Scambio di Coppia
La mia prima volta
03.04.2026 |
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"Mentre ci incamminavamo verso il civico 10, un misto di paura, curiosità e adrenalina pura mi assalì..."
Preparatevi, perché questo racconto sarà un viaggio più lungo del solito. È il resoconto dettagliato della mia prima vera esperienza di coppia nel mondo dello scambismo, un esordio che ha superato ogni mia fantasia. Spero abbiate la pazienza di seguirmi fino all'ultima riga, perché vi assicuro che ne varrà la pena. Buona lettura.Autunno 2017.
Io e Alessia eravamo "scopamici" da tempo. Entrambi single, ci rifugiavamo l'uno nelle braccia dell’altra ogni volta che ne avevamo voglia. Era un patto tacito, un porto sicuro che resisteva anche quando le nostre vite prendevano strade diverse o eravamo impegnati con altre persone... ma quella è un’altra storia. La nostra complicità era un segreto assoluto, vissuto all’ombra del nostro gruppo di amici, un gioco pericoloso che alimentava il nostro desiderio.
Sentivo però il bisogno di parlarne con qualcuno di fidato, così una sera, dopo una cena a casa sua, decisi di confidarmi con Roberto. Aveva circa 45 anni, era un collega diventato col tempo un mentore, sempre pronto a elargire consigli schietti.
"Sai Roby, avrei bisogno di un tuo parere... ho aspettato che restassimo soli perché mi fido solo di te," esordii, sorseggiando l'ultimo amaro.
Lui scoppiò a ridere, appoggiandosi allo schienale della sedia. "Sai che puoi dirmi tutto. Che c'è? Hai scoperto che ti piace il cazzo?"
"Ma quando mai!" ribattei deciso, ridendo a mia volta. "No, si tratta di Alessia. Ti ricordi di lei? L'amica con cui scopo ogni tanto, quella che ha tradito il ragazzo durante quella famosa vacanza insieme?"
Roberto socchiuse gli occhi, frugando nei ricordi. Poi esclamò: "Ma sì! Quella biondina peperina che c’era al tuo compleanno? Quella che ti divorava con gli occhi davanti a tutti?"
Annuì. "Esatto, proprio lei."
"E quale sarebbe il problema?" chiese lui, facendosi serio.
"In realtà non so se sia un problema, ma ho notato una cosa," spiegai, cercando le parole giuste. "Quando abbiamo la possibilità di vederci senza ostacoli, la passione sembra svanire in fretta. Due giorni fa è venuta da me, eravamo soli, l'abbiamo fatto e dopo dieci minuti avevamo già finito. Ma due settimane fa, durante la riunione dell'associazione... be', lì è stato diverso. Ci siamo stuzzicati tutta la sera sotto gli occhi degli altri, attenti a non farci scoprire. Quando tutti se ne sono andati, dato che avevo io le chiavi della sede, siamo tornati dentro e abbiamo scopato come animali per due ore filate."
Roberto mi lasciò finire, poi prese la parola con l'aria di chi sa lunga. "Ho capito tutto. È normale: il vostro rapporto è nato sulla trasgressione. È il brivido del proibito che tiene vivo il fuoco. Se diventaste una coppia 'normale', non riuscireste mai a esprimere quella foga che avete quando agite clandestinamente."
"Ho capito, Roby, ma non possiamo mica aspettare la riunione mensile o sperare che ci sia sempre gente intorno per eccitarci," ribattei frustrato.
Lui rifletté per qualche secondo, poi mi fece un cenno con la mano. "Siediti."
Accese il PC e mi svelò un mondo di cui ignoravo l'esistenza. Mi mostrò un sito di annunci per scambisti, illustrandomi ogni sezione con estrema naturalezza. Poi, abbassando la voce, mi confessò che lui e sua moglie praticavano da anni: lei era bisessuale e quel mondo era la loro valvola di sfogo. "In questo modo avrete sempre la trasgressione di cui avete bisogno," concluse. "Createvi un profilo, cercate una coppia e vedete come va."
