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incesto

La zia ritrovata...capitolo 3


di Midi90
29.03.2026    |    2.799    |    2 9.5
"Gianna si lasciò andare ad un'abbondante squirtata che inondò il viso di Aldo e di mia zia che erano sotto di lei..."
Terza ed ultima(?) parte dell'esperienza che ho avuto la fortuna di vivere con una mia zia acquisita. Buona lettura.

Erano le due del pomeriggio e il sole batteva forte contro i vetri dell'ufficio. Stavo finendo di mangiare un panino veloce, immerso nei soliti pensieri quotidiani, quando il telefono vibrò sul tavolo. Un colpo secco, poi l'anteprima del messaggio che mi fece quasi andare il boccone di traverso.
Era Sonia.
«Io e Gianna questa sera siamo libere, tu che fai?»
Rilevetti quelle poche parole, sentendo il sangue pulsarmi improvvisamente nelle tempie. Mia zia non era mai stata una donna di troppi giri di parole, ma quella domanda, posta con una naturalezza quasi disarmante, portava con sé tutto il peso dei ricordi di qualche giorno prima. L’immagine di loro due insieme, di come i loro corpi si erano intrecciati al mio in quella nottata di follia, mi esplose nella mente come un flash troppo vivido per essere ignorato.
Non era un semplice invito era una convocazione.

Gianna non era una qualunque: era la collega di Sonia da ormai dieci anni, da quando si era trasferita qui da Bologna seguendo un marito che poi si era rivelato un errore. Entrambe sulla cinquantina, entrambe separate e finalmente prossime a un divorzio che sembrava non arrivare mai, avevano trasformato la scrivania dell'ufficio in un'alleanza d'acciaio. Due donne mature, consapevoli, che dopo anni passati a fare le "brave mogli" avevano deciso di riprendersi tutto.
Eppure, prima di quella notte di qualche giorno fa, nessuna delle due conosceva le fantasie più oscure dell'altra. Era stata una scoperta reciproca, quasi scioccante, che aveva acceso una miccia pericolosa tra i faldoni dell'azienda. In quei pochi giorni di silenzio che erano seguiti, il loro ufficio era diventato un campo minato di sguardi rubati. Proprio quella mattina, davanti alla macchinetta del caffè, il muro di finta indifferenza era crollato. Si erano confessate il desiderio di rivivere quelle emozioni e avevano organizzato tutto: Sonia avrebbe usato la scusa di una cena fuori, mentre Gianna, che viveva sola, avrebbe messo a disposizione casa sua.

Digitai una risposta veloce, cercando di carpire qualche dettaglio in più: «Interessante... ma cosa avete in mente di preciso? Dove ci vediamo?»
La risposta di Sonia arrivò dopo pochi secondi, gelida e promettente allo stesso tempo:
«Vieni da Gianna per le 21. Non avrai altri dettagli.»
Fissai lo schermo. Quell'ordine secco mi lasciò addosso un misto di agitazione e una voglia tremenda di far passare in fretta le ore che mi separavano dalle nove. Il dado era tratto, e il fatto di non sapere cosa mi aspettasse rendeva tutto maledettamente più eccitante.

Alle 21:00 in punto ero davanti al portone. Il citofono gracchiò appena prima che la voce di Gianna, con quella sua inconfondibile inflessione bolognese appena accennata, mi dicesse di salire. Quando arrivai al pianerottolo, la porta era già socchiusa.
Fu Gianna ad accogliermi. Indossava un abito di seta nero che scivolava morbido sulle curve della sua maturità: scollato il giusto, elegante, sexy senza mai sfiorare la volgarità. Mi sorrise con una sicurezza che mi fece mancare un battito.
«Puntuale,» sussurrò, avvicinandosi per scambiarci i classici due baci sulla guancia. Sentii il suo profumo, un misto di vaniglia e qualcosa di più speziato.
«Spero sia abbastanza freddo,» dissi porgendole la bottiglia di prosecco che avevo riposto nel ghiaccio fino a un minuto prima.
