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Un compleanno indimenticabile
05.04.2026 |
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"Al centro della stanza svettava un grande tavolino di vetro rotondo che rifletteva i nostri sguardi, posato su un tappeto morbido..."
Quest'estate, ho avuto modo di festeggiare il mio compleanno in maniera diversa. Buona lettura!Cadendo di sabato, ho deciso di passare il weekend vicino Sabaudia prenotando una camera. Avevo adocchiato settimane prima il profilo di una coppia del posto: dopo essere riuscito a entrare in confidenza con lui e dopo una breve videochiamata di presentazione con lui e la moglie, sono stato invitato a questa festa.
Quel giorno ho finito il turno di lavoro alle 12:00, ho fatto la doccia, mi sono messo comodo e sono partito diretto verso l'hotel. Una volta in camera, mi sono rilassato godendomi il fresco che entrava dalla finestra sul letto e mi sono addormentato per riposare qualche ora, così da essere pronto e carico per la serata. Alle 18:00 ho sentito suonare la sveglia: un’altra doccia per svegliarmi bene e ripulire con cura le parti intime. Mi sono preparato per la serata che non prevedeva un dress code, ma ho cercato comunque di essere elegante. Ho indossato un completo di lino leggermente largo e comodo color sabbia, una t-shirt bianca e un paio di sneakers bianche.
Mi sono diretto all'indirizzo inviatomi da Andrea, l'organizzatore della serata, e dopo circa 20 minuti di macchina ero già sul posto. L'appuntamento era per le 20:00 e, dato che ero leggermente in anticipo, ho notato solo un'altra macchina nel parcheggio. Sono sceso a fumare una sigaretta per ammazzare il tempo e smorzare la tensione dell'eccitazione. Mentre fumavo mi sono guardato intorno: c'erano altre ville lì vicino, ma tutte a distanza di un centinaio di metri l'una dall'altra. Non c'era un cancello, ma una folta siepe che sembrava circondare l'abitazione e solo una piccola via che portava direttamente nella proprietà.
Nel mentre ho sentito il rumore di un'auto che si avvicinava. Mi ha affiancato lentamente e ha spento il motore. Dal lato guida è sceso un uomo sulla quarantina, leggermente più basso di me, magro, capelli corti e uno sguardo che sembrava avercela col mondo intero. "Se sei da solo, tu devi essere il singolo della serata, Giovanni. Piacere, Francesco" mi ha detto tendendomi la mano. Io ho ricambiato educatamente: "Piacere mio". Poco dopo, dall'altro lato, è scesa Noemi, la moglie. Anche lei sulla quarantina, alta circa un metro e sessanta, mora e decisamente formosa. Aveva un fisico giunonico, con un seno abbondante e un sedere grande e morbido che riempiva generosamente le forme. Indossava una minigonna cortissima che si sistemava mentre si avvicinava a me muovendosi elegantemente sui tacchi, un top scollato abbinato e diversi gioielli.
"Piacere, Noemi" ha detto tendendo la mano, e io ho ricambiato: "Giovanni, piacere mio". Mi ha fissato con lo sguardo di chi mi stava studiando, mantenendo il contatto visivo fino a quando non ho sentito che lasciava la presa; solo allora ho allontanato la mano. Il primo contatto era già tutto un programma. Francesco nel frattempo era con il telefono in mano intento a chiamare Andrea: "Siamo qui fuori... ok, va bene". Ha rimesso il telefono nella tasca dei jeans e ci ha informati: "Ha detto che appena arriva l'altra coppia ci fa entrare, così finiscono di preparare il tavolo per la cena".
Abbiamo passato dieci minuti a fare conoscenza: sono sposati da cinque anni e hanno un figlio di quattro che ogni tanto lasciano dai nonni per svagarsi un po'. Non fanno spesso incontri avendo poco tempo a disposizione; conoscono Andrea e la moglie da un paio d'anni, hanno fatto qualche serata insieme e sono rimasti in buoni rapporti. Nel frattempo è arrivata l'ultima coppia. Dall'auto sono scesi due signori sulla cinquantina, anche loro sposati. Lui, molto alto e magro, calvo e abbronzato, portava un paio di occhiali che gli davano l'aria di una persona colta e aveva una voce profonda: "Buonasera a tutti e scusate il ritardo, ma abbiamo avuto problemi col navigatore". Si è presentato a me e Francesco con una solida stretta di mano.
