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orge

Gianna cap 5


di Midi90
31.03.2026    |    916    |    1 9.6
"Stella scese da quel cazzone quasi barcollando e si accasciò sul tappeto, sfranta ma con un’espressione di pura soddisfazione stampata in volto..."
29/12/2025

Nelle settimane successive a quel weekend romano, la nostra frequentazione si era fatta ancora più assidua. Nonostante i mille impegni, riuscivo a scappare da lei un paio di volte a settimana, spesso la sera tardi: erano ore di pura passione che consumavamo con una fame insaziabile, prima che io dovessi rimettermi in macchina nel cuore della notte. Il rapporto restava vivo, alimentato da un desiderio che non accennava a placarsi.
Con l'avvicinarsi delle festività natalizie, decisi di fare un regalo speciale a Gianna. Rintracciai il nostro Aldo, il suo amico di vecchia data, e gli spiegai cosa avessi in mente; lui accettò entusiasta e insieme iniziammo a organizzare una serata indimenticabile da collocare tra Natale e Capodanno.
Il giorno di Natale riuscimmo a ritagliarci un'ora tutta per noi. Ci appartammo in un angolo tranquillo con la macchina, con i vetri che iniziarono subito ad appannarsi per il calore dei nostri respiri. Fu lì, nell'abitacolo avvolto dalla penombra, che ci scambiammo i doni: io le consegnai quel profumo di classe che desiderava da tanto, mentre lei mi sorprese con un buono da 500 euro per i miei acquisti sportivi. Eravamo entrambi felici, immersi in quella bolla di complicità che solo noi due condividevamo.
Dopo un bacio profondo, mi staccai appena dalle sue labbra e le dissi: «Sapendo che sabato non hai impegni, mi sono permesso di organizzare il resto del tuo regalo di Natale». Gianna inarcò un sopracciglio, con un'espressione maliziosa e incuriosita: «Mmm, intrigante... posso sapere qualche dettaglio?».
«Ti passerò a prendere alle 19:00 e l'unico obbligo è vestirti da vera porca», risposi ridendo. Lei scoppiò in una risata sensuale che riempì l'abitacolo: «Come se ci fosse bisogno di dirmelo!».
Senza aggiungere altro, Gianna si mosse agilmente sul sedile. Mi slacciò i pantaloni con dita esperte, liberando il mio membro che era già in tiro e leggermente inumidito dal desiderio. Si chinò con una lentezza studiata e fece calare le sue labbra calde sulla cappella, accogliendomi con una voracità che mi tolse il respiro. Iniziò a succhiarmi prima piano, per poi accelerare il ritmo magistralmente, facendo roteare la lingua e scendendo sempre più in profondità. Esplosi in un orgasmo violento che le riempì la bocca; lei non perse una goccia e ingoiò tutto con un piacere evidente. Si rialzò, mi baciò e sussurrò con un ghigno complice: «Buon Natale».