Lo ringraziai e uscii da casa sua con un piano preciso in testa. Il giorno dopo avrei visto Alessia e le avrei proposto questa nuova esperienza da fare insieme a me.
Quel martedì pomeriggio, ci accordammo per vederci in serata a casa sua. "Rientro tardi dal lavoro," mi disse Alessia al telefono, "facciamo da me così riesco a farmi una doccia con calma." Mi stava bene: dovevamo revisionare un progetto importante e, paradossalmente, era una di quelle sere in cui non avevamo pianificato nulla di sessuale.
Alle 21:00 suonai il citofono. Mi accolse con un sorriso radioso. Alessia viveva ancora con i genitori e il fratello in una grande casa singola, dotata di una taverna spaziosa con accesso autonomo. "Aiutami a prendere queste cose, ci spostiamo giù," disse indicando dei faldoni mentre recuperava il portatile. Nonostante fosse fine settembre, faceva ancora caldo; la taverna, fresca e isolata, era il nostro ufficio improvvisato. In quell'ambiente avevamo condiviso cene e riunioni, ma non era mai stata teatro della nostra passione. Varcai la soglia con un brivido di eccitazione, pensando a ciò che stavo per proporle.
Per tre ore restammo concentrati sul Power Point. La guardavo mentre faceva scorrere le slide: Alessia era minuta, ma aveva mani lunghe, affusolate e curatissime, rese ancora più sensuali da uno smalto rosa confetto. Quel dettaglio, apparentemente innocente, iniziò a eccitarmi.
"Direi che per oggi può bastare," esclamò lei chiudendo parzialmente il PC. "Sentiamo che dice Francesco e poi cerchiamo il resto del materiale."
"Siamo a buon punto," risposi accendendo una sigaretta e porgendone una a lei.
Lei si alzò per aprire le finestre, poi si sedette accavallando le gambe e facendo dondolare il piede con fare distratto. Capii che era il momento.
"Sai, volevo farti vedere una cosa, visto che abbiamo il computer acceso..."
Lei mi guardò incuriosita, espirando il fumo. Avvicinai il portatile e, prima di mostrarle lo schermo, le raccontai della chiacchierata con Roberto. Alessia ascoltava rapita, arrivando a mordicchiarsi il labbro inferiore, un segnale inequivocabile di eccitazione.
"Avevo pensato che potremmo provare anche noi. Se non sei d'accordo, cancello tutto subito," conclusi, girando lo schermo verso di lei.
Avevo già creato il profilo, caricando tre foto tattiche: noi al mare, io nudo e uno scatto del suo splendido fondoschiena incorniciato da un perizoma striminzito. La sua espressione passò dalla sorpresa alla curiosità pura. Mentre scorreva la pagina, iniziarono ad arrivare le prime notifiche.
"C'è gente che scrive che vorrebbe scoparmi!" esclamò con una nota di orgoglio nella voce.
"Be', con quel ben di Dio che ti ritrovi, mi stupirei del contrario," ribattei avvicinandomi a lei per leggere insieme i messaggi.
Scartammo subito diverse coppie troppo avanti con gli anni. "Ma non c'è gente della nostra età?" chiese lei, senza staccare gli occhi dal monitor.
"Se ti interessa, potremmo caricare foto più audaci per attirare profili più affini a noi."
Lei si voltò a fissarmi, con uno sguardo maliziosamente penetrante. "Se non fossi stata interessata, non te l'avrei nemmeno chiesto. Che tipo di foto dovremmo fare?"
Poi aggiunse, decisa: "Facciamole ora, prima che rientrino i miei."
Quello che seguì fu un set fotografico ad alto tasso erotico. Ci divertimmo come pazzi, nonostante la tensione mi avesse messo inizialmente un po' d'ansia. Scattammo una foto di lei a gambe aperte sul tavolo, mentre con le dita si apriva le labbra della vulva; poi una a pecora, sempre sul tavolo, con me che la leccavo da dietro; e infine l'ultima, la più esplicita: io seduto sulla sedia e lei di schiena, impalata sul mio cazzo duro, con le gambe sollevate che io sostenevo con forza.