Dietro di lui c’era la moglie, Anna. Anche lei molto alta ma più formosa: un vestitino lungo a fiori metteva in risalto i capelli lunghi e biondi e la pelle ambrata. La scollatura rendeva giustizia alla sua bella terza misura, e la tensione delle gambe sulle zeppe dava una bella solidità al suo fondoschiena. Si è avvicinata a noi e, abbracciandoci, ci ha salutato con due baci sulla guancia. Quando è arrivata a me si è soffermata un momento e mi ha sussurrato all'orecchio: "Sei proprio carino... mi farai proprio divertire questa sera". Si è poi allontanata lasciando una scia di profumo dolce. Dopo qualche istante abbiamo sentito la voce di Andrea che ci chiamava dal porticato, salutando con la mano: "Prego signori, accomodatevi da questa parte".
Passammo sotto il porticato, costeggiando il perimetro dell’abitazione. Il vialetto era circondato da un prato all’inglese curato maniacalmente, punteggiato da vasi di terracotta con piante ornamentali rigogliose. Andrea ci precedeva con passo svelto, facendoci strada verso il giardino sul retro, un angolo di paradiso privato e protetto da occhi indiscreti.
Il giardino era immerso in un’atmosfera magica: catene di piccole lampadine a luce calda erano tese tra gli alberi e i pilastri del gazebo, creando un soffitto di stelle artificiali che rendeva tutto più intimo. Lungo i bordi del prato, dei faretti a LED incassati nel terreno proiettavano fasci di luce verso l'alto, illuminando le chiome delle piante e creando giochi d'ombre sensuali. Al centro svettava l'ampio gazebo in legno, sotto il quale era stato allestito un tavolo rotondo d'effetto: i cristalli brillavano sotto i riflessi ambrati, tra bottiglie di vino rosso strutturato e una distesa di antipasti gourmet pensati per un "aperitivo cenato" che non appesantisse troppo i sensi.
Tutto intorno, il giardino offriva angoli di relax: sedie di design, due sdraio invitanti e dei puff che sembravano nuvole di morbidezza. Intenta a sistemare un vassoio di tartine, ci aspettava Samanta, la moglie di Andrea.
Dal vivo era una visione che la videochiamata non era riuscita a restituire appieno. Quarantuno anni portati con una consapevolezza magnetica, svettava su tacchi vertiginosi nonostante il metro e sessanta di altezza. La sua bellezza era esotica, figlia delle sue origini sudamericane: pelle ambrata, occhi scuri e profondi e una chioma corvina che le ricadeva sulle spalle. Indossava un abito lungo di seta rossa che fasciava un corpo mozzafiato. Le sue gambe erano robuste e scattanti, svelando un passato da pallavolista agonista; la disciplina sportiva le aveva regalato un portamento fiero e un fondoschiena "alla cubana", alto, sodo e prepotentemente rotondo, che metteva a dura prova le cuciture del vestito.
Ci venne incontro con un’eleganza felina. "Buonasera a tutti," esclamò con un calore contagioso. Salutò con confidenza Noemi e Anna, segno di un’intesa già collaudata, poi passò ai mariti e infine a me. "Piacere, Samanta," disse, e percepii quel leggero accento latino che rendeva la sua voce ancora più sensuale. "Piacere mio, Giovanni," risposi mentre ci scambiavamo due baci. Il suo profumo, un misto di spezie e fiori esotici, mi avvolse completamente.
Anche Andrea si presentò ufficialmente: cinquantacinque anni portati con stile, fisico asciutto e allenato, capelli brizzolati tagliati corti e una barba curata che gli incorniciava il volto. Dopo aver stappato una bottiglia di prosecco ghiacciato, alzò il calice: "Questa sera festeggiamo anche il compleanno del nostro caro Giovanni! Tanti auguri!".
La serata decollò tra risate e brindisi. Mentre le donne si scambiavano aneddoti di vita quotidiana con una naturalezza disarmante, io iniziai a entrare in confidenza con i mariti. Dopo le domande di rito, Claudio, Francesco e Andrea iniziarono a "testarmi", cercando di capire se fossi un neofita sprovveduto o un uomo capace di muoversi con discrezione in quel mondo. Rassicurati dalle mie risposte, iniziarono a sbottonarsi sulle loro dinamiche.