Ero puntuale sotto casa sua alle 19:00. Le inviai un rapido messaggio per avvisarla e, dopo qualche minuto d'attesa, la vidi varcare la soglia del cancelletto. Avanzava con il suo solito passo deciso, un incedere che faceva ondeggiare il trench lungo strettamente abbottonato, dal quale si potevano intravedere soltanto degli stivali alti e un lembo di pelle nuda della coscia che faceva capolino a ogni passo.
Con una mano stringeva il cappotto per proteggersi dal freddo pungente, mentre nell'altra portava una borsa piuttosto capiente. I lunghi capelli mori le scivolavano morbidi sulle spalle, incorniciandole il viso radioso. Era bellissima, ma la mia curiosità era tutta rivolta a ciò che nascondeva sotto quel soprabito. Salì in macchina e ci salutammo con un bacio profondo, carico di elettricità, prima di rimetterci in marcia.
Durante il tragitto non fece troppe domande; sembrava godersi quel clima di mistero che avevo creato intorno alla serata. Dopo una ventina di minuti di guida, arrivammo davanti a un villino leggermente appartato, circondato dal silenzio della zona residenziale. Parcheggiai l'auto proprio davanti al muretto di cinta e la guardai negli occhi.
«Siamo arrivati. Questa sera siamo ospiti a cena di amici», le dissi con un sorriso complice che ne tradiva le intenzioni.
«Vediamo chi sono questi amici allora», ribatté lei, con un tono di voce che tradiva un’eccitazione ormai palpabile.
Scese dall'auto portando con sé la borsa, mentre io sentivo il cuore accelerare al pensiero della sorpresa che l'aspettava oltre quella porta. Ci avvicinammo all'ingresso e, prima ancora che potessi suonare il campanello, la porta si spalancò, rivelando la figura di Aldo che ci accoglieva con un calice di vino in mano e un’espressione che non lasciava spazio a dubbi sulla natura della serata.
«Benvenuti», esclamò con voce calda, facendosi di lato per lasciarci passare. L'ingresso del villino era inondato da una luce soffusa e dal profumo di un incenso speziato che rendeva l'aria subito più densa.
Gianna mi guardò con gli occhi che brillavano di una luce nuova, un misto di sorpresa e malizia. Mi strinse il braccio e mi sussurrò compiaciuta: «Se le premesse sono queste, immagino il resto allora».
Avanzammo lungo il corridoio seguendo Aldo, che camminava con passo sicuro verso il salone. Gianna stringeva ancora la sua borsa capiente e il trench le fasciava il corpo, ma l'eccitazione che emanava era quasi tangibile. Arrivammo in un ampio soggiorno dove la musica lounge suonava a basso volume e diverse candele erano accese sui mobili di design, creando ombre lunghe sulle pareti.
Dopo i saluti di benvenuto di Aldo, avanzammo verso il salone e la sorpresa sul volto di Gianna si trasformò in puro compiacimento. Non eravamo soli: ad attenderci c'erano Dino e Clara, la coppia di cui avevamo festeggiato il cinquantesimo compleanno a Roma, e Stella, un’amica di Aldo di circa 45 anni. Stella era una visione: alta, magra, bionda, con una terza di seno naturale e un fondoschiena marmoreo che svettava su gambe lunghissime; portava un paio di occhiali che le conferivano un’aria da intellettuale predatrice, una vera "faccia da porca" che non passava inosservata.
Aldo prese i nostri cappotti mentre Stella, con un sorriso accogliente, ci fece accomodare in una stanza adiacente per l'aperitivo. Io, Dino e Aldo avevamo affittato quella villa per l'intero weekend e avevamo passato la giornata a pulire e sistemare ogni dettaglio, con l'unico obiettivo di accogliere le nostre signore nel migliore dei modi.
Passammo diverse ore a chiacchierare di ogni argomento possibile, sorseggiando dell'ottimo vino e stuzzicando appena qualche tartina per restare leggeri, sapendo cosa ci aspettava. L'atmosfera era rilassata, ma la tensione erotica tra i presenti cresceva a ogni brindisi. Verso le 23:00, Aldo propose di stappare una bottiglia di champagne nel salone principale e lo seguimmo con entusiasmo.
Lì avevamo allestito l'ambiente con cura: un divano enorme dominava la scena, affiancato da due puff rotondi e molto spaziosi. Ci accomodammo sui cuscini profondi mentre le luci si abbassavano e la musica iniziava a farsi più ritmata e avvolgente, creando finalmente quel clima di lussuria che avevamo pianificato fin dal mattino. Riprendemmo a bere, ma ormai i nostri sguardi dicevano molto più delle parole.

A quel punto, l’atmosfera nel salone si fece densa e carica di elettricità. Ognuna delle donne si avventò sul proprio partner, iniziando a stuzzicarlo con una malizia che non lasciava spazio a dubbi. Gianna si chinò su di me mentre ero sprofondato nel morbido puff; sentii il calore del suo respiro mentre mi mordicchiava i lobi delle orecchie e faceva scivolare le labbra lungo il collo, sussurrandomi con voce roca e sporca tutto quello che desiderava che le facessi di lì a poco.
Rimanendo seduto, potei ammirarla finalmente in tutta la sua sfrontatezza: indossava una minigonna di pelle cortissima che, nel piegarsi, scopriva l'inizio delle autoreggenti nere, segnando il confine eccitante della coscia. La magliettina che portava era quasi una sfida: il tessuto leggero diventava completamente trasparente proprio sui capezzoli, che svettavano turgidi e in risalto poiché non indossava il reggiseno.
Mentre lei continuava a tormentarmi con le mani e la bocca, Aldo si alzò improvvisamente dal divano facendo un gesto con la mano. «Aspettate tutti!», esclamò con un sorriso enigmatico. In quell'istante esatto, il silenzio della stanza fu rotto dallo squillo del suo telefono. Rispose immediatamente: «Sì? Ti apro subito», e si diresse quasi di corsa verso l'ingresso della villa.
Io e Dino ci scambiammo uno sguardo complice, sapendo bene cosa stesse per accadere, mentre le donne rimasero per un attimo sospese, scambiandosi occhiate maliziose e incuriosite, cercando di indovinare chi stesse per varcare quella soglia per unirsi alla nostra festa privata.