Dopo averle dato le credenziali del profilo, ci ricomponemmo. Alessia uscì dal bagno asciugandosi con un asciugamano dopo essersi lavata via i resti della mia sborra.
"Allora, vediamo chi ci contatta nei prossimi giorni," le dissi. "Venerdì sera abbiamo la riunione, potremmo approfittarne dopo per incontrare qualcuno, visto che possiamo fare tardi."
"Per me va bene," rispose lei con un sorriso complice, "sono proprio curiosa."
Proprio in quel momento sentimmo il rumore dell'auto dei suoi che rientrava nel vialetto. Ci salutammo in fretta con un bacio rapido ma intenso, pronti a scoprire dove ci avrebbe portato quel nuovo, vizioso gioco.
Nei giorni successivi, le nostre serate furono assorbite totalmente dal sito. Avevamo stabilito un patto: sarei stato io a gestire le risposte, ma ogni mossa sarebbe stata concordata. Le richieste dei singoli fioccavano, ma Alessia sembrava cercare altro. "Ci sono tanti bei ragazzi, è vero," mi disse una sera al telefono, con la voce che tradiva un’eccitazione latente, "ma la mia vera curiosità ora è provare l'emozione con un'altra donna."
Proprio mentre parlavamo, scorsi tra i messaggi il profilo di una coppia della nostra città, sebbene abitassero dalla parte opposta rispetto a noi. Si presentavano come Franco e Sandra. Lei, 43 anni, era una mora statuaria: alta, con una terza misura di seno naturale e invitante. Le foto in intimo e tacchi a spillo esaltavano le sue gambe chilometriche e un fondoschiena marmoreo. Portava con orgoglio i lievi segni di due gravidanze, dettagli che non facevano altro che rendere il suo corpo ancora più erotico e autentico. Lui, 40 anni, aveva i capelli corti già brizzolati e un fisico asciutto, più basso di lei ma con attributi che lasciavano poco spazio all'immaginazione. Erano iscritti da un paio d’anni e vantavano ottimi feedback.
"Ciao, siamo Franco e Sandra. Il vostro profilo ci ha incuriosito molto e ci piacerebbe conoscervi. Se vi va, potremmo ospitarvi una di queste sere per bere qualcosa insieme, anche solo per fare due chiacchiere," recitava il messaggio, suggellato dall'emoticon di un bacio.
Alessia, che stava monitorando il profilo in tempo reale dal suo smartphone, commentò subito: "Non sono affatto male."
"Rispondo? Chiedo se sono liberi venerdì sera tardi?" proposi con il cuore che accelerava i battiti. Seguirono pochi secondi di silenzio, carichi di elettricità.
"Sì, dai... direi che non ci costa nulla conoscerti," rispose lei con quella sua voce dolce e maliziosa che conoscevo bene.
Digitai rapidamente: "Piacere nostro, e complimenti per il vostro profilo. Per noi sarebbe la prima esperienza in assoluto. Se per voi va bene, potremmo vederci venerdì sera dopo le 23:00, così facciamo conoscenza e magari ci spiegate un po' meglio questo mondo."
La risposta non si fece attendere: "Venerdì è perfetto. I nostri figli partono nel pomeriggio con gli scout e avremo casa libera. Vi aspettiamo dopo le 23:30. Se siete d'accordo, nel pomeriggio ci scambiamo i numeri così vi diamo le indicazioni per raggiungerci."
Questa volta fu Alessia a dettare la linea con tono deciso: "Digli che va bene e lascia il tuo numero." Eseguii immediatamente, sopraffatto da un mix di eccitazione e incredulità. I due giorni successivi passarono in un limbo di attesa febbrile; l'idea di condividere Alessia con un altro uomo e di vederla esplorare il corpo di un'altra donna ci stava consumando lentamente.
...