Scoprii che Claudio e Anna amavano la condivisione pura, frequentando principalmente altre coppie. Francesco e Andrea, invece, erano due cuckold con sfumature diverse: il primo era un voyeur puro, che godeva nell'osservare Noemi essere posseduta da altri per poi consumare la sua eccitazione in privato; Andrea, invece, era più estremo, permettendo a Samanta di viversi momenti di piacere anche lontano da lui, purché ne fosse sempre informato.
Ascoltando quei racconti, sentii il sangue affluire prepotentemente verso il basso. L'erezione divenne così evidente contro il tessuto leggero dei pantaloni di lino che decisi di alzarmi per andare in bagno a rinfrescarmi. Chiesi ad Andrea dove fosse, ma lui, con un sorriso complice, si alzò e andò a sussurrare qualcosa a Samanta, che stava chiacchierando con Anna. Lei si alzò immediatamente, mi rivolse un sorriso smagliante e si diresse verso di me. Io esitai un istante, cercando di sistemare al meglio il "durello" prima di abbandonare la sedia.
"Seguimi," mi disse lei con una carica erotica vibrante. Mi passò davanti e il suo sculettare ipnotico attirò non solo il mio sguardo, ma anche quello degli altri due uomini. Guardai Andrea, che mi rispose con un occhiolino d'intesa. Lasciammo il gruppo, immerso in conversazioni che sembravano non risentire affatto della nostra defezione. Samanta mi aspettava sulla soglia di casa; la raggiunsi con una camminata leggermente impacciata, tradito dall'ingombro tra le gambe. "Eccomi," sussurrai, mentre entravamo nel fresco dell'abitazione.
Avanzava sculettando con un passo aggressivo e sicuro, i tacchi che schioccavano sul pavimento mentre attraversavamo la cucina e l'ampia sala. "Conosci già gli altri?" mi chiese lei, rompendo quel silenzio carico di tensione. "No, è la prima volta che li vedo. Voi invece mi sembra che abbiate già una bella confidenza," risposi con la voce che mi tremava leggermente per l'eccitazione.
"Sì," ribatté lei mentre iniziavamo a salire le scale verso il piano superiore. "Con Anna e Claudio ci frequentiamo da poco, siamo stati loro ospiti qualche mese fa. Noemi e Francesco, invece, li conosciamo da più tempo: abbiamo condiviso diverse serate decisamente interessanti insieme."
Si fermò di colpo nel corridoio del piano superiore. Era buio, solo un debole riflesso delle luci del giardino filtrava dalle finestre. Aprì la porta alla sua destra, allungò la mano per accendere la luce e, voltandosi con un sorriso malizioso, mi disse: "Prego". Ricambiai il sorriso ed entrai, ma non potei fare a meno di notare come il suo sguardo indugiasse con prepotenza sul rigonfiamento dei miei pantaloni, che ormai non nascondevano più nulla.
Mi chiusi la porta alle spalle. Allo specchio sopra il lavandino vidi il mio volto leggermente sudato; aprii il rubinetto e mi sciacquai con l’acqua gelida per cercare di darmi un contegno. Dovevo anche urinare ma, a causa dell'erezione marmorea, fui costretto a sedermi sul water, riuscendoci a fatica e con estrema lentezza.
"Tutto bene là dentro?" la sua voce arrivò da fuori la porta, dove mi stava ancora aspettando. Mi irrigidii ulteriormente. "Sì, sì... ho fatto, arrivo!" Scaricai, mi lavai le mani, un'ultima sciacquata alla faccia ed uscii.
Me la ritrovai esattamente davanti alla porta, in tutta la sua sfacciata sensualità. "Ci hai messo un po'... viste le condizioni in cui eri," mi provocò con un sorriso complice restando ferma sulla soglia. "Beh... è difficile restare calmi in serate come queste," risposi, sentendo il calore salirmi dritto al cervello.