Subito dietro di lei apparve Sonia. Mia zia sembrava trasformata: i capelli raccolti in modo morbido e un tubino bordeaux che metteva in risalto il candore della sua pelle. Anche lei mi salutò con quel calore familiare che ormai aveva assunto sfumature del tutto nuove.
«Entra, non restare sulla porta,» disse Sonia, con uno sguardo che prometteva molto più delle sue parole.
Ci accomodammo in sala. La tavola era impeccabile: una tovaglia di lino grezzo, candele accese che proiettavano ombre lunghe sulle pareti e tre coperti disposti con una cura quasi cerimoniale. Il rumore del tappo del prosecco che saltava segnò l'inizio ufficiale della serata. Versammo il vino nei calici, le bollicine che danzavano nel cristallo, e brindammo a noi, a quell'intesa segreta che ci legava oltre ogni convenzione.
La cena, preparata a quattro mani da loro, era un trionfo di sapori di mare: crudi freschissimi, un risotto alla pescatora profumato al lime e una complicità che cresceva a ogni portata. Chiacchierammo del più e del meno, ma ogni gesto — un piede che sfiorava la mia gamba sotto il tavolo, un modo particolare di mordersi il labbro mentre mi guardavano — era un richiamo esplicito a ciò che sarebbe seguito.
Dopo aver scovato e svuotato una seconda bottiglia di bianco fermo, la testa leggermente leggera e i freni inibitori ormai svaniti, ci spostammo verso il grande divano in pelle del soggiorno. Gianna portò un vassoio con il dolce, ma l'attenzione di tutti era ormai lontana dal cibo.

Dopo aver svuotato l’ennesima bottiglia di bianco, le teste erano ormai leggere e i sorrisi si erano fatti più carichi di sottintesi. Sonia e Gianna si scambiarono un’occhiata d’intesa, poi si alzarono quasi all'unisono dal divano.
«Aspettaci qui,» mi disse Sonia con un tono che non ammetteva repliche, mentre sparivano nel corridoio verso le camere.
Rimasi solo nel silenzio della sala, rotto solo dal crepitio delle candele, finché il ronzio del citofono non spezzò l'attesa.
«Apri tu!» gridò la voce di Gianna dal fondo del corridoio. «È un amico che è passato a trovarci.»
Un po’ perplesso, mi alzai e andai ad aprire, aspettando l’ospite sulla soglia. Davanti a me apparve Aldo. Sulla cinquantina, alto quanto me ma decisamente più piazzato, con i capelli brizzolati tagliati corti e l’aria di chi la sa lunga sulla vita. Non sembrava affatto sorpreso di trovarmi lì. Ci stringemmo la mano con vigore: una stretta solida, maschile, accompagnata da un sorriso complice che rendeva superflua ogni spiegazione. Sapevamo entrambi perché eravamo in quella casa e cosa ci aspettava.
«Piacere, Aldo,» disse con voce profonda.
«Piacere mio,» risposi, invitandolo a entrare.
Ci accomodammo sul divano di pelle. Gli versai un bicchiere di bianco e brindammo, iniziando a scambiare qualche chiacchiera di circostanza, ma con l'orecchio teso verso il corridoio. Parlavamo del più e del meno, ma la tensione nell'aria era palpabile; eravamo come due attori dietro le quinte che aspettano l'ingresso delle dive.

Passarono solo pochi minuti, ma sembrarono un'eternità. Poi, il fruscio di tessuti e il rumore ritmico dei tacchi sul parquet annunciarono il loro ritorno. Quando alzammo lo sguardo, la scena che ci si parò davanti ci tolse il fiato.
Sonia procedeva per prima. Alta, i capelli biondi sciolti che le ricadevano sulle spalle, sembrava una dea nordica prestata al peccato. La sua vestaglia nera, di un velo talmente sottile da essere quasi un’illusione, si apriva ad ogni passo rivelando un completo intimo in pizzo rosso fuoco. Il reggiseno a balconcino faticava a sostenere l'esuberanza della sua quinta, mentre il perizoma spariva tra le curve generose del suo bacino, accentuando quel "culone" marmoreo che era sempre stato il suo punto di forza.