Il tempo sembrava essersi dilatato. Seduti in quella sala riunioni, circondati dai colleghi dell’associazione, l'aria attorno a noi era diventata densa, quasi irrespirabile per la tensione. Il presidente esponeva i prossimi impegni con una flemma che contrastava violentemente con il terremoto che avevamo dentro.
Io e Alessia eravamo seduti ai lati opposti della stanza. Non avevamo avuto modo di approfondire i dettagli nei giorni precedenti, e quel silenzio forzato non faceva che alimentare il desiderio. I nostri sguardi si incrociavano fugaci, carichi di una promessa elettrica che nessun altro poteva decifrare. Ogni volta che i suoi occhi incontravano i miei, sentivo una scossa lungo la schiena.
Sotto il tavolo, le mie dita picchiettavano nervose sullo smartphone. "Sei eccitata? Io tantissimo," le scrissi, premendo invio e osservandola di sottecchi. La vidi sbloccare lo schermo, leggere e poi posare il telefono con un movimento lento, quasi studiato. Mi fissò per un istante infinito, un sorriso appena accennato sulle labbra che diceva più di mille parole. Pochi secondi dopo, la notifica vibrò nella mia tasca: "Troppo!!". Sorrisi tra me e me, sentendo il sangue pulsarmi nelle vene.
Presentammo il nostro progetto con una lucidità sorprendente, nonostante la testa fosse altrove. Ricevemmo l’approvazione a procedere, ma per noi era solo il segnale che il "vero" impegno della serata stava per cominciare. Finalmente, alle 23:00 scattò il rompete le righe. Come di rito, ci ritrovammo tutti fuori dalla sede per i saluti finali.
L’aria della notte era frizzante, ma il calore che emanava il corpo di Alessia, mentre mi si avvicinava per accendere una sigaretta, era quasi incandescente. Stavamo lì a chiacchierare con gli altri, recitando la parte degli amici di sempre, mentre il cronometro nella nostra testa correva verso l'appuntamento con Franco e Sandra. Ogni minuto perso in chiacchiere banali era un minuto sottratto alla trasgressione che ci aspettava dall'altra parte della città.
"Giova, mi dai un passaggio tu? Io vorrei raggiungere gli altri al pub," esordì Alessia spegnendo l'ultima sigaretta davanti alla sede. I soci più anziani ci guardavano con benevolenza; era la nostra scusa abituale per eclissarci e restare soli. Accettai con un sorriso complice, consapevole del fuoco che ardeva dietro quella richiesta formale.
Appena saliti in macchina, la maschera cadde. Mentre si sistemava il trucco allo specchietto, le chiesi: "Sei pronta?".
"Tantissimo," rispose lei, con il rossetto in mano e gli occhi che brillavano di un'eccitazione febbrile. Durante il tragitto chiamai Franco: "Siamo appena partiti, dieci minuti e siamo da voi."
"Vi aspettiamo impazienti," rispose lui, e la sua voce profonda mi fece capire che la serata era già stata apparecchiata per il piacere.
Parcheggiammo poco distante, come suggerito. Mentre ci incamminavamo verso il civico 10, un misto di paura, curiosità e adrenalina pura mi assalì. Era una sensazione nuova, un brivido che mi percorreva la schiena. Li trovammo sulla porta: Sandra era ancora più bella che in foto, una presenza magnetica, e Franco trasmetteva una sicurezza calma e virile. Dopo i saluti di rito e i complimenti reciproci, entrammo nel grande salone.
Porgemmo loro la bottiglia di prosecco e ci accomodammo. Tra una chiacchiera e l'altra, cercammo di conoscerci. Sandra fissava intensamente Alessia, quasi a volerle leggere dentro. "Come mai avete deciso di provare? Come ci avete scoperti?" chiese, mentre Franco stappava la seconda bottiglia.
Alessia abbassò lo sguardo, inizialmente imbarazzata, poi si morse il labbro e lasciò che fossi io a raccontare del consiglio di Roberto. Franco ci mise subito a nostro agio, raccontando della loro prima volta quindici anni prima: "Se non ve la sentite, non c'è problema. Siamo qui per stare bene, non è un obbligo."