In un gesto fulmineo, senza che potessi nemmeno rendermene conto, Samanta si abbassò sulle gambe puntando i tacchi a terra. Con una mossa decisa mi afferrò l'elastico dei pantaloni di lino e delle mutande, tirando giù tutto e liberando il mio cazzo, che scattò fuori duro e turgido, pulsando sotto i suoi occhi. Alzò lo sguardo verso di me, con un'espressione predatrice: "Adesso ti faccio rilassare io un pò".
Senza aggiungere altro, lo avvolse con le labbra calde. Cominciò un pompino profondo e vorace che nel giro di due minuti scarsi mi portò al limite. Non riuscii a trattenermi: venni con forza riempiendole la bocca. Samanta raccolse ogni goccia, ingoiando tutto con foga e ripulendo il glande con un ultimo colpo di lingua esperto.
Si rialzò con estrema naturalezza, si diede una rapida sistemata ai capelli e al vestito e, dandomi le spalle per tornare verso le scale, disse solo: "Andiamo". Uscimmo e tornammo in giardino dagli altri come se nulla fosse successo.
Raggiungemmo gli altri in giardino; sembrava che nulla fosse accaduto, l'atmosfera era rimasta sospesa tra chiacchiere e risate. Mi diressi al tavolo per versarmi un altro calice di vino, cercando di riprendere fiato, mentre Samanta si riaccomodava con naturalezza accanto alle altre due donne. Restando leggermente in disparte a sorseggiare il rosso, notai gli uomini avvicinarsi alle mogli, che nel frattempo confabulavano sussurrandosi qualcosa all’orecchio. Anna mi lanciò un’occhiata complice e si morse il labbro inferiore con una foga che non lasciava spazio a dubbi: intuii immediatamente che il soggetto dei loro discorsi ero io.
"Che dici, è il momento della torta adesso?" esclamò Andrea rivolgendosi alla moglie. Samanta si alzò con uno scatto felino: "Anna, Noemi, se mi aiutate a liberare il tavolo, portiamo fuori la torta!". Le tre si mossero in sincrono, scomparendo in casa per organizzare la sorpresa.
"Tu invece siediti qui," ordinò Andrea con un sorriso, mentre Claudio mi afferrava delicatamente per un braccio accompagnandomi a capotavola. "Sei il festeggiato, goditi il momento," aggiunse facendomi accomodare. Passarono circa cinque minuti, poi le tre donne riapparvero nel buio del giardino, illuminate solo dal bagliore tremolante di trentacinque candeline già accese su una torta sontuosa. Cantammo tutti insieme mentre io, con un soffio deciso, le spegnevo tra gli applausi.
"Adesso foto!" gridò Noemi. Le tre donne si posizionarono subito dietro di me, accalcandosi per entrare nell'inquadratura. In un attimo la situazione degenerò: con un gesto coordinato e malizioso, si abbassarono i vestiti e i top, liberando i seni completamente nudi proprio all'altezza del mio viso. Mi ritrovai letteralmente schiacciato tra quelle sei mammelle calde: i capezzoli turgidi di Noemi, la terza soda di Anna e il petto compatto di Samanta mi premevano contro le guance mentre i mariti scattavano foto a ripetizione, ridendo della mia faccia imbambolata.
Il gioco si fece subito più spinto: mi invitarono a raccogliere della panna direttamente con la bocca e, a turno, si fecero leccare i capezzoli davanti ai mariti, che osservavano la scena con sguardi carichi di desiderio. Sentire il contrasto tra la panna dolce e la pelle calda e salata di quelle tre donne fu un colpo durissimo alla mia ritrovata calma. Poi, ridendo come ragazzine complici, si ricomposero, si rivestirono, presero la torta e tornarono dentro per sporzionarla.
"Piaciuta la sorpresa?" mi chiese Claudio, visibilmente divertito dal mio stato di shock erotico. "Tantissimo," risposi io, ancora incredulo per la velocità con cui le cose stavano degenerando. Mangiammo la torta con calma, ma la tensione ormai era palpabile nell'aria, più densa del fumo delle sigarette.
Era già passata la mezzanotte quando Andrea si alzò, rompendo l'indugio. "Comincia a fare freschetto qui fuori, io direi che è ora di spostarci dentro," disse con una luce maliziosa e predatrice negli occhi. Tutti capimmo all'istante che i preliminari erano finiti: era giunto il momento di concretizzare. Seguimmo i padroni di casa che, con passo sicuro, ci precedevano verso l'interno della villa.