Poco dopo si ripresentò Aldo e dietro di lui svettava una figura imponente che lasciò le donne senza fiato. «Lui è Madibo», annunciò Aldo con un ghigno soddisfatto.
«Buonasera a tutti, scusate il disturbo», esordì il nuovo arrivato con una voce profonda e decisa, sfoderando un sorriso bianchissimo che contrastava con la sua pelle scura. Io e Dino ci alzammo subito per accoglierlo in maniera amichevole e gli presentammo le nostre donne; alla vista di quel ragazzo moro, alto un metro e novanta e con muscoli d'acciaio che tendevano la camicia, percepii chiaramente che si stavano eccitando tantissimo.
Lo facemmo accomodare sul divano e le tre donne si fiondarono letteralmente ai suoi fianchi. «Madibo è qui perché vorremmo condividere con ognuna di voi il suo enorme e lungo cazzone», esclamò Aldo senza giri di parole, «però, tanto per cominciare, potreste farlo sentire un po' più a suo agio».
Non se lo fecero ripetere due volte. Clara e Gianna, che gli sedevano accanto, iniziarono a spogliarlo nella parte superiore alternandosi nel baciarlo con foga, mentre lui rispondeva palpando i loro seni e svestendole a sua volta. Stella si occupò della parte inferiore: quando gli sfilò le mutande, rivelò un mostro di cazzo, una sberla di almeno 20 centimetri, largo come un polso e con una cappella enorme e violacea.
Stella rimase per un istante interdetta, quasi intimidita da quella stazza, ma poi iniziò a leccarlo con una fame incredibile, come se avesse davanti un cono gelato. Madibo era già marmoreo e in pieno tiro; a quel punto anche Gianna e Clara, ormai mezze nude, si avventarono su di lui con voracità. Tre lingue iniziarono a intrecciarsi freneticamente su quell'asta umida e turgida, mentre noi uomini finivamo di spogliarci lentamente, godendoci lo spettacolo di quelle tre bocche che facevano a gara per contendersi ogni centimetro della sua pelle scura.
La prima a finire impalata fu proprio Stella. Aldo recuperò dei preservativi particolari, degli extra-size scelti apposta per le dimensioni di Madibo; Stella lo aiutò a infilarne uno con dita tremanti per l'eccitazione e subito dopo gli salì sopra, mettendosi cavalcioni. Nonostante fosse visibilmente impressionata da quella stazza, lo accolse senza troppi problemi, anche se non riuscì a trattenere un sussulto profondo quando sentì quel membro enorme colmare ogni spazio dentro di lei. Iniziò a cavalcarlo con foga, sfilandosi nel frattempo gli ultimi indumenti rimasti e lasciando che il suo seno marmoreo ondeggiasse libero davanti agli occhi di Madibo.
A quel punto Aldo si avvicinò al divano. Stella si girò dandogli le spalle, mentre Madibo, da sotto, la riafferrò subito per i fianchi riprendendola in figa e aiutandola a tenere le gambe ben larghe. Fu in quel momento che Aldo le entrò a sua volta, dando il via a una doppia vaginale devastante: entrambi iniziarono a spingere con un vigore animalesco e Stella, sopraffatta da quella doppia penetrazione, si lasciò andare a una serie di orgasmi a catena mentre urlava e godeva come mai prima.
Nel frattempo, noi quattro ci godemmo la scena comodamente seduti sui puff, gli occhi fissi su quel groviglio di pelle chiara e scura. Dopo diversi minuti di spinte incessanti, Aldo raggiunse l'apice e le riempì la figa, continuando a spingere finché anche Madibo non scaricò tutto il suo seme dentro la gomma. Stella scese da quel cazzone quasi barcollando e si accasciò sul tappeto, sfranta ma con un’espressione di pura soddisfazione stampata in volto.
«Adesso è il turno di Gianna», annunciò Aldo con un tono che non ammetteva repliche. Prima di ricominciare, però, Madibo si alzò per andare un momento in bagno a rinfrescarsi.