Quella rassicurazione fu la chiave. Ci spostammo sul divano; io e Franco ci sistemammo sulla penisola, mentre le donne presero posto sulle sedute principali. Sandra non perse tempo. Si avvicinò ad Alessia, accarezzandole il viso con dita affusolate. "Dicevi di essere curiosa di provare con una donna, vero?". Alessia sostenne lo sguardo, rapita, e sussurrò un timido "sì".
In un impeto improvviso, Sandra le afferrò la testa e la baciò con una foga travolgente, spingendo la lingua nella sua bocca. Alessia sgranò gli occhi per la sorpresa, ma un istante dopo li richiuse, abbandonandosi a quel contatto carnale. Io e Franco guardavamo in silenzio, col fiato corto. Sandra sfilò con maestria la maglietta di Alessia e poi il reggiseno, liberando i suoi piccoli gioielli. Si fiondò sui suoi capezzoli, leccandoli con un'esperienza che lasciò Alessia senza fiato.
L’iniziazione era cominciata. Sandra le fece sfilare i leggings, ordinandole con tono imperioso di restare in intimo e di stendersi sul bracciolo. Iniziò a percorrerle il corpo con baci lenti: dal collo al ventre, scendendo lungo le cosce fino ai piedi, per poi risalire. Alessia era ormai una corda tesa; il luccichio tra le sue gambe tradiva un desiderio incontenibile.
Quando Sandra affondò finalmente la lingua nel suo sesso, Alessia esplose in gemiti incontrollati: "Oddio! Oh mio Dio... tu sì che sai come leccare una figa!".
Il mio cazzo era ormai diventato d'acciaio, premendo dolorosamente contro i pantaloni. Franco, notando la mia erezione evidente, mi sorrise complice: "Mettiamoci comodi anche noi". Ci spogliammo rapidamente, restando solo in mutande, pronti a unirci a quella danza di corpi.
"Vengooooo!". L'urlo di Alessia squarciò l'aria mentre il suo corpo veniva scosso da un orgasmo violento. Uno getto improvviso e caldissimo inzuppò il tessuto del divano, una squirta liberatoria che colse di sorpresa persino Sandra. "Questa è una fontana come Dio comanda!" esclamò la mora, prima di gettarsi nuovamente tra le sue gambe per raccogliere con la lingua ogni traccia di quel liquido dolciastro.
Franco mi si avvicinò con un sorriso fraterno, la voce bassa e rassicurante: "Come vedi, la tua amica si sta ambientando alla grande. Se ti fidi, ti guido io". Annuì in silenzio, incapace di articolare parola mentre ci sfilavamo le mutande. "Fa' quello che faccio io," mi sussurrò, muovendosi verso le due donne che erano ancora intrecciate in un bacio profondo.
Sandra, avvertendo la presenza del marito, si scostò appena, lasciando che il sesso di Franco — imponente anche se non ancora in piena erezione — affondasse nella bocca di Alessia. Lei lo accolse con un sussulto di sorpresa, sgranando gli occhi davanti a quella mole che faticava a contenere, ma iniziò a lavorarlo con una foga inaspettata.
Mentre mi godevo la scena accarezzandomi, sentii il tocco esperto di Sandra. Si era inginocchiata davanti a me; mi fissò con un'intensità felina e, afferrando il mio cazzo, lo accolse interamente in bocca. Sentii la mia ghiandola toccare le pareti della sua gola mentre lei alternava suzioni profonde a spinte decise, inumidendo l'asta con la sua saliva prima di riprendere a pompare con ritmo ipnotico.
Chiusi gli occhi, perso in un’estasi assoluta, finché un grido roco mi riportò alla realtà. "Quanto cazzo è grosso!! Sì... dammelo tutto dentro!". Era la voce di Alessia, ormai fuori controllo. Franco la stava penetrando con forza selvaggia; vedevo le gambe di lei spalancate e penzolanti, mentre il bacino di lui affondava colpi rapidi e profondi. Il suono della carne che batteva contro la carne e le urla di piacere di Alessia mi eccitarono a tal punto che, senza quasi rendermene conto, venni con una violenza inaudita.