Subito dietro, Gianna offriva il contrappunto perfetto. Più minuta, mora, con uno sguardo che sprizzava malizia bolognese da ogni poro. La sua vestaglia era di seta bianca, ma altrettanto audace: sotto portava un completino nero ricamato che stringeva la sua quarta abbondante, sollevandola in modo provocante. Nonostante l’altezza inferiore, le sue forme non passavano inosservate: un fisico compatto, curvilineo, con un lato B altrettanto prorompente che faceva impallidire qualsiasi ragazza più giovane.
Si fermarono a pochi passi da noi, che eravamo rimasti immobili sul divano, con i calici a mezz'aria. Aldo fece un respiro profondo, un mezzo sorriso che gli increspava gli angoli della bocca brizzolata.
«Direi che l’attesa è stata ampiamente ripagata,» mormorò con la sua voce roca, lanciandomi un’occhiata d’intesa.
Sonia si avvicinò a me, posando una mano sulla mia spalla. Sentii il calore della sua pelle e il profumo del vino che le rendeva l'alito dolciastro.
«Ti piace la sorpresa che abbiamo riservato per te e Aldo?»
Sonia mi prese per mano, le sue dita calde intrecciate alle mie, mentre Gianna faceva lo stesso con Aldo. Ci guidarono in silenzio lungo il corridoio, verso la camera padronale. Quando varcammo la soglia, la vista del letto matrimoniale di Gianna — un pezzo d'arredamento imponente che conoscevo fin troppo bene — mi mozzò il fiato.
Al centro del copriletto scuro, disposti con una precisione quasi teatrale, spiccavano un paio di dildo enormi, le cui superfici lucide riflettevano la luce soffusa delle abat-jour. Ai piedi del letto, un divanetto in velluto ci aspettava come la tribuna di un anfiteatro.
«Sedetevi qui,» ordinò Sonia, la sua voce ora più bassa e carica di autorità.
Ci accomodammo sul divanetto, io e Aldo, spettatori di un rituale che stava per compiersi. Fu allora che, con movimenti lenti e coordinati, le due donne sciolsero i nodi delle loro vestaglie. La seta scivolò a terra in un fruscio quasi impercettibile, lasciandole in quell'intimo aggressivo che esaltava ogni loro curva: la bionda e giunonica Sonia accanto alla mora e compatta Gianna.
Cominciarono a baciarsi, prima con delicatezza, poi con una fame che sembrava ignorare la nostra presenza, per poi tornare a fissarci con occhi lucidi di malizia.
«Adesso restate nudi,» disse Gianna, senza smettere di accarezzare il fianco di mia zia. «E restate fermi. Guardate e basta, finché non saremo noi a dirvi cosa fare.»
Mentre io e Aldo eseguivamo l'ordine, sentendo l'aria fresca sulla pelle nuda e il sangue pompare forte per la tensione, loro si adagiarono sul materasso, i pizzi neri e rossi che risaltavano contro le lenzuola, pronte a dare inizio alla vera festa.
Sonia allungò una mano verso la nuca di Gianna, intrecciando le dita tra i suoi capelli scuri, e la attirò a sé con una decisione che ci lasciò senza fiato. I loro petti si premettero l'uno contro l'altro, facendo quasi sparire il sottile strato di pizzo che ancora le separava. Fu in quel momento che Gianna, con un gesto esperto, sfilò la prima spallina del corpetto di Sonia, lasciando che il tessuto nero cedesse sotto il peso del desiderio.
Sonia rispose prontamente: le sue dita scivolarono lungo i fianchi di mia zia, cercando i ganci del reggicalze rosso. Ogni scatto metallico risuonò nella stanza come un segnale di via libera. Con una lentezza esasperante, si spogliarono a vicenda, liberandosi di ogni residuo di stoffa finché non restarono l'una di fronte all'altra, completamente nude, in un contrasto di colori e forme che calamitò i nostri sguardi immobili.
Gianna si sollevò leggermente sulle ginocchia, esponendo la sua figura tonica alla luce soffusa, e fece scivolare una mano lungo il proprio corpo, indugiando dove la pelle era più sensibile, senza mai staccare gli occhi dai nostri. Aldo, accanto a me, serrò i pugni così forte che le nocche gli diventarono bianche, ma non osò infrangere il comando ricevuto.

