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Lui & Lei

La milfona


di Midi90
26.03.2026    |    2.582    |    4 9.7
"L'ho accompagnata alla porta e ci siamo salutati con un abbraccio che valeva più di mille messaggi in chat..."
Dopo due settimane di chat, finalmente eccola lì. Greta mi aspettava al tavolo, splendida nei suoi quarant'anni. Le foto non rendevano giustizia: era una stangona bionda con un viso dolcissimo ma uno sguardo che sapeva il fatto suo.
Quando si è alzata per salutarmi, sono rimasto colpito dalla sua fisicità prorompente da BBW. Era alta, con una terza di seno soda che risaltava nel vestito ed un bel culone sodo.
"Allora, deluso o sono meglio dal vivo?" mi ha chiesto con una risata roca, mentre mi sedevo di fronte a lei.
Abbiamo ordinato un drink e la conversazione è partita subito spedita. Mi raccontava della sua vita da separata e dei figli, ma io non riuscivo a staccare gli occhi da come quel vestito faticava a contenere le sue curve esagerate. La tensione è salita in un attimo, soprattutto quando ha iniziato ad allungare le gambe sotto il tavolo, sfiorando le mie.
"Sai," ha sussurrato portandosi il bicchiere alle labbra, "in chat facevi tanto il lupo... ora che mi hai qui davanti sembri quasi timido."
"No è che a me piace studiare le mie prede" rispondo sorseggiando e sorridendo.
Continuiamo a parlare per tutta la serata, raccontando le nostre storie che ci hanno portato ad iscriverci ad una chat di incontri. Entrambi separati con figli, lontani dal sesso da diverso tempo ma con tanta voglia di rimettersi in gioco.
Ad una certa lasciamo il locale e ci salutiamo con la promessa di rivederci presto.

Dopo quel primo incontro, il desiderio tra noi è diventato un filo teso che vibrava a ogni notifica sul telefono. Abbiamo passato un mese intero a scriverci ogni sera, trasformando la chat in un confessionale erotico dove i racconti della giornata sfumavano presto in fantasie sempre più audaci. Greta mi stuzzicava con la sua maturità di quarantenne, mescolando la dolcezza della sua vita da madre separata a una malizia bionda che mi teneva sveglio fino a tardi.
"Non ce la faccio più a immaginarti e basta," mi ha scritto una sera, dopo una serie di messaggi particolarmente carichi. "Ho bisogno di sentirti addosso, senza sguardi indiscreti intorno."
È stato allora che ci siamo messi d'accordo: si sarebbe venuta a trovare a casa mia per un drink. L'attesa per quella serata è stata una tortura deliziosa; ogni volta che pensavo a lei, la mia mente tornava a quella fisicità dirompente che avevo intravisto al bar.

Quando il citofono ha rotto il silenzio della casa, ho sentito una scarica di adrenalina. Ho aperto la porta e mi sono trovato davanti Greta, imponente nella sua statura e con quel sorriso biondo che mi aveva perseguitato per un mese in chat. Non appena è entrata, l'ingresso è sembrato farsi piccolo: la sua presenza da quarantenne sicura di sé riempiva tutto lo spazio.
Ci siamo accomodati al tavolo della cucina per il primo drink. È stata un'oretta intensa, fatta di sguardi che valevano più delle parole e di racconti che continuavano quelli iniziati sullo schermo. Vederla gesticolare, con la maglina grigia che fasciava la sua terza di seno a ogni movimento, era una tortura deliziosa. Dopo un po', la confidenza è diventata tale che abbiamo deciso di spostarci in soggiorno per stare più vicini.
Ci siamo seduti sul divano, sprofondando tra i cuscini. L'atmosfera era satura di un desiderio trattenuto troppo a lungo. Greta si è sciolta i capelli biondi, sospirando. "Accidenti, fa davvero caldo qui dentro," ha mormorato con un sorriso malizioso. "Ti dispiace se mi metto più comoda?"
Senza aspettare risposta, si è sfilata l'abito di maglina con un gesto fluido. Sotto indossava solo una canotta chiara e aderente. Appena è rimasta così, il fiato mi si è mozzato in gola: la stoffa leggera evidenziava l'assenza del reggiseno, rivelando la forma turgida dei suoi seni e i capezzoli che premevano contro il tessuto. In quella posizione, seduta accanto a me, il suo fisico da BBW era un inno alla femminilità: le cosce bianche e piene e quel bel culone sodo che occupava gran parte del divano.
"Sei... bellissima," sono riuscito a dire, facendole i complimenti con voce roca.
Lei ha ricambiato con uno sguardo che non lasciava scampo. "Anche tu non sei male dal vivo," ha sussurrato, accorciando le distanze. Ci siamo baciati con una fame accumulata in trenta giorni di chat, un bacio profondo che ha fatto crollare ogni barriera. Le mie mani sono scivolate subito sui suoi fianchi larghi, sentendo la morbidezza e la consistenza di quel corpo che avevo solo immaginato.
In un attimo la foga ha preso il sopravvento e abbiamo iniziato a spogliarci freneticamente, ansiosi di sentire finalmente la pelle nuda l'uno dell'altra sul quel divano che ormai sembrava l'unico posto al mondo.