Un fiotto potente di sborra colpì il viso di Sandra, finendole tra i capelli e sulle guance. "Oddio, scusami!" esclamai mortificato, chinandomi verso di lei. Sandra non si scompose minimamente; mi guardò con un sorriso lascivo mentre raccoglieva lo sperma dal viso con le dita per poi portarsele alla bocca, gustandolo con calma. "Non preoccuparti, tesoro," mi rassicurò, "sono abituata alle sborrate di quell’animale di mio marito."
In quel preciso istante, Franco emise un grugnito profondo, riempiendo il preservativo con un ultimo affondo prepotente nella figa di Alessia, ormai completamente stravolta. Si accasciò su di lei per qualche istante, baciandola con dolcezza. "Sono venuta almeno due volte... sei una bestia..." sussurrò lei con un filo di voce, stremata ma visibilmente appagata.
Franco si rialzò, lo sguardo ancora acceso. Si avvicinò alla moglie, che era rimasta in tacchi e reggicalze, mettendo in mostra il pube curato. Le diede un bacio profondo, assaporando sulle sue labbra il gusto del mio piacere.
"Direi che è ora di spostarci in camera," esordì lui con tono deciso. Ci incamminammo verso il loro letto matrimoniale, pronti a esplorare i confini di quel nuovo mondo senza più alcuna inibizione.
Seguendo Franco, mi stesi accanto a lui sul lettone. Le nostre donne non persero un istante e si gettarono sui nostri cazzi. Alessia era completamente sfatta, i capelli scompigliati e lo sguardo perso, ma pompava il mio cazzo con una foga mai vista. Sembrava in uno stato di trance ipnotica; stentavo quasi a riconoscerla, ma godevo immensamente di quella sua versione così lussuriosa.
Quando fummo di nuovo entrambi marmorei, Sandra si allungò verso il comodino. Prese due profilattici e ne diede uno a me e uno al marito. "Adesso Franco mi entra nel culo e tu in figa," disse con un sorriso malizioso rivolto ad Alessia, "poi tocca a te."
Senza farselo ripetere, Franco afferrò la moglie per i fianchi e la guidò a impalarsi sul suo enorme cazzone turgido, posizionando la sua figa proprio davanti al mio viso. Infilai il preservativo e guardai Alessia: mi fece un cenno deciso con la testa mentre continuava a sgrillettarsi la figa, già bagnata di piacere.
Mi avvicinai ed entrai nella figa di Sandra; era larga, calda e incredibilmente accogliente. Lei lanciò un urlo di piacere e mi afferrò i glutei con le unghie, spingendomi dentro di sé con forza. Continuammo a stantuffarla in sincrono per diversi minuti, finché Franco non le riempì il buco del culo, continuando però a spingere con ritmo ossessivo.
"Dai Giova, è il momento, riempila anche tu!" esclamò lui.
"Sì, sfondami e vieni, porco!" gli fece eco lei.
A quelle parole mi lasciai andare: un orgasmo profondo mi scosse mentre spingevo con violenza nella sua figa. Sentivo la sborra che, dopo aver riempito il gommino, iniziava quasi a colarmi sulle palle per l'intensità della venuta.
Mi spostai e Franco gettò Sandra sul letto a gambe spalancate; le affondò la lingua nel culo per raccogliere i resti della propria sborra e poi la baciò con passione.
"Adesso è il tuo turno, birbantella," disse Sandra staccandosi dal marito.
Presi il posto di Franco. I due guidarono Alessia sopra di me, dopo aver lubrificato bene il mio cazzo con la lingua e con le tette della mora.
"Oh mio Dio, che bello..." esclamò Alessia mentre si impalava con il culo sul mio sesso.