Sonia si stese supina sul materasso, i capelli biondi sparsi come un'aureola sulle lenzuola chiare, mentre Gianna si mosse con una lentezza felina, risalendo il corpo dell'amica con baci leggeri che partirono dalle caviglie. Io e Aldo restammo immobili sul divanetto, le membra tese e il respiro mozzato, costretti dal comando di mia zia a essere solo testimoni di quell'estasi.
Quando Gianna raggiunse il centro del piacere di Sonia, l'aria nella stanza sembrò farsi ancora più rarefatta. Con dita esperte scostò le ultime resistenze e affondò il viso con una fame che ci lasciò senza fiato. Sonia inarcò la schiena, le mani artigliate alle lenzuola, mentre piccoli gemiti strozzati cominciavano a uscire dalle sue labbra schiuse. Gianna non si fermò; anzi, intensificò il ritmo, usando la lingua con una sapienza che portò la bionda sull'orlo del baratro in pochi istanti.
L'apice arrivò all'improvviso, con una forza travolgente. Sonia emise un grido soffocato e il suo corpo fu scosso da un fremito violento: uno spruzzo improvviso e caldo bagnò il viso e il petto di Gianna, che non si ritrasse, ma accolse quel dono con un sorriso di trionfo. Mia zia sollevò il capo, la pelle lucida e bagnata che rifletteva la luce soffusa della camera, e ci fissò con occhi che sprizzavano una malizia quasi insopportabile.
«Guardate bene,» sussurrò Gianna, passandosi lentamente la lingua sulle labbra per assaporare il gusto di Sonia, mentre quest'ultima cercava di riprendere fiato, ancora scossa dai brividi. «Guardate cosa succede a chi sa aspettare.»
Aldo, accanto a me, tremava per lo sforzo di restare fermo, la sua nudità tesa verso quel letto che sembrava ormai l'unico centro dell'universo.
Gianna si sollevò dal letto con una lentezza studiata, la pelle ancora lucida e bagnata dal piacere di Sonia, che restò distesa sul materasso a riprendere fiato. Senza degnarci di una parola, si avvicinò al divanetto dove io e Aldo eravamo rimasti nudi e immobili, come statue votate al suo volere.
Si fermò davanti ad Aldo. Lo fissò negli occhi per un istante che parve eterno, poi si chinò su di lui e lo baciò con una passione improvvisa, affondando le dita nei suoi capelli. Sotto quel contatto, l’enorme cazzo di Aldo sembrò reagire con una vita propria: lo vedemmo sussultare e gonfiarsi ulteriormente, diventando ancora più grosso e venoso, teso fino al limite del possibile.
Poi Gianna si staccò da lui e spostò la sua attenzione su di me. Mi baciò con la stessa fame, mentre le sue mani sfioravano appena i miei fianchi. Sentii il mio cazzo, già completamente in tiro, pulsare con una violenza tale da farmi quasi male; la pelle era così tesa che ogni respiro sembrava far aumentare la pressione.
Senza smettere di guardarci con quella malizia che ci incendiava il sangue, Gianna si accovacciò tra le nostre gambe. Con una mano afferrò con decisione l'asta d'acciaio di Aldo, iniziando a scorrerla con un ritmo esperto, mentre con un movimento fluido prese il mio cazzo in bocca. Il calore della sua gola e la pressione della sua mano su Aldo crearono un corto circuito di sensazioni che ci fece quasi perdere il controllo, ma eravamo ancora schiavi del suo gioco.
Senza staccare gli occhi dai nostri, anche Sonia si riscosse dal torpore del piacere e scivolò giù dal letto con la grazia di una predatrice. Ci raggiunse al divanetto, muovendosi nuda nella penombra, finché il suo profumo non invase ogni nostro senso.
Si piegò con decisione su Aldo, sovrastandolo con la sua figura giunonica. Gli offrì il suo sesso, ancora visibilmente bagnato e lucido degli umori appena scaturiti, premendoglielo contro le labbra. Aldo, incapace di resistere oltre, cominciò a leccarla con una fame disperata, assaporando ogni singola goccia di quell'estasi, finché lei, con un gemito di approvazione, non lo afferrò per la nuca e si abbassò ulteriormente, accogliendo il suo enorme cazzo interamente in bocca.