Ci accomodammo nel salone, avvolti da una luce soffusa che rendeva l'atmosfera carica di attesa. Io presi posto su una poltrona in pelle scura; di fronte a me, Francesco si sedette e accolse Noemi sopra di sé. Al centro della stanza svettava un grande tavolino di vetro rotondo che rifletteva i nostri sguardi, posato su un tappeto morbido. Anna e Claudio si sistemarono sul divano, mentre Andrea e Samanta andarono in cucina a prendere gli amari. Tornarono poco dopo, riempiendo i bicchierini e i posti vuoti accanto all'altra coppia. I discorsi si fecero subito piccanti: iniziarono a raccontare aneddoti dei loro incontri passati, scaldando l'ambiente con parole audaci e dettagli che mi fecero ribollire il sangue.
All’improvviso, Anna si alzò e venne a sedersi su di me. Mi misi dritto per accoglierla sulle ginocchia e lei mi passò una mano attorno al collo, mentre con l’altra iniziò ad accarezzarmi con foga. Senza preavviso, mi ficcò la lingua in gola e cominciammo a baciarci selvaggiamente. Le mie mani corsero subito sotto il suo vestito, sollevandolo: sentii immediatamente l'assenza degli slip, la sua pelle era bollente. Lei mi sfilò con gesti rapidi la giacca e la t-shirt, abbassandosi per baciarmi con morsi leggeri sul petto. Da quella posizione riuscii a vedere cosa facevano gli altri: Claudio era al centro del divano con Samanta piegata su di lui intenta in un pompino profondo, mentre Noemi lo teneva impegnato con la bocca, rimasta ormai solo con la minigonna che lasciava scoperto il perizoma, quasi invisibile tra le pieghe del suo grande culo. Andrea si toccava il cazzo rigido restando in disparte sul divano, mentre Francesco, dalla poltrona, osservava la scena con uno sguardo rapace.
Dopo vari minuti di effusioni, le tre donne si alzarono. Presero per mano me e Claudio e ci invitarono a salire al piano superiore. Samanta era ormai nuda, indossava solo gli slip e i tacchi; Noemi e Anna erano rimaste solo con le calzature, mostrando i loro corpi floridi e ambrati. Io e Claudio, ancora con i pantaloni e le scarpe, le seguimmo eccitatissimi. Dietro di noi procedevano Andrea e Francesco, i più arrapati del gruppo. Riconobbi il corridoio e la porta del bagno, ma la superammo per entrare nella camera matrimoniale. Ci buttammo tutti e cinque sul letto, iniziando ad abbracciarci e baciarci in un groviglio di arti e sospiri. L'altezza di Claudio e la presenza generosa delle tre donne rendevano difficile muoversi, ma riuscimmo a incastrarci a dovere tra le lenzuola. Gli altri due si accomodarono su un divanetto in fondo alla stanza, godendosi lo spettacolo con un sorriso stampato in volto.
Io e Claudio ci poggiammo con la schiena contro la testiera del letto. Anna si fiondò con la bocca sul mio cazzo e iniziò a pompare con movimenti lenti e decisi, arrivando fino alla cappella e leccando fin dentro il buco. Samanta e Noemi, intanto, si dividevano la mazza di Claudio, che notai essere davvero impressionante, lunga e spessa; le due si alternavano a leccare con perizia. "A lei piace farsela leccare," mi suggerì Claudio con un gemito. Allora alzai la testa di Anna e ci scambiammo di posto: iniziai a baciarla ovunque, scendendo su una gamba fino al piede, slacciandole le zeppe, per poi passare all'altra. Infine mi fiondai al centro, sulla sua figa pelosa e gocciolante di umore, e cominciai a leccare con foga. "Uuuh... bravo il ragazzo eh..." ansimò lei rivolta al marito, che nel frattempo stava impalando la figa di Noemi. Vidi Claudio che teneva Noemi per le cosce mentre la sfondava con colpi rapidi e decisi, con Samanta impegnata a leccarle il clitoride.