Dopo quel bacio che sapeva di attesa e desiderio accumulato, la foga è esplosa. Ho fatto scivolare la canotta sopra la sua testa, liberando finalmente quella terza di seno soda e fiera, con i capezzoli ritti che cercavano il contatto. L'ho stesa sul divano, dove la sua fisicità da BBW sembrava occupare ogni spazio disponibile: la pelle bianchissima delle cosce e l'imponenza di quel bel culone sodo erano un invito a cui non potevo resistere.
Mi sono avventato su di lei, affondando il viso tra le sue gambe spalancate per leccarla con voracità. Greta ha inarcato la schiena, afferrandomi la testa con le mani per spingermi con forza contro di sé; i suoi gemiti riempivano la stanza mentre godeva profondamente di quel contatto che per un mese aveva solo sognato. Poi, con un guizzo agile, ci siamo invertiti: si è messa in ginocchio sopra di me e ha iniziato un grandioso pompino, usando la bocca con una maestria che mi ha fatto perdere i sensi.
Non contenti, ci siamo incastrati in una 69 fantastica. Mentre lei lavorava su di me, io mi sono perso a esplorare con le dita e la lingua la rotondità di quel culo enorme e sodo, stuzzicandola proprio lì dove la pelle era più sensibile. Sentivo le sue vibrazioni di piacere scuotere tutto il divano.
"Voglio sentirti dentro... a pelle," ha ansimato lei, staccandosi stremata.
Mi sono appoggiato con la schiena allo schienale del divano e lei mi è salita sopra, cavalcandomi come una cowgirl selvaggia. La sua altezza rendeva ogni suo movimento maestoso: la vedevo dominare lo spazio sopra di me, mentre le sue forme abbondanti sussultavano a ogni affondo. Le afferravo i seni, stringendoli e mordendoli mentre lei urlava di piacere, e non riuscivo a smettere di sculacciare quel culone che rimbalzava ritmicamente contro le mie cosce.
Ma il desiderio di possederla del tutto era troppo forte. L'ho girata e messa a pecora, perché volevo venirle nel culo. Ho iniziato leccandoglielo bene, preparandola con calma, per poi penetrarla piano, sentendo la stretta incredibile della sua carne soda. Poi ho aumentato il ritmo, stantuffando sempre più forte mentre lei si portava le dita nella figa, stimolandosi freneticamente.
La tensione è arrivata al culmine e le sono esploso nel culo con una violenza liberatoria. Greta ha raccolto ogni goccia con le dita, portandosele alla bocca e leccandole con uno sguardo che sprizzava lussuria. Siamo andati in bagno a darci una sistemata, ma una volta tornati in sala per raccogliere i vestiti, la scintilla è scattata di nuovo.
Eravamo in piedi in mezzo alla sala, circondati dal silenzio della casa e dai nostri vestiti abbandonati a terra. Mi sono avvicinato per aiutarla a raccogliere la canotta, ma quando le mie mani hanno sfiorato la sua pelle nuda, una scossa elettrica ci ha attraversati entrambi. Greta ha sollevato lo sguardo biondo verso di me, con gli occhi ancora lucidi e il respiro che ha ripreso subito a correre. Non c'è stato bisogno di dire nulla: la scintilla è scattata di nuovo, più violenta di prima.
L’ho spinta dolcemente sul divano e mi sono lanciato su di lei, possedendola stavolta con una fame quasi rabbiosa. Ho iniziato a scoparla in figa con forza, sentendo la sua carne accogliente e bagnatissima che mi stringeva come a non volermi lasciare più. Lei ha incrociato le sue belle gambe dietro la mia schiena, tirandomi a sé e urlando il mio nome mentre il suo seno sodo schiacciava contro il mio petto a ogni mio affondo potente.
Ma volevo vederla cedere del tutto. L’ho fatta girare di scatto, rimettendola a pecora in mezzo al divano. Da quella posizione, la vista del suo culone imponente e sodo che sussultava sotto i miei colpi era una visione primordiale. Le afferravo i fianchi larghi con le mani, affondando le dita nella sua morbidezza, mentre la stantuffavo senza tregua.
"Sì... dentro! Vienimi dentro stronzooo!" urlava Greta, con la voce rotta da un piacere che sembrava non finire mai.
Non sono riuscito a resistere un secondo di più. Sentendo le pareti della sua vagina contrarsi intorno a me in un orgasmo devastante, ho dato un ultimo, profondissimo affondo e le sono venuto dentro copiosamente. Ho sentito il calore del mio seme invaderla mentre lei inarcava la schiena allo spasmo, gemendo forte contro i cuscini del divano.
Siamo rimasti così, fusi l'uno nell'altra, per lunghi minuti, finché i battiti del cuore non sono tornati a un ritmo umano. Ci siamo scambiati un ultimo bacio lento e profondo, che sapeva di traguardo raggiunto dopo quel lungo mese di attesa.

Con calma, quasi a rallentatore, ci siamo rivestiti, scambiandoci sorrisi complici mentre raccoglievamo i pezzi di noi sparsi per la stanza.
L'ho accompagnata alla porta e ci siamo salutati con un abbraccio che valeva più di mille messaggi in chat. Sono rimasto a guardarla mentre si allontanava, alta e fiera, sapendo che quel drink a casa mia era stato solo l'inizio di qualcosa di indimenticabile.
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