La stanza era ormai satura dell'odore del sesso e del suono dei nostri respiri spezzati. Gianna, che non aveva mai smesso di occuparsi di me, si sollevò leggermente e si scambiò uno sguardo d'intesa con Sonia. Fu un segnale muto.
Entrambe si raddrizzarono, inginocchiandosi davanti a noi. Con un movimento coordinato, usarono le loro mani per stringere i propri seni abbondanti l'uno contro l'altro, creando una morsa di carne morbida e calda. Guidarono i nostri cazzi, ormai tesi al limite del dolore, in quel solco profondo. Sentire la pressione delle loro enormi tette, lubrificate dai loro stessi umori e dal calore dei loro corpi, fu il colpo di grazia per il nostro autocontrollo.
Cominciarono a muoversi avanti e indietro con un ritmo frenetico, mentre i loro capezzoli tesi sfregavano contro la nostra pelle infuocata. La tensione divenne insopportabile. Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie e la base del mio cazzo sussultare violentemente. Aldo, accanto a me, emise un grugnito gutturale, inarcando la schiena.
L'esplosione fu violenta e sembrò non finire mai. I fiotti caldi e densi colpirono i loro volti, i seni ricolmi e le spalle, mentre io e Aldo restammo senza fiato, svuotati da quella tensione che ci aveva tenuti prigionieri per ore.
Gianna e Sonia, incuranti del liquido che colava sulla loro pelle ambrata e chiara, si guardarono negli occhi con una complicità feroce. Senza pulirsi, si cercarono le labbra in un bacio profondo e umido, mescolando i loro sapori con il segno della nostra sottomissione. Le loro lingue si intrecciarono con una lentezza provocatoria, mentre le mani continuavano a sporcarsi a vicenda, spalmandosi addosso ogni traccia di quel piacere appena esploso.
Fu allora che Gianna si staccò un istante, il respiro ancora corto e il viso segnato dal nostro seme. Ci fissò entrambi, con un’autorità che non ammetteva repliche.
«Adesso venite con noi,» disse con voce roca, quasi un comando sussurrato.
Ci presero per mano, una da una parte e una dall’altra. Sentire il contatto della loro pelle calda e bagnata contro le nostre palme ci diede un ultimo brivido elettrico. Ci guidarono verso il grande letto matrimoniale, dove le lenzuola erano ancora disordinate dal loro precedente incontro.

Appena toccammo il materasso, l'atmosfera cambiò di colpo: la passività forzata di prima svanì, lasciando spazio a una fame primordiale. Sonia e Gianna, con un’intesa perfetta, si spostarono al centro del letto e si misero carponi, offrendoci la vista delle loro schiene inarcate e delle curve generose che avevamo solo potuto guardare fino a quel momento.
Sonia si posizionò davanti a me, i capelli biondi che le ricadevano sul viso mentre poggiava i gomiti sulle lenzuola, mentre Gianna fece lo stesso davanti ad Aldo, scuotendo i fianchi con una malizia che ci fece perdere ogni residuo di controllo.
Senza attendere un istante di più, afferrai Sonia per i fianchi e la puntai con decisione. Il primo colpo fu profondo, un urto di carne che le strappò un gemito acuto. Cominciai a sfondarla con colpi ritmici e potenti; a ogni spinta, le sue enormi tette ballavano freneticamente, rimbalzando contro il materasso in un movimento ipnotico. La sentivo stringersi attorno a me, mentre le mie mani affondavano nella sua carne, lasciando il segno della mia possanza.
Accanto a me, Aldo non era da meno. Con la sua stazza imponente, aveva preso Gianna con una foga animalesca. I suoi colpi erano pesanti, sordi, e facevano sussultare l'intero letto. Gianna rispondeva a ogni affondo inarcando ancora di più la schiena, le sue natiche sode che sbattevano contro le cosce di Aldo in un ritmo incessante. Anche il suo petto abbondante seguiva quella danza selvaggia, oscillando violentemente a ogni spinta che Aldo le infliggeva.