Mi spostai da Anna, che capì il segnale e mi seguì. Mi girai verso Andrea che mi lanciò i preservativi e, senza dire una parola, entrai nella figa di Samanta. Lei apprezzò l'urto con un gemito di piacere puro e continuò a leccare Noemi, che faceva su e giù sul cazzone di Claudio. Nel frattempo Anna si era posizionata con la figa sulla faccia di Claudio, che iniziò a leccarla avidamente. Un intreccio perfetto di corpi che godevano al ritmo dei loro movimenti sudati. Dopo qualche minuto venni, terminando con alcuni colpi decisi dentro Samanta prima di accasciarmi esausto sulla sua schiena. Mi alzai solo per pulirmi e cambiare il preservativo. "Adesso tocca a me," mi disse Anna fissandomi. Lei si impalò a pelle nel cazzo del marito dopo che Noemi le fece spazio, sfinita dopo diversi orgasmi e con la figa fradicia. A quel punto salii sul letto ed entrai nella figa di Anna: iniziammo una violenta doppia penetrazione, alternando in sincro colpi devastanti a spinte rapide. Claudio le inondò di sborra il culo; io non ero ancora venuto, ma mi scansai perché lei si gettò sul cazzo del marito per ripulirlo. Mettondomi la figa e il culo gocciolante in faccia non resistetti: affondai il volto e iniziai a leccare entrambi i buchi, raccogliendo tutta la sborra di Claudio. "Uuuuh allora fai sul serio?!" esclamò lei sorpresa, mentre io continuavo a ripulirla.
Le altre due erano stese sul letto in una 69. Mi cambiai nuovamente il preservativo ed entrai nella figa di Noemi, che era sopra Samanta. Lei mi leccava il cazzo che entrava ed usciva dalla sua figa bagnata, mentre il mio bacino rimbalzava sul suo grande culone che lei stessa iniziò ad allargare con le mani. "Entrami nel culoooo!" urlò mentre teneva la testa tra le gambe di Samanta. Mi staccai e, dopo aver fatto lubrificare bene dall'amica, le entrai con un colpo secco nel culo, che era invitante e largo. Lei si contrappose con forza ai miei colpi e iniziò a urlare forte come poche volte avevo sentito fare. Samanta continuava a leccare, infilando anche le dita che sentivo sfiorare le mie palle. L'altra coppia accanto a noi riprese da dove aveva lasciato: Anna con la figa rivolta verso i due mariti, che ormai si stavano masturbando furiosamente circondati da fazzolettini, e Claudio che la scopava in figa con forza fino a venirle dentro dopo minuti di colpi durissimi.
Io stavo per venire, quando sentii un getto violento e caldo uscire dalla figa di Noemi, che si accasciò stremata sopra Samanta. Le aiutai a mettersi comode, loro si misero sotto il mio cazzo e venni nelle loro bocche aperte, riempiendole fino all'ultima goccia. Passammo ancora diverse ore a scopare come animali; i due mariti non sembravano stufarsi mai e noi continuammo a divertirci senza sosta. Quando, dopo l'ennesima venuta — questa volta sulle tette di Anna assieme a Claudio — guardai l'orologio, vidi che erano ormai le cinque del mattino. La stanchezza cominciava a farsi sentire su tutti noi. Di comune accordo, decidemmo di concludere con una bella scopata di gruppo in bagno sotto la doccia, prima di rivestirci e salutarci.
Dopo la doccia collettiva e aver ripreso i nostri vestiti, ci ritrovammo tutti in cucina. Andrea, con un sorriso ospitale, preparò un caffè per tutti e, immaginando l'ora che si fosse fatta, tirò fuori dei cornetti fragranti che ci offrì con piacere. Consumammo quella colazione tra sguardi d'intesa e battute complici, mentre le prime luci dell'alba filtravano dalle finestre illuminando i nostri volti stanchi ma profondamente appagati.
Finita la colazione ci salutammo calorosamente; il legame che si era creato in quelle ore era palpabile. Proprio mentre ci dirigevamo verso le macchine, Anna e Claudio mi chiesero dove alloggiassi e scoprimmo di essere a soli pochi minuti di distanza. Mentre tornavamo alle auto, ci accordammo per vederci di nuovo e pranzare assieme prima di salutarci definitivamente.
Salii in macchina mentre il fresco del mattino mi risvegliava i sensi, ripensando a ogni singolo dettaglio della notte appena trascorsa.
Un compleanno indimenticabile!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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