella alle 10:00 che...».
Non la feci nemmeno finire di parlare. Un’idea improvvisa mi balenò in testa e passai subito all'azione: afferrai il telefono della camera e digitai il numero della hall. «Scusi, parlo dalla camera 12, sarebbe possibile pernottare qui invece di andare via alle 23:00? Ovviamente pagheremmo subito la differenza», chiesi con un pizzico di speranza. La risposta affermativa della receptionist mi fece scattare un sorriso vittorioso; la ringraziai calorosamente e riattaccai.
Mi diressi verso la vasca, dove Gianna mi osservava nuda e incuriosita tra i vapori, e la baciai con trasporto. «Vado giù a pagare e torno subito. Poi ci ordiniamo una bella pizza e ceniamo sul lettone come due sposini, ahahah!», esclamai divertito. Lei scoppiò a ridere e ribatté pronta: «Mi sono fatta fregare una volta, mai più matrimonio!». Ridemmo insieme della battuta e uscii dalla stanza per sbrigare le formalità.
Quella notte fu un’esplosione continua di sensi. Recuperammo con gli interessi quei 2 lunghi mesi di astinenza forzata, possedendoci come due animali senza sosta. Non ci fu angolo della suite che non battezzammo con la nostra passione: ci accoppiammo nell'acqua della vasca, tra le lenzuola sfatte del letto king size, sotto il getto della doccia e persino per terra, sui tappeti morbidi. Andammo avanti così, tra gemiti e respiri affannosi, fino a quando le prime luci dell'alba di lunedì iniziarono a filtrare dalle tende, trovandoci finalmente esausti ma immensamente appagati.
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