Franco si protese su di lei, aiutato dalla mano esperta di Sandra che guidò il cazzone del marito nella figa di Alessia.
"Oddio... due insieme! Che bello!" urlava lei mentre iniziavamo il trattamento che prima avevamo riservato a Sandra. La mora, però, non restò a guardare: si alzò in piedi sul letto e offrì la sua figa alla bocca di Alessia, che iniziò a leccarla con ferocia tra un gemito e l'altro.
Franco, trovandosi il culo della moglie a un centimetro dal viso, le ficcò un dito dentro; lo stimolo improvviso fece scattare in Sandra un orgasmo violento che terminò con una squirtata micidiale. Il liquido bagnò me e Alessia; ne assaggiai qualche goccia: aveva un sapore ottimo.
Continuammo ancora per qualche minuto, finché Franco non venne di nuovo con un colpo che scosse anche me che stavo sotto. Quando lui si spostò, decisi di cambiare buco ad Alessia: affondai nella sua figa e iniziai a sgrillettarle il clitoride con vigore, facendola squirtare ancora.
Finalmente raggiunsi il mio terzo e generoso orgasmo: le afferrai le cosce, le alzai le gambe e spinsi fortissimo, facendole sentire il cazzo fin dentro il ventre mentre scaricavo tutta la sborra rimasta. Poi la adagiai stremata sul letto e mi fiondai tra le sue gambe, ripulendo e assaporando ogni umore rimasto tra le sue carni.
Restammo per un po' distesi sul letto, immersi in un silenzio carico di elettricità residua. Eravamo stremati, i corpi lucidi di sudore e umori, ma profondamente soddisfatti da quanto era appena accaduto.
"Allora, che ne dite? Vi è piaciuto?" ci chiese Franco, rompendo l'incantesimo con un tono di curiosità quasi fraterna.
Alessia, che era accoccolata contro di me, mi diede un bacio a fior di labbra, poi voltò lo sguardo verso Franco con una scintilla che non accennava a spegnersi. "Veramente... io avrei ancora un po' di voglia," sussurrò. Si mise sopra di me, iniziando a stuzzicare il mio cazzo che, contro ogni previsione, si drizzò in un attimo sotto le sue dita esperte.
Restammo su quel letto pregno dell'odore del sesso per altre due ore. Fu in quel lasso di tempo che sperimentai la mia prima doppia penetrazione vaginale ai danni di Sandra: lei, insaziabile, accoglieva me e il marito in un incastro di carne perfetto, urlando di piacere a ogni spinta sincronizzata. Alessia, pur declinando l'invito alla doppia per via della mole impressionante del cazzo di Franco, non si tirò indietro: si lasciò impalare ancora diverse volte dall'uomo, che concluse la maratona esplodendole un ultimo, potente getto di sborra dritto in gola, che lei mandò giù con un sorriso di sfida.
L’orologio digitale sul comodino segnava le 6:15. Mi resi conto solo in quel momento di quanto tempo fosse volato tra quelle mura. I due coniugi, con estrema ospitalità, ci guidarono verso il bagno e ci offrirono una doccia calda per riprenderci dal torpore post-coitale. Dopo la doccia lasciammo il bagno ai due, approfittandone per rivestirci lentamente nella penombra della camera.
"È stato bello?" domandai ad Alessia mentre si infilava i leggings.
"Troppo," rispose lei, voltandosi con quel suo tipico sorriso beffardo e gli occhi ancora lucidi. "Credo che sarà molto divertente scovare altre coppie come loro."
Erano ormai le 6:30 quando salutammo Franco e Sandra sulla soglia, ringraziandoli per l’accoglienza. "Spero proprio che avremo modo di rivederci, ragazzi," ci disse Sandra con un calore sincero. "È stato un vero onore essere i primi a battezzarvi."
Ci incamminammo verso la macchina mentre le prime luci dell'alba iniziavano a colorare il cielo. Eravamo stanchi, svuotati, ma con la consapevolezza che quella notte aveva appena segnato l'inizio del nostro viaggio nel mondo dello scambismo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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