La stanza era satura del rumore dei nostri corpi che si scontravano e dei loro respiri affannosi. Sonia e Gianna, nonostante la foga del momento, riuscirono a voltare la testa l'una verso l'altra, cercandosi per un altro bacio, bagnato bacio di sfida, mentre io e Aldo continuavamo a martellarle senza sosta, decisi a marchiarle con tutta la nostra forza.
Il clima nella stanza si fece incandescente e l'aria divenne quasi irrespirabile per l'odore del sesso e del sudore. Fu Sonia a dare l'ordine, con una voce resa roca dal piacere: «Adesso vi vogliamo entrambe dentro... tocca a me!»
Eseguimmo il comando con una coordinazione brutale. Aldo si sdraiò supino sul materasso, i muscoli del torace tesi come corde, mentre io sollevai Sonia per i fianchi. La calammo con decisione sopra di lui: Aldo la prese con forza nella figa, facendola sussultare mentre l'enorme cazzo la riempiva completamente. Io non persi un istante e, posizionandomi dietro di lei, spinsi con tutto il mio peso nel suo culo, sentendo la resistenza iniziale cedere al calore e alla lubrificazione.
Il ritmo si fece intenso e travolgente, un incastro di corpi che cercavano il massimo coinvolgimento. Aldo assecondava ogni movimento di Sonia, mentre la sintonia tra i presenti trasformava l'incontro in un vortice di sensazioni condivise. Anche Gianna partecipava attivamente, creando un contatto intimo e profondo con Sonia, che si abbandonava completamente al piacere di quel momento corale.
Gianna si lasciò andare ad un'abbondante squirtata che inondò il viso di Aldo e di mia zia che erano sotto di lei.
Io ed Aldo, invece, ci lasciammo andare ad una seconda esplosione di piacere che riempì la zia in entrambi i buchi del piacere mentre urlava assieme alla sua collega porca.
Finita la scarica su Sonia, il testimone passò a Gianna, che non aspettava altro. Con un cenno imperioso della testa, ci ordinò di spostarci, mentre Sonia, ancora scossa dai brividi e bagnata, si trascinò sul materasso per scambiarsi di posto con lei.
Gianna si posizionò al centro, la pelle ambrata che riluceva di sudore e il respiro che le faceva sollevare il petto generoso. Aldo, instancabile, si distese nuovamente sotto di lei, offrendo la sua mole muscolosa come base per quel nuovo incastro. La calai lentamente su di lui: Aldo la prese con una spinta decisa nella figa, facendola inarcare all'indietro con un grido di piacere che riempì la stanza.
Senza perdere un istante, mi portai dietro di lei. Afferrai i suoi fianchi sodi e, con un colpo secco e mirato, entrai nel suo culo, sentendo la morsa calda e stretta accogliermi completamente. Eravamo entrambi dentro di lei, in un doppio assalto che la faceva tremare dalla testa ai piedi. Cominciammo a sfondarla con un ritmo brutale, un’alternanza di spinte che faceva ondeggiare le sue tettone in modo selvaggio.
In quel momento, Sonia si riprese. Si inginocchiò davanti a Gianna e, con un movimento fluido, le spinse la propria figa in faccia, premendogliela contro le labbra. Gianna, pur sopraffatta dai nostri colpi, non si tirò indietro: afferrò le natiche bionde di Sonia e cominciò a leccarla con una foga disperata, cercando sollievo e piacere in quel contatto umido.
La tensione salì alle stelle. Sotto di noi, Aldo grugniva per lo sforzo, spingendo verso l'alto con una forza animalesca. Gianna, travolta dai nostri cazzi e dal sapore di Sonia, raggiunse l'apice: un fiotto improvviso di squirt bagnò il viso di Sonia e le lenzuola, mentre le sue pareti interne iniziarono a contrarsi in una morsa elettrica.
Fu il segnale. Io e Aldo, uniti in quell'ultimo sforzo disperato, esplodemmo simultaneamente. Sentii il calore del mio seme inondare il suo retto mentre Aldo la riempiva completamente nella figa. Gianna emise un urlo strozzato, crollando in avanti sul corpo di Sonia, mentre noi continuavamo a spingere finché l'ultima goccia non fu versata dentro di lei.