Quando, dopo diversi minuti, Madibo rientrò nel salone, lo fece esibendo quel suo cazzone ancora più in tiro di prima, un’asta scura e marmorea che sembrava non conoscere stanchezza. Ci trovò nel bel mezzo di una feroce 69: Gianna era sopra di me, concentrata a pompare il mio membro eretto e pulsante con una voracità incredibile, mentre io affondavo la lingua nella sua figa e le premevo due dita nel culo, spingendo a fondo per assecondare i suoi gemiti. Nel frattempo, Aldo e Stella si erano eclissati in bagno, mentre Clara e Dino si stavano godendo la scena dai puff, amoreggiando tra loro ma con gli occhi incollati su di noi.
Madibo si avvicinò lentamente e iniziò ad accarezzare la schiena inarcata di Gianna; lei ebbe un brivido violento a quel tocco ruvido e deciso, ma non interruppe il ritmo della sua bocca sul mio cazzo. Fui io a rompere gli indugi: invitai Madibo a entrare nella figa di Gianna mentre lei era ancora sopra di me. Volevo godermi quella visione dalla mia angolazione preferita, proprio lì sotto. Lui non se lo fece ripetere: si posizionò e affondò. Il suo cazzo era davvero enorme; nonostante il lattice del preservativo, si potevano distinguere le vene turgide che premevano contro le pareti di Gianna. Iniziò a spingere con una forza tale da farle perdere il controllo, finché lei non squirtò violentemente, inondandomi completamente la faccia con il suo umore caldo.
Esausta ma insaziabile, Gianna si alzò e mormorò di volerlo sentire nel culo. Si mise subito a pecora sul tappeto, offrendo quel suo culone scultoreo alla furia di Madibo. Io mi posizionai sotto di lei per riprenderla in figa, mentre lui, con una spinta decisa, iniziò a romperle il buco del culo. Restammo in quella posizione per almeno dieci minuti, un incastro perfetto di carne e piacere; io raggiunsi l'apice per ben due volte dentro di lei, ma Gianna mi implorò di non fermarmi perché il godimento era troppo forte.
Madibo, dal canto suo, resistette con una tempra d'acciaio, ma sentii che stava per esplodere. Le ordinai allora di girarsi per farsi venire in faccia. Ci sfilammo entrambi quasi nello stesso istante e, mentre io mi godevo la scena da pochi centimetri, Madibo la inondò con un fiotto copioso di sborra densa che le imbrattò tutto il viso, colandole fin sulle labbra. Ci rialzammo tutti e tre madidi di sudore e visibilmente soddisfatti, dirigendoci verso il bagno per ripulirci e recuperare un briciolo di lucidità.

Madibo uscì dal bagno quasi subito per raggiungere l'ultima coppia e onorare il finale della serata. Io e Gianna, rimasti soli tra i vapori, ci lasciammo andare a una scopata intensa sotto il getto dell'acqua calda, un ultimo corpo a corpo dove entrambi raggiungemmo l'ennesimo orgasmo della notte. Lei mi si strinse addosso, sfinita e visibilmente felice, sussurrandomi un «grazie» che mi riempì il cuore.
Quando uscimmo dal bagno, ormai ricomposti e avvolti negli accappatoi, notammo che ci eravamo dilungati più del previsto. Il salone offriva un quadro di pura lussuria consumata: Madibo si stava già rivestendo con la sua solita flemma decisa; Clara giaceva sul divano a cosce spalancate, la pelle ancora lucida e interamente ricoperta di sborra; Dino le sedeva accanto, con il membro ormai moscio ma ancora imponente, l'aria di chi aveva dato fondo a ogni energia. Aldo e Stella, già vestiti di tutto punto, sorseggiavano con calma un ultimo calice di vino rosso.
Salutammo e ringraziammo calorosamente Madibo per la sua straordinaria "partecipazione" e lo accompagnai personalmente all'uscita della villa. Tornato in sala, il peso della stanchezza e del piacere accumulato si fece sentire tutto in un colpo, così decidemmo di andare finalmente a dormire.
Il mattino seguente ci ritrovammo tutti in cucina per una colazione tardiva, commentando con complicità i momenti più forti della notte. Dopo una passeggiata rigenerante tra i vicoli del paese e un pranzo veloce in una trattoria locale, tornammo in villa per le ultime ore a nostra disposizione. Siccome il proprietario sarebbe arrivato solo alle 20:00 per la riconsegna delle chiavi, ne approfittammo per consumare un pomeriggio di sesso totale e collettivo, un groviglio di corpi che non risparmiò alcun angolo della casa, prima di rimboccarci le maniche per ripulire e sistemare tutto alla perfezione.
In serata, sulla strada del ritorno verso casa, scorsi sul volto di Gianna una luce di profonda gratitudine e appagamento per il weekend appena trascorso. «È stato davvero un bel regalo, ormai sai perfettamente come stupirmi», mormorò lei, sporgendosi verso di me per darmi un bacio dolce sulla guancia mentre io mantenevo lo sguardo fisso sulla strada, già immerso nei pensieri su cosa avrei potuto inventarmi per il nostro prossimo incontro...
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