Il distacco fu lento, quasi riluttante, come se i nostri corpi facessero fatica a separarsi dopo quell'incastro perfetto. Ci lasciammo cadere sulle lenzuola ormai stravolte, io e Aldo da una parte, Sonia e Gianna dall'altra, in un groviglio di membra pesanti e battiti del cuore che cercavano faticosamente di tornare alla normalità.
Restammo lì per diversi minuti, abbandonati a una pigra e profonda soddisfazione. Eravamo sudati e bagnati, con la pelle che ancora scottava per l'attrito e il calore dei nostri corpi. Gianna si allungò verso di me, accarezzandomi il petto con le dita ancora umide, mentre Sonia poggiava la testa sulla spalla massiccia di Aldo, lasciando che i suoi capelli biondi si appiccicassero alla pelle lucida di lui. Fu un momento di tenerezza inaspettata, un silenzio complice interrotto solo da qualche sospiro appagato.
«Abbiamo bisogno di una doccia... tutti quanti,» sussurrò infine Gianna, rompendo l'incantesimo con un sorriso malizioso che prometteva altro.
Ci alzammo a fatica, trascinando i nostri corpi nudi verso il bagno grande. Una volta dentro, aprimmo i getti della doccia lasciando che l'acqua calda iniziasse a scorrere abbondante, riempiendo l'ambiente di un vapore denso e profumato. Entrammo tutti e quattro sotto il getto, e fu lì che il miracolo si compì di nuovo.
Il contatto dell'acqua che scivolava sulle nostre curve, unito allo sfregamento casuale delle mani che cercavano di lavare via gli umori della sessione precedente, riaccese i nostri animi in un baleno. Sotto l'acqua scrosciante, i sensi si risvegliarono con una foga ancora più prepotente. Aldo afferrò Gianna per la vita, sollevandola contro le piastrelle bagnate, mentre Sonia si voltò verso di me, offrendomi la schiena inarcata sotto il getto bollente, i suoi seni che brillavano coperti di schiuma e acqua.
La doccia, nata per pulirci, divenne in pochi istanti il nuovo scenario di una battaglia sensuale ancora più selvaggia della precedente.
Dopo la doccia, il calore dell’acqua ci lasciò addosso una stanchezza piacevole, ma i nostri sguardi continuavano a cercarsi nel vapore del bagno. Ci asciugammo con lentezza e tornammo in camera; erano ormai le tre del mattino e il silenzio della casa rendeva tutto più intimo. Ci rivestimmo mentre Aldo, visibilmente soddisfatto, si congedava con un cenno d'intesa e un sorriso stanco, lasciandoci soli.
Ci spostammo in cucina per un caffè veloce. Sonia, ancora avvolta nel suo cappotto, cominciò a dare i primi segni di voler andare via. Mentre lei era distratta a sistemarsi davanti allo specchio dell'ingresso, Gianna colse l'attimo. Si avvicinò a me con passo felino e, approfittando del fatto che Sonia ci dava le spalle, mi incollò le labbra all'orecchio.
«Aspetta in macchina che Sonia vada via,» mi sussurrò con una voce roca che mi fece mancare il respiro, «e poi risali subito da me. Con te non ho ancora finito.»
Sentii il calore del suo fiato sulla pelle e un brivido mi percorse la schiena. Sorrisi e annuii in silenzio, mentre il desiderio, che credevo sopito dalla fatica, tornò a farsi sentire prepotente.
Scesi le scale insieme a Sonia. Arrivati al portone, ci scambiammo un bacio intenso, da veri amanti, promettendoci di sentirci nei prossimi giorni per ripetere quella follia. La guardai salire sulla sua auto e allontanarsi nelle strade deserte della notte. Salii nella mia macchina e rimasi lì, a fissare il citofono, contando i minuti che mi separavano dal ritorno nell'appartamento di Gianna.

Appena vidi i fari dell'auto di Sonia sparire dietro l'angolo, aspettai ancora un istante per sicurezza. Poi, col cuore che batteva all'impazzata, uscii dall'auto, richiusi la portiera e mi diressi di nuovo verso il portone, pronto a scoprire cosa Gianna avesse in serbo per